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Il tesoro e la creta
Aristide Fumagalli

Il tesoro e la creta

La sfida sul matrimonio dei cristiani

Prezzo di copertina: Euro 12,00 Prezzo scontato: Euro 10,20
Collana: Giornale di teologia 375
ISBN: 978-88-399-0875-9
Pagine: 176
© 2014, 20142

In breve

Oggi come ieri, la chiesa è incaricata (e preoccupata) di trasmettere intatto il «tesoro» divino e di prendersi cura della fragilità della «creta» umana in cui è deposto (cfr. 2 Cor 4,7). Una volta inquadrato e messo a fuoco il tema, questo saggio avanza prudenti proposte per rispondere alle attuali sfide pastorali riguardanti l’accesso al matrimonio sacramentale, la verifica della sua validità, la cura dei matrimoni falliti e delle nuove unioni dei fedeli divorziati risposati.

Descrizione

Nell’attuale trapasso epocale, in cui il vincolo matrimoniale e i legami familiari sono posti in discussione, non solo di fatto, ma a livello di principio, la chiesa avverte con più urgenza e gravità il mandato di annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, preoccupata di trasmettere intatto il tesoro divino e attenta alla fragilità della creta umana di chi è chiamato a viverlo.
La scansione tripartita del presente studio predispone, in un primo momento, l’inquadratura utile a dirigere lo sguardo all’odierna sfida sul matrimonio dei cristiani, entro l’attuale contesto dell’evangelizzazione e nel dinamismo storico della tradizione.
Lo sviluppo della dottrina tradizionale sul matrimonio promosso dal concilio Vaticano II propizia, nel secondo momento, la messa a fuoco sulla verità del matrimonio indissolubile quale vocazione cristiana, dono di grazia e, insieme, realtà di fede.
La rinnovata visione del matrimonio permette infine, nel terzo momento, l’indicazione di prospettive che, avanzando nel solco della tradizione ecclesiale, sembrano meglio corrispondere alle attuali sfide pastorali riguardanti l’accesso al matrimonio sacramentale, la verifica della sua validità (nullità), la cura dei matrimoni falliti e delle nuove unioni dei fedeli divorziati risposati.

Recensioni

Partendo da quanto ribadito da papa Francesco nel n. 66 dell'esortazione apostolica Evangelii gaudium («La famiglia attraversa una crisi culturale profonda come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società»), il libro di Aristide Fumagalli intende verificare se il matrimonio, come vocazione cristiana, è ancora inteso come dono di grazia e realtà di fede.

Nella prima parte del lavoro indaga sulla crisi del matrimonio richiamando, allo stesso tempo, la tradizione e il magistero conciliare e papale. «Nell'attuale trapasso epocale, in cui il vincolo del matrimonio e i legami familiari sono posti in discussione, non solo di fatto, come già in passato, per la fragilità di uomini e donne, genitori e figli, ma a livello di principio, la chiesa avverte con ancor più urgenza e gravità la responsabilità di insegnare, in quanto maestra, la verità del Vangelo della famiglia, e di assicurare, in quanto madre, la misericordia a coloro cui è chiesto di accoglierlo e viverlo» (p. 5). In un secondo momento mette a fuoco le verità della Scrittura che fondano l'indissolubilità del matrimonio cristiano anche in un contesto come quello attuale dove anche la mentalità del fedele si lascia conformare dal "come fanno tutti": «Nell'attuale congiuntura socio-culturale, le relazioni coniugali e familiari sono vissute in modo sempre più distante non solo dai canoni del matrimonio cristiano, ma anche da quelli del matrimonio naturale così come inteso dalla chiesa, ovvero con carattere di indissolubilità. La variabile peculiare dell'epoca in corso, più che la crisi di fatto dell'indissolubilità, è la messa in questione di quest'ultima in quanto proprietà essenziale dell'amore coniugale. L'indissolubilità è piuttosto concepita come un'eventualità che può o non può capitare, come un evento che giunge dal di fuori, un accidente più o meno felice che sopraggiunge sulla sostanza dell'amore [...]. Rapportata alla natura erotico-sentimentale dell'amore, l'indissolubilità del matrimonio può tutt'al più apparire come un evento estrinseco, quasi indipendente dalla libertà dei coniugi, un destino fatale o un colpo di fortuna riservato a qualcuno» (pp. 80-81).

La parte finale è quella che possiamo definire più sacramentale e aperta anche alle nuove indicazioni di papa Francesco descrivendo attentamente le cause dei matrimoni "feriti" ma, al contempo, l'annuncio ecclesiale della misericordia: «Nell'attuale cultura l'idea dell'amore matrimoniale, con specifico riferimento all'indissolubilità, non coincide con quella della dottrina canonica della chiesa, per la quale l'indissolubilità, quand'anche riguardasse il matrimonio solo naturale, non dipende dalla passione erotico-sentimentale sperimentata dalla coppia, bensì dal loro atto, consapevole e volontario, di stringere un legame per tutta la vita. Per altro verso la cultura sociale dell'amore, introdotta dalla "rivoluzione sessuale" degli anni '60 del secolo scorso e diffusamente operante nel mondo globalizzato, ha declassato l'indissolubilità del matrimonio naturale, da proprietà essenziale a eventualità possibile, ma improbabile. È proprio tenendo conto di questo divario che la disciplina pastorale della chiesa, fedele alla verità del sacramento del matrimonio, ma anche all'attuale condizione dei cristiani che sono chiamati a viverlo, è sfidata ad aggiornarsi, in ordine alla celebrazione valida del matrimonio, alla verifica della eventuale nullità, alla disciplina delle crisi e dei fallimenti matrimoniali» (p. 83). Vale ricordare, allora, che anche per le famiglie cattoliche valgono le parole di san Paolo: «Noi però abbiamo questo tesoro in vasi di creta, affinché appaia che questa straordinaria potenza appartiene a Dio, e non viene da noi» (2Cor 4,7).


