In breve
Il diavolo: simbolo o realtà? Personificazione del male o potenza personale?
Quattro studiosi tedeschi – un esegeta, due teologi, uno psicologo – cercano una via tra liquidazione illuministica e tradizionalismo acritico. Non un trattato di demonologia, ma un’indagine critica serrata su ciò che il male è davvero, e su quanto possiamo sopportarne noi la responsabilità.
Descrizione
Il male è una realtà o un simbolo? Una forza personale o la cifra di una struttura della libertà umana? E che ne è del diavolo: figura marginale della fede o chiave per comprendere la portata cosmica della redenzione?
Tra chi liquida la demonologia come residuo mitologico e chi la difende con tutti i suoi apparti tradizionali, questo volume sceglie una terza via: pensare il problema con rigore, da angolazioni diverse e complementari. Karl Kertelge mostra che il Nuovo Testamento non consente di eliminare la realtà delle potenze demoniache, ma neppure di isolarle dal contesto della lotta tra fede e peccