Disponibile
Persona, corpo, natura
Giannino Piana

Persona, corpo, natura

Le radici di un’etica “situata”

Prezzo di copertina: Euro 15,00 Prezzo scontato: Euro 12,75
Collana: Giornale di teologia 391
ISBN: 978-88-399-0891-9
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 232
© 2016

In breve

Un progetto di teologia morale nuovo e originale, duttile e concreto al tempo stesso, che ambisce a parlare al mondo laico perché si mantiene equidistante sia dalla metafisica “vecchio stile” sia da concezioni relativistiche.

Descrizione

“Persona”, “corpo” e “natura” sono i tre pilastri che possono sostenere un progetto etico che recupera il proprio fondamento senza ricorrere per questo a istanze metafisiche anacronistiche, ma anche senza incorrere in una prospettiva relativistica. Si tratta di categorie che, collocandosi al punto di convergenza fra soggettività e oggettività, da un lato forniscono all’etica un solido ancoraggio valoriale e, dall’altro, le assicurano la necessaria duttilità per affrontare correttamente – e concretamente – le varie e complesse questioni oggi emergenti.
Il modello che viene in tal modo affermandosi è quello di un’etica “situata” che, pur appoggiandosi a strutture portanti ineludibili, non esita a misurarsi con i limiti propri della condizione umana.
In questo saggio sono pertanto offerte le chiavi interpretative di una proposta morale che, facendo appello alla dignità della persona, è in grado di intrecciare aspetto soggettivo e aspetto oggettivo dell’agire umano, conferendo a quest’ultimo il vero significato.

Recensioni

Nel contesto culturale odierno, che considera anacronistiche le istanze metafisiche e quindi incapaci di fondare un'etica valida e condivisibile da tutti, questo volume esamina tre categorie che come pilastri possono sostenere un progetto etico adeguatamente fondato e al riparo di ogni deriva relativistica. «Persona», «corpo» e «natura» sono il punto di convergenza di soggettività e oggettività e hanno una portata universalistica in quanto si estendono ai diversi ambiti nei quali si dispiega la vita morale: l’ambito personale, anzitutto, ma anche quelli della società, dell'economia e della politica, nonché l'etica pubblica con i risvolti legislativi che ne derivano. Con questa impostazione, l'autore evita il relativismo etico, che pervade la mentalità di molte persone, e fornisce un solido ancoraggio fondato su valori concreti, derivanti dall'esperienza e dalla storia dell'umanità, senza ricorrere a istanze metafisiche che risultano poco convincenti e anacronistiche per la nostra epoca.

Facendo appello alla dignità della persona, la proposta morale qui presentata riesce a connettere l'aspetto soggettivo e quello oggettivo dell'agire umano, conferendo così a quest'ultimo il suo vero significato. Nella crisi che oggi pervade l'etica sia personale che pubblica, il presente volume, scritto in quello stile pacato e preciso che caratterizza le opere di Piana, può servire utilmente a impostare i problemi etici della nostra epoca alla ricerca di valori condivisi da tradurre nella pratica anzitutto della vita privata come pure nell'ambito della società.

La prima parte dell'opera affronta il tema dei vari nichilismi che stanno alla radice della crisi odierna dell'etica, esaminando in modo specifico il pensiero di Nietzsche, che ha influenzato negativamente la cultura europea del XX secolo e continua a esercitare il suo fascino distruttivo in molti ambiti della società.

Nella seconda parte, l'autore mostra quanto sia dunque necessario recuperare in senso personalista il tema della «legge naturale», che si traduce nel senso di una humanitas, cioè della dimensione storica e relazionale che caratterizza la persona umana.

Infine, nella terza parte, vengono affrontate alcune questioni particolari come la bioetica, con particolare riguardo ai limiti che la dignità della persona pone alle possibilità di manipolare la vita umana. Anche la politica ha bisogno di essere rifondata, come impegno per il bene comune, nel dialogo costruttivo tra le parti. La via della mediazione e quella del dibattito pubblico sono suggerite come approccio metodologico, utilizzando «l'etica della responsabilità» che permetta di prendere decisioni valide non solo per l'oggi immediato, ma anche per il futuro, perché siamo responsabili sia del momento presente, che stiamo vivendo, ma anche verso le generazioni future.

L’autore auspica che si crei nella società un clima sereno, libero da pregiudizi, in modo che sia favorito un dialogo autentico, promovendo spazi pubblici nei quali si dia vita a un dibattito democratico e pluralista, come richiede la posta in gioco, che riguarda la vita e la dignità dei singoli membri e dell'intera società.


