Disponibile
Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 8. Eucaristia
Andrea Grillo

Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 8. Eucaristia

Azione rituale, forme storiche, essenza sistematica

Prezzo di copertina: Euro 30,00 Prezzo scontato: Euro 28,50
Collana: Grandi opere
ISBN: 978-88-399-2408-7
Formato: 17 x 24
Pagine: 448
© 2019

In breve

Un’opera realmente e coraggiosamente innovativa tanto sul piano intellettuale quanto su quello teologico. Un manuale, la cui gestazione è durata vent’anni, che è frutto di una vasta esperienza di insegnamento e che sarà punto di riferimento imprescindibile negli anni a venire.

Descrizione

Il manuale di Andrea Grillo ripensa la teologia dell’eucaristia in modo profondamente rinnovato. Elabora infatti una sintesi sistematica che si dimostra adeguata all’esperienza del sacramento dischiusa dalla riforma liturgica postconciliare, procedendo a una opportuna revisione delle tradizionali categorie sistematiche di interpretazione dell’eucaristia.
La Prima parte del volume è dedicata allo studio dell’azione rituale del sacramento e ne indaga la forma fondamentale: qui la celebrazione dell’eucaristia risulta luogo di comunione tra Cristo e la chiesa, nella forma sia di una “parola-preghiera” sia di un “pasto-eucaristia”. Una Seconda parte prende sul serio la forma storica della messa, analizzando il divenire delle prassi celebrative in parallelo con le interpretazioni teologiche che ne sono scaturite. Una Terza parte propone una sintesi sistematica che, onde produrre una intelligenza rituale dell’eucaristia, componga e integri le diverse fondi del sapere, del sentire e dell’agire eucaristici.
Ne risulta una panoramica complessiva assai convincente e illuminante, che offre una adeguata “traduzione della tradizione” eucaristica, tenendo conto delle principali novità teoriche presenti nel dibattito contemporaneo a livello sia liturgico, sia storico, sia sistematico.

Recensioni

Il volume di A. Grillo è un manuale che serve ad introdurre lo studente al “fenomeno-eucaristia”. Come l’A. spiega nella Prefazione, il lavoro nasce dall’esigenza di pensare la “forma” del sacramento dell’eucaristia in modo profondamente rinnovato. Sinteticamente tre sono le modalità di approccio al sacramento dell’eucaristia: un approccio sistematico (che ha per tema l’“essenza” dell’eucaristia), un approccio storico (che ha per tema il divenire delle “forme” dell’eucaristia) e un approccio liturgico (che mette a tema l’eucaristia come “azione rituale”). Compito del manuale di Grillo è di far comprendere come si mettono in rapporto queste tre dimensioni della tradizione (cf 15), contro ogni tentativo di riduzionismo sistematico, storico o liturgico. Il quadro epistemologico che regge l’impostazione del manuale «sottopone a considerazione una azione rituale originaria, una interpretazione sistematica del significato e un evolversi storico, parallelo e intrecciato, delle azioni e della loro interpretazione» (25). Si tratta di un intreccio di piani che permette di restituire oggi una “intelligenza della fede” implicata nel (e sostenuta dal) fenomeno eucaristico (cf 25).

Il testo è strutturato in tre parti, precedute da un capitolo sulla questione del metodo. La prima parte è dedicata allo studio dell’azione rituale della celebrazione eucaristica. L’A. non si limita a una semplice esposizione dell’ordo rituale, ma indaga la “forma fondamentale” del sacramento. La seconda parte considera la “forma storica” della celebrazione e il divenire delle forme celebrative e delle interpretazioni sistematiche. Sono presentati i diversi modelli di comprensione dell’eucaristia che si sono susseguiti lungo la storia.

La terza parte è la proposta sistematica. Alla luce dei primi due passi, l’A. offre una adeguata “traduzione della tradizione”, tenendo contro delle principali novità teoriche presenti nel dibattito contemporaneo sia a livello liturgico, sia a livello storico che sistematico. L’A. vuole fornire una “intelligenza della fede eucaristica” che tenga conto non solo della dottrina elaborata in modo sistematico, ma anche della “intelligenza rituale” e della “intelligenza storica”.

Particolarmente significativo è il preludio di carattere metodologico, dal momento che chiarisce l’approccio scelto per il trattato al fine di elaborare una effettiva integrazione tra profilo dogmatico e profilo liturgico, nella consapevolezza che solo una intelligenza rituale e comunitaria (per ritus et preces) rende possibile una adeguata intelligenza eucaristica. Al cuore della proposta teorica del manuale c’è il mutamento della nozione di “forma”. La nozione di “forma” era stata impiegata per indicare la “causa formale” del sacramento dell’eucaristia e connessa alle parole di consacrazione (intese come il luogo esclusivo della formula). Attraverso il concetto nuovo di “forma fondamentale” (Grundgestalt), il modo di concepire il sapere eucaristico viene ripensato in profondità. Non si può parlare soltanto di forma essenziale dell’eucaristia, ma di tre concetti di forma, tutti e tre necessari per dar conto dell’esperienza eucaristica nella vita della Chiesa. Anzitutto va considerata la forma rituale dell’eucaristia; in secondo luogo la forma storica e, solo al termine del percorso, la forma essenziale, capace di riconoscere e valorizzare sia la forma rituale, sia la forma storica dell’eucaristia.

Quello compiuto da Grillo è un percorso/processo di “ristrutturazione del sapere ecclesiale”: «partendo dalla impostazione dogmatica classica, di carattere essenzialmente oggettivo, si vogliono recuperare le ragioni della soggettività sul piano della coscienza storica, per approdare, solo in fondo, alla esperienza intersoggettiva della dimensione rituale, che costituisce il vero accesso immediato all’eucaristia» (49).

Metodologicamente il manuale opera una “inversione” del procedimento di accesso al tema eucaristico. Il punto di partenza, infatti, è la considerazione della forma rituale dell’eucaristia, per includervi poi l’esperienza della forma storica e infine quella della forma essenziale. Interessante è la scelta metodologica. Al primo posto è messo ciò che di solito sta alla fine, ossia la forma rituale, troppo spesso ridotta a mera cornice del sapere “dogmatico”. Si tratta di un ordine del discorso inconsueto che vuole ricostruire l’ordine delle idee e favorire una teologia eucaristica in genere symboli et ritus.

Il manuale di Grillo invita il lettore a una conversione dello sguardo, una conversione che comporta la fuoriuscita da una comprensione meramente disciplinare, cerimoniale e rubricale della liturgica eucaristica, verso il riconoscimento della “funzione docente” alla azione rituale e una “ermeneutica rituale dell’eucaristia”, in cui l’eucaristia appare, contemporaneamente, come corpo di Cristo vero e corpo di Cristo mistico, come sacramento e come Chiesa.


