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Emmanuel Levinas
Giovanni Ferretti

Emmanuel Levinas

Un profilo e quattro temi teologici

Prezzo di copertina: Euro 12,00 Prezzo scontato: Euro 10,20
Collana: Giornale di teologia 389
ISBN: 978-88-399-0889-6
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 168
© 2016

In breve

Un lineare profilo umano e intellettuale di Levinas, scritto con particolare attenzione alla sua storia e alla sua sensibilità religiosa, diventa una originale introduzione al pensiero del filosofo, accessibile a tutti. Lo stretto intreccio fra riflessione filosofica e ispirazione religiosa in Levinas viene analizzato con perizia da uno dei più grandi studiosi italiani del filosofo francese di origine lituana.

Descrizione

Il libro, rifacendosi anche agli inediti recentemente pubblicati, presenta anzitutto un agile profilo della figura e del pensiero del grande filosofo del Novecento, Emmanuel Levinas.
Vi si intrecciano le vicende della vita con il contenuto delle opere, il radicarsi nella tradizione religiosa ebraica e l’impegno a ripensarla con metodo fenomenologico per farne emergere i significati universalmente umani. Tra questi, sono centrali l’assolutezza dell’appello etico del volto d’altri e la dimensione di trascendenza della soggettività umana investita di responsabilità.
Segue l’approfondimento di quattro temi teologici: 1. L’itinerario a Dio in chiave etica; 2. Il rapporto tra giustizia e misericordia; 3. Le tensioni dell’escatologia; 4. La trasfigurazione etica e teologica del corpo.
Scritto in linguaggio accessibile a tutti da uno dei migliori studiosi di Levinas in Italia, il libro è particolarmente indirizzato a persone con interessi teologico-religiosi.

Recensioni

In modo estremamente chiaro e coinvolgente, G. Ferretti ricostruisce dapprima un profilo complessivo della figura e del pensiero di Levinas, per poi approfondire quattro temi specifici: 1. l’itinerario a Dio in chiave etico-fenomenologica; 2. il primato della misericordia sulla giustizia; 3. le tensioni tra escatologia al presente e al futuro; 4. la trasfigurazione etica e teologica del corpo. Tra le novità del volume si segnala il riferimento agli inediti pubblicati a partire dal 2009.

La vita e il pensiero di Levinas sono presentati con l’attenzione a rilevare alcune tensioni non sempre del tutto risolte, senza la preoccupazione di giungere a conclusioni pacificanti. In tal modo il lettore ha la possibilità di continuare a riflettere su alcuni nodi particolarmente significativi per chi si proponga di approfondire l’intreccio tra la tradizione filosofica occidentale (con particolare riferimento a Husserl e Heidegger) e quella religioso-teologica proveniente dall’ebraismo.

Levinas rileva che la filosofia si radica in esperienze pre-filosofiche e che la Bibbia fa parte delle esperienze fondatrici del senso radicale dell’umano. Per questo motivo, se si vuole tematizzare l’esperienza religiosa rivolgendosi a tutti gli uomini, è necessario cercare di tradurre la Bibbia in un linguaggio filosofico. Da questo punto di vista il metodo fenomenologico risulta indispensabile per realizzare quel rimando all’esperienza umana universale sottesa alla Bibbia e alla tradizione ebraica. L’attenzione all’humanum universale da individuare in ogni uomo al di là di qualsiasi appartenenza religiosa, costituisce l’assillo fondamentale della riflessione filosofica di Levinas e «al tempo stesso la tonalità caratteristica della sua interpretazione della “singolarità ebraica”» (13).

Ferretti stesso assume questa prospettiva come orizzonte in cui si sviluppa l’intero percorso di Levinas e la propone di continuo per l’interpretazione dei principali nodi teoretici. La condizione dell’ebreo, infatti, rappresenta per Levinas la condizione stessa dell’essere uomo in quanto tale: «Dell’altro uomo che mi interpella con il suo volto, ingiungendomi di non ucciderlo e al tempo stesso suscitando in me la tentazione dell’omicidio; ma anche di me stesso, che mi scopro come uomo quando, anche nelle situazioni di estremo abbandono, senza il sostegno di alcuna istituzione, avverto la chiamata ad una responsabilità incondizionata per il prossimo» (17).