L. Dal Lago, in CredereOggi 225 (3/2018) 145-146

Giannino Piana es profesor emérito de ética cristiana en el Instituto Superior de Ciencias Religiosas de la Universidad de Urbino, y de ética y economia en la Facultad de Ciencias Políticas de la Universidad de Turín. A la vez es sacerdote, escritor y teólogo moralista italiano, que ha sido presidente de la Asociación de Teólogos Moralistas y miembro del Comité Científico de Etica. Con la presente obra, Piana busca ofrecer las claves interpretativas de una propuesta moral que hace una llamada a la dignidad de la persona. Para ello, se sitúa en las que considera las categorías antropológicas que estructuran la moral, de las que se deducen e inspiran los criterios y valoraciones morales que orientan la conducta individuaI y colectiva. El autor se centra en tres conceptos de importancia fundamental, que dan lugar al título del libro, los cuales son "persona", "cuerpo" y "naturaleza". Piana considera que constituyen el punto de convergencia de subjetividad y objetividad del hecho moral, que procura desarrollar, también aportando una visión universalística por cuanto son transversales y afectan a los diferentes ámbitos en los que la vida moral se desarrolla. La obra busca partir de la ética personal para llegar a la socio-económica y política, alcanzando la ética pública con sus condicionantes legislativos.

La obra se divide en tres partes diferenciadas y complementarias, que permiten abordar suficientemente los objetivos de la investigación. La primera parte hace referencia al actual horizonte cultural y la crisis de la ética, con un solo capítulo centrado en el nihilismo. La segunda parte se centra en las directrices de una ética "situada", en cuerpo y naturaleza, que dispone de dos capítulos, uno para cada concepto citado. La tercera parte hace referencia a cuestiones de ética aplicada, teniendo en la persona humana el último referente analítico y valorativo; dispone de tres capítulos: bioética y refundación de la ética pública, persona y sociedad para la refundación de la ética de la política, y un último capítulo dedicado a las cuestiones delicadas de la ética.

Piana muestra rigor en todos los análisis y casos que estudia, y los presenta con claridad a la vez que con la profundidad necesaria. Una obra, por tanto, valiente e intensa, que aborda las cuestiones fundamentales de la ética actual.


X. Garí, in Actualidad Bibliográfica 2/2017, 298

Che l'etica stia perdendo il ruolo che per secoli ha avuto nella società, sono in molti a dirlo e sulla base di analisi che partono da diversi punti di vista; che di etica ci sia ancora bisogno (e forse oggi più che mai), sembra invece essere una convinzione assai meno diffusa. Per questo si rivelano di grande interesse e di stringente attualità le proposte teoriche che Giannino Piana (fra i più noti e apprezzati docenti di etica cristiana e già presidente dell'Associazione teologica italiana per lo studio della morale) avanza in questo libro.

"Persona, "corpo" e "natura" sono a suo parere le tre parole-chiave sulle quali è possibile costruire un 'etica adeguata alle problematiche e alle esigenze del mondo di oggi. Egli non nasconde che si tratta di parole forse usurate da secoli di filosofia troppo spiritualista e rese equivoche da visioni ideologiche contrapposte, che conducono molti filosofi e teologi a considerarle ormai destinate all'abbandono. Piana, al contrario, è convinto che abbiano ancora molto da dire, a condizione di essere emendate da accezioni riduttive e unilaterali che le inficiano sia sul versante teologico sia su quello filosofico.

Il libro si apre con una breve panoramica sulla temperie culturale contemporanea; a questo proposito l'Autore non propone, a dire il vero, considerazioni originali, confermando l'analisi di altri, e vede soprattutto fra il nihilismo ereditato dal pensiero di Nietzsche e il cosiddetto "pensiero debole" una stretta relazione che consiste prevalentemente nel mettere sotto processo le tradizionali questioni del "fondamento" e del "senso". L'aspetto più interessante di questo primo capitolo sta invece nel fatto che Piana evita una valutazione incline al pessimismo, in cui cadono spesso altri filosofi e teologi, e riconosce "gli aspetti di verità" (p. 61) presenti nel nihilismo, i quali mettono in luce lo stato di inquietudine tipico della società "postmoderna" e richiamano la necessità di recuperare una forma di ragione meno arrogante e più sobria di quella del "pensiero forte", senza rinunciare alla ricerca del senso e della verità. In questo modo egli delinea anche la sua prospettiva teorica: superare "tanto una fondazione ' metafisica' dell'etica, che riveste i caratteri di un 'astrattezza improduttiva quanto la rinuncia a qualsiasi fondazione" (p. 62) avente come esito la caduta in una prospettiva meramente procedurale (come per esempio quella di Rawls).

