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L'eco dello Spirito
Aristide Fumagalli

L'eco dello Spirito

Teologia della coscienza morale

Prezzo di copertina: Euro 30,00 Prezzo scontato: Euro 25,50
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 158
ISBN: 978-88-399-0458-4
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 464
© 2012, 20182

In breve

La ricerca si snoda in tre parti: nella prima si guarda al processo di decostruzione che la coscienza morale ha subito ad opera della filosofia e della scienza moderne; nella seconda parte si rivisita la tradizione teologica al riguardo (da Paolo ad Agostino, da Tommaso a Lutero…); nella terza parte si propone un’interpretazione critica del concetto. Che, in estrema sintesi, suona così: la coscienza è l’eco dello Spirito divino riflessa dalla libertà umana, l’eco della relazione reciproca fra Dio ed essere umano.

Descrizione

Sin dagli albori della storia, l’uomo avverte dentro di sé, benché non come sua, la «voce della coscienza», che lo sprona o lo frena quando pensa di fare qualcosa, lo accompagna o lo incalza mentre sta facendo qualcosa, lo giudica e soprattutto lo rimprovera dopo aver fatto qualcosa. A chi appartiene la voce della coscienza: a se stessi o ad altri? E se ad altri, forse a Dio? Questa domanda, così antica eppur sempre nuova, così universale eppur così personale, è posta a tema in questo libro, nato dalla sofferta inquietudine e dall’irresistibile fascino che il mistero della coscienza suscita nel campo della teologia morale. Nel confronto critico, attentamente ricostruito, con le più classiche e incisive concezioni elaborate in ambito scientifico, filosofico e teologico, viene proposta un’interpretazione della coscienza morale che, superando la riduzione a una sola delle sue dimensioni, antropologica o teologica, come pure ovviando al loro semplice accostamento, la interpreta come «fenomeno relazionale», dovuto cioè alla relazione tra lo Spirito divino e la libertà umana. La sintonia o distonia della libertà nei confronti dello Spirito è ciò da cui origina il mistero della coscienza morale, la quale può essere meglio compresa come l’eco dello Spirito riflessa dalla libertà.

Recensioni

«Il volume di A. Fumagalli, L’eco dello Spirito. Teologia della coscienza morale, è un vero e proprio trattato sulla coscienza morale, che si distingue per la completezza dell'analisi, la profondità e l'originalità del metodo di approccio adottato. La questione della coscienza, negli anni del post-concilio, non era stata particolarmente considerata. L'intento dell'Autore è quello di restituirle la sua unità originaria, rimettendo nel giusto equilibrio dimensione antropologica e dimensione teologica, ed evitando il rischio di interpretazioni riduttive di carattere monista, così come di letture dissociate di stampo dualista. […] Un testo, questo di Fumagalli, meritatamente inserito nella prestigiosa collana Biblioteca di teologia contemporanea dell'Editrice Queriniana per l'ampiezza e la profondità della trattazione: dopo il testo di Ph. Delhaye, La conscience morale du chrétien (Tournai 1964) nessuno – almeno pare – si era più avventurato in un'impresa di così largo respiro. Ma soprattutto un testo che si distingue per l'accuratezza dell'indagine condotta sul passato (imponente è a tale proposito la documentazione bibliografica della quale l'Autore si è avvalso) e per l'originalità dell'impostazione generale, nonché per le convincenti conclusioni dell'ultima parte. Merito non secondario di Fumagalli è l'avere affrontato una tematica senz'altro complessa, come quella della coscienza morale, non venendo meno alla chiarezza espositiva e con una invidiabile limpidità di linguaggio; pregi che consentono anche a un'opera rigorosamente teologica come questa di poter essere accostata con profitto da un pubblico non necessariamente di soli specialisti».


G. Piana, in Rivista di Teologia Morale 176/4 (2012) 669-677

«A un insegnante di teologia morale capita spesso, anzi sempre più spesso, di sentirsi rivolgere in termini quasi ultimativi la domanda: ma allora la coscienza è voce di Dio o voce dell’uomo? Domanda vecchissima alla quale è stata data ora l’una, ora l’altra delle risposte. Aristide Fumagalli, docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale, riprende nel saggio che presentiamo un dibattito plurisecolare e lo reimposta con intelligenza e accurata sistematicità, non senza aver prima analizzato da un punto di vista storico il pensiero e l’interpretazione di quasi tutti i grandi pensatori dell’Occidente che si sono cimentati con questa domanda, giungendo per altro a conclusioni le più disparate. Il dibattito è ancora attuale e pertinente. Oltretutto serve a mettere ordine sulle vicende storiche e concettuali di una categoria, la coscienza morale, sulla quale gravano tuttora numerosi equivoci che l’Autore riprende e chiarisce con encomiabile precisione ed erudizione storica, filosofica, teologica. Per verificarlo è sufficiente scorrere gli indici dell’opera, leggere le analisi e le ricostruzioni del pensiero di questo o quell’autore dal nome famoso, o più semplicemente controllare citazioni, note e rimandi bibliografici che arricchiscono le tre parti del volume. Dedicate rispettivamente alla Questione, alla Tradizione e all’Interpretazione di quel fenomeno semplice e complesso al tempo stesso, in parte anche misterioso, che siamo soliti indicare con il termine coscienza. […]
Nella terza e ultima parte del saggio, dedicata alla Interpretazione (pp. 321-418), Fumagalli illustra la sua concezione della coscienza morale che lo porta a ridefinirla non secondo la logica della contrapposizione, che è poi la logica della bilancia, per cui quando si alza un piatto, l’altro si abbassa; e nemmeno secondo la logica della giustapposizione, delle parallele che non si incontrano mai; bensì secondo la logica della relazione, dei vasi comunicanti: più si alza il livello di uno, più si alza anche il livello dell’altro. È la logica dell’Incarnazione a partire dalla quale Fumagalli ridefinisce la coscienza morale come "eco dello Spirito" riflessa dalla libertà. Ridefinizione che gli permetterà di avvalersi di una rinnovata intelligenza delle sue caratteristiche e qualità e gli offrirà anzi le migliori indicazioni per una sua formazione più teologica e antropologica insieme».


G. Trentin, in Studia Patavina 59/2 (2012) 523-526