La continua mediazione tra tradizione filosofica e tradizione specificamente religiosa ha consentito a Levinas di affermare in modo incontrovertibile la svolta relazionale che caratterizza l’antropologia contemporanea e il ridimensionamento dell’ontologia quale orizzonte ultimo del senso a vantaggio del primato dell’etica quale origine ultima della significazione umana. Il tema della “relazione con altri”, infatti, costituisce la chiave ermeneutica di fondo del pensiero di Levinas e si muove tra l’originaria attenzione accordata all’alterità altrui (Totalità e Infinito) e la successiva analisi del tema della soggettività ricondotta all’esperienza di una radicale passività del soggetto (Altrimenti che essere), fino a «far emergere come la vera soggettività del soggetto, quella che lo caratterizza nella sua ipseità unica, non è la sua attività di soggetto costituente che autonomamente si pone e pone il mondo (la Sinngebung husserliana), bensì la sua passività o “soggezione” di “soggetto”, originariamente colpito da un’ingiunzione etica che gli viene dall’Altro e dall’Alto e che lo individua come responsabile prima ancora che egli possa prender posizione con un atto libero o con un atto di coscienza» (34).

Riconoscere l’originarietà della relazione con l’altro – sottolinea Ferretti – consente a Levinas di provocare una profonda revisione della cultura della modernità, incentrata sul soggetto individualisticamente inteso: «Il Bene, nel pensiero di Levinas, non si configura più come il termine del dinamismo ontologico del soggetto verso il suo compimento e la sua felicità; bensì essenzialmente come appello che “investe” […] la libertà del soggetto umano in modo “anarchico”, senza rimando a principi ontologici o teologici precedenti; e così lo destina alla responsabilità nei confronti di Altri prima ancora che egli possa coscientemente e liberamente scegliere tra il bene o il male» (76).

Se con tale priorità del bene è possibile approfondire la distinzione tra misericordia e giustizia e affermare che la giustizia autentica può essere realizzata solo se è animata dalla carità responsabile, si ripropone anche uno dei nodi centrali della speculazione levinassiana: quello riguardante il rapporto tra libertà e responsabilità, laddove la responsabilità è affermata nella sua anteriorità rispetto alla libertà. Lo studioso di teologia non può non interrogarsi ulteriormente sulla tensione di fondo che riguarda non solo il rapporto tra autonomia e teonomia, ma anche quello tra libertà della coscienza chiamata a consapevolezza e passività di un soggetto già eletto dal bene prima ancora di poter prendere coscienza di sé. Se da un lato Levinas prende le distanze da una concezione sacrale della trascendenza di Dio implicante violenza nei riguardi dell’uomo e ribadisce l’importanza della libertà, dall’altro nella relazione immediata io-volto altrui prevale l’appello dell’altro indipendentemente da ogni orizzonte della coscienza. Analogamente lo studioso di filosofia non può non sentirsi provocato dall’interpretazione levinassiana dell’intenzionalità assunta come «attività rappresentativa oggettivante» o come «mire della volontà», contrapposta ad una «passività» di fronte all’appello etico del Bene che interpella nel volto d’Altri (cf 140). Tale lettura della soggettività certamente contribuisce al superamento della violenza che ha caratterizzato un determinato sviluppo della cultura moderna, ma non rende del tutto ragione delle molteplici vie attraverso cui la filosofia occidentale ha tematizzato l’intenzionalità della coscienza.

L’interpretazione levinassiana della soggettività è strettamente connessa alla riflessione sul rapporto con la trascendenza che sospinge al superamento della fenomenologia husserliana, sostituendo l’intenzionalità trascendente dell’etica all’intenzionalità immanente del conoscere e portando così a compimento il “rovesciamento” dell’intenzionalità: «Lungi dal poter essere abbracciato e oggettivato dallo sguardo intenzionale costituente, che finirebbe per riportare altri all’interno della luminosità del mio orizzonte coscienziale, il volto d’altri, per la sua esteriorità radicale, ribalta la mia intenzione opponendovi la particolare “intenzione” con cui mi investe» (51).