E. Esposito, in Asprenas 1-4/2016, vol. 63, 280-281

Il volume ci offre un’ampia riflessione sulla verità cristiana del matrimonio confrontandola con le problematiche attuali inerenti all’instabilità dei legami amorosi e familiari. La sfida pastorale, che costringe la comunità credente a un supplemento di riflessione sui temi dell’amore cristiano, viene affrontata secondo una scansione tripartita con termini che rimandano al vocabolario fotografico: inquadratura, messa a fuoco e prospettive. Nel primo momento, le nuove situazioni di crisi vengono inserite nel contesto dell’impegno missionario di una chiesa «in uscita» (cf. Evangelii gaudium, n. 20), impegnata a meglio corrispondere all’annuncio evangelico sulla famiglia, partendo dal discernimento dell’azione dello Spirito nelle situazioni concrete. Ciò comporta di interpretare la tradizione ecclesiale in termini di sviluppo dinamico, in cui il progresso della riflessione corrisponda a una comprensione sempre piú profonda del mistero rivelato, senza illudersi di trovare soluzioni facendo ricorso agli strumenti del passato. È invece indispensabile assumere come «stella polare della riflessione teologica» la visione rinnovata del matrimonio cristiano cosí come è stata proposta dal Vaticano II e dai documenti magisteriali successivi, ovvero approfondire la relazione tra amore coniugale e amore specificamente cristiano, indagando in cosa consista per i coniugi il riferimento al «come Cristo ha amato la chiesa» (Ef 5,25; cf. Gv 15,12).

Nel secondo momento, l’A. mette a fuoco la verità cristiana del matrimonio sottolineando con forza come l’unione sacramentale sia propriamente donata da Cristo, si attui in lui e per mezzo di lui. L’accento sulla dimensione interpersonale – e non semplicemente legale – dell’indissolubilità del legame coniugale appare come elemento qualificante delle parole di Gesú sul matrimonio e comporta la necessità di un dono di grazia che investa positivamente – perfezionando, confermando e santificando (cf. DH 1799) – la libera disposizione di sé nell’amore. Ciò configura il matrimonio come autentica vocazione cristiana, sequela evangelica e ministero ecclesiale, ma lo rende ancor piú problematico a fronte del modo attuale di intendere i legami amorosi. Su tale questione la chiesa è chiamata a riflettere.

Proprio a ciò è dedicata la terza e piú estesa sezione del libro che illustra prospettive per affrontare le problematiche inerenti alla formazione dei nubendi e ai fallimenti coniugali. Alla comunità cristiana è riconosciuto il compito di una determinazione normativa delle condizioni perché il sacramento possa essere validamente celebrato e l’A. istruisce un interessante paragone con il battesimo degli adulti. Senza illudersi di poter misurare la fede soggettiva, ci si sofferma sulla possibile distanza esistente tra le dichiarazioni formali d’intenti e l’effettiva prassi di vita cristiana, senza la quale la fede battesimale si riduce a un incomprensibile «stato giuridico, efficace per se stesso indipendentemente da ogni adesione liberamente data dal battesimo» (CTI, p. 91). L’argomentazione vuole cosí raccogliere e approfondire i ripetuti inviti di Benedetto XVI a riflettere sul rapporto tra sacramento del matrimonio e fede degli sposi, mettendo in questione la presunzione che «tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ciò stesso sacramento» (CIC, can. 1055, 2).

Proprio la diffusione dell’anomala situazione di «adulti battezzati non credenti» che fanno richiesta di celebrare il matrimonio cristiano suggerisce di istituire forme di accompagnamento graduali e prolungate nel tempo, strutturate come itinerari di fede ispirati al catecumenato, per permettere una solida maturazione di ciò che è solo sinceramente avvertito, aiutando «a distinguere, nell’attuale “Babele amorosa”, i tratti dell’autentico amore cristiano da altre abbaglianti forme di relazione di coppia» (p. 92). Ciò implica anche la possibilità di valorizzare positivamente nella pastorale l’esperienza della convivenza prematrimoniale, intesa come occasione di grazia, luogo di annuncio evangelico e di progressiva maturazione verso la scelta dell’amore coniugale cristiano.