Tale prospettiva trova la sua identificazione nel concetto di persona, che fa parte della più genuina tradizione del pensiero cristiano e che è portatore di un'essenziale valenza etica, in quanto implica un'attività di autocreazione, di comunicazione e di adesione, che trova riscontro solo nel compimento concreto dell'agire: "L'appello alla persona e alla relazione consente di dare vita a un modello duttile di etica, capace di piegarsi alla varietà delle situazioni e di conservare, a livello formale, carattere di assolutezza" (p. 65).

Una visione personalista permette inoltre di rivalutare anche il "corpo", perché può liberarlo dai residui di una concezione dualistica ereditata dal pensiero moderno (cartesiano) e da una concezione "strumentale" della ragione e può interpretarlo invece "nel segno di un'ottica simbolica" (p. 94) che integri la sua ambivalenza e la consideri non come un difetto da superare ma come una dimensione più profonda, corrispondente alla strutturale ambivalenza dell'esistenza (p. 97). In questo modo, il rimando al corpo apre la strada a un "modello di etica che si proponga come obiettivo la ricerca del 'bene possibile' [...] che sappia cioè 'compromettersi' con la realtà [...] rifiutando tanto l'atteggiamento di adattamento passivo all'esistente quanto quello di una sterile fuga in avanti, per imboccare la strada di una mediazione che produca risultati efficaci sul terreno della promozione umana" (pp. 99-100).

Analogo ripensamento va fatto, secondo Piana, anche dei concetti di "natura" e di "legge naturale", oggi invisi ai più e accusati di rendere rigida e astratta l'etica, quando non di appiattirla sulla pura fisicità. Piana ritiene invece necessario recuperare il valore di entrambi, in nome della necessità di individuare criteri che consentano di discernere ciò che è eticamente legittimo, perché umanizzante, da ciò che non lo è, perché è alienante; è necessario, infatti ritrovare uno "statuto originario dell'umano" (p. 107), ovvero ciò che propriamente è da intendere come "natura". Anche in questo caso, si tratta di attingere ai significati più autentici con cui tale parola si è fatta strada nel pensiero cristiano evitando, però, di lasciarsi fuorviare da visioni unilaterali e "fisiciste" e rispettando invece la realtà complessa e variegata che essa sottintende. È così possibile riscoprire l'attualità dell'istanza che a tale parola è sottesa e nello stesso tempo sfuggire alle maglie della contrapposizione fra natura e cultura; al contrario, diventa possibile riportare l'attenzione su quella comune "umanità" che sta alla radice di tutte le culture.

Chi si lasciasse indurre dal titolo a ritenere che Piana voglia qui riproporre I’”etica della situazione" (prospettiva peraltro un po' datata) e temesse una possibile deriva verso un relativismo strisciante, potrebbe essere rassicurato dalle numerose occasioni nelle quali il Nostro precisa che si dà in ogni caso un confine invalicabile e che è essenziale individuare criteri che consentano di discernere ciò che è legittimo da ciò che non lo è (cfr. p.es. pp. 144-145).

D'altra parte egli precisa anche che la "legge naturale" non può essere considerata come assolutamente immutabile, perché, in quanto legata alla persona e alla sua costitutiva "storicità", "essa si evolve nei suoi contenuti, pur conservando formalmente la propria identità originaria che affonda le sue radici nella dignità dell'uomo" (p. 144). La dignità dell'uomo è quindi la chiave per identificare la legge naturale e la lettura personali sta appare oggi "la più convincente" (p. 151).

Una conferma della fecondità di questa lettura la si può riconoscere quando vengono affrontate le problematiche dell'etica applicata (alle quali è dedicata l'ultima parte del volume), in particolare quelle bioetiche. Riguardo a queste ultime, sembra ormai dominante la separazione fra vita in senso biologico e vita in senso biografico, ultimo frutto del dualismo tipico del pensiero moderno; al contrario, il concetto di dignità umana, fondato sull'idea di persona, conduce a esaminare criticamente "tanto il paradigma della qualità della vita quanto quello della sua sacralità" (pp. 179-180) e apre inoltre verso il futuro la considerazione del soggetto umano.