A. Porreca, in Rassegna di Teologia 2/2021, 308-309

Il libro che mancava.

Potrebbe apparire come un esordio eccessivamente encomiastico per la recensione di un volume di teologia eucaristica considerando anche la quantità di studi che sono stati elaborati su questo tema.

In realtà il volume di Andrea Grillo si presenta immediatamente come un testo originale per l’impostazione e per i contenuti. L’obiettivo è detto con chiarezza: impostare una riflessione teologica sull’eucaristia a partire dall’eucaristia senza tradire o rinnegare il suo darsi nelle logiche sacramentali. Se è vero che «la nostra esperienza dipende dalla nostra espressione, che il nostro pensiero eucaristico dipende dal nostro linguaggio eucaristico», allora «per accedere a una tradizione oggettiva/soggettiva dell’eucaristia – che mira a esprimere storicamente il “significato ultimo” del sacramento in quanto oggetto per un soggetto – dobbiamo recuperarne la esperienza intersoggettiva, ossia quella mediazione corporea, lenta, opaca e graduale che abbiamo chiamato culto, sacramento e liturgia» (p. 19). Naturalmente è in gioco il concetto di azione nella quale è implicato il soggetto credente.

La trattazione, come si evince dal sottotitolo del volume, esplora tre ambiti con i quali la tradizione si è confrontata: l’essenza sistematica, oggetto della collaborazione tra teologia e filosofia al fine di chiarire e dimostrare; le forme storiche, indagate con gli strumenti storico-filologici per cogliere le origini e interpretare; la celebrazione, divenuta oggetto di studio anche grazie all’antropologia culturale che ha valorizzato alcune simboliche fondamentali come il pasto, la parola, il raduno. È interessante notare come le spinte antropologiche abbiano giovato a maturare uno sguardo teologico sull’eucaristia meno preoccupato di ricavare soltanto un “concetto”, trascurando ogni implicazione corporea e sensibile, e di onorare semplicemente un “testo”, disattendendo le relazioni che esso accende quando diventa azione viva.

Acutamente il sottotitolo rovescia le priorità ponendo in primo piano la forma rituale, quindi le forme storiche e, infine, l’essenza teologica. L’innovativa riflessione prodotta dal Movimento liturgico sulla forma celebrativa e l’intelligenza rituale dell’eucaristia che scaturisce da Sacrosanctum Concilium impongono una svolta decisiva al modo di trattare i sacramenti e l’eucaristia in particolare: è proprio la forma rituale a provocare una riflessione tradizionale e nuova a un tempo, profonda e rigorosa, che si lascia istruire dal rito celebrato e dal simbolo vissuto per un pensiero teologico che vada oltre la mera formula sistematica e la descrizione storica. Il lato piú apparente della questione diventa quello piú fecondo, la dimensione piú visibile e vivibile è anche quella piú autorevole perché esperita dall’uomo vivente.

Il volume è strutturato secondo le tre prospettive accennate. La prima parte è dedicata all’azione rituale a partire dall’indagine sulla “forma fondamentale” dell’eucaristia. Evidentemente il riferimento al dibattito tra Jungmann e Guardini sulla Grundgestalt dell’eucaristia nel Novecento è ineludibile come, del resto, proprio a partire da questa grande questione, diventa inevitabile l’attenzione alle forme complesse e dinamiche, costituite da linguaggi verbali e non verbali, nelle quali si dà il sacramento (il corpo celebrante, la parola, il pasto, il pregare come atto formale e comunitario). Lo studio dell’ordo missae come «principio immediato di relazione con l’eucaristia in quanto azione rituale» (p. 101) è consequenziale alla riscoperta antropologica e teologica del rito e alla sua valorizzazione in vista di un sapere teologico che ricomponga la frattura tra azione e dogma, messa e eucaristia, sacrificio e sacramento.

La seconda parte analizza le forme storiche del rito della messa e in parallelo le interpretazioni sistematiche. Viene presa in considerazione l’evoluzione della prassi eucaristica a partire dall’epoca antica con la svolta medievale segnata dal manifestarsi di un nuovo approccio tendente a emarginare l’azione rituale e a porre in primo piano la conversione della sostanza fino a rimuovere il significato ecclesiologico dell’eucaristia, la crisi occasionata dalla Riforma protestante e la risposta tridentina volta a salvaguardare la verità della presenza reale sganciandola dalle azioni rituali. Il rinnovamento successivo al Vaticano II, preparato dal cammino novecentesco, ha suscitato una necessaria rilettura della tradizione alla luce del principio basilare dell’actuosa participatio, vale a dire dell’esperienza dell’agire rituale, comune a tutti i battezzati (cf. SC 14). La riforma liturgica voluta dal Concilio è stata anche la riforma della celebrazione eucaristica e, di conseguenza, riforma della teologia eucaristica in vista di un rinnovamento della chiesa e di una nuova autocomprensione della chiesa stessa a partire dall’eucaristia celebrata.

Infine, la sintesi sistematica, non a caso intitolata L’eucaristia e la forma, raccoglie i dati emersi nelle precedenti sezioni per offrire un approfondimento teorico nella linea di una strutturale alleanza tra teologia e antropologia. L’insistenza lungo il percorso sul tema della forma rituale non poteva non trovare una ribattitura sistematica per porre in luce il legame tra i significati dell’eucaristia e la sua forma di azione di grazie e di cena e per ribadire che la ricchezza di significato può essere tratta soltanto da uno sforzo di intelligenza rituale secondo il metodo delineato in SC 48. Ciò comporta una rivisitazione dei temi classici della teologia eucaristica (presenza reale, sacrificio, comunione) che non possono piú essere pensati a prescindere dall’azione celebrativa e dalle sue dinamiche, una rilettura della vita ecclesiale strutturata sull’eucaristia e un maggiore e migliore investimento nell’ars celebrandi per mantenere fede alla natura rituale della liturgia e per servire l’actuosa participatio, diritto e dovere di ogni fedele.

Il volume si conclude con dodici tesi e alcune questioni ancora aperte per rilanciare una nuova teologia eucaristica che onori fino in fondo la complessità dell’azione e non la trascuri relegandola a rappresentazione di una sostanza pensata in precedenza. Il libro, corredato al termine di ogni capitolo da una serie di domande per stimolare la ricerca e da indicazioni bibliografiche per l’approfondimento, è uno strumento prezioso per chi voglia affrontare, soprattutto in ambito accademico, lo studio del “sacramento dell’altare” senza trascurare l’“altare”, ovvero le azioni che vi si compiono.

Il volume di Grillo è un testo che mancava perché copre il vuoto di un’indagine sull’eucaristia che non sia soltanto storico-testuale. Esso, infatti, in modo originale convoca una molteplicità di apporti affinché il mistero eucaristico possa essere conosciuto a partire da quella comunione nell’azione che è stata l’assillo del Movimento liturgico e della riforma conciliare. Tale communio – nome sia di un segmento della ritualità eucaristica di prima importanza, sia del frutto dell’eucaristia – non si dà per intuizione previa o comportamento coerente, ma per un dono che si può soltanto ricevere se la prima parola e la piú qualificata è affidata a una forma che plasma, trasforma e conforma chi la sa abitare.


L. Della Pietra, in Studia Patavina 67 (2020) 3, 547-549

La sacramentalità nella vita della Chiesa è da diverso tempo sotto gli occhi della riflessione ermeneutico-teologica; se ciò accade, ed è realizzato con intelligenza, lo è grazie ad occhi capaci di leggere le domande e i segni dei tempi rivolti alla Teologia e proporre una sistematicità rinnovata, complessa e intelligente. Certamente un dono che alcune menti dedite a questo compito svolgono con particolare acume. Andrea Grillo, docente di Teologia dei Sacramenti e Filosofia della Religione presso l’Ateneo Sant’Anselmo in Roma è tra queste, e realizza ciò donandoci un’opera destinata a segnare un’epoca nella comprehensio eucharistica, nella lettura ecclesiale più piena della Teologia dell’Eucarestia.

Il volume è uno dei frutti più maturi di un rinnovato sguardo teologico sul tema, in cui l’autore, da molti anni ormai, si pone come uno dei più acuti, perspicaci e lungimiranti interpreti, sulla scia di altre illuminanti menti che hanno contribuito a darne fondamento, come Romano Guardini, Joseph A. Jungmann, Salvatore Marsili, Ghislain Lafont, Enrico Mazza, Alceste Catella, Giorgio Bonaccorso e Johannes H. Emminghaus e ai due dichiarati maestri di Grillo a cui è dedicata l’opera, Giampiero Bof e Benno Malfèr.

Questo lavoro è, nella sua ricca e complessa struttura, un vero testo programmatico per la presente e futura elaborazione teologica circa il fenomeno eucaristico, la cui dinamicità e centralità sacramentale nell’ecclesialità dei nostri tempi, necessita vitalmente di una riscoperta profonda della sua incisività nella vita dei credenti, passaggio nevralgico che senza alcun dubbio Grillo aiuta a compiere con non poca energia, profusa in un’elaborazione ventennale, con straordinaria efficacia.

L’esergo dell’introduzione del testo, tratto dal Discorso 272 di Agostino d’Ippona, “Estote quod videtis, accipite quod estis”, “Siate ciò che vedete, ricevete ciò che siete”, aiuta a cogliere in filigrana l’obiettivo del lavoro, atto a cogliere una sintesi efficace di elementi che dicano con occhi rinnovati l’Eucarestia, verso cui la vita ecclesiale e di ogni cristiano è chiamata a convergere. Il fine naturale, non per questo scontato, come si coglie dallo scorrere delle pagine, della vita eucaristica della Chiesa non è semplicemente il solo porsi nel ricevere il Corpo di Cristo, ma essere convocati all’altare come comunità sacerdotale celebrante, Chiesa corpo di Cristo, per rendere evidente, tra le ferite della quotidianità, la “forma visibile del Dio invisibile”.  La struttura del testo aiuta a cogliere ancora di più i tratti originali dell’opera, suddividendo i suoi sedici capitoli in 3 parti, a cui si giunge passando da una utile introduzione e un pregevole preludio metodologico, già evidenziate nel sottotitolo del lavoro.

- L’Eucarestia come azione rituale. Qui Grillo fa muovere i primi passi della sua esposizione da ciò che determina, a suo avviso, l’intelligenza della fede eucaristica per riti e preghiere, determinando così il necessario passaggio ermeneutico da una teologia eucaristica in genere signi et causae ad una teologia eucaristica in genere symboli et ritus. Non compie una classica disamina dell’ordo della messa ma studia la forma fondamentale del sacramento, concetto chiave della novità che rappresenta quest’approccio teologico, indicante il (si cita l’autore) fondamento che esige una forma visibile e vivibile, immanente e contingente, spaziale e temporale, sensibile ed emotiva. Chiarendo questo primo punto del percorso mette a fuoco, tematizzandole, categorie che a suo avviso la tradizione si ferma solo a presupporre: il legame tra rito, parola ed esperienza dell’altro; il pasto, la dipendenza dall’altro e la comunione con esso; il rapporto tra preghiera e rito, analizzando l’anafora e il rito di comunione e, infine, la sequenza rituale dell’ordo missae.

- Storia della prassi e storia della dottrina eucaristica. In questa sezione centrale l’autore tenta efficacemente la lettura della forma storica della messa e delle sue forme celebrative e interpretazioni sistematiche, attraversando modelli che aiutano a correlare la teoria con la prassi eucaristica. Dapprima  traccia le origini, delineando i fatti storici, le pratiche rituali e i significati teologici; giunge poi ai primi secoli e all’elaborazione patristica, con una ricca analisi dei testi; passa poi alla sintesi del Medioevo, contributo teologico, questo, che si imporrà tenacemente alla tradizione successiva, soprattutto nella sua sintesi scolastica e tomista; giunge così a tracciare un ritratto della situazione legata al Concilio di Trento, cogliendo in modo particolarmente efficace le problematiche storico-teologiche che ne focalizzano una particolare centralità nello studio del tema;  giunge poi al Novecento e  al determinante contributo offerto dal Movimento liturgico, anticipato da Guéranger e Rosmini, alla nuova riflessione teologica sull’Eucarestia, evidenziando il formidabile apporto della Sacrosanctum Concilium; infine traccia i passi da compiere ancora nel cammino della piena comprensione e attuazione della riforma liturgica della messa e le sfide poste dal Motu Proprio Summorum Pontificum. Arguta la rilettura “capovolta” della storia dell’Eucarestia proposta nell’ultimo capitolo.

- Sintesi teologica: l’Eucarestia e la forma. Nella terza e ultima sezione si giunge a evidenziare le linee sistematiche, tracciando la nuova Teologia dell’Eucarestia che Grillo costruisce con rigore e metodo. Nel primo capitolo di quest’ultima parte, il dodicesimo, forse quello più incisivo di quest’opera, mette a fuoco la sua concettualizzazione di Forma fondamentale, evidenziandone l’identità e la portata centrale, a confronto con le posizioni di Ratzinger e Caspani, e il suo originale ripensamento dei temi classici riguardanti il sacramento eucaristico, ovvero presenza, sacrificio e comunione. Nel tredicesimo capitolo dà poi una lettura attenta di Lumen Gentium 11 che evidenzia la struttura ministeriale dell’eucarestia e il ruolo della communitas sacerdotalis. Partecipazione attiva, ars celebrandi e la nuova teologia eucaristica sono al centro del quattordicesimo capitolo, a cui segue una pregevole lettura del legame tra Eucarestia e tempo, tra Anno liturgico e Liturgia delle ore. Chiude l’opera una sintesi puntuale che tira le somme di un lavoro robusto e complesso, con l’evidenziazione di alcune questioni aperte riguardanti la vita eucaristica nelle nostre chiese, con una intelligente provocazione sulla comunione eucaristica ecumenica.


G.F. Piccinno, in Theologhia.com 21 luglio 2020

Andrea Grillo est théologien, philosophe et liturgiste. Il enseigne à Saint-Anselme (Rome) et à Padoue depuis vingt ans. Son manuel pour étudiants est aussi un « manifeste » proposé aux enseignants. La nouvelle théologie de l’eucharistie part de l’action liturgique célébrée aujourd’hui (SC 48 : comprendre l’eucharistie per ritus et preces pour favoriser une participation plénière) et de l’expérience croyante de l’Église.

L’A. propose un « voyage en mer » et fournit la carte à ceux qui tenteront l’aventure. Le changement de paradigme s’exprime dans l’architecture de l’ouvrage, structuré en trois parties et seize chapitres : « L’eucharistie comme action rituelle » ; « Histoire de la pratique et Histoire de la doctrine eucharistique » ; « Synthèse théologique : l’eucharistie et la “forme” ».

La forme de l’eucharistie ou « repas du Seigneur » est faite de deux séquences : parole-prière et repas-eucharistie, où rite et parole interagissent. L’action liturgique n’est pas une simple doctrine ou une prescription à observer. C’est une expérience anthropologique et théologique exceptionnelle pour les participants, appelés à une double communion, avec le Christ et avec les frères. Elle nous instruit et nous construit. N’est-ce pas cela le sens plénier de la « participation active » comme l’exprime clairement l’Ordo Missae, analysé en finale (p. 101-131) ?

La seconde partie est un va-et-vient entre histoire des pratiques eucharistiques et histoire des doctrines. L’A. s’inspire de l’adage Lex orandi, lex credendi. Le NT et la première Patristique sont examinés à la lumière des études actuelles, ainsi que les anaphores des premiers siècles. Puis viennent la synthèse médiévale, un « équilibre teinté d’unilatéralisme », la Réforme et la Contre-réforme, et enfin les redécouvertes du Mouvement liturgique et les développements récents, notamment la dualité de rite qui marque l’Église catholique aujourd’hui.

La dernière partie est un effort de synthèse pour articuler, à la lumière du Mystère pascal, les membra disjecta de l’eucharistie. Il s’agit toujours de « Distinguer pour unir ». L’ecclésiologie de Vatican II est centrale : l’Ecclesia n’est-elle pas le « sujet intégral de la célébration » ? La finis omnium officiorum (St Thomas) n’est-elle pas le salut et la croissance du Corps du Christ ? Il s’agit d’un bel effort d’« intelligence rituelle » où le vivre, le parler, le célébrer ne font plus qu’un.

D’autres chantiers se profilent : la situation des divorcés, l’hospitalité eucharistique, l’avenir de la dévotion eucharistique.

L’ouvrage fait preuve de détermination, de pédagogie et de clarté. L’argumentation philosophique et théologique dégage la richesse des ritus et preces eucharistiques. Les textes essentiels sont mis sous les yeux du lecteur, à leur place.


A. Haquin, in Nouvelle Revue Théologique 142/3 (2020) 515

Foi publicado recentemente o novo manual de teologia sistemática sobre Eucaristia do teólogo liturgista Andrea Grillo. Logo na leitura do prefácio, o leitor já pode maravilhar-se com a forma criativa e afetiva com que o Autor escreve. É um manual rico, que teve uma gestação de quase vinte anos. Justamente por isso, é a experiência de uma vida dedicada ao estudo do Movimento Litúrgico, do Concílio Vaticano II e da reforma litúrgica, sem nenhuma nostalgia pelas formas rituais do passado e as diversas celebrações vivenciadas; é um fazer teológico crítico e amadurecido; uma publicação que apresenta uma compreensão radical da renovada ação litúrgica da celebração eucarística e uma profunda revisão das categorias sistemáticas de interpretação da tradição. Os espaços e os encontros com diversas personalidades magistrais do universo teológico-litúrgico levaram Grillo a percorrer o caminho da questão ritual, chegando, em particular, ao rito cristão por excelência, o da eucaristia. Estes percursos e os ensinamentos construíram uma mens de atenção à liturgia, que fez surgir novas exigências de leitura da teologia eucarística.

O texto apresenta-se forte, compreensivo e sintético, apresentando ao estudante o “fenômeno-eucaristia” e, por isso, exigindo uma escolha metodológica.

À sombra da teologia eucarística de Tomás de Aquino, Grillo lança de maneira surpreendente e paradoxal, sendo uma expressão transcurada e esquecida pela teologia sucessiva, a ideia de que a eucaristia não é fim/objeto de todo o dever, mas o fim/interrupção de todos os deveres. Na eucaristia todos os deveres são completos e, juntos, transgredidos e superados. Se a fé é a consciência do primado do dom sobre a obrigação, recuperar essa dinâmica “doada” parece ser hoje o objetivo prioritário de uma teologia da eucaristia. E a experiência da graça de Cristo, que é mais que necessária, não pode ser reduzida à lógica da necessidade. Sendo assim, temos uma lógica mais próxima da poesia do que da ciência.

Além disso, para uma correta perspectiva eucarística, é preciso articular três estilos de reflexão, jamais de modo linear e unidirecional: sobre a essência (Wesen), a forma (Gestalt), e a celebração (Vollzug), respectivamente, numa abordagem sistemática, histórica e litúrgica, que pense de modo simbólico, valorize a linguagem não-verbal e estabeleça uma experiência corpórea e comunitária do sacramento.

A causa do maior desenvolvimento nas duas primeiras linhas de experiência, quase somente “sistemático-disciplinar” e “ascético-moral”, sobretudo no Ocidente católico, tornou muito difícil o reconhecimento daquela que atravessou os dois milênios da história. A polarização entre “objetivo” e “subjetivo”, típica da teoria e da experiência eclesial pós-escolástica, tornou muito difícil não somente teorizar, mas fazer experiência em maneira diversa daquela polarizante. De fato, como afirma Grillo, uma experiência intersubjetiva da eucaristia considera o sacramento como actio sacra, onde Deus e o homem, Cristo e a Igreja agem contemporaneamente e dialogicamente. É justamente isso que as páginas inaugurais do Movimento Litúrgico de Guardini e de Casel atestam precisamente.

Em certo modo, o que este manual tenta apresentar é uma fundamental integração intersubjetiva, ou seja, simbólico-ritual, do saber eucarístico dogmático-disciplinar e ascético-moral. Contudo, é preciso reconhecer que o desenvolvimento da experiência simbólico-ritual da eucaristia requer passagens delicadas e mediações muito finas, requer um trabalhoso reconhecimento de que o sujeito em comunidade seja/torne-se parte do mistério e seja/torne-se corpo de Cristo. Isto pode ser aprendido e vivido somente se for celebrado. É justamente a passagem de um conhecimento mediado exclusivamente pelo conceito, para um conhecimento mediado, antes de tudo, pela ação. Além do mais, uma eucaristia reduzida a seu significado, ou à sua história, ou a seu rito continua a ser uma via de fuga para não se envolver na questão. Desse modo, é plausível o objetivo do manual de evitar este reducionismo teológico. A afirmação “a eucaristia não é mais do que...” esconde sempre uma força que devemos com cuidado evitar.

Ainda, procurando uma tese quase que inédita, Grillo afirma que a passagem de uma teologia eucarística in genere signi et causae a uma teologia eucarística in genere symboli et ritus é um fenômeno mais vasto do que uma simples “nova predileção” pela teologia anterior ao período medieval, procurada por um consistente “retorno aos padres”.

Após toda essa primeira consideração, o teólogo e liturgista explica a estrutura do texto, que se divide em três partes, contendo dezesseis capítulos. A primeira parte se dedica à ação ritual da celebração eucarística, sem reduzi-la à exposição do Ordo ritual, mas indagando a forma fundamental do sacramento. A ação ritual da eucaristia é o lugar de comunhão entre Cristo e a Igreja, na forma de uma “palavra-oração” e de uma “ceia-eucaristia”. A segunda parte trata da forma histórica da missa, em paralelo, com as formas celebrativas e as interpretações sistemáticas. O perfil original da segunda parte è a estrutura relacional entre teoria e práxis eucarística, mesmo sendo apresentada somente pelos grandes modelos. A terceira parte propõe uma síntese sistemática, que conduza a uma inteligênciaritual da eucaristia, compondo e integrando as diversas fontes do nosso saber-sentir-agir eucarístico. À luz dos primeiros dois passos, esta sessão conclusiva não negligencia o desejo de oferecer a “tradução da tradição”, trazendo as principais novidades teóricas presentes no debate contemporâneo.

O primeiro capítulo, por incrível que pareça, é o zero e serve de prelúdio ao caráter metodológico. Falando de uma nova intuição da eucaristia, o Autor considera a insuficiência da teologia eucarística clássica. Assim, a fidelidade à tradição exige tradução da linguagem e da motivação. Podíamos celebrar o sacrifício (missas) sem que a assembleia participasse da comunhão; ou ainda, acreditávamos que era possível acessar o sentido da eucaristia sem qualquer referência ao rito eclesial; e mais, pretendíamos cumprir o rito do sacramento apenas com o intelecto, sem atenção aos sentidos, e com uma grave desatenção ao espaço e ao tempo. O “saber tradicional” não teve a percepção destes paradoxos.

Assim, o primeiro dado a ser considerado era que a releitura da tradição eucarística, por muitos teólogos do último século, procurou passar de uma doutrina estática da eucaristia para uma doutrina dinâmica; de uma teologia abstrata e intelectualista para uma teologia concreta e histórica; de uma rígida separação entre significado teológico e cerimônia ritual a uma estruturação da teologia do rito e à descoberta teológica da ação ritual.

Essas passagens, que há um século foram inauguradas e que ainda hoje não estão concluídas, pressupunham uma série de novas evidências que a cultura e a consciência eclesial tinham descoberto profundamente. Assim, no coração do manual encontramos a mudança da noção de forma.

Considerando a forma ritual da eucaristia, em correspondência ao conceito exterior de forma, é preciso dizer que a forma fundamental da eucaristia é o fundamento que exige uma forma visível e vivível, imanente e contingente, espacial e temporal, sensível e emotiva. Somente assim a inteligência sistemática será capaz de uma verdadeira síntese, de colocar-se no plano sincrônico de relação direta com a verdade, sem esquecer a mediação histórica e corpórea através de onde a Igreja pode e deve reconhecer a experiência imediata do sujeito aberto corporalmente e simbolicamente à verdade.

Entrando agora na primeira parte, composta de quatro capítulos, Grillo faz duas citações que considero serem a chave de abertura e a explicação do todo, a saber: “a categoria central da compreensão cultual do mundo não é o conceito de ser, mas aquele de agir” (R. Schaeffler); “sem dúvida, quando as nossas populações tiverem compreendido o que é a missa e a sentirem não mais como uma ação incompreensível e quase mágica do sacerdote, mas como coisa deles, na qual fazem parte e onde recebem um rica relação de vida espiritual [...], a missa festiva se tornará uma necessidade do espírito, como é, para o corpo, o alimento quotidiano” (G. Lercaro). Assim, a primeira parte é dedicada ao estudo da eucaristia como ação ritual, compreendida como ato de palavra (capítulo 1), ato de alimento (capítulo 2), ato de oração (capítulo 3) e ato de ceia (capítulo 4), em vista de uma apresentação compreensiva como sequência ritual, enquanto experiência de memória, de presença e de advento do Senhor, que doa a sua vida, no meio dos seus, tornando-se sacramentum et exemplum para eles. Desta maneira, a ação ritual, na sua estrutura formal, aparece aos olhos dos cristãos, nesta nova elaboração teórica e prática, como mediação de presença, exercício de memória e abertura ao futuro.

A segunda parte do manual desenvolve a forma histórica do sacramento, justamente porque podemos pensar sistematicamente somente aquilo que foi experimentado na sensibilidade e na práxis. As grandes etapas do desenvolvimento da celebração eucarística são divididas em cinco períodos-chave: a origem (capítulo 5), os primeiros séculos (capítulo 6), a fundamental síntese sistemática medieval (capítulo 7), a síntese moderna (capítulo 8) e a reflexão contemporânea (capítulo 9, 10 e 11). Podíamos observar que cada um desses períodos apresenta linguagens, cultura, perspectivas, práxis e preocupações diversas.

Assim, colher as linhas de continuidade e descontinuidade dentro desse vasto mar em perene movimento é o trabalho da segunda parte do manual. Considerar o devir histórico pode conduzir a uma riqueza sistemática e espiritual. Do capítulo cinco, gostaria de considerar os três autores que Andrea Grillo cita como diversas tradições sobre a última ceia: a tradição testamentária e cultual de Xavier Léon-Dufour, a reconstrução da origem da eucaristia com E. Mazza e uma síntese da pesquisa exegética com J. Jeremias. Os três últimos capítulos desta segunda parte chamam a atenção do leitor e são interessantes seja pelos títulos, seja pelo conteúdo, sobretudo, aquele do fatídico paralelismo ritual de Summorum Pontificum (2007), lançado em três questões: que rito é vigente?; qual a função da Lex orandi?; a reforma de Sacrosanctum Concilium foi necessária ou acessória?

Considero a terceira parte do volume a mais interessante e empolgante. Nela, o Autor propõe uma síntese, com a intenção de oferecer uma inteligência ritual à eucaristia, baseando-se na composição e na integração das diversas fontes do nosso “sentir-agir-querer-saber eucarístico”.

Portanto, o livro é muito valioso, pois, sendo um manual, com características de manual e nomeado como tal, apresenta reflexões lúcidas e inteligentes, com riqueza de argumentos e articulações singulares, trazendo questões novas e oferecendo um campo aberto ao fazer teológico. Com esta preocupação, somos capazes de entender que a tradição eucarística não é um saber conceitual a propósito do sacramento, do sacrifício ou da comunhão.

O primeiro capítulo da terceira parte, o capítulo 12, o mais complexo de toda a obra, tendo em vista a consideração de termos antigos e novos e exigindo outras leituras prévias, volta a atenção para a “forma fundamental” que renovou o significado teológico da eucaristia entre actio sacra e historia salutis, desenvolvendo as temáticas clássicas da eucaristia – presença real, sacrifício e comunhão – descobrindo até que ponto podemos usar as palavras antigas e até onde podemos introduzir novas. Com o conceito de forma, a partir do século XIII, a tradição indicou a considerada “fórmula da consagração”. A forma do sacramento era considerada como a causa que dava sua especificidade. Contemporaneamente, o Oriente identificou a noção de forma com a epiclesi, a invocação do Espírito Santo sobre os dons eucarísticos e a assembleia, não tendo, contudo, influência na tradição ocidental pós-tridentina.

A teoria central em relação à forma fundamental, com suas necessárias articulações, o Autor a colhe do pensamento de R. Guardini e J.A. Jungmann, integrando o rito no fundamento da revelação e da fé, tornando possível uma experiência mais articulada e participada do eucaristia; despotencializando aquela de J. Ratzinger, essencialização e interiorização da experiência racional e não ritual, não a “forma” mas o “fundamento”, e de P. Caspani, lúcido na construção de seu manual, porém preferindo uma orientação mais apologética em relação ao tema da presença real. Procurando deter-nos um pouco mais neste capítulo, vemos que o Autor explica ainda que a primeira aparição da expressão transubstantiatio no magistério acontece não como substantivo, mas com o particípio transubstantinatis (cf. DZ 802; 1652). Assim, transubstanciação não é a formulação do dogma, mas sua explicação. Não define um fim, mas abre uma perspectiva. Com isso, o Concílio Vaticano II não somente mudou a relação entre presença “real” e presença “ritual”, mas descobriu um lado ritual da presença real e um lado real da presença ritual. A presença do Senhor é manifestada de muitos modos, não exigindo simplesmente o ritus servandus de uma fórmula sobre uma matéria da parte de um só ministro, mas a celebração comunitária de uma forma ritual, de uma matéria simbólica e de uma dinâmica eclesial. Portanto, Palavra proclamada e sacramental, oração eucarística articulada e rito de comunhão são compreendidas não a partir de uma presença eucarística, mas de uma sequência ritual qualificante.

Sendo assim, o rito eucarístico não consiste no dizer “isto é” – isto é a explicação do rito, não o rito –, mas consiste no fazer memória-imitação de toda a sequência de ações, que devem ser descritas como comunhão com o corpo no pão e com o sangue no vinho. Não a substância, mas a circunstância é decisiva. Não o ser, mas o tornar-se é o tema. É o “fazei isto” que permite dizer “isto é”, não vice-versa.

Com a centralidade da transubstanciação, considerada como a forma lógica da eucaristia, desapareceu a dimensão sacramental, litúrgica e simbólica. O coração da eucaristia tornou-se um ato de contemplação imediata, não uma ação do processo ritual de mediação; ou seja, passou-se a uma compreensão cerimonial, formal e institucional, perdendo a relação com o significado e com a significação. Esta mudança epistemológica tornou-se, ao longo dos séculos, a causa e o motivo da perda da experiência litúrgica e ritual, substituindo o processo pelo ato e a sequência pelo instante. De fato, segundo o Autor, para expressar a presença real do sacrifício do Senhor, o recurso à linguagem da conversão de toda a substância continua legítimo, possível, recomendável, mas não é em si necessário e, certamente, não suficiente. Destarte, é preciso revisar a noção de transubstanciação para que esta não seja apenas uma explicação intelectual. Depois do tema da presença real, desenvolve-se a questão do sacrifício como dom, para reconsiderar a questão do rito de comunhão. A consistência desta posição não deriva somente de teólogos clássicos, como os citados Gh. Lafont, E. Mazza e G. Colombo, mas é amadurecida também em trabalhos recentes de jovens estudiosos que mostram com finíssima elaboração questões teológicas e filosóficas em torno à eucaristia e à compreensão da “presença real”, como Manuel Belli, Matthieu Rouillé d’Orfeuil, Claudio Ubaldo, Loris dela Pietra e Zeno Carra.

Depois desse substancioso capítulo, o manual considera a articulação ministerial e eclesial da celebração eucarística (capítulo 13), sendo uma das premissas/consequências da participação ativa e da ars celebrandi, o coração da inteligência ritual, como dimensão formal que exige uma urgente e adequada elaboração sistemática (capítulo 14).

A participação ativa determina a ontologia do mistério pascal, não simplesmente a estética do cerimonial eclesial. Assim, o capítulo 15 explora um paralelo interessante entre a celebração eucarística e o tríduo pascal, sendo capaz de oferecer ótimas chaves de leitura para a nova teologia eucarística.

No último capítulo, o autor constrói doze teses, apresentando uma visão compreensiva de todo o manual. De tal modo, damo-nos conta de um fio condutor que atravessou todo o modo de pensar e fazer teologia. Nesta parte, o Autor traz ainda questões de caráter litúrgico, o paradoxo das partículas redondas, consequência individualista da transubstanciação, e o som da sineta, que é um rito no rito, fazendo perder a percepção do grande rito constituído pela sequência anáfora à comunhão. Assim, respeitando a sequência do grande rito podemos compreender e anunciar melhor que “corpo de Cristo” é a Igreja pela mediação do corpo sacramental.