La nudità del volto – tema centrale e originale della fenomenologia del corpo proposta da Levinas – nella misura in cui introduce l’infinito della resistenza etica, consente di superare la concezione dell’Altro, inteso come limite ai poteri del soggetto, per rivelarne la sua profonda consistenza. La nozione di nudità rimanda al darsi della presenza di Altri che si sottrae a qualsiasi tentativo di violenza e di riconduzione all’io e al tempo stesso costituisce appello etico che coinvolge nella innegabilità della relazione: «L’estraneità-miseria dell’Altro, che si esprime come volto-nudo, si manifesta quindi come appello etico, anzi come comando etico incondizionato, che trasfigura la miseria altrui nella assoluta “Altezza” (Hauteur) del Signore, e la mia libertà di soggetto egoistico, che tende ad imporsi agli altri, in libertà di soggetto responsabile per altri, che deve rispondere della sua miseria» (135). La fenomenologia del volto d’Altri e la fenomenologia della soggettività responsabile costituiscono le due vie principali percorse da Levinas per parlare di Dio in termini filosofici. Si dà, tuttavia, anche la possibilità di una terza via individuata da Ferretti nel recupero della coscienza trascendentale proposto in Altrimenti che essere: c’è da chiedersi, infatti, «se all’origine del senso non ci sia dato di “sperimentare” – “grazie a Dio” – non solo la relazione gratuita di me verso altri ma anche la relazione gratuita di altri nei miei confronti» (74).

La centralità del nesso misericordia-giustizia, infine, sollecita Levinas ad interpretare l’escatologia sia nella sua dimensione di “salvezza per il presente” sia nella prospettiva di un futuro messianico in cui si possa realizzare in pienezza la salvezza annunciata. Grazie all’identificazione del Messia con il giusto che soffre e che ha preso su di sé la sofferenza degli altri (cf Is 53), il messianismo si configura come una vocazione personale degli uomini e non come l’attesa della venuta di un uomo che arresta la storia. L’irrompere della trascendenza che emerge nella responsabilità disinteressata fa sì che non vi sia bisogno del giudizio finale della storia o di una ricompensa futura e al tempo stesso introduce la dimensione di un “futuro puro” al di là della morte.

Tale visione dell’escatologia costituisce la crisi di qualsiasi religione a buon mercato che pone in primo piano la prospettiva di un soccorso finale commisurato alle azioni meritorie e anche il superamento di quelle escatologie laiche che pretendono di possedere il compimento finale della storia. Il “futuro puro” impone che Dio non venga tematizzato sul piano ontologico della presenza ma che venga nominato a partire dall’incondizionatezza dell’esigenza etica. Il rimando al futuro di Dio implicherebbe per Levinas un «ad-Dio della teologia»: l’enigmatica espressione è interpretata da Ferretti sia come il «distacco del soggetto etico dal campo dell’essere come presenza alla coscienza» sia come «un vero e proprio rimando a Dio, o meglio un’attestazione/testimonianza di Dio, che parla profeticamente nell’“Eccomi!” (il Dire per antonomasia!) della dedizione incondizionata al prossimo» (118). Un “Eccomi” che sospinge fino alla sostituzione agli altri e all’assunzione della persecuzione come espiazione, consentendo alla corporeità di essere «quel costitutivo necessario della oggettività che le permette di offrirsi donandosi concretamente ad altri» (146).

Con profonda onestà intellettuale Ferretti non intende risolvere affrettatamente la tensione tra autosufficienza dell’etica e rimando dell’etica ad un orizzonte che la trascende, lasciando emergere ancora una volta le molteplici tensioni che permangono nella fondazione stessa dell’istanza etica. Un invito, dunque, a continuare a pensare con Levinas senza sottrarsi ai numerosi interrogativi e ai circoli ermeneutici che si sono dischiusi lungo il percorso proposto.


A. Trupiano, in Rassegna di Teologia 59 (1/2018), 161-164

Giovanni Ferretti, presbítero de la diócesis de Torino, es también profesor emérito de filosofía teórica de la Universidad de Macerata (Italia). Ha sido durante seis años rector de esta universidad y se ha ocupado, sobre todo, de filosofía contemporánea, filosofía de la religión y de las relaciones entre filosofía y teología.

Con este volumen, el autor nos "propone como una primera introducción al conocimiento del pensamiento de Levinas, accesible a todos y particularmente dirigido a personas con intereses teológico-religiosos". Así, después de una relación de la vida del filósofo/teólogo (pp. 9-43), el autor indica el desarrollo de cuatro temas teológicos de especial importancia para Levinas: 1. El itinerario hacia Dios en clave ético-fenomenológica (pp. 45-74). 2. El primado de la misericordia sobre la justicia, tanto en el plano ético como en el teológico (pp. 75-90). 3. Las tensiones entre escatología presente y futura (pp. 91-122). 4. La transfiguración ética y teológica del cuerpo (pp.l23-153). Al final del libro se ofrece una doble bibliografía: l°) sobre las obras de Levinas, ordenadas según los años de su publicación (pp.155-158) y 2°) una bibliografía sintética sobre el pensamiento del filósofo (158-160). […]

Levinas ha sido, sin duda, uno de los grandes filósofos del siglo XX. Nacido en el año 1906, murió en Paris el 25 de diciembre de 1995. Su obra es importante, pero de difícil lectura. El libro que acabo de comentar puede ayudar mucho a introducirnos en la filosofía y en la teología de Levinas. Además, el autor Giovanni Ferretti afirma, con razón, que la herencia y el pensamiento de Levinas puede darnos "importantes indicaciones para volver a pensar la misma teología cristiana".


H. Vall, in Actualidad Bibliográfica 1/2017, 127-128

Giovanni Ferretti, tra i più grandi studiosi del filosofo francese di origine lituana, narra la vita e il percorso di Emmanuel Levinas con sapienza divulgativa.

Oltre a mettere in risalto l'intreccio di filosofia e ispirazione religiosa, il libro ha il merito di rifarsi a inediti da poco pubblicati, risultando un compendio esaustivo del pensiero di Levinas.

Quattro i temi teologici approfonditi: itinerario etico a Dio; rapporto tra giustizia e misericordia; escatologia; trasfigurazione etica e teologica del corpo.


In Jesus 1/2017

Emmanuel Lévinas è tra i filosofi basilari del Novecento. Sappiamo molto di lui, dalla sua biografia e dai libri. Gli insegnamenti di Husserl, l’incontro con Heidegger, le lezioni di Kojève, la tragica esperienza dei lager nazisti e poi, una volta libero, l’affermazione mondiale come pensatore. La sua opera forse più importante è Etica come filosofia prima, in cui sostituisce il dubbio amletico sull’Essere alla “relazione del Medesimo con l’Altro”.

Di Lévinas, ebreo lituano di cittadinanza francese, si conoscono le opere prettamente speculative, meno quelle confessionali. Le tenne sempre separate dalla filosofia pura, ma non sono di minor rilevanza rispetto alle prime. A dimostrarlo, esce ora un libro di Giovanni Ferretti, presbitero della diocesi di Torino e professore emerito di filosofia teoretica all’ateneo di Macerata, Emmanuel Lévinas. Un profilo e quattro temi teologici (Editrice Queriniana, pp. 164, € 12).

C’è, qui, il Lévinas dei commenti al Talmud, alla Bibbia e, in filigrana, traspare come la tradizione ebraica abbia ispirato il suo ripensamento delle categorie filosofiche dell’Occidente, trasfigurandole dall’ontologia all’etica. Attraverso la rilettura, semplice e diretta, dei suoi scritti confessionali, con Ferretti ripercorriamo una risalita verso Dio in termini fenomenologici, dunque in chiave husserliana. Emergono il primato della misericordia sulla giustizia, una personale escatologia e la trasfigurazione etica del corpo. Si tratta di una vera e propria metafisica “antica”, nel senso di teologica, del cammino dell’uomo sulla terra e oltre. Troviamo insomma un Lévinas inedito, alle prese con la sua religione. Come a dire che con Dio, in un modo o nell’altro, il pensiero deve tuttora fare i conti.


C. Gualdana, in http://ilgiornaleoff.ilgiornale.it 7 novembre 2016

Nato in Lituania nel 1906 e scomparso a Parigi nel 1995, Emmanuel Levinas è stato uno dei grandi protagonisti della filosofia contemporanea. Pienamente integrato nella tradizione culturale ebraica, egli risentì innanzitutto della lettura della Bibbia e poi di una disparata serie di influssi che vanno da Dostoevskij a Bergson, da Husserl a Heidegger, da Rosenzweig a Buber. Il timbro di fondo del suo pensiero è quello di un personalismo etico, critico della metafisica e aperto alla valenza terapeutica della religione. In questo contesto, egli sottolineò il ruolo fondamentale dell’altro, che diventa il prossimo del mio impegno morale e la traccia che apre alla Trascendenza. Levinas ha particolarmente insistito sul significato e il valore del volto dell’altro, che non è un oggetto, né un dato da afferrare, ma mi si presenta con la sua irriducibile alterità. Tutto ciò è scritto a chiare lettere nel volto altrui, ove si rende chiaramente visibile anche il fondamentale comandamento «Tu non ucciderai». Il volto dell’altro non è mai anonimo e chi lo deturpa non potrà sfuggire al rimorso. Il volto altrui rende immediatamente responsabile il soggetto che lo guarda: di qui sorge una responsabilità comune e diffusa che conduce sino alla creazione dello Stato e delle sue istituzioni, atte a garantire la giustizia. Accanto a queste riflessioni, Levinas ha sviluppato un’ampia discussione sulla problematica dell’ermeneutica, che lo ha condotto a criticare il pensiero occidentale, dimentico dell’ontologia, e a reimpostare i rapporti tra Rivelazione, interpretazione e linguaggio.