Da questo libro non ci si deve aspettare una trattazione analitica, composto com'è da interventi e contributi per convegni; tuttavia, questi formano un quadro unitario e coerente e, nonostante alcune prevedibili riprese, sviluppano i temi con chiarezza. La lettura del volume offre quindi l'occasione per rinnovare l'attenzione su questi temi, tipici dell'etica cristiana, in un momento in cui sembrano godere di "cattiva stampa" soprattutto negli ambienti laicisti (ormai molto popolati e popolari). Del resto, il corredo di annotazioni bibliografiche fornisce al lettore più esigente ampie indicazioni per approfondimenti.


M. Da Ponte, in Appunti di teologia 4/2017, 13-14

L'etica sta vivendo oggi un momento di grande crisi. Eppure mai come in questo momento appare necessaria, in particolar modo davanti a quelle sfide, frutto del progresso scientifico e tecnologico, che mettono in questione il futuro dell'umanità e il senso stesso della vita dell'uomo. L'impossibilità di «una semplice riproposizione dell'impianto tradizionale, che faceva risalire le radici dell'etica a una visione metafisica della realtà» oggettiva e impersonale e la necessità di integrare l'esperienza soggettiva «che costituisce l'ambito in cui la vita morale prende autentica consistenza» (p. 5), obbligano a un ripensamento delle «categorie antropologiche che stanno alla base dello strutturarsi del fatto morale» (p. 6). Queste convinzioni di fondo portano l'A. a recuperare in forma nuova, nel presente volume, contro la possibile deriva relativistica, l'istanza fondativa, facendo leva sui concetti di 'persona', 'corpo', 'natura', «i quali, oltre a costituire il naturale punto di convergenza di soggettività e oggettività, hanno una portata universalistica» (p. 6), potendo essere utilizzati nei molteplici ambiti in cui la vita morale si dispiega.

Sulla base di questa premessa diventa chiara la scansione del volume nei suoi passaggi fondamentali. Nella prima parte viene presentata l'attuale situazione di crisi dell'etica, nella duplice forma del «sospetto generalizzato verso la verità e i valori universali» (p. 48) propria del 'pensiero debole' e della rinuncia ai valori o di qualsiasi istanza metaetica «per attestarsi al mero livello "procedurale" con l'unica preoccupazione di fissare "regole" che garantiscono il corretto articolarsi delle relazioni sociali» (p. 56). La seconda parte si propone di riflettere sulle categorie del 'corpo' e della 'natura' vedendole come le «dimensioni più significative della realtà della "persona"» (p. 71). Viene così reso possibile, secondo l'A., il recupero di quella dimensione di oggettività, presente nella persona, che permette di evitare la deriva relativistica e soggettivistica senza cadere nell'assolutezza astratta e impersonale della metafisica tradizionale.

La corporeità, nella sua duplice dimensione di soggettività e di oggettività, di possibilità e di limite, e nel suo carattere essenzialmente simbolico in quanto 'corpo vissuto', gravido di senso, offre all'etica un contributo fondamentale, sollecitandola «a concepire l'agire umano come "consenso alla necessità vissuta"» (p. 98). Allo stesso modo, pur nella consapevolezza delle ambiguità presenti nel concetto di 'natura' (e di 'legge naturale'), diventa possibile raccoglierne l'istanza positiva nella misura in cui venga riletto in chiave personalista. La natura umana diventa cosìpropriamente l'umanità (l'humanitas)dell'uomo, in quanto soggetto relazionale, e il fondamento stesso della sua dignità. La razionalità simbolica che la caratterizza e che sta a fondamento della stessa cultura, la rende capace di andare al di là del dato oggettivamente inteso, cogliendo in esso la presenza di un senso donato che precede e insieme fonda il suo libero agire.

Nella terza parte, infine, sulla base di tali premesse antropologiche vengono individuati dei principi etici fondamentali, di carattere metodologico, capaci di aiutarci di fronte alle complesse questioni nel campo della bioetica, dell'etica sociale e dell'etica familiare e sessuale con cui oggi dobbiamo tutti confrontarci.

