Disponibile
Diacone
Serena Noceti (ed.)

Diacone

Quale ministero per quale chiesa?

Prezzo di copertina: Euro 24,00 Prezzo scontato: Euro 20,40
Collana: Giornale di teologia 399
ISBN: 978-88-399-0899-5
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 312
© 2017

In breve

La documentazione più qualificata sul tema teologico del momento

Il caso serio di una tradizione interrotta: il diaconato femminile. L’articolato e documentato dossier fa il punto sul dibattito, contribuendovi con apporti di alcuni fra i massimi esperti italiani e internazionali.

Descrizione

Nel 2016 papa Francesco, in risposta a una domanda rivoltagli durante l’Assemblea plenaria delle Superiori generali, costituiva una Commissione di studio sul diaconato femminile.
Il tema di una ordinazione diaconale delle donne è stato oggetto di numerosi studi, di taglio storico e teologico-sistematico, a partire dal Vaticano II. Questo volume vuole contribuire al dibattito in corso, ponendo la domanda sulla possibilità di una (re)istituzione di questa figura ministeriale nell’orizzonte della teologia del ministero ordinato proposta dai documenti dell’ultimo concilio.
Tenendo presente questa prospettiva, che pone l’interpretazione teologica di ogni figura ministeriale in rapporto alla missione e alla vita del soggetto ecclesiale, vengono avvicinate volta per volta le fonti bibliche e le molteplici attestazioni patristiche, in dialogo con quanti – biblisti, storici, teologi, uomini e donne – hanno già studiato il tema delle “donne diacono” negli ultimi cinquant’anni.

Commento

Contributi di: Gilles Routhier (Québec), Cettina Militello (Roma), Marinella Perroni (Roma), Cristina Simonelli (Verona), Giuseppe Laiti (Verona), Moira Scimmi (Milano), Serena Noceti (Firenze), Andrea Grillo (Padova, Roma), Angela Berlis (München), Pius Ramon Tragan (Montserrat).

Recensioni

Il 12 maggio dell’anno scorso, durante l’udienza alle Superiore generali degli Ordini religiosi femminili, rispondendo a un quesito di una di esse, papa Francesco affrontò il tema delle diaconesse o, meglio, come si ha nel Nuovo Testamento, delle “diacone”: il greco diákonos è, ad esempio, usato nella Lettera ai Romani (16, 1) di s. Paolo a proposito di una certa Febe, appartenente alla Chiesa di Cencre, uno dei due porti della città greca di Corinto (l’altro è il Lechaion). Riferendosi a braccio a un teologo siriano da lui conosciuto in passato, il papa risaliva alle radici lontane del cristianesimo, ove appunto emergeva tale figura maschile e femminile e ne delineava un profilo un po’ vago ma anche sorprendente: le diacone dovevano, infatti, battezzare per immersione (secondo la prassi antica) le donne per ragioni di decoro, ungendole poi col sacro crisma. E aggiungeva, sempre a memoria, un altro loro compito un po’ sconcertante: «Quando c’era un giudizio matrimoniale perché il marito picchiava la moglie e questa andava dal vescovo a lamentarsi, le diaconesse erano le incaricate di vedere i lividi lasciati sul corpo della donna dalle percosse del marito e informare il vescovo».