Tra i maggiori interpreti italiani del pensiero di Emmanuel Levinas va annoverato Giovanni Ferretti, presbitero della diocesi di Torino, già docente di filosofia teoretica e per sei anni rettore dell’Università di Macerata, che conferma appieno la sua profonda conoscenza della figura e dell’opera levinasiane nel recente volume Emmanuel Levinas. Un profilo e quattro temi teologici (Queriniana, pp. 163, euro 12,00), nel quale viene offerta al lettore un’agile e acuta ricostruzione della filosofia del pensatore lituano. A tale ricostruzione segue l’approfondimento di quattro temi teologici: l’itinerario verso Dio in chiave etica, il rapporto tra giustizia e misericordia, le tensioni dell’escatologia e la trasfigurazione morale e teologica del corpo.

Il lavoro di Ferretti, scritto con un linguaggio chiaro e accessibile, si giova pure dell’analisi degli inediti levinasiani pubblicati di recente.


M. Schoepflin, in Toscana Oggi 37 (30 ottobre 2016), 21

Per i tipi dell'editrice Queriniana, Giovanni Ferretti propone lo studio sul profilo umano e intellettuale di un grande filosofo del Novecento. Si intitola Emmanuel Levinas: un profilo e quattro temi teologici (pago 168, euro 12) il volume, che rappresenta una originale introduzione al pensiero del filosofo accessibile a tutti i cultori della materia. Lo stretto intreccio fra riflessione filosofica e ispirazione religiosa in Levinas viene analizzato con perizia da uno dei suoi più grandi studiosi italiani. Il libro presenta, intrecciate, le vicende della vita con il contenuto delle opere, il radicarsi nella tradizione religiosa ebraica e l'impegno di ripensarla con metodo fenomenologico per farne emergere i significati universalmente umani. Tra questi, sono centrali l'assolutezza dell'appello etico del “volto dell'altro” e la dimensione di trascendenza della soggettività umana investita di responsabilità.
F. Mariucci, in La Voce 37 (21 ottobre 2016)

Giovanni Ferretti, professore emerito di Filosofia teoretica dell’Università di Macerata, ha scritto il volume Emmanuel Lévinas. Un profilo e quattro temi teologici, pubblicato da Queriniana.

Un lineare profilo umano e intellettuale di Lévinas, scritto con particolare attenzione alla sua storia e alla sua sensibilità religiosa, diventa una originale introduzione al pensiero del filosofo, accessibile a tutti. Lo stretto intreccio fra riflessione filosofica e ispirazione religiosa in Lévinas viene analizzato con perizia da uno dei più grandi studiosi italiani del filosofo francese di origine lituana.


In www.centrostudifilipponethaulero.wordpress.com 21 ottobre 2016

Emmanuel Levinas, figura prominente della filosofia del XX secolo, si distingue per la sua capacità di intrecciare l’acuta riflessione sull’esperienza religiosa con la riflessione filosofica, mantenendo, nondimeno, l’autonomia di entrambe. Per comprendere il pensiero di Levinas bisogna conoscere la sua personalità e i tratti portanti della sua vita da cui è fiorita la sua riflessione teologica e filosofica.

Nel suo libro Emmanuel Levinas. Un profilo e quattro temi teologici, uscito recentemente nella collana “Giornale di teologia” della Queriniana, Giovanni Ferretti evidenzia due campi che riassumono le polarità della vita di Levinas: «Il campo religioso ebraico, ove è attivamente impegnato per la rinascita culturale dell’ebraismo dopo la terribile tragedia dell’olocausto; e il campo della filosofia nei suoi sviluppi più recenti, ove lavora alla elaborazione di un’alternativa al corso di pensiero che ha reso possibile i totalitarismi politici inumani del secolo scorso».

