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Passi biblici difficili interpretati in chiave spirituale
Anselm Grün

Passi biblici difficili interpretati in chiave spirituale

Prezzo di copertina: Euro 18,50 Prezzo scontato: Euro 15,73
Collana: Spiritualità 171
ISBN: 978-88-399-3171-9
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 224
Titolo originale: Schwierige Bibelstellen – spirituell erschlossen
© 2016

In breve

La Bibbia è la base del cristianesimo, ma a volte non è per niente facile da capire. Nell’Antico Testamento, e anche nel Nuovo, vi sono dei passi oscuri e difficili che ci provocano e ci irritano o che contraddicono quello che noi riteniamo essenziale. Grün interpreta questi passi difficili in chiave spirituale e ci mostra una cosa importante: lo scopo della Bibbia è sempre quello di aprirci gli occhi e di farci guardare la nostra vita così come essa è intesa da Dio.

Descrizione

La Bibbia, base essenziale del cristianesimo, a volte non è per niente facile da capire. Nell’Antico Testamento, specialmente, vi sono dei passi oscuri e difficili che incutono paura, che rappresentano per noi una provocazione, che ci urtano, ci scandalizzano. Anche nel Nuovo Testamento, però, ci sono pagine che contraddicono quello che noi riteniamo l’essenziale. Si pensi, per esempio, alla costruzione della torre di Babele, o al sacrificio di Isacco, o ai salmi che reclamano vendetta, oppure anche a certi discorsi minacciosi di Gesù o al detto sul peccato contro lo Spirito Santo o all’atteggiamento di Paolo verso le donne. Questi passi alcuni cristiani li saltano a pie’ pari, altri li “addomesticano” smussandone gli angoli ed edulcorandone il retrogusto amaro, di altri ancora piegano l’interpretazione in modo da adattarla alla propria visione delle cose. Eppure, proprio sotto un guscio duro è possibile che si celi un frutto delizioso.
Anselm Grün interpreta quei passi con un approccio personalissimo. Fa suo il motto di sant’Agostino: «Finché sei nemico di te stesso, anche la parola di Dio è tua nemica. Sii amico di te stesso, e allora la parola di Dio sarà in armonia con te». Il benedettino tedesco, autore di autentici best-seller, ingaggia una lotta con i passi “difficili”, li esamina da diversi lati e fa vedere una cosa importante: lo scopo della Bibbia è sempre quello di aprirci gli occhi e di farci guardare la nostra vita come essa è intesa da Dio.

Commento

«Non sempre è possibile interpretare determinati testi difficili dell’Antico e del Nuovo Testamento in modo tale che il lettore di oggi possa prendervi spunto e nutrirsene. È quindi assai positivo che Anselm Grün si incarichi di fare luce. Per aiutare a districare la matassa, egli si focalizza essenzialmente su una interpretazione spirituale: senza negare la complessità teologica di quei passi biblici, Grün distingue i diversi livelli possibili di senso. E così trasforma quelle pagine della Scrittura in punti di partenza per allargare lo sguardo oltre i nostri abituali presupposti. Alla fine, dischiude al lettore una esperienza inaspettata del volto di Dio. Un testo da consigliare a un largo pubblico» (Richard Niedermeier).

Recensioni

«Com’è al tatto questo testo? Che cosa suscita in voi? Se suscita paura o resistenza, non considerate questo fatto, ma chiedetevi: che cosa mi vuol dire questa paura o questa resistenza? Ho paura di me stesso? C’è una resistenza in me verso la vita?» (p. 11). Queste domande iniziali aiutano a inquadrare il volume del noto monaco Anselm Grün, perché consegnano la prospettiva dalla quale leggere cinquanta passi della Bibbia che fanno maggiormente problema al lettore moderno (dal brano della tentazione di Gen 3 all’agnello e il libro con i sigilli di Ap 5). L’A. precisa che, senza saltare la critica storica (che non viene considerata in queste pagine), l’approccio spirituale ai testi permette di comprenderne il senso profondo, perché attiva nel lettore le giuste dinamiche esistenziali.