Il 2 agosto, sempre dello scorso anno, papa Bergoglio decideva di affrontare la questione in modo più rigoroso istituendo una commissione di studio sul diaconato femminile. Il problema è, infatti, più complesso di quanto sembri e può già elencare una fitta bibliografia. Gli interrogativi sono molteplici in sede teologica: qual è la loro identità ecclesiale? Sono semplicemente donne delegate e benedette per un incarico, oppure sono “ordinate” e consacrate per un ministero (e, quindi, per alcuni critici sarebbe un modo surrettizio per aprire un varco al sacerdozio femminile, escluso dalla Chiesa cattolica con la Lettera apostolica Ordinatio sacerdotalis promulgata nel 1994 da Giovanni Paolo II)? Detto in termini più “teologici”: si tratterebbe di un ministero ecclesiale “istituito” o di un ministero “ordinato”, come accade nei diaconi maschi che rimangono tali in modo permanente oppure in quelli destinati poi al sacerdozio? E ancora: quali sarebbero le funzioni liturgiche e pastorali da attribuire loro? Se si ritiene necessario rispolverare un ministero femminile di questo genere, perché esso si è spento nei secoli passati o si è tramutato in altre tipologie di presenza ecclesiale? La stessa tradizione delle origini è al riguardo fluida, tant’è vero che il titolo di diákonos (che risuona 29 volte nel Nuovo Testamento coi suoi corollari di diakonía, 34 volte, e il più generico verbo diakonéô, “servire”, 37 volte) viene assegnato anche a Paolo, ad Apollo, a Tichico, a Epafra, e persino all’autorità civile nella sua missione di ordine pubblico e di imposizione fiscale (Romani 13,4). È tradizione, poi, definire “diaconi” i sette eletti – con a capo Stefano il protomartire cristiano – per il “servizio” (diakonía) delle mense alle vedove povere elleniste di Gerusalemme (Atti degli Apostoli 6,1-7).

C’è, però, da notare che la prima (cronologicamente parlando) menzione dei diaconi, quella presente nella Lettera di Paolo ai Filippesi (1,1), li accosta agli episkopoi, suggerendo così non solo una generica funzione di servizio caritativo ma una sorta di configurazione specifica. Essa è, per altro, formulata ampiamente in un paragrafo di un’altra lettera del corpus paolino, la Prima a Timoteo (3,8-13), ove i diaconi sono ugualmente collegati agli episkopoi che avevano funzioni dirigenziali. In questo brano si delinea un profilo delle virtù umane necessarie: devono essere «degni e sinceri nel parlare, moderati nell’uso del vino, non avidi di guadagni disonesti..., mariti di una sola donna e capaci di guidare bene i figli e le proprie famiglie». Si parla anche di una verifica esistenziale prima dell’ammissione e, a questo punto, si incastona una frase che suona così: «Allo stesso modo le donne siano persone degne, non maldicenti, sobrie, fedeli in tutto». Sembrerebbe, perciò, che in questa istituzione particolare l’Apostolo riconosca anche la presenza di “diacone”.

Potremmo procedere a lungo nella definizione e nella discussione di questa figura ecclesiale, entrando anche nei primi secoli cristiani quando, ad esempio, nella prima metà del III sec. entra in scena un documento, la Traditio apostolica, in cui si dichiara che il diacono viene ordinato «non per il sacerdozio ma per il servizio del vescovo», connettendolo soprattutto alla liturgia. Ma a questo punto, per avere un dossier abbastanza ampio e compiuto sul tema, è necessario rimandare al volume collettaneo diretto da una delle nostre migliori teologhe, la fiorentina Serena Noceti, docente alla Facoltà Teologica dell’Italia Centrale. Tra l’altro, sia la sua introduzione generale, sia il suo saggio di riflessione teologica nell’orizzonte del Concilio Vaticano II sono indispensabili per avere un’inquadratura teorica sistematica.

L’insieme delle pagine del libro, che si rivelano tendenzialmente favorevoli alla (re)istituzione del diaconato femminile, permette di ricomporre la trama complessa della questione, a partire dall’attuale orizzonte che attinge la sua matrice al Concilio Vaticano II il quale – come scrive uno degli autori, il noto teologo canadese Gilles Routhier, dell’università Laval del Québec – ha offerto «porte d’ingresso che possono condurre a un impasse e altre che possono invece permettere sviluppi fecondi». Dall’oggi – caratterizzato anche da un marcato ritorno della questione femminile all’interno della Chiesa cattolica (dibattito non temuto, anzi, favorito da papa Francesco) – si risale ad fontes, cioè allo studio dei testi neotestamentari da noi sopra evocati, e alla tradizione ecclesiale antica. Da essi, come fa notare il teologo veronese Giuseppe Laiti, si evince però «l’istanza di una rimodulazione dell’intero quadro ministeriale, attraverso il discernimento di ciò che è radice evangelico-apostolica e ciò che è il portato culturale di un’epoca storica».

