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Fermezza e resistenza
Eberhard Schockenhoff

Fermezza e resistenza

La testimonianza di vita dei martiri

Prezzo di copertina: Euro 24,00 Prezzo scontato: Euro 20,40
Collana: Giornale di teologia 401
ISBN: 978-88-399-3401-7
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 264
Titolo originale: Entschiedenheit und Widerstand. Das Lebenszeugnis der Märtyrer
© 2017

In breve

Il significato della “testimonianza” nella vita della chiesa viene qui rielaborato delineando un concetto nuovo di martirio, svincolato dalla cornice puramente edificante e leggendaria in cui i martiri sono presentati di solito.

Descrizione

I martiri sono più un fenomeno di oggi che un ricordo di ieri. O meglio: in tutti i tempi, incluso il presente, vi sono stati ovunque cristiani che hanno affrontato liberamente la morte per la loro fede o per il loro impegno per la giustizia.
Dall’estrema fermezza di questi testimoni della fede – che disprezzano il dolore e ambiscono alla vita eterna – arriva un segnale inquietante, provocatorio, scomodo per i cristiani “normali”. Che cosa significano i martiri per la vita di una chiesa mondiale e per la testimonianza da rendere al vangelo? È sufficiente porre la propria vita al servizio di una causa per la quale morire? E se uno decide di votarsi al sacrificio volontario, ciò deve per forza avere un senso anche per altri, per la fede e la vita di tutti i cristiani? E, infine: che cosa distingue un martire da un fanatico attentatore kamikaze?
Riandando all’originaria teologia del martirio e prendendo posizione contro un utilizzo inflazionato del concetto, il libro approfondisce questi temi e li mette in relazione con la testimonianza dei tanti martiri contemporanei.

Commento

Che cosa distingue un martire da un fanatico attentatore kamikaze?

Recensioni

«Perché in tutti i tempi ci furono cristiani che accettarono volontariamente la morte per la loro fede?»: è la drammatica domanda che si legge nella Premessa del bel libro Fermezza e resistenza. La testimonianza di vita dei martiri (Queriniana, pp. 258, euro 24,00) che fa subito comprendere il significato di questo lavoro, opera del prete tedesco Eberhard Schokenhoff, docente di teologia morale presso l’Università di Friburgo. In esso il lettore troverà infatti un’attenta analisi del fenomeno del martirio che ha costantemente caratterizzato la storia della Chiesa.
Dopo un capitolo introduttivo, nel quale l’autore si sofferma a delucidare i motivi per cui la figura del martire ci interroga e ci inquieta, troviamo alcune dense pagine dedicate a spiegare l’origine della concezione del martirio nel primo cristianesimo, a partire dal concetto biblico di testimone e dal valore della morte dei martiri come imitazione di Cristo e come guadagno per la Chiesa.
Nella parte centrale del volume l’attenzione del lettore è richiamata su vari aspetti che concorrono a delineare la funzione etica del modello dei martiri: il disprezzo dei dolori corporali e della morte, la serenità interiore, la piena coerenza tra le proprie convinzioni e la vita vissuta, il comportamento coraggioso, la consapevolezza d’immolarsi per amore.
Particolarmente illuminanti risultano alcune riflessioni sul tema della via della virtù come martirio incruento. Molto interessante è il quarto capitolo, nel quale Schokenhoff tratteggia la nuova immagine del martire affermatasi nel XX e XXI secolo, sottolineando in particolare il fatto che nell’epoca contemporanea si ha un importante spostamento del baricentro che comporta l’inclusione, nella figura e nell’esempio del martire, dell’azione nella sfera pubblico-politica, nella quale deve irradiarsi la sua testimonianza.
L’autore dedica il quinto capitolo a delucidare il concetto allargato del martirio nella teologia attuale, mentre nell’ultima parte del volume viene posto l’accento sulla rilevanza della riconoscenza che deve essere nutrita nei confronti del martire. Fra i numerosi motivi che ci spingono a questo, Schokenhoff annovera la chiarezza dell’esempio con il quale i martiri «testimoniano che la speranza cristiana, per quanto essa ispiri la lotta per un mondo migliore, alla fine non si esaurisce nel miglioramento delle situazioni esterne, in questo o quel cambiamento del mondo, ma è orientata a Dio stesso come il massimo compimento dell’uomo».
M. Schoepflin, in Toscana Oggi 15 ottobre 2017