L’A. si interroga, poi, sulla validità/nullità del matrimonio in rapporto alla fede, mettendo in luce come l’attuale normativa canonica risulti inadeguata a valorizzare appieno gli aspetti piú personalistici e soggettivi del matrimonio, insieme alla necessità di meglio precisare che cosa comporti il fatto che la fede – intesa non in senso astratto e formale, ma come prassi coerente di amore cristiano (caritas) – appartenga all’essenza del sacramento. Dando voce a una diffusa convinzione che molti siano oggi i matrimoni celebrati invalidamente per mancanza di consapevolezza, si riconosce la necessità che la competenza giuridico-canonica sui matrimoni falliti sia integrata da quella propriamente pastorale. L’A. propone però un’alternativa secca tra matrimoni sacramentali validi e matrimoni nulli per mancanza di fede, semplice ed elegante come soluzione del problema, ma non indaga la possibilità di un livello intermedio, ovvero la sussistenza di un matrimonio naturale validamente celebrato da persone battezzate non credenti, che cioè non escludano le proprietà essenziali del connubio, come voluto dal Creatore. Questa ipotesi, tutta da vagliare, avrebbe però il pregio di riconoscere la consistenza di un legame che per anni può aver funzionato bene, aver generato ed educato dei figli, e che successivamente può maturare verso la pienezza sacramentale. Nel caso in cui entrasse in crisi e fallisse, potrebbe forse essere oggetto di un’applicazione analogica del privilegio paolino, qualora le nuove nozze manifestassero un ritorno alla fede vissuta fruttuosamente nella chiesa, caso non raro nella vita delle comunità locali e dal quale proviene la richiesta sincera di poter accedere ai sacramenti, nonostante la nuova unione.

Sulla cura dei matrimoni feriti si sofferma l’ultimo capitolo, nel quale si auspica l’elaborazione di una «teologia del fallimento» che permetta un annuncio piú efficace della misericordia divina, insieme al superamento della soluzione attualmente in vigore che prevede la recezione della comunione eucaristica solo per chi interrompe l’intimità sessuale con il nuovo coniuge (cf. Familiaris consortio, n. 84). L’A. analizza con precisione e acume possibili analogie della prassi (dispensa dal celibato per i preti) e soluzioni prospettate da altri teologi (sembra dissentire da B. Petrà, senza citarlo), per approdare a una scelta di tolleranza pastorale verso i divorziati risposati praticanti, affidati alla misericordia del Signore, una volta che si sia riconosciuta la loro buona disposizione a corrispondere alla vocazione cristiana. Si sostiene che essi non debbano essere ammessi a nuove nozze, pena la perdita di significato e rilevanza dell’indissolubilità matrimoniale come è intesa nella chiesa latina, ma non si esclude la possibilità di un riconoscimento ecclesiale della nuova relazione (anche con un rito di benedizione), poiché in essa possono essere presenti alcuni tratti dell’autentico amore cristiano. Inoltre, si prevede la piena ammissione ai sacramenti e all’assunzione di ministeri ecclesiali, dopo un opportuno itinerario penitenziale.

Anche se bisognosa di chiarimenti sul piano dottrinale e nella modalità attuative, si tratta di una proposta degna di attenzione per le risorse pastorali che intende promuovere e le indubbie ricadute positive che potrebbe avere sulla vita di tante famiglie che attendono dalla chiesa l’opportunità di un nuovo inizio.


G. Del Missier, in Studia Patavina 63 (1/2016) 232-235

Uno sguardo realista e appassionato sulla realtà matrimoniale del nostro tempo, la scelta tematica del Sinodo degli anni 2014 e 2015, il dibattito voluto e promosso da papa Francesco nella Chiesa sulle questioni legate alla coniugalità hanno collocato il tema della famiglia al centro dell'interesse della comunità credente. Anche se spesso la divulgazione ha colto ben poco della posta in gioco, talvolta strumentalizzando le posizioni degli uni contro quelle degli altri e rileggendo tutto in categorie di potere e di influenza, la discussione sul matrimonio e sulla famiglia è nata e si è sviluppata all'interno di coordinate teologiche e pastorali molto precise. Non a caso, tra gli interpreti più rilevanti di questo scambio vi sono Walter Kasper e Joseph Ratzinger, sulla cui autorevolezza teologica nessuno avanzerebbe dubbi. In questo senso, il volume di Aristide Fumagalli è un testo prezioso per leggere, alla luce di una fede incarnata nella storia, i fenomeni culturali e religiosi che stanno attraversando la nostra società e che interpellano i cristiani in modo profondo, forse addirittura inedito rispetto al passato.

Fumagalli, docente di teologia morale presso la Facoltà teologica dell'Italia settentrionale, l'Istituto superiore di scienze religiose e il Seminario arcivescovile di Milano, struttura il suo saggio a partire da una consapevolezza di fondo: la Chiesa, ogni volta che è emersa una questione etica, ha sempre cercato una via al di là del rigorismo e del lassismo, in forza dell'autorità di legare e sciogliere conferita dal Signore. Tale atteggiamento è propriamente ciò che è richiesto per leggere la situazione che si presenta ai cristiani di oggi: «Lungi dal fissarsi in un rigore dottrinale che esclude a priori ogni nuovo adattamento pastorale, come pure dal cedere ad un lassismo pastorale che dimentichi la dottrina tradizionale, la chiesa è oggi nuovamente sfidata a intraprendere la via che, nella continuità della tradizione, sappia incedere pastoralmente a partire dal punto in cui lo Spirito l'ha recentemente condotta nella comprensione dottrinale della verità dell'amore matrimoniale, e di lì determinare la conferma o l'eventuale modifica della disciplina pastorale» (pp. 36-37). È questo, in definitiva, il motivo ultimo che spinge i credenti di ogni generazione ad accettare come sfide (come sottolinea il titolo del libro) quelle che sono trasformazioni epocali nella comprensione di alcuni dati, anche secolari, della tradizione e della prassi della Chiesa. Interrogarsi sulla disciplina cristiana, ed eventualmente ripensarla, non è quindi una resa alla cultura del tempo, o addirittura il tradimento di un deposito intangibile, ma, al contrario, una necessità intrinseca della stessa parádosis della fede.