Além disso, algumas questões e devoções em torno da eucaristia aparecem hoje não somente como uma antiga riqueza, mas também como uma nova pobreza. A conclusão do capítulo dá-se com um parágrafo ecumênico, como profecia de unidade da Igreja assumida não apenas como culmen, mas como fons. A comunhão não é somente a relação com o pão e o vinho “convertidos” em corpo e sangue, mas é o efeito intermediário da eucaristia, sendo o dom da graça a unidade da Igreja, a comunhão das “pedras vivas”.

Compreendendo o modo de celebrar, somos capazes de mudar o modo de viver. O corpo de Cristo não é somente um receber, mas um ser. Ser Igreja não è ser uma ciumenta protetora do depósito da fé, mas é vida “em saída” e “em periferia”. Uma cultura da hospitalidade e da acolhida não é o caso-limite de uma consciência eclesial, mas a norma central da celebração eucarística, como toda a tradição eclesial sempre acreditou.

Para tal fim, o Autor afirma que necessitamos não somente de um novo modelo de teologia, mas de um novo modelo de teólogo. É preciso um teólogo de mente aberta, pois um teólogo que tem prazer no pensamento completo e conclusivo é medíocre. O bom teólogo tem o pensamento aberto, isto é incompleto, sempre aberto ao maius de Deus e da verdade, sempre em desenvolvimento. Para realizar isso, a função da teologia da eucaristia é elaborar um saber que, para continuar fiel à plenitude e riqueza da própria história, não deve hesitar em dotar-se de inquietude, incompletude e imaginação.

Por fim, este trabalho precioso para o estudo da teologia da liturgia e da eucaristia merece ocupar as nossas principais bibliotecas e acompanhar nossos melhores e mais abertos teólogos. Como o próprio Andrea Grillo afirma ao início, é o trabalho feito não somente no mundo acadêmico, mas a experiência de uma vida vivenciada diante da eucaristia. Assim, sua relevância está justamente em colocar no centro, em contraste com o que era no passado, a relação profunda entre ação ritual, compreensão eucarística e experiência eclesial. Para concluir, utilizando o estilo do próprio Autor, cito uma frase de Salvatore Marsili que está no prefácio do manual, “a liturgia é uma coisa viva, mas frágil, que morre nas mãos de quem não sabe tratá-la”.


L.F.C. Marques, in Revista Eclesiástica Brasileira vol. 80, n. 315, 1/2020, 190-197

Oggetto del vol. è la tradizione eucaristica latina cattolica romana. Il «fenomeno-eucaristia» è presentato facendo largo e sapiente uso di «dare la parola» a tutti quegli autori di cui, di volta in volta, si parla. Si offre così la possibilità di confrontarsi con le cosiddette fonti vive, fermo restando la necessaria mediazione della sintesi e dell’inevitabile commento a cui lo stesso a. legittimamente non rinuncia. Muovendo dalla Summa theologiae di san Tommaso d’Aquino, per il quale l’eucaristia è definita non come «dovere» ma «fine di tutti i doveri», lo studio dell’a. è un eccellente strumento per comprendere il significato teologico del sacramento dell’altare.
D. Segna, in Il Regno Attualità 12/2020, 351

La collection du «Nouveau cours de théologie systématique» de l' éditeur italien Queriniana s'enrichit désormais de son huitième volume consacré à l'Eucharistie, rédigé par Andrea Grillo, professeur de théologie des sacrements et de philosophie de la religion à l'Athénée Saint-Anselme de Rome et enseignant de liturgie à l'Institut de liturgie pastorale Sainte Justine de Padoue.

Il s'agit d'un manuel qui s'adresse d'abord aux étudiants de liturgie et de théologie sacramentaire, mais destiné à devenir plus largement un ouvrage de référence, de confrontation et de débat pour les théologiens. L'auteur essaie ici de repenser le traité classique De Eucharistia pour proposer une théologie de l'Eucharistie dans une perspective profondément renouvelée.

Grillo s'efforce d'élaborer une synthèse systématique – comme il convient à tout manuel –, mais il veut le faire en tenant compte de l'expérience du sacrement célébré par l'Eglise, selon l'esprit de la réforme liturgique postconciliaire (l'auteur témoigne combien l'expérience des messes auxquelles il a participé tout au long de sa vie, a joué un ròle fondamental dans l'élaboration de sa pensée (cf. p. 6-7). En mème temps, pour poursuivre son dessein, Grillo procède à une révision - tout à fait opportune et nécessaire - des catégories traditionnellement employées par la théologie systématique dans le domaine de l'interprétation du mystère eucharistique.

Ce manuel, dont la gestation a duré plusieurs années, et qui s'avère ètre le fruit de la longue expérience pédagogique de l'auteur, s'inscrit dans le sillage des études des grands protagonistes du Mouvement liturgique et de la réforme liturgique postconciliaire, tels que Romano Guardini, Joseph A. Jungmann, Salvatore Marsili, jusqu'à Ghislain Lafont, Enrico Mazza, Giorgio Bonaccorso et Johannes H. Emminghaus (auteur du volume Die Messe dont Grillo s'inspire avec liberté et originalité pour organiser la matière de son ouvrage).

Le manuel est structuré en dix-sept chapitres, regroupés en trois parties. Dans l'introduction et le prélude à caractère méthodologique qui ouvre la tractation (ch. 0), Grillo pIace sa réflexion théologique sous cette devise : « Traduire la tradition, c'est la tàche de la médiation théologique » (p. 13). Or, si l’on regarde l'histoire de la théologie, on peut aisément noter la présence de trois différentes approches à l'Eucharistie, à savoir une approche systématique, centrée sur la recherche de son essence; une approche historique, centrée sur la fonne de l'Eucharistie; une approche liturgique, centrée sur sa célébration; d'où trois façons d'expliquer l'Eucharistie, selon une cause formelle (tradition scolastique et spéculative), selon ses formes historiques (tradition historico-dogmatique positive), selon sa forme rituelle (tradition liturgico-pastorale; cf. p. 14-16). Pour dépasser cette tripartition toujours exposée au risque de réductions unilatérales, l'auteur voudrait «présenter une intégration intersubjective fondamentale - c'est-à-dire symbolico-rituelle - du savoir eucharistique dogmatico-disciplinaire et ascético-morale» (p. 18), en essayant de relier « les formes de l' expression théologique au sujet de l'Eucharistie avec les formes de l'expérience croyante de la mème Eucharistie » (p. 19).

On peut comprendre alors le sens du sous-titre du volume : «Action rituelle, formes historiques, essence systématique », par lequel l'auteur veut indiquer qu'un manuel consacré à la théologie de l'Eucharistie est censé présenter « une action rituelle originaire, une interprétation systématique de sa signification et une évolution historique, parallèle et entrelacée, des actions et de leur interprétation » (p. 25).