Entra, così, a gamba tesa il problema ermeneutico che non è solo “centripeto” (risalire alle sorgenti e interpretarle nel loro messaggio autentico e non meramente letterale) ma anche “centrifugo”, cioè destinando all’attualizzazione nel diverso contesto presente quell’annuncio primigenio. A margine ricordiamo che questo volume è concluso da un “confronto ecumenico”, e non tanto sull’ormai netta scelta del sacerdozio femminile da parte della Comunione anglicana e della Chiesa luterana, bensì sullo specifico del diaconato femminile riproposto nelle Chiese vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht, cioè quelle comunità sorte in seguito al loro rifiuto del Concilio Vaticano I e in particolare del dogma dell’infallibilità del papa proclamato nel 1869 (a offrire questo quadro ecumenico è la bavarese-svizzera Angela Berlis).


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 15 ottobre 2017

Il volume raccoglie alcune relazioni presentate, in forma più sintetica, in occasione della giornata di studio «Donne diacono. Un ministero im/possibile» tenutasi a Vicenza nell’ottobre 2016.

Si inserisce dunque nell’acceso dibattito attuale sulla possibilità di un (re)istituzione del ministero diaconale femminile, all’interno di una più ampia riflessione sulla teologia del ministero ordinato e sulla configurazione ecclesiale in rapporto alla ministerialità già presente o che nuove situazioni potrebbero richiedere. I contributi, agili e nello stesso tempo ben curati e puntuali, con il pregio di un’ampia bibliografia accuratamente segnalata, si dividono in quattro aree, proprio quelle maggiormente coinvolte nel dibattito sulle “diacone”.

La prima parte si muove nell’orizzonte del Concilio Vaticano II (contributi di Gilles Routhier, Serena Noceti, Andrea Grillo, Cettina Militello) con l’intento di analizzare spazi aperti e interrotti del pensiero conciliare riguardante il ministero ordinato e la re-istituzione del diaconato permanente, nella prospettiva di piste possibili per un diaconato “al femminile”.

La seconda parte va ad fontes (contributo a quattro mani di Marinella Perroni e Pius-Ramon Tragan) per analizzare l’insegnamento sulla diakonia che il Nuovo Testamento offre, lungo una traiettoria che lo porta da atteggiamento comune e fondante del cristiano a carica ministeriale definita della comunità. Nella Traditio (contributi di Cristina Simonelli, Giuseppe Laiti, Moira Scimmi) si cerca di dare una corretta lettura delle fonti diversificate che ci rimandano la presenza e le funzioni delle diacone nei primi secoli cristiani, argomento particolarmente importante per una corretta ermeneutica della Tradizione.

Infine si tenta un confronto ecumenico (contributo di Angela Berlis) attraverso l’esperienza diaconale femminile presente nelle chiese vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht, mostrando il percorso che quelle chiese hanno fatto per reintrodurre questa figura ministeriale.

Il testo è uno strumento utile per fare il punto sugli elementi coinvolti nel dibattito e per ascoltare alcune voci autorevoli che già da tempo si stanno occupando dell’argomento, delineando spazi di possibilità per un confronto franco e onesto che tenga conto degli sviluppi teologici e della situazione ecclesiale odierna nel rispetto di una corretta interpretazione della Scrittura e della Tradizione.