Il volume si struttura in tre parti. Nella prima (Inquadratura), l'A. colloca gli interrogativi relativi al matrimonio nell'alveo di una rinnovata attenzione pastorale, al di fuori del quale essi perderebbero gran parte del loro significato. Accanto ad un'analisi teologico-fondamentale sul dinamismo della tradizione, l'A. si sofferma esplicitamente su alcuni testi del Vaticano II come imprescindibile bussola per il nostro tempo, e rilegge, alla luce del dettato conciliare, anche la riflessione del magistero successivo, in modo particolare quello di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Colpisce, ed e certamente merito di Fumagalli che li ha riportati alla luce, la lucidità dei numerosi interventi del papa emerito, tra i primi autori a prendere atto con intelligenza ecclesiale che andava posta una "questione matrimoniale" con cui interrogare la riflessione eminentemente teologica. In particolare, un passaggio di questa sezione è imprescindibile per qualsivoglia giudizio di merito si possa avere sull'argomento: «L'attuale crisi dei matrimoni sacramentali non ha peraltro nella loro instabilità, certo maggiore che in passato, il criterio di giudizio, per lo meno il criterio di giudizio cristiano. Quest'ultimo non dipende dal solo fatto che i due coniugi permangano insieme, ma si fonda sulla qualità cristiana della loro relazione, ovvero sul loro amarsi così come Cristo, per mezzo del sacramento, consente ed esige che essi si amino. L'odierna instabilità, come pure la precedente stabilità dei matrimoni, sono un indice sociologico che descrive un fenomeno, ma ancora non ne spiega la causa. Da che cosa dipendeva la maggiore stabilità dei matrimoni del passato? Da una maggior corrispondenza delle coppie alla grazia del sacramento? Se così fosse stato, il raffronto tra la qualità delle relazioni tra marito e moglie e tra genitori e figli vissute in passato e al presente dovrebbe mostrare il più alto grado di amore cristiano dei matrimoni di un tempo. [...] Si può, tuttavia, negare che nei matrimoni del passato il rapporto tra i coniugi sia stato spesso vissuto con l'uno - il marito - in posizione di dominio sull'altro - la donna?» (pp. 18- 19).

Nella seconda sezione (Messa a fuoco), il teologo milanese richiama la comprensione cristiana del matrimonio, offrendo una rilettura del dato biblico vetero- e neo testamentario e mostrando come la Chiesa abbia autenticamente interpretato nei secoli la verità e la dignità di una peculiare vocazione battesimale.

Nel terzo momento (Prospettive), il più ampio e complesso, l'A. prende in considerazione svariati temi legati al sacramento del matrimonio nel tentativo di problematizzare lo status quaestionis della disciplina cattolica e, nello stesso tempo, suggerendo alcuni sentieri di superamento. Si tratta di una sezione particolarmente feconda sia perché si offre una lettura accessibile anche ai non addetti ai lavori delle complesse questioni che l'A. solleva, sia perché Fumagalli riesce in poche pagine a non sottrarsi ad alcuna domanda spinosa: il rapporto tra fede battesimale e matrimonio sacramentale; la validità e la nullità del matrimonio; la cura dei matrimoni feriti; l'indissolubilità e l'eventuale fallimento del matrimonio; l'esclusione di nuove nozze sacramentali; l'ammissione ai sacramenti e il riconoscimento ecclesiale delle nuove unioni. La questione chiave che si presenta alla Chiesa di oggi è il ripensamento del rapporto tra la fede personale dei nubendi e il matrimonio sacramentale: «Lo scarto tra la dottrina conciliare della chiesa circa il sacramento del matrimonio e la diffusa crisi dei matrimoni cristiani sollecita a fuoriuscire da una comprensione acritica del principio canonico secondo il quale "tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ciò stesso sacramento" (CIC can 1055 § 2)» (p. 87).

Il volume di Fumagalli, lungi dall'imporre risposte definitive ed affrettate, è piuttosto un equilibrato invito alla riflessione che riesce a coniugare con efficacia il rigore dell'analisi teologica con la passione della prossimità alle situazioni di fragilità e di fatica relazionale. Il risultato è uno studio agile, irrinunciabile per chi opera nella formazione dei fidanzati o nei consultori familiari, ma anche per tutti coloro che vogliano mettere a fuoco con strumenti adeguati il quadro di comprensione della famiglia nel panorama odierno senza cedere a facili nostalgie o a scorciatoie non veritiere.


E. Brancozzi, in Firmana 2/2015, 131-133

Uno sguardo realista e appassionato sulla realtà matrimoniale del nostro tempo, la scelta tematica del Sinodo degli anni 2014 e 2015, il dibattito voluto e promosso da papa Francesco nella Chiesa sulle questioni legate alla coniugalità hanno collocato il tema della famiglia al centro dell’interesse della comunità credente. Anche se spesso la divulgazione ha colto ben poco della posta in gioco, talvolta strumentalizzando le posizioni degli uni contro quelle degli altri e rileggendo tutto in categorie di potere e di influenza, la discussione sul matrimonio e sulla famiglia è nata e si è sviluppata all’interno di coordinate teologiche e pastorali molto precise. Non a caso, tra gli interpreti più rilevanti di questo scambio vi sono W. Kasper e J. Ratzinger, sulla cui autorevolezza teologica nessuno avanzerebbe dubbi. In questo senso, il volume di Fumagalli è un testo prezioso per leggere, alla luce di una fede incarnata nella storia, i fenomeni culturali e religiosi che stanno attraversando la nostra società e che interpellano i cristiani in modo profondo, forse addirittura inedito rispetto al passato.

