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Teologia e neuroscienze
Leonardo Paris

Teologia e neuroscienze

Una sfida possibile

Prezzo di copertina: Euro 21,50 Prezzo scontato: Euro 18,28
Collana: Giornale di teologia 393
ISBN: 978-88-399-0893-3
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 336
© 2017

In breve

La coscienza umana e la libertà, l’anima e la relazione con Dio vengono ripensate radicalmente da un giovane e promettente studioso italiano, che da audace teologo ingaggia un corpo a corpo con le neuroscienze.

Descrizione

Le neuroscienze, studiando il cervello e il suo funzionamento, finiscono per invadere ambiti di pertinenza di altri saperi. Attraverso scoperte straordinarie, applicazioni tecniche innovative e proposte teoriche talvolta ardite, è fatale che turbino vecchi equilibri, mentre al contempo agevolano nuovi paradigmi di comprensione. Le neuroscienze pongono una sfida anche alla teologia. La invitano a guardare in modo audacemente nuovo l’essere umano: la sua mente, la sua coscienza e la sua libertà, la sua anima, la sua relazione con il divino.
La teologia non può ignorare tale sfida: deve mettersi in gioco e affrontarla. Si tratterà di dimostrarsi teoreticamente all’altezza (provando, magari, a rilanciare). Si tratterà di valutare bene che cosa, nella proposta delle neuroscienze, offra un’affascinante possibilità di pensare più a fondo alcuni nodi centrali della proposta cristiana, e che cosa invece sia da rigettare.
Se il Cristo e la Trinità rivelano il mistero del mondo, le scoperte scientifiche sul cervello non potranno che spingere ad approfondire il senso intimo e quotidiano di questo stesso mistero.

Recensioni

Il rapporto teologia/scienza, in particolare con le acquisizioni sul cervello umano: un doppio atto di fiducia: verso le neuroscienze, ma anche verso la teologia. A dirlo è Leonardo Paris, trentino, studi in psicologia alla Sapienza e in teologia alla Gregoriana, in quello che definisce un «percorso» che ha lo scopo di mostrare come «il polo umano possa trovare nel polo divino il proprio significato, la propria benedizione e il proprio indirizzo, senza per questo perdere la propria specificità e autonomia».

Non si tratta di un confronto con una specifica disciplina, piuttosto un confronto con l’universo culturale al tempo delle neuroscienze dove la scienza resta prevalentemente sullo sfondo e il discorso si allarga invece ad un contesto culturale più ampio.

A partire dal panorama attuale – interpretato come il «campo da gioco» dove emergono nuove acquisizioni che modificano o ribaltano precedenti schemi, come del resto è connaturato alla ricerca scientifica che avanza col riconoscimento di errori che aprono a sempre nuove domande – l’interrogativo iniziale è cercar di capire se la sfida di oggi possa qualificarsi come «nuovo ateismo scientifico» e in che senso questo abbia una sua specificità rispetto a sfide già incontrate in passato. Ora, a differenza dell’ateismo ottocentesco (che parlava dell’uomo per parlare di Dio), il mondo attuale parla dell’uomo per parlare dell’uomo, come dire: «per parlare di noi – scrive Paris – non cerchiamo appiglio a nessun Dio». Il disinteresse della scienza contemporanea verso Dio non è aggressivo: non si tratta di un discorso contro Dio. Semplicemente di lui non se ne sente il bisogno. E il credente potrebbe restare più spiazzato che di fronte ad un discorso anticristiano e aggressivo: l’indifferenza brucia più di una sberla.

Ma c’è di più: l’interlocutore migliore per un cristiano è una scienza che non parla di Dio o una pseudoscienza – magia, spiritismo, creduloneria – che parla di un dio sensibilmente diverso dal nostro? Nel primo caso occorrerà individuare cosa ha da proporre il Dio di Gesù Cristo a uomini che vivono bene anche senza di lui, nel secondo invece si tratterà di spiegare che quanto offrono queste pseudoscienze non è ancora abbastanza.

La domanda si fa allora più specifica: ma Dio oggi dove andiamo a cercarlo? Non nella politica, non nelle grandi catastrofi naturali, non nella medicina o nelle guarigioni … ma allora dov’è? Paris avanza due ipotesi: la via del buio o quella della luce, due luoghi teologici in cui può essere ricercata la presenza o la traccia di Dio e due stili teologici diversi – forse complementari o almeno «non radicalmente alternativi» – il trascendentale e il dialettico. Certamente la storia d’Israele conosce entrambi i momenti.

In un contesto culturale come quello contemporaneo esistono poi delle questioni di fondo, come il materialismo o il determinismo, che costituiscono autentiche sfide sul terreno della libertà umana e il tema della coscienza, «la sfida dell’oggetto più complesso dell’universo». Dalla coscienza primaria, che permette ad un animale di vivere e relazionarsi, a quella umana – che aggiunge il senso del sé – il passo non è evolutivamente semplice: pensiero e linguaggio diventano strumenti sociali prodotti e tramandati, via via svelati nel loro dispiegarsi.

E altre sfide teologiche si aggiungono: che fine fa l’anima in tale contesto? Oppure: ben lontani dal celebre inizio delle Confessioni di Agostino («ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te») oggi si insinua il sospetto che il nostro cuore possa avere pace anche senza Dio o possiamo affermare che di lui ne portiamo comunque traccia?

Ma occorre anche ripensare il concetto di libertà, di relazione (significativo il concetto di fratellanza), il posto di Dio e quello dell’uomo. Un po’come dire: incontrare Dio al tempo delle neuroscienze.


M.T. Pontara Pederiva, in SettimanaNews.it 25 febbraio 2017