Quale ministero per quale Chiesa?, si chiede il sottotitolo. L’interrogativo sulla reintroduzione del diaconato femminile è una occasione da non sprecare per una riflessione più complessiva sul ministero ordinato, sui ministeri istituiti, su quale Chiesa abbiamo ricevuto e desideriamo far camminare.
C. Curzel, in SettimanaNews.it 12 settembre 2017

Il volume raccoglie alcune relazioni presentate, in forma più sintetica, in occasione della giornata di studio «Donne diacono. Un ministero im/possibile» tenutasi a Vicenza nell’ottobre 2016. Si inserisce dunque nell’acceso dibattito attuale sulla possibilità di un (re)istituzione del ministero diaconale femminile, all’interno di una più ampia riflessione sulla teologia del ministero ordinato e sulla configurazione ecclesiale in rapporto alla ministerialità già presente o che nuove situazioni potrebbero richiedere. I contributi, agili e nello stesso tempo ben curati e puntuali, con il pregio di un’ampia bibliografia accuratamente segnalata, si dividono in quattro aree, proprio quelle maggiormente coinvolte nel dibattito sulle “diacone”.

La prima parte si muove nell’orizzonte del Concilio Vaticano II (contributi di Gilles Routhier, Serena Noceti, Andrea Grillo, Cettina Militello) con l’intento di analizzare spazi aperti e interrotti del pensiero conciliare riguardante il ministero ordinato e la re-istituzione del diaconato permanente, nella prospettiva di piste possibili per un diaconato “al femminile”. La seconda parte va ad fontes (contributo a quattro mani di Marinella Perroni e Pius-Ramon Tragan) per analizzare l’insegnamento sulla diakonia che il Nuovo Testamento offre, lungo una traiettoria che lo porta da atteggiamento comune e fondante del cristiano a carica ministeriale definita della comunità. Nella Traditio (contributi di Cristina Simonelli, Giuseppe Laiti, Moira Scimmi) si cerca di dare una corretta lettura delle fonti diversificate che ci rimandano la presenza e le funzioni delle diacone nei primi secoli cristiani, argomento particolarmente importante per una corretta ermeneutica della Tradizione. Infine si tenta un confronto ecumenico (contributo di Angela Berlis) attraverso l’esperienza diaconale femminile presente nelle chiese vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht, mostrando il percorso che quelle chiese hanno fatto per reintrodurre questa figura ministeriale.

Il testo è uno strumento utile per fare il punto sugli elementi coinvolti nel dibattito e per ascoltare alcune voci autorevoli che già da tempo si stanno occupando dell’argomento, delineando spazi di possibilità per un confronto franco e onesto che tenga conto degli sviluppi teologici e della situazione ecclesiale odierna nel rispetto di una corretta interpretazione della Scrittura e della Tradizione.

Quale ministero per quale Chiesa?, si chiede il sottotitolo. L’interrogativo sulla reintroduzione del diaconato femminile è una occasione da non sprecare per una riflessione più complessiva sul ministero ordinato, sui ministeri istituiti, su quale Chiesa abbiamo ricevuto e desideriamo far camminare.


C. Curzel, in Presbyteri 7/2017, 552-553

Il dibattito teologico è animato da questioni che possono sembrare slegate. Non è così. Che infatti si parli dei criteri di riammissione all'Eucarestia, che si dibatta sul modo di amministrare il governo nella comunità ecclesiale, che si intraprendano vie pratiche di ecumenismo, che si sposti il baricentro della profezia cristiana su temi come l'ecologia, o che si ragioni della possibilità di una «re-istituzione» del diaconato nella forma femminile, non sono "fissazioni" di singole personalità o di minoranze autoreferenziali.

In realtà sono - e nemmeno tutti - i luoghi in cui è visibile il «cambiamento d'epoca» che lo Spirito sta animando. Stigmatizzarlo come una sciagura - o peggio ancora negarlo – significherebbe sedersi dal lato dei «profeti di sventura». Al tempo stesso viverlo con sprovveduto entusiasmo sarebbe una scelta delirante, simile ad affrontare le doglie di una partoriente sottovalutando anche il pericolo e la fatica che esse annunciano.