Fumagalli struttura il suo saggio a partire da una consapevolezza di fondo: la Chiesa, ogni volta che è emersa una questione etica, ha sempre cercato una via al di là del rigorismo e del lassismo, in forza dell’autorità di legare e sciogliere conferita dal Signore. Tale atteggiamento è propriamente ciò che è richiesto per leggere la situazione che si presenta ai cristiani di oggi: «Lungi dal fissarsi in un rigore dottrinale che esclude a priori ogni nuovo adattamento pastorale, come pure dal cedere a un lassismo pastorale che dimentichi la dottrina tradizionale, la chiesa è oggi nuovamente sfidata a intraprendere la via che, nella continuità della tradizione, sappia incedere pastoralmente a partire dal punto in cui lo Spirito l’ha recentemente condotta nella comprensione dottrinale della verità dell’amore matrimoniale, e di lì determinare la conferma o l’eventuale modifica della disciplina pastorale» (36-37). È questo, in definitiva, il motivo ultimo che spinge i credenti di ogni generazione ad accettare come sfide (come sottolinea il titolo del libro) quelle che sono trasformazioni epocali nella comprensione di alcuni dati, anche secolari, della tradizione e della prassi della Chiesa. Interrogarsi sulla disciplina cristiana, ed eventualmente ripensarla, non è quindi una resa alla cultura del tempo, o addirittura il tradimento di un deposito intangibile, ma, al contrario, una necessità intrinseca della stessa parádosis della fede.

Il volume si struttura in tre parti. Nella prima (Inquadratura), l’A. colloca gli interrogativi relativi al matrimonio nell’alveo di una rinnovata attenzione pastorale, al di fuori del quale essi perderebbero gran parte del loro significato. Accanto a un’analisi teologico-fondamentale sul dinamismo della tradizione, l’A. si sofferma esplicitamente su alcuni testi del Vaticano II come imprescindibile bussola per il nostro tempo, e rilegge, alla luce del dettato conciliare, anche la riflessione del magistero successivo, in modo particolare quello di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. Colpisce, ed è certamente merito di Fumagalli che li ha riportati alla luce, la lucidità dei numerosi interventi del papa emerito, tra i primi autori a prendere atto con intelligenza ecclesiale che andava posta una “questione matrimoniale” con cui interrogare la riflessione eminentemente teologica. In particolare, un passaggio di questa sezione è imprescindibile per qualsivoglia giudizio di merito si possa avere sull’argomento: «L’attuale crisi dei matrimoni sacramentali non ha peraltro nella loro instabilità, certo maggiore che in passato, il criterio di giudizio, per lo meno il criterio di giudizio cristiano. Quest’ultimo non dipende dal solo fatto che i due coniugi permangano insieme, ma si fonda sulla qualità cristiana della loro relazione, ovvero sul loro amarsi così come Cristo, per mezzo del sacramento, consente ed esige che essi si amino. L’odierna instabilità, come pure la precedente stabilità dei matrimoni, sono un indice sociologico che descrive un fenomeno, ma ancora non ne spiega la causa. Da che cosa dipendeva la maggiore stabilità dei matrimoni del passato? Da una maggior corrispondenza delle coppie alla grazia del sacramento? Se così fosse stato, il raffronto tra la qualità delle relazioni tra marito e moglie e tra genitori e figli vissute in passato e al presente dovrebbe mostrare il più alto grado di amore cristiano dei matrimoni di un tempo. […] Si può, tuttavia, negare che nei matrimoni del passato il rapporto tra i coniugi sia stato spesso vissuto con l’uno – il marito – in posizione di dominio sull’altro – la donna?» (18-19). Nella seconda sezione (Messa a fuoco), il teologo milanese richiama la comprensione cristiana del matrimonio, offrendo una rilettura del dato biblico vetero e neotestamentario e mostrando come la Chiesa abbia autenticamente interpretato nei secoli la verità e la dignità di una peculiare vocazione battesimale.

Nel terzo momento (Prospettive), il più ampio e complesso, l’A. prende in considerazione svariati temi legati al sacramento del matrimonio nel tentativo di problematizzare lo status quaestionis della disciplina cattolica e, nello stesso tempo, suggerendo alcuni sentieri di superamento. Si tratta di una sezione particolarmente feconda sia perché si offre una lettura accessibile anche ai non addetti ai lavori delle complesse questioni che l’A. solleva, sia perché Fumagalli riesce in poche pagine a non sottrarsi ad alcuna domanda spinosa: il rapporto tra fede battesimale e matrimonio sacramentale; la validità e la nullità del matrimonio; la cura dei matrimoni feriti; l’indissolubilità e l’eventuale fallimento del matrimonio; l’esclusione di nuove nozze sacramentali; l’ammissione ai sacramenti e il riconoscimento ecclesiale delle nuove unioni. La questione chiave che si presenta alla Chiesa di oggi è il ripensamento del rapporto tra la fede personale dei nubendi e il matrimonio sacramentale: «Lo scarto tra la dottrina conciliare della chiesa circa il sacramento del matrimonio e la diffusa crisi dei matrimoni cristiani sollecita a fuoriuscire da una comprensione acritica del principio canonico secondo il quale “tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ciò stesso sacramento” (CIC, can 1055 § 2)» (87).