Come è già manifesto dal sottotitolo, il libro presenta un profilo biografico del filosofo lituano che ha vissuto la sua fioritura e produzione filosofica in Francia. Questo profilo è seguito dall’analisi di quattro tematiche teologiche: sulle “tracce” di Dio per via etico-fenomenologica; il bene tra giustizia e amore/misericordia; messianismo e mondo futuro – le tensioni dell’escatologia; e, in fine, la trasfigurazione etica e teologica del corpo – una fenomenologia originale.

L’incontro con Edmond Husserl e Martin Heidegger darà a Levinas, studente di filosofia, lo strumentario necessario per la sua filosofia futura. Da Husserl apprende il metodo fenomenologico che farà proprio nel suo nucleo essenziale, seppure in una forma critica verso il maestro. Da Heidegger erediterà la centralità della questione dell’essere in filosofia. La deriva nazista di Heidegger segnerà il distanziamento, ma non la perdita della stima per la sua collocazione cruciale sul crocevia della storia del pensiero filosofico. Levinas dirà ancora nel 1982: «Io penso che chiunque nel XX secolo intraprenda la via della filosofia non possa non avere attraversato la filosofia di Heidegger, sia pure per uscirne».

Sul versante biografico e religioso, verrà profondamente segnato dall’esperienza dell’olocausto. L’experimentum crucis nutrirà e influenzerà la sua lettura delle Scritture. Un esempio è la sua riflessione sulla “persecuzione” del suo popolo in riferimento al capitolo 53 di Isaia.

I due affluenti che caratterizzano Levinas si nutrono a vicenda, anche se rimane intenzione sua volersi presentare come filosofo non religioso. L’interesse di questa distinzione è quello di voler tradurre l’esperienza religiosa nelle categorie filosofiche per potersi rivolgere a tutti gli uomini. «Se si vuole pensare e comunicare l’esperienza religiosa indirizzandosi a tutti gli uomini, è quindi necessario cercare di “tradurre” la Bibbia in linguaggio filosofico. Tenendo però presente che la filosofia non riuscirà mai a esprimere in modo esaustivo nel proprio “detto” l’esperienza da cui ha avuto origine».

La centralità dell’alterità e la sua tutela come gesto morale e teologico si manifestano già nella prima grande opera filosofica di Levinas, Totalità e Infinito del 1961. In questo Saggio sull’esteriorità, il filosofo sottolinea appunto l’esteriorità radicale che trascende ogni interiorità egologica e che incontriamo nell’alterità dell’altro uomo e, sullo sfondo, nell’alterità di Dio.

C’è una separatezza dei soggetti grazie alla quale le alterità entrano in relazione senza lasciarsi inglobare a vicenda. In questo tratto filosofico si manifesta il rifiuto di Levinas della riduzione dell’incontro a una costituzione della totalità, germe dei totalitarismi. Questo tratto traduce in termini filosofici i temi ebraici di creazione e di separazione/santità radicale di Dio.

[…]

Con l’opera di conformazione a Dio, l’uomo si apre al tempo-eterno dell’Altro, trascende l’inderogabile limite della morte. «L’“Opera della bontà” – spiega Ferretti –, ha una sua propria escatologia, ma “senza speranza per me”. Andando ben oltre il famoso “essere-per-la-morte” heideggeriano, l’agire etico disinteressato – la Bontà – è infatti in grado di prospettare un senso che neppure la morte può abolire, quello di “essere-per-l’al-di-là-della-mia-morte”; e così esso apre un varco verso “il tempo dell’Altro”; un varco che forse solo ciò che si chiama “eternità” può rendere possibile».


R. Cheaib, in www.theologhia.com 10/2016

Oltre a fornire un profilo complessivo della figura e del pensiero di Emmanuel Levinas, il vol. approfondisce quattro temi teologici particolarmente rilevanti: l’itinerario a Dio in chiave etico-fenomenologica; il primato della misericordia sulla giustizia; la tensione escatologica; la trasfigurazione etica e teologica del corpo. Ferretti, sulla base anche della pubblicazione degli inediti levinasiani disponibili dal 2009, conduce chi legge, con grande perizia filosofica e teologica, a comprendere la riflessione di uno dei più grandi pensatori del XX sec., incarnata nell’intreccio di filosofia e concezione religiosa, che per troppo tempo sono state considerate disgiuntamente. Il vol. accompagna il lettore entro una sorta di meditazione religiosa, nel quale il pensiero si fa continuamente invocazione e ricordo.


In Il Regno 16/2016