Pur frutto di una ritrascrizione aggiornata di saggi comparsi in diversi volumi e riviste nell'arco di un tempo abbastanza ampio (1992-2010), il volume si presenta come dotato di una sua unità e coerenza interne, offrendoci un percorso ricco, articolato, suggestivo. Se, per il suo collocarsi all'incrocio tra filosofia ed etica, potrebbe apparire ai filosofi puri poco fondato teoreticamente e agli eticisti povero di indicazioni normative, ha il vantaggio di ricordarci sia l'inevitabile carattere 'pratico' della filosofia sia il necessario radicamento in un orizzonte antropologico-filosofico dell'etica.


V. Bortolin, Studia Patavina 2/2017, 392-393

«Un medesimo ardor, un desir... / inclina e sforza l’uno e l’altro sesso / a quel suave fin d’amor». Siamo nel IV canto dell’Orlando Furioso, quello del volo di Ruggiero, innamorato di Angelica, sull’ippogrifo, all’ottava 66, e Ariosto ci offre una suggestiva ricomposizione della costellazione che regge l’innamoramento. Esso parte, sì, dall’«ardor» istintuale della sessualità (e fin qui procediamo appaiati a tutti gli esseri viventi) ma sboccia poi in «desir» che è sostanzialmente l’eros, cioè la scoperta della bellezza dell’altro, è la passione, il sentimento, l’emozione, la tenerezza, e qui ci attestiamo in un territorio che è squisitamente umano. Ma la vera meta che la persona riesce a raggiungere è sulla vetta, ove brilla l’amore, «quel suave fin d’amor», come scrive il poeta emiliano.

Sull’esortazione postsinodale Amoris laetitia di papa Francesco (19 marzo 2016) l’attenzione prevalente dei lettori s’è inchiodata su quel capitolo VIII e in particolare sulla nota 351, alla ricerca di una risposta alla questione dell’ammissibilità all’eucaristia dei divorziati risposati. In realtà, il testo papale è un grande affresco dell’amore nuziale, della famiglia, della spiritualità coniugale con molte pagine che esaltano appunto quella triplice ascensione capace di collocare all’apice l’esperienza d’amore, «che persiste attraverso mille vicissitudini, come il più bello dei miracoli, benché sia anche il più comune», come annotava nel suo Journal François Mauriac. Naturalmente riguardo al documento pontificio, ma soprattutto attorno al tema che lo regge, s’è allargata una raggiera di pubblicazioni.

Noi ne vogliamo segnalare una trilogia di taglio differente, capace però di ricomporsi in un trittico dalle scene e dai colori variegati ma complementari. Iniziamo dall’orizzonte più largo, proposto da uno dei nostri maggiori e più raffinati teologi morali, Giannino Piana, che ha ricostruito fin dal titolo un’altra terna che trascende e colloca al suo interno la sequenza sesso-eros-amore (l’ariostesco «ardor-desir-amor»): persona, corpo, natura. È una trattazione sintetica di alcuni temi spesso roventi nel dibattito contemporaneo: si pensi solo al concetto di “natura” umana del quale si indica, al termine di un lungo itinerario storico-ideale, l’approdo a una prospettiva personalista, capace di reagire a visioni riduttive solo fisiciste o essenzialiste. Per elaborare una simile proposta sono necessarie, anzi, sono capitali le altre due categorie, il corpo e la persona.

Da un lato, c’è la base della corporeità umana che non può essere derubricata a mera biologia eticamente neutra ma che è per eccellenza simbolo relazionale e razionale. D’altro canto, si ha l’accesso terminale alla persona, “ultimo referente”, la cui dignità genera automaticamente una serie di corollari molto delicati come la sua manipolabilità, l’inserzione sociale, il coinvolgimento nell’intrico delle cosiddette «questioni eticamente sensibili». Come è evidente, lo scritto di Piana si rivela come una guida primaria per un itinerario lungo strade che ogni giorno si diramano davanti ai passi della nostra vita.

Da questa mappa primordiale possiamo transitare senza soluzione di continuità all’altro volume della nostra trilogia, un vero e proprio “trattato” nel senso classico del termine ove il tractare, cioè “impegnarsi in un’opera” precisa, acquista una connotazione didattica.