Il volume di Fumagalli, lungi dall’imporre risposte definitive ed affrettate, è piuttosto un equilibrato invito alla riflessione che riesce a coniugare con efficacia il rigore dell’analisi teologica con la passione della prossimità alle situazioni di fragilità e di fatica relazionale. Il risultato è uno studio agile, irrinunciabile per chi opera nella formazione dei fidanzati o nei consultori familiari, ma anche per tutti coloro che vogliano mettere a fuoco con strumenti adeguati il quadro di comprensione della famiglia nel panorama odierno senza cedere a facili nostalgie o a scorciatoie non veritiere.


E. Brancozzi, in Rassegna di Teologia 56 (4/2015) 691-693

Il presente saggio parte dall’evidente constatazione che nella cultura e nella prassi del mondo occidentale di oggi il vincolo matrimoniale e i legami familiari non sono più percepiti come un «tesoro» prezioso da custodire fedelmente, ma sono messi in discussione o addirittura negati come un ideale impossibile e un peso che nessuno riesce a portare.
Il «vaso d'argilla», cui si richiama il titolo, alludendo a 2Cor 4,7, è l'attuale contesto sociologico e culturale, che nella sua fragilità, non sembra più capace di mantenere intatto e di trasmettere il tesoro della visione cristiana del matrimonio, come patto tra uomo e donna, in cui si riflette il patto d'amore gratuito che Dio ha voluto stringere con l'umanità. Ciò fa sì che le attuali sfide pastorali sulla famiglia non sono risolvibili solo cercando nel passato dottrinale e disciplinare una risposta alle domande attuali. Oggi è necessaria una verifica delle soluzioni passate in rapporto al presente, studiando il loro possibile sviluppo in obbedienza a ciò che lo Spirito va oggi dicendo alla Chiesa, attraverso i segni dei tempi.
Il saggio di don Fumagalli è strutturato in tre parti. Nella prima l'autore ricostruisce l'attuale crisi dei matrimoni cristiani, collocandola nel più ampio orizzonte della nuova evangelizzazione. La sfida pastorale che tale crisi pone alla chiesa è ineludibile ed è la posta in gioco da cui dipende anche il buon esito di ogni sforzo per annunciare la «buona notizia» che Gesù è venuto ad annunciare agli uomini di tutti i tempi. In tal senso è indispensabile il magistero del Vaticano II che nella Costituzione Gaudium et spes, n. 48 ha dato un forte impulso al rinnovamento teologico e canonistico e anche alla visione cristiana del matrimonio. A questo rinnovamento l'autore dedica tutta la seconda parte del saggio.
Nella terza parte Fumagalli indica alcune prospettive che da una parte si mantengono nel solco della tradizione, ma dall'altra cercano di puntualizzare alcuni aspetti critici, come la preparazione e l'accesso al matrimonio sacramento da parte di persone battezzate ma non più credenti o tali solo in apparenza. Lo scarto tra la dottrina conciliare della chiesa circa il sacramento del matrimonio e la diffusa crisi dei matrimoni sollecita a ripensare criticamente il principio canonico secondo il quale «tra i battezzati non può sussistere un valido contratto matrimoniale che non sia per ciò stesso sacramento» (CIC can. 1055, § 2). Il presupposto implicito, ma decisivo, del sopracitato principio canonico è che i battezzati contraenti il matrimonio abbiano corrisposto alle condizioni richieste come necessarie per la valida celebrazione del loro battesimo. Tenendo conto di queste condizioni, l'accesso al matrimonio sacramentale richiede ai nubendi una sufficiente vitalità della fede battesimale, la quale dovrebbe essere più adeguatamente veriticata e potrebbe meglio maturare mediante un itinerario disteso e graduale, ispirato ai momenti del catecumenato battesimale. I fallimenti matrimoniali non sono certo un problema solo di oggi: nessuna coppia può dirsi assolutamente al riparo dalla prova e dal fallimento. Ma l'annuncio della misericordia rispetto al fallimento dei matrimoni, riproposta con insistenza negli ultimi tempi e da vari pronunciamenti ecclesiali, soprattutto con l'indizione di due sinodi sulla famiglia per opera di papa Francesco, invita a riprendere con coraggio la questione del matrimonio sacramento con l'audacia e la speranza che il presente saggio dimostra di avere.
Anche se le seconde nozze dei divorziati non possono avere una dimensione sacramentale vera e propria, tuttavia - come dice l'autore -, la loro unione potrebbe essere intesa nel senso di quella sacramentalità naturale che Dio stesso ha impresso nel rapporto tra uomo e donna, creandoli a sua immagine e somiglianza.