Ben vengano quindi strumenti come questo testo in cui Angela Berlis, Andrea Grillo, Giuseppe Laiti, Cettina Militello, Serena Noceti, Marinella Perroni, Gilles Routhier, Moira Scimmi, Cristina Simonelli e Pius-Ramon Tragan offrono le loro diverse competenze al servizio della Commissione di studio sul diaconato femminile istituita da papa Francesco il2 agosto 2016. «Questo volume collettivo vuole essere un contributo aperto, su un tema indubbiamente delicato, proposto da teologi e teologhe capaci di osare, con parresìa e senso di responsabilità ecclesiale, la ricerca di vie possibili per una trasformazione avvertita da molti come significativa e necessaria per la vita delle Chiese», afferma Serena Noceti.

La trasformazione non riguarda il mercanteggiamento dell'esercizio del potere o la cosmetica liturgica, ma la forma complessiva della Chiesa. I problemi qui esaminati sono molti: dal ministero del diacono taut court, alle differenze presenti già nelle Chiese dei primi secoli; dall'incompletezza dello studio di alcune fonti, ai criteri ermeneutici con cui si innerva sui testi biblici e patristici ciò che chiamiamo «tradizione»; dalla forma del ministero ordinato a quellà della comunità ecclesiale e viceversa...

Al termine della lettura, l'impressione è di indubbia complessità, ma tutt'altro che disorientante. La direzione è chiara. Porre a tema le «diacone» non significa cedere a lusinghe moderniste, ma comporta piuttosto rimettere mano alla forma complessiva della Chiesa perché «in ultima analisi, la domanda che occorre porsi è questa: di quale ministero la Chiesa ha bisogno oggi per assicurare in maniera adeguata e culturalmente significante la cura animarum in alcune regioni stabilite?» (G. Routhier).


M. Ronconi, in Jesus 8/2017, 88-89

La curatrice del volume è docente ordinaria di teologia sistematica all’ISSR «I. Galantini» di Firenze e titolare di vari corsi alla Facoltà teologica dell’Italia centrale della stessa città; è fra le socie fondatrici del Coordinamento teologhe italiane (CTI) e vicepresidente dell’Associazione teologica italiana (ATI).

Oltre a esporre una propria relazione, la teologa cura l’introduzione del volume (pp. 5-26), che raccoglie nove relazioni (rielaborate) tenute il 26 ottobre 2016 in una giornata di studio organizzata a Vicenza da varie organizzazioni teologiche. Le quattro relazioni della prima parte (Gilles Routhier, Serena Noceti, Andrea Grillo e Cettina Militello, pp. 27-142) si rapportano all’orizzonte creato sul tema del diaconato dal concilio Vaticano II, riflettendo sui dati teologici, sulle «intenzioni del Vaticano II», con «digressioni impertinenti su una questione ineludibile», facendo notare paradossi e paralogismi nel dibattito recente. La parte seconda (pp. 143-180) si organizza attorno alla riscoperta delle fonti («Ad fontes»), con la relazione di Marinella Perroni – Pius-Roma Tragan sulla diaconia nel NT, secondo una traiettoria che unisce Gesù alle Chiese di Efeso. La parte terza (pp. 181-268) comprende tre relazioni (Cristina Simonelli, Giuseppe Laiti, Moira Scimmi) che riflettono sul tema alla luce della tradizione vivente: implicazioni simboliche e sociali dell’ermeneutica dei quadri ministeriali; attestazioni patristiche sul diaconato, una lettura al passo con i tempi delle fonti sulle diacone). La parte quarta (pp. 269-288), impostata sul confronto ecumenico, conclude le relazioni con il contributo di Angela Berlis sulla rinascita del diaconato femminile nelle Chiese vetero-cattoliche dell’Unione di Utrecht. I suggerimenti bibliografici (pp. 289-296) sui vari temi e le schede riguardanti gli autori (pp. 297-302) chiudono il volume.