Così un teologo, Maurizio Chiodi, e un filosofo, Massimo Reichlin, delineano una Morale della vita, un’architettura imponente eretta e “trattata” a quattro mani, proprio perché la bioetica esige un duplice sguardo sia filosofico-etico, sia teologico-morale secondo epistemologie non overlapping (per usare la celebre formula di Stephen Gould), non sovrapponibili ma neppure antitetiche, distinte ma non separate. L’imprescindibile diversità metodologica non conduce, quindi, a una mera giustapposizione ma a un dialogo fecondo (gli autori parlano di «approfondimento reciproco») all’interno di un perimetro comune che è riassunto anche in questo caso in una terna lessicale: nascere, morire, soffrire. E dato che non si parte mai da una tabula rasa, cioè da una tavoletta o pagina senza iscrizioni (come suggerisce la locuzione latina), la prima sezione dell’opera è dedicata alla memoria, cioè alla storia della riflessione sul tema e alla relativa eredità culturale. Là sfilano i grandi come Agostino e Tommaso, Cartesio e Kant, Schopenhauer e Nietzsche, ma anche figure più vicine a noi come Illich, Jonas, Habermas, Ellul e così via.

Altre figure riappaiono nella seconda parte del trattato ove si presentano quei tre crocevia – nascita, morte, dolore – che tutti affrontiamo e che costituiscono la nostra carta d’identità comune. È proprio qui che s’aggrovigliano tutti i nodi della bioetica. Per questo sono convocati pensatori come Arendt e Ricoeur, Levinas e Rahner, naturalmente sotto l’ombrello di una riflessione teorica complessa che cerca di coprire soggetti etici la cui sola elencazione rende evidente la delicatezza e urgenza: genetica, aborto, procreazione medicalmente assistita, staminali, eutanasia, sperimentazione clinica, testamento biologico... Un orizzonte sul quale Chiodi accende la lampada della Rivelazione biblica e della teologia, mentre Reichlin rischiara questo orizzonte con l’insonne interrogarsi della filosofia e con le sue diagnosi.

Giungiamo, così, all’ultima tavola del nostro trittico che restringe l’arco di visuale dall’antropologia generale a quel campo da cui siamo partiti con Ariosto, cioè l’Amore sessuale, come recita il titolo di un altro saggio-trattato, frutto della ricerca di un teologo ambrosiano, Aristide Fumagalli, che abbiamo già ospitato su queste pagine per un suo interessante studio sul gender. L’opera, piuttosto maestosa ma nitida nella sua impostazione e nel dettato, si muove sostanzialmente lungo due traiettorie indicate già nel sottotitolo «Fondamenti e criteri teologico-morali». Il primo movimento rivela un’assidua frequentazione delle biblioteche non solo esegetiche e teologiche, ma anche storiche, filosofiche e psicologiche. Così, accanto a tutta la letteratura religiosa che attorno a questo tema ha da sempre accumulato uno scrigno di analisi – a partire dall’asserto biblico dell’“immagine” di Dio nel “maschio e femmina”, cioè nella creatività genetica d’amore (Genesi 1,27) – si accostano i “fondamenti antropologici” che la sessuologia scientifica, la simbologia, la psicologia hanno eretto o demolito.

D’altronde, quelli della generazione che ha vissuto la “contestazione” degli anni Sessanta e Settanta (Fumagalli ne è cronologicamente escluso, tant’è vero che non lo cita) ricordano la battuta della Rivoluzione sessuale di Wilhelm Reich – testo del 1936 allora imbracciato col “libretto rosso” di Mao – secondo cui «l’ideologia sessuale è la più profondamente ancorata di tutte le ideologie conservatrici». Ma Fumagalli su questi fondamenti vasti e complessi si preoccupa di elevare una criteriologia morale che tiri anche le fila della precedente carrellata storica lunga più di 350 pagine. Ora ne bastano una cinquantina (forse troppo poche e sintetiche) per spremere il succo di una concezione squisitamente teologico-morale della sessualità umana. Come egli scrive ricorrendo a una metafora vegetale, la morale sessuale può essere riassunta in un quadrifoglio, le cui foglie possono crescere in forme diverse ma mai disgiunte, pena l’avvizzimento: «vivere per l’altro/a, con tutti se stessi, nel mondo ambiente, lungo la storia».