L. Dal Lago, in CredereOggi 205 (1/2015) 133-134

Aristide Fumagalli pertenece a la diócesis de Milán y es profesor en la Facultad de Teología de Italia Septentrional. Ha escrita una obra relativamente breve sobre las cuestiones que atañen al matrimonio cristiano en la época actual. El título del libro: "Il tesoro e la creta (El tesoro y el barro)" alude a l Co 4,7 y quiere expresar el valor y la fragilidad del matrimonio cristiano. El texto tiene tres partes. La primera describe el contexto, o cuadro general, en el que se manifiestan los problemas a nivel pastoral, se exponen brevemente datos de la Tradición, y se detiene en constatar los elementos de interés sobre el matrimonio que aparecen en los documentos del Magisterio reciente: Gaudium et spes, Humanae vitae, Familiaris consortio, Deus caritas est. La segunda parte indica los puntos que actualmente se presentan como desafíos al matrimonio cristiano: Las palabras de Jesús en los Sinópticos condenando el divorcio, la indisolubilidad, el matrimonio cristiano como vocación, don de gracia y realidad de fe, a realizarse en un contexto social y cultural en el que la simple convivencia y el divorcio son derechos del individuo. En la tercera parte el Autor señala orientaciones y perspectivas para realizar el matrimonio cristiano hoy intentando superar las dificultades que se presentan. Emergen las siguientes cuestiones: La relación entre la fe y la admisión al sacramento del matrimonio, validez y nulidad de la celebración, el fracaso de la convivencia, la separación, los divorciados vueltos a casar, su pertenencia a la Iglesia y la admisión a los sacramentos. En el texto aparecen los problemas del matrimonio cristiano hoy y las líneas en las que se intenta superarlos. La obra ofrece una síntesis con consistencia teológica, claridad y agilidad en la exposición, y está orientada según una adecuada atención a la Tradición y una decidida apertura pastoral. Por ello el texto es, sin duda, recomendable y será útil para quien quiera informarse y orientarse sobre la realización actual del matrimonio cristiano, los problemas existentes y los intentos de su superación.


J.M. Millás, in Actualidad Bibliografica 2/2015, 227

Dopo la messa a fuoco della dottrina tradizionale sul matrimonio e l'indissolubilità matrimoniale, il testo affronta la questione pastorale dei divorziati. Qui si afferma in particolare il valore o il primato della coscienza alla cui luce si evidenzia la possibilità di una riammissione ai sacramenti a seguito di un «dialogo pastorale quale luogo di discernimento autenticamente ecclesiale, ove, cioè, i dettami della coscienza personale vengono sottoposti al vaglio e alla conferma della chiesa» (p. 150). L'autore è attento a segnalare alcuni criteri tesi a riconoscere la serietà con coi i divorziati risposati esprimono la volontà di vivere nella carità di Cristo la nuova unione, offrendo alla chiesa il modo di apprezzare la sincerità di chi chiede al Signore il perdono per il legame infranto e la grazia di un nuovo inizio.


O. Svanera, in Credere Oggi 209 (5/2015) 129

Poco antes del Sínodo extraordinario apareció en italiano el libro del sacerdote, doctor en teología moral por la Universidad Gregoriana y profesor de teología moral de la Facultad de Teología de Italia Septentrional, Aristide Fumagalli (1962) Il tesoro e la Creta. La sfida sul matrimonio dei cristiani. El objetivo de estas páginas se sitúa en la linea del documento preparatorio del sínodo que nos invitó a considerar el «debilitamiento o el abandono de la fe en la sacramentalidad del matrimonio». […] El capítulo más largo y sugerente del libro es el dedicado al cuidado de los matrimonios heridos. El matrimonio es un «tesoro en vasijas de barro» (2 Cor 4,7) que puede romperse, que puede equivocarse. La necesidad de la misericordia ha inspirado el magisterio católico desde la exhortación postsinodal Familiaris consortio. Sin embargo, el matrimonio rato y consumado no puede ser disuelto por ningún poder humano ni por ninguna otra razón que la muerte. La Iglesia no tiene poder para disolver un matrimonio rato y consumado ni, como consecuencia, admitir a los divorciados un nuevo sacramento del matrimonio con otra persona. Hay una incapacidad para reconocer la nueva unión como sacramento de los divorciados vueltos a casar. La principal razón dada por el Magisterio de la Iglesia de no admitir a la comunión eucarística divorciado y vuelto a casar es que «su estado y su condición de vida contradicen objetivamente esa unión de amor entre Cristo y la Iglesia significada y actualizada en la Eucaristia» (FC 84). Varias razones de fondo se exponen en el libro que matizan y cuestionan este planteamiento. Lo primero y más esencial, por tanto, no es la condición subjetiva del individuo divorciado vuelto a casar sino una consideración objetiva, la importancia pública de su situación. Si la razón es más un canon o ser testigo de la Iglesia más que un asunto moral o pecado personal, la cuestión que tenemos que abordar es la misericordia de una disciplina en razón de una objetividad doctrinal que excluye la comunión sacramental con Cristo. La segunda razón es el incremento del número de católicos que por la irregularidad de su situación no son admitidos a los sacramentos. La vida cristiana no se puede reducir a la vida sacramental pero no podemos relativizarla dado que es la fuente y cumbre de la vida cristiana. Una tercera razón es que así muchos niños y jóvenes no verán nunca acercarse a sus padres a los sacramentos haciendo así muy difícil la transmisión de la fe a través de la familia. Una cuarta razón es que puesto el acceso a los sacramentos no puede ser fruto sólo de una decisión de la conciencia personal de los divorciados vueltos a casar, si dicha decisión ha sido evaluada en un diálogo pastoral y ha sido confirmada después de un discernimiento eclesial, quizás en esos casos pudiera aceptarse. En todo caso, aunque la nueva unión no pueda tener el carácter propio del sacramento del matrimonio, si parece necesario establecer una forma de reconocimiento eclesial en algunas ocasiones que exprese la confianza en un Dios «rico en misericordia» (Ef 2,4). Confiando el nuevo matrimonio no sacramental a la misericordia y la benevolencia de Dios, la Iglesia, se evitaría ese tipo de ambigüedad de la disciplina que, por un lado, exige la atención pastoral «cercana y maternal» a los nuevos casados y, por otro lado, sigue calificándolos como «situaciones matrimoniales irregulares». Los fieles en la Iglesia como sujetos activos, no receptores pasivos, gracias al sentido de la re buscan y disciernen nuevas formas de pastoral del matrimonio y de la familia, en un momento de tan profundas transformaciones sociales y culturales. El libro está muy bien escrito y estructurado, no se pierde en debates estériles, va a lo central, es hondo en sus planteamientos, realista en sus argumentos y serio y equilibrado ante los desafíos pastorales en el matrimonio y la familia.