Nell’interpretare il racconto del diluvio, per esempio, Grün sposta l’attenzione dall’atteggiamento punitivo di Dio alla presa di coscienza dell’intrinseca cattiveria umana: «Se prendiamo questa storia alla lettera, ci irritiamo per l’immagine spietata di Dio. Ma questa è una proiezione infantile delle nostre fantasie apocalittiche su Dio. Il racconto dimostra, invece, che gli esseri umani portano dentro di sé una tendenza all’autodistruzione» (p. 36). Da questa presa di coscienza del “disturbo psichico” che il brano suscita nel lettore, si passa alla soluzione esistenziale/morale che permette di superare le difficoltà: «La storia del diluvio universale vuole essere un’ammonizione affinché noi ci assumiamo la responsabilità della nostra terra e non diamo libero corso all’egoismo e alla malvagità; ma, nello stesso tempo, questa è una storia di speranza» (p. 37).

Il principio-guida dell’analisi di Grün è mutuato da una frase di sant’Agostino: «La parola di Dio è l’avversaria della tua volontà finché tu non diventi l’artefice della tua salvezza. Finché sei nemico di te stesso, anche la parola di Dio è tua nemica. Sii amico di te stesso e anche la parola di Dio sarà in armonia con te».

Si ritrova, dunque, in questo volume il taglio psicologico che caratterizza la riflessione del monaco tedesco, che offre queste riflessioni come risposte alle tante sollecitazioni che ha ricevuto dai suoi lettori: laddove la critica al cristianesimo ha smesso di confrontarsi con la Bibbia e i suoi testi più difficili (violenza, sofferenza, pregiudizio sulle donne, omosessualità ecc.), Grün propone una continua “lotta” con il testo e, in ultima istanza, con i propri limiti.


S. Pinto, in Parole di Vita 1/2017

La Bibbia, base essenziale del cristianesimo, a volte non è per niente facile da capire. Nell'Antico Testamento, specialmente, vi sono dei passi oscuri e difficili che incutono paura, che rappresentano per noi una provocazione, che ci urtano, ci scandalizzano. Anche nel Nuovo Testamento, però, ci sono pagine che contraddicono quello che noi riteniamo l'essenziale. Si pensi, per esempio, alla costruzione della torre di Babele, o al sacrificio di Isacco, o ai salmi che reclamano vendetta, oppure anche a certi discorsi minacciosi di Gesù o al detto sul peccato contro lo Spirito Santo o all'atteggiamento di Paolo verso le donne. Questi passi alcuni cristiani li saltano a pie' pari, altri li “addomesticano" smussandone gli angoli ed edulcorandone il retrogusto amaro, di altri ancora piegano l'interpretazione in modo da adattarla alla propria visione delle cose. Eppure, proprio sotto un guscio duro è possibile che si celi un frutto delizioso.

Anselm Grün interpreta quei passi con un approccio personalissimo. Fa suo il motto di sant'Agostino: «Finché sei nemico di te stesso, anche la parola di Dio è tua nemica. Sii amico di te stesso, e allora la parola di Dio sarà in armonia con te». Il benedettino tedesco, autore di autentici best-seller, ingaggia una lotta con i passi "difficili", li esamina da diversi lati e fa vedere una cosa importante: lo scopo della Bibbia è sempre quello di aprirci gli occhi e di farci guardare la nostra vita come essa è intesa da Dio.


M. Merlina, in Consacrazione e Servizio 5/2016

Che la Scrittura sia a volte difficile, non bisogna farne mistero. Tanto è la Scrittura stessa a dirlo. Riguardo alle lettere di Paolo, la seconda lettera di Pietro riconosce che in esse «vi sono alcuni punti difficili da comprendere» (cf. 2Pt 3,16). Un altro contesto narrativo – fra altri – è quello del funzionario eunuco della regina di Candace che confessa al diacono Filippo la sua difficoltà a comprendere la Scrittura da solo (cf. At 8,30ss.).