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 11 giugno 2017

L’A. parte dalla consapevolezza che l’etica sta attraversando un momento molto difficile. Queste acque turbolente in cui procede la navigazione della riflessione morale sono legate ad un’inedita contingenza: da un lato in Occidente vengono meno i fondamenti teoretici in cui si radicava la stessa tradizione etica e l’autocomprensione stessa occidentale, dall’altro le conoscenze umane e le azioni ad esse connesse richiedono sempre di più un approccio etico ai problemi odierni essendo in questione il futuro stesso dell’uomo sul nostro pianeta. L’analisi della crisi del fondamento impedisce, a giudizio di Piana, la semplice riproposizione di un impianto etico tradizionale (fondamento metafisico) e richiede una nuova comprensione dell’esperienza personale e del suo valore. A partire da questi presupposti prende forma la riflessione su quello che l’autore chiama le radici di un’etica «situata» proponendo un percorso caratterizzato da una scansione tripartita. I capitoli presenti nel libro sono, come avverte l’A. stesso in bibliografia (223), una ritrascrizione di saggi già pubblicati che sono stati, tuttavia, soggetti a un’ampia revisione e all’aggiornamento dei loro contenuti (l’autore rende disponibili in coda la testo i riferimenti alle opere originali così da rendere possibile una ricostruzione delle fonti e dei tempi del suo pensiero).

La prima parte, L’orizzonte culturale odierno e la crisi dell’etica, è composta da un solo capitolo (Nichilismo e nichilismi – Alle radici della crisi etica [ 29-73]) dove Piana riesce a rendere evidente al lettore come la «crisi» attuale dei valori non sia solo legata al politeismo valoriale di weberiana memoria ma propria di una crisi delle teorie fondative del concetto di valore: si conduce il lettore a comprendere come l’esito di fronte a cui ci troviamo non sia solo il frutto di una congiuntura filosofica ma anche di profonde, e forse non ancora del tutto comprese, trasformazioni socio culturali.

La seconda parte del volume, Corpo e natura. Le direttrici di un’etica situata, riprende dalle conclusioni della parte precedente e i concetti di persona, corpo e natura, ritenuti come snodi chiave per una fondazione etica, vengono fatti oggetto di un’indagine accurata. Questa sezione del testo è articolata in due capitoli. Un primo capitolo, L’ambivalenza del corpo e la sua simbolicità (74-104), prova a fornire un’analisi puntuale, delle diverse interpretazioni del corpo e del suo rapporto con il soggetto umano, tracciando alcune figure di etica che da questa comprensione derivano. Lo sviluppo del tema avviene in un secondo capitolo, La «natura» dell’uomo. Un’interpretazione personalista (106-156), che completa la questione fondativa su corpo e persona riproponendo una messa a fuoco del concetto di natura e di legge naturale. Il capitolo si caratterizza per essere strutturato in due parti intimamente connesse: in una prima sezione si analizza la storia occidentale del concetto e in una seconda sezione si offre un’interpretazione della stessa di tipo personalista.

La terza parte del volume, Questioni di etica applicata — La persona ultimo referente, prova a donare alla riflessione, mediante una scansione in tre capitoli, un carattere applicativo. Il primo capitolo, Bioetica e rifondazione dell’etica pubblica (158-183), «applica» il tema proposto nelle prime due sezioni alla bioetica: un ambito che si caratterizza, nelle parole dell’A., come bisognoso di un orizzonte teorico di riferimento. Il secondo capitolo, Persona e società. Per una rifondazione etica della politica (185-201), prova ad offrire un approccio fondativo personalista che sia in grado di superare le tradizionali e contrapposte concezioni liberiste e personaliste. Infine il terzo capitolo, Sulle questioni «eticamente sensibili». Un approccio metodologico (203-221), cerca di mettere a fuoco quelle aree, sessualità, famiglia e vita, che sono oggi cruciale terreno di scontro nell’etica pubblica.

Al termine di questa rapida disanima del volume ci sembra di poter evidenziare alcuni elementi. Il testo ci sembra essere un importante sintesi degli architravi, persona, corpo e natura, che sostengono l’impianto etico di uno dei maggiori teologi moralisti postconciliari del panorama italiano. La lettura del testo non solo fornisce le coordinate fondamentali del pensiero dell’A. ma permette anche, a chi ne volesse comprendere la portata teoretica, di intraprendere un prezioso dialogo con le idee fondanti della proposta etica di Giannino Piana. Il volume propone un modello che l’A. definisce di etica «situata» (le virgolette presenti in tutto il testo servono per evidenziare la differenza con altri significati poco ortodossi che questo termina ha assunto nella riflessione postconciliare): una riflessione che pur appoggiandosi a strutture portanti ineludibili non esita mai a misurarsi con i limiti della condizione umana. Infine il testo prova a fornire una proposta di matrice genuinamente personalista che eviti di scadere in forme di relativismo morale. La riuscita di questo tentativo la lasciamo giudicare al lettore, quello che ci preme sottolineare, nel congedarci dal testo, è che la lettura del volume è assolutamente meritoria.