Il 2 agosto 2016 papa Francesco ha costituito la commissione di studio sul diaconato femminile, guidata dall’arcivescovo gesuita Luis Francisco Ladaria Ferrer, segretario della Congregazione per la dottrina della fede, composta da dodici membri, metà uomini e metà donne. Un corposo dossier di studio sul diaconato era già stato approntato dalla Commissione teologica internazionale, Il diaconato: evoluzione e prospettive, pubblicato in Civiltà cattolica (2003) I, 253-336.

L’uso dello strano termine diacone nel presente volume vuole sottolineare il fatto che diakonos è il titolo greco più antico, che rimane in uso per le donne anche dopo la comparsa – tarda – di diakonissa. Se è indubbia l’esistenza delle donne diacone, resta discussa la loro soggettualità ministeriale e il rito liturgico a fondamento del loro statuto (ordinazione? benedizione?).

Chi è favorevole al diaconato permanente delle donne ritiene che «per le parole pronunciate, i gesti compiuti, il luogo e la forma celebrativa pone in esistenza una figura ministeriale (ordinata)» (p. 11 e nota 17). Ci si interroga sulle funzioni e sui compiti peculiari delle diacone e sulle esigenze ecclesiali a cui esse davano risposta. Si studiano i motivi della loro scomparsa, ma si avverte la necessità di ripensare nella Chiesa di oggi – plasmata dalla visione ecclesiologica nuova, non più tridentina, elaborata dal Vaticano II – un ministero femminile di questo tipo (istituito? ordinato?).

Nella lettera apostolica di Giovanni Paolo II Ordinatio sacerdotalis (1994) si sancisce, come dottrina definitive tenenda, l’esclusione delle donne dall’ordinazione sacerdotale. Ma in Lumen gentium 29, secondo vari autori delle relazioni riportate nel volume, il diaconato è riconosciuto come grado ministeriale non sacerdotale. LG 29 afferma che i diaconi sono costituiti «non ad sacerdotium, sed ad ministerium».

In dialogo con la tradizione vivente – che non può limitarsi alla pura riproposizione del dato passato ma che prende in considerazione anche un ripensamento prospettico in linea escatologica e l’attenzione alle mutate condizioni storiche e culturali –, varie relazioni presentate nel volume prospettano percorsi per il riconoscimento di un ministero ordinato che nasce dalla nuova concezione ecclesiologica del Vaticano II e dalla forte emergenza delle soggettualità femminile in tanti campi della vita ecclesiale.

Il criterio della tradizione non va confuso con la pura ripetizione o ripresentazione oggi, in modo immutato, dei compiti dei vari ministeri svolti nel passato. Il criterio pastorale della presenza o eventuale instaurazione di ministeri «sommamente necessari nella vita della Chiesa» (LG 29) di oggi, va tenuto ugualmente presente. «Criteri determinanti» nel discernimento circa i ministeri sono – per Routhier – «l’accoglienza dell’opera dello Spirito nella Chiesa e l’ascolto attento dei bisogni della Chiesa, come pure l’adattamento delle forme antiche alle circostanze presenti» (p. 44). Già in molte Chiese le donne svolgono un ministero a servizio del vangelo, a livello caritativo, di insegnamento, di guida di comunità riunite per la liturgia (senza però la possibilità di un commento autorevole della parola tipica dell’omelia).

La teologa Noceti si augura che con pazienza, prudenza e coraggio nella lettura dei segni dei tempi, l’autorità possa riconoscere la necessità di un ministero ordinato di diacone che sia espressione di una Chiesa in rinnovamento e che vuole venire incontro alle nuove necessità della Chiesa nel tempo presente, valorizzando, al contempo, una soggettività femminile ormai matura e ben formata anche teologicamente.


R. Mela, in SettimanaNews.it 25 giugno 2017