J. De la Torre Díaz, in Estudios Eclesiasticos vol. 90 (2015) n. 354, 606-608

«L’A. parte dalla convinzione che da un lato oggi si assista a quello che potremmo definire un trapasso epocale, in cui il vincolo matrimoniale e i legami familiari sono posti in discussione, non solo di fatto, ma a livello di principio, e che dall’altro la Chiesa avverta con più urgenza e gravità il mandato di annunciare il vangelo del matrimonio e della famiglia, preoccupata di trasmettere intatto il tesoro divino e attenta alla fragilità della creta umana di chi è chiamato a viverlo. A partire da questi presupposti prende forma la riflessione su quello che l’autore chiama il matrimonio dei cristiani proponendo un percorso di riflessione caratterizzato da una scansione tripartita. Nella prima parte, Inquadratura, si chiarisce la modalità ermeneutica scelta dall’A. per affrontare la questione del matrimonio dei cristiani: partendo dal contesto dell’evangelizzazione (cap. 1 La (nuova) evangelizzazione, pp. 13-16) si introduce quella che viene classificata come la sfida pastorale (cap. 2 La sfida pastorale, pp. 17-24) considerata fra tradizione (cap. 3 Il dinamismo della tradizione, pp. 25-37) e rinnovamento conciliare (cap. 4 Il rinnovamento conciliare, pp. 38-52). Nella seconda parte, Messa a fuoco, si introducono quegli elementi che costituiscono il matrimonio dei cristiani: il matrimonio nella sua peculiarità cristiana (cap. 1 La verità cristiana del matrimonio, pp. 55-64) è una realtà indissolubile, dono di grazia e realtà di fede (cap. 2 L’indissolubilità del matrimonio, pp. 65-74), che si rivela essere una vera e propria vocazione (cap. 3 La dignità cristiana del matrimonio pp. 76-84). Nella terza parte, Prospettive, si provano a indicare prospettive, appunto, che cercando di avanzare nel solco della tradizione ecclesiale: le questioni affrontate riguardano l’accesso al matrimonio (cap. 1 L’accesso al matrimonio cristiano, pp. 87-98), la validità del matrimonio celebrato (cap. 2 La validità (nullità) del matrimonio, pp. 100-106) e le possibilità in caso di legami feriti (cap. 3 La cura dei matrimoni feriti, pp. 108-159).

Guardando al testo nel suo complesso dobbiamo riconoscere come esso offra un percorso rigoroso che accompagna il lettore a riconoscere che oggi come ieri, la chiesa si rivela incaricata e preoccupata di trasmettere intatto il «tesoro» divino di cui è custode. Ci sembra che l’opera soffra di un implicito concettuale non sufficientemente tematizzato: l’idea di una tenebra calata sull’Occidente dopo l’annuncio della «morte di Dio» e delle burrasche dovute al sovvertimento dei valori morali (cf. pp. 13-14) sono letture forse riduttive del grande cambio culturale e della pluralità di culture urbane (cf. Evangelii gaudium 52-75) che soggiacciono al cambiamento dell’intimità in Occidente e della comprensione della natura di una relazione affettiva di tipo coniugale. Questa porta d’ingresso che rimane implicitamente presente nel testo influenza alcune delle prospettive proposte non offrendo mai però una fondazione che ne giustifichi fino in fondo la sua pertinenza e rilevanza. Le pagine che l’A. compone sulla tradizione e sulla comprensione di fede del matrimonio dei cristiani mostrano l’evidenza della natura e del valore del sacramento matrimoniale. Le pagine del testo non trascurano però di prendere sul serio la volontà ecclesiale di prendersi cura della fragilità della «creta» umana in cui il dono e la missione matrimoniale è deposta (cf. 2Cor 4,7).

Una volta compiuti i primi due passi del percorso proposto, cioè inquadrato e messo a fuoco il tema, il saggio avanza alcune proposte che nella visione dell’A. dovrebbero rivelarsi come prudenti e nel solco della tradizione per rispondere alle attuali sfide pastorali riguardanti l’accesso al matrimonio sacramentale, la verifica della sua validità, la cura dei matrimoni falliti e delle nuove unioni dei fedeli divorziati risposati. Ci sembra che il testo raggiunga in buona sostanza gli obiettivi che si prefigge. Il percorso di inquadramento e messa a fuoco offrono una preziosa sintesi sui temi centrali del matrimonio sacramentale mentre le prospettive pongono all’attenzione del lettore quelli che sono i punti nodali critici nel vissuto matrimoniale».


P. Benanti, in Gregorianum 96 (2/2015)

«Un testo che con linearità espositiva, controllo argomentativo e attenzione pastorale, consente di avere una panoramica completa delle questioni in campo e, nello stesso tempo, di acquisire una consapevolezza teologica in grado di affrontare con maggiore serenità i problemi a esse connessi e di meglio comprendere la ricchezza teologica del matrimonio cristiano».


C. Caltagirone, in Ricerche Teologiche 2/2014 pp. 423-432