Tra ogni testo e i suoi lettori c’è una distanza, la distanza espressiva, la polisignificatività delle parole e dei concetti e anche la distanza temporale. La complessità e la distanza si moltiplicano quando non si tratta di un unico libro con un unico genere letterario, ma si tratta di Scritture, al plurale, qual è la Bibbia (τὰ βιβλία), letteralmente “i libri”.

La Bibbia non è un libro di risposte, tantomeno risposte facili. È un libro di interrogativi, un libro che sollecita e non addormenta la nostra ricerca. L’immagine per raffigurare l’attitudine dinanzi alla Bibbia non è tanto quella della bella giovine che sdraiata sull’amaca è accarezzata esteriormente dal sole ed interiormente dall’illuminazione facile dei concetti. No, l’immagine è piuttosto quella della lotta, della ricerca, di un Giacobbe che lotta con l’angelo sullo stretto dello Iabok. È una fede che cerca la propria intelligenza (fides quaerens intellectum), per utilizzare un'espressione di un altro Anselmo, sant'Anselmo d'Aosta.

È con quest’attitudine che Anselm Grün si dispone nel suo libro Passi biblici difficili interpretati in chiave spirituale edito per la Queriniana, che cura la traduzione italiana di gran parte delle opere del noto monaco benedettino.

Tornando al motivo della lotta, sant’Agostino la motivava così: «La parola di Dio è l’avversaria della tua volontà finché non diventi l’artefice della tua salvezza. Finché sei nemico di te stesso, anche la parola di Dio è tua nemica. Sii amico di te stesso, anche la parola di Dio è tua amica. Sii amico di te stesso, e anche la parola di Dio sarà in armonia con te». Grün segnala il testo latino che è ancora più espressivo: «Esto tibi amicus et concordas cum ipso» e che significa: «se ti comporti da amico con te stesso, se diventi amico di te stesso, diventerai un solo cuore con la parola di Dio. Allora la parola di Dio corrisponde al tuo cuore. Ti mette in contatto con il tuo cuore».

In altri termini, la Bibbia ci è opaca perché siamo opachi a noi stessi. Se comprendiamo la parola comprendiamo noi stessi e viceversa. Da qui il consiglio dell’a.: «Quando leggete un testo e non lo capite, cercate di sentirlo interiormente. Com’è al tatto questo testo? Che cosa suscita in voi? Se suscita paura o resistenza, non considerate questo fatto, ma chiedetevi: che cosa mi vuol dire questa paura o questa resistenza? Ho paura di me stesso? La paura, che questo testo suscita in me, richiama forse la mia attenzione su una ferita del passato, su sensi di colpa rimossi o su tutti i lati d’ombra che io non voglio vedere? C’è una resistenza in me verso la vita?».

L’estraneità del testo mi provoca a familiarizzare con esso e con me stesso. Mette in discussione la mia visione delle cose: è davvero l’unica possibile?

Nel libro degli Atti, dopo la predicazione pentecostale di Pietro, la gente gli chiede: «Che cosa dobbiamo fare?», Pietro risponde: «Convertitevi!» (cf. At 3,27). La conversione non implica solo cambiare modo di vivere, ma come suppone il verbo greco – metanoêite – anche cambiare nous, cambiare mentalità, modo di pensare.

In questa prospettiva il libro dell’a. tratta ben 50 passi difficili o enigmatici della Scrittura. La sua esperienza spirituale da monaco, ma anche la sua profonda cultura psicologica aprono sul testo sacro finestre che gettano luci nuove. In alcuni passaggi si ha l’impressione di una forzatura riconciliatoria del testo, uno sforzo ad ogni costo di farlo parlare all’oggi, agli interrogativi dell’uomo contemporaneo. D’altra parte, l’a. stesso confessa e riconosce nella conclusione del volume che le sue letture sono da intendersi come esemplificazioni e non come assolute.


R. Cheaib, in www.theologhia.com 10/2016

«Vi sono alcuni punti difficili da comprendere», si legge nella Seconda lettera di Pietro (3, 16) a proposito delle Lettere di Paolo. E, ancora, negli Atti degli Apostoli: «Capisci quello che stai leggendo?" (8,30). Non senza una guida, è la risposta: Perché alcuni passi delle Scritture sono controversi, paiono andare contro ogni buon senso e ci producono un rifiuto istintivo. Anselm Grün, monaco benedettino tra i più conosciuti autori di spiritualità, ci conduce passo passo nei testi, con un unico scopo: essere tramite per intelligere Dio.
In Jesus 8/2016

Anselm Grün, monaco benedettino e teologo, è senza dubbio una delle penne più note nel campo degli scritti di spiritualità. Ha pubblicato opere tradotte in numerose lingue e diffuse in milioni di copie, e la sua fortuna è dovuta, tra l’altro, al linguaggio chiaro e semplice con cui sa rendere accessibili anche ai non addetti ai lavori contenuti che di per sé sarebbero fruibili solo da una cerchia ristretta di cultori della materia. Recentemente la Queriniana ha pubblicato due suoi libri. Il primo si intitola Parole che sostengono. Breve introduzione al Credo, ed è una guida alla comprensione della preghiera che costituisce la professione di fede cristiana e che a molti risulta non solo poco chiara, ma addirittura assai distante dalla vita di tutti i giorni. Come afferma l’autore, il saggio si propone soprattutto di incoraggiare quanti sono lontani dal credere, o se ne sono allontanati, «perché tornino a sincerarsi della propria fede e conseguano convintamente una nuova stabilità». Grün analizza le singole proposizioni dogmatiche contenute nel Credo, nella certezza, che è pure una speranza, che per i lettori abbiano un effetto risanante, proteggano il mistero dell’unicità della persona e indichino le vie da percorrere per realizzare positivamente la vita individuale. Le dispute teologiche che furono alla base della sua formulazione, e che a noi oggi possono apparire poco comprensibili, scaturirono, scrive l’autore, dalla volontà dei teologi e dei filosofi che ogni singola parola fosse appropriata a proteggere il mistero di Dio e insieme quello dell’uomo.

Nell’altro volume, recante il titolo Passi biblici difficili. Interpretati in chiave spirituale, il teologo tedesco affronta alcuni brani della Scrittura particolarmente oscuri. Si tratta di parole spesso complicate, ma – afferma l’autore -, «proprio sotto un guscio duro è possibile che si celi un frutto delizioso». Tra i vari passi esaminati ricordiamo, a titolo esemplificativo, la storia della tentazione, il fratricidio, il sacrificio di Abramo, l’uscita dall’Egitto, la sofferenza di Giobbe, il servo inutile, le vergini sagge e le stolte, l’agnello e il libro con i sette sigilli, la porta stretta. Grün vuole considerare sotto diversi aspetti i brani che ha scelto di spiegare e intende dimostrare che lo scopo della Bibbia è sempre quello di aprirci gli occhi e fare in modo che consideriamo la nostra vita secondo l’ottica di Dio.


M. Schoepflin, in Toscana Oggi 31 luglio 2016

La Bibbia è un testo difficile, non soltanto perché molti brani sono di non immediata comprensione, ma perché iniziarne una lettura spirituale implica far emergere resistenze e difficoltà non tanto imputabili al testo stesso, ma prodotte dal lettore, il quale si percepisce distante ed estraneo ai testi medesimi. L’a., facendo proprio il principio dell’ermeneutica agostiniana secondo la quale «fino a quando tu sarai nemico di te stesso, avrai come nemica la parola di Dio» (Discorso 109), invita ciascuno a lasciarsi attraversare da questa Parola, la quale, mettendo in discussione la propria concezione della vita, intende risanarci e porci nuovamente in relazione con il Dio misericordioso e datore della vita.
In Il Regno 10/2016