P. Benanti, in Gregorianum vol. 98 (2/2017) 428-430

Oltre le concezioni metafisiche "anacronistiche" ma al riparo da tendenze relativistiche, che cancellano l'etica a favore di una "scienza del costume", il teologo Giannino Piana propone una nuova etica "situata", partendo da quelli che sono i capisaldi per una morale fondata e "incarnata": persona, corpo, natura. Tre categorie «al punto di convergenza» tra soggettività e oggettività, che offrono una visione universale, in quanto «trasversalmente estensibili ai diversi ambiti nei quali la vita morale si dispiega».
In Jesus 2/2017

Giannino Piana offre in questo volume una chiarissima spiegazione della sua proposta di un'etica «situata» e dà conferma della sua passione di studioso e della sua brillante capacità di analisi e di sintesi, entrambe radicate in una non comune cultura filosofica e teologica.

Egli fonda tutta la sua riflessione su una paziente e attenta riconsiderazione di tre concetti chiave: la persona umana, il corpo, la natura. Egli avverte subito il lettore che il tentativo proposto non è più ancorato, come le etiche del passato oggi afone, ai principi della metafisica. Non offre più visioni che, per quanto affascinanti, si presentino coi paludamenti dell'oggettività, dell'impersonalità, dell'astrattezza.

Egli intende anzitutto situare, radicare l'etica entro una esperienza soggettiva, aiutando con grande finezza il lettore a ripensare le categorie antropologiche che strutturano il fatto morale e devono ispirare l'etica stessa. E tutto questo senza indulgere alle lusinghe del relativismo o limitarsi a una prospettiva procedurale, a una mera definizione delle regole che garantiscano il corretto funzionamento delle relazioni sociali. Tutt'altro. Piana giunge al cuore del problema: persona, corpo e natura abbracciano tutto l'orizzonte dell'etica, dall'individuo alla politica, perché la persona è soggetto intimamente individuale e relazionaIe, pone in dialogo natura e cultura, necessità e libertà.

Nella visione personalistica che ne emerge, ispirata alla realtà vivente della persona, l'essere torna consapevole di un corpo non più solo «pensato» ma «vissuto» in quanto espressione e limite dell'umano, si apre una via di comprensione simbolica che ne riscopra la pienezza di senso e l'immanente trascendenza, c'è per il lettore attento una parola di coraggio e di fiducia nell'odierno smarrimento. Nella situazione di precarietà dell'etica fondamentale dell'Occidente, mentre vacillano o addirittura vengono decostruiti i principi etici e del soggetto morale, annacquati dentro un pluralismo di sistemi vaIoriali sempre più caotici e spesso in lotta tra loro, la riflessione discreta ma coraggiosa di Piana indica che è possibile, anzi urgente, trovare una strada comune per affrontare correttamente le varie e compIesse questioni oggi emergenti.


T. Torresi, in Rocca 3/2017

Con i tre termini utilizzati per il titolo, l’a. individua nella «persona», nel «corpo» e nella «natura» gli strumenti per operare un discorso progettuale sull’etica che eviti da un lato le secche di un’istanza metafisica del tutto antiquata e, dall’altro, il vicolo cieco di un relativismo il cui esito è l’attuale nichilismo. Un’etica «situata», questa la proposta avanzata nel saggio, che nell’imprescindibile appello alla dignità della persona riesce a creare un circolo virtuoso tra l’aspetto soggettivo e quello oggettivo atto a conferire all’agire umano il suo significato più intimo. Una prospettiva personalistica che si struttura sulla responsabilità intesa come risposta all’altro.
D. Segna, in Il Regno 2/2017

Stretta tra la crisi dei valori nell'odierna società occidentale e la continua ricerca di paradigmi capaci di fronteggiare le numerose sfide che interpellano la vita delle persone e del pianeta ad ogni latitudine, l'etica contemporanea si trova a vivere una nuova stagione, obbligata da un lato ad abbandonare i rigidi e obsoleti sistemi di riferimento metafisici del passato ma, dall'altro, a difendersi dalle insidie delle prospettive relativistiche. Piana propone un modello fondato su un'etica "situata", alla quale non mancano di certo strutture portanti ineludibili, ma che si fonda sui tre pilastri della "persona", del "corpo" e della "natura" e che non esita a misurarsi con i limiti propri della condizione umana.
In Adista 40 (19 novembre 2016)