Ainsi, la première partie de l'ouvrage étudie l'Eucharistie comme action rituelle, enracinée dans le corps et dans ses dimensions spatio-temporelles, où le rite, la parole et l'expérience de l'autre jouent un role fondamental (ch. 1), dans le cadre d'un repas qui devient épiphanie de la dépendance de l'autre et de la communion avec l'autre (ch. 2) : l'Eucharistie est donc un lieu de communion qui unit le Christ et son Église, selon la forme d'une parole-prière (anaphore) et d'un repas-Eucharistie (qui atteint son sommet dans le rite de communion; ch. 3-4).

La deuxième partie nous livre un parcours à travers l 'histoire de la pratique et de la doctrine eucharistique (ch. 5-11) : ici l'auteur prend en compte les grands modèles des formes célébratives de l'Eucharistie, qui ont vu le jour au fil des siècles, et les respectives interprétations systématiques qui ont été élaborées, selon une étroite corrélation entre théories et pratiques eucharistiques. Cet itinéraire part du Nouveau Testament, traverse la réflexion des Pères de l'Eglise, analyse la synthèse médiévale, puis la crise de la Réforme et la nouvelle synthèse moderne tridentine et postridentine, pour aboutir à la nouvelle théologie eucharistique élaborée gràce au Mouvement liturgique et au Concile Vatican II, sans oublier l'actualité des «fatigues de la réforme liturgique de la messe et le défi du "parallélisme rituel"» inauguré par Summorum pontificum. « Pas de scandale en constatant que des formes historiques du passé se perdent tandis que des formes nouvelles apparaissent et s'affermissent! » (p. 430).

La troisième partie est consacrée à la synthèse théologique: lorsqu'on cherche à reconnaitre la Grundgestalt, la forme fondamentale de l'Eucharistie, on s'aperçoit de la nécessité de repenser les grands thèmes classiques de la théologie eucharistique, à savoir celui de la présence réelle, du sacrifice et de la communion. Cette réflexion implique aussi une relecture et un questionnement nouveau sur la signification du rite de communion, sur la problématique de la communion aux divorcés remariés, sur l'adoration du Saint-Sacrement (ch. 12). Par la suite, Grillo analyse,la structure ministérielle de l'Eucharistie dans sa relation avec l'Eglise comme communitas sacerdotalis, à la lumière de l'ecclésiologie de Lumen gentium Il (ch. 13). Après avoir traité de la participation active, de l'ars celebrandi (ch. 14), du rapport entre Eucharistie et temps dans l'année liturgique et la liturgie des Heures (ch. 15), l'auteur cIòt son manuel avec un chapitre de synthèse, avec douze thèses récapituiatives pour une nouvelle théoIogie eucharistique et queIques questions ouvertes qui relient strictement certaines positions théologiques problématiques à certaines pratiques, elles aussi problématiques (le paradoxe des hosties rondes ; le son de la clochette pendant la consécration ; la communion eucharistique et l'hospitalité cecuménique, ch. 16).

Dans la succession des chapitres, l'auteur s'efforce donc d'offrir une «traduction de la tradition », en s'appuyant sur les nouvelles acquisitions théoriques du débat théologique contemporain, dans les domaines liturgique, historique et systématique. A ses yeux, il s'agit de dépasser une approche purement intellectualiste et doctrinaliste, positiviste et historiciste, pour développer une collaboration structurelle entre théologie et anthropologie, pour intégrer les différentes sources de notre savoir eucharistique, de notre sentir eucharistique et de notre agir eucharistique (cf. p. 29-30). La théologie d'ailleurs - comme l'a suggéré le pape François - doit assumer le risque de sa propre inquiétude, de son incomplétude et d'une certaine imagination salutaire, pour parvenir à une intelligence renouvelée de l'Eucharistie «d'une manière ecclésialement saine, humainement limpide et spirituellement efficace» (p. 431).

Encore une fois, comme c'est souvent le cas dans ses écrits, Andrea Grillo offre à ses lecteurs une vue d'ensemble sur l' Eucharistie très écIairante, enracinée dans l' expérience célébrative de l'Eglise, attentive à la tradition théologique élaborée pendant les siècIes, qui nécessite toujours une traduction adéquate pour l'aujourd'hui des croyants, dans une dialogue constant, franc, constructif et critique avec Ies nouvelles théories philosophiques, anthropologiques, théologiques, historiques, etc. Si l'ordonnancement traditionnel des traités sur l'Eucharistie met en premier pIan la «forme historique », puis l'analyse de la « cause formelle» et finalement la « forme rituelle », dans les pages de Grillo son choix méthodologique innovateur le pousse à proposer un ordre inusuel, mettant en relief premièrement la dimension rituelle et célébrative (auparavant reléguée à la fin comme appendice pratique du cérémoniaire, comme si la théologie de l'Eucharistie devait ètre purement spéculative, contemplative, théorique, abstraite et donc séparée des actions liturgiques contingentes), ensuite l' évolution historiques des formes célébratives en parallèle avec l'histoire de leurs herméneutiques théologiques qui s' étale sur deux millénaires, avec la succession de plusieurs styles (le style originaire, patristique, médiéval, moderne et contemporain), et dernièrement la synthèse centrée sur la cause formelle, pour offrir au lecteur «une intelligence de la foi eucharistique » fondée sur son « intelligence rituelle » et sur son «intelligence historique» (cf. p. 51-53).

« La liturgie est une réalité vivante, mais fragile; elle meurt dans les mains de ceux qui ne savent pas la manier. La liturgie est une réalité vivante, mais seulement si elle est dynamique, c'est-à-dire tournée vers l'avenir, en sachant que ce dynamisme s'étend entre deux pòles : celui du mystère du salut accompli par le Christ et celui du mème mystère du salut qui doit s'accomplir en nous » : certe phrase de Salvatore Marsili, qu'Andrea Grillo a posée en exergue de son manuel, exprime avec justesse le propos de l'auteur et le sens de l'itinéraire théologique qu'il nous propose.

Nous saluons donc ici une ceuvre novatrice et courageuse, qui fait preuve de l'intelligence théologique de Grillo, de sa liberté d'esprit et de son courage intellectuel : un manuel qui provoquera les théologiens à faire un pas en avant, à prendre position, à remettre en cause certains présupposés ; un manuel qui ne se contente pas de la répétition du déjà vu, du déjà dit et du déjà entendu; un manuel pour lequel l'on vaudrait espérer une traduction en français et qui pourra devenir une référence significative pour les études théologiques des années à venir (comme l'a été jusqu'à maintenant, pour plusieurs générations d'étudiants, le célèbre manuel de Robert Cabié sur l'Eucharistie, au sein de L 'Église en prière édité par Aimé-Georges Martimort).


E. Borsotti, La Maison-Dieu 299 (mars 2020) 179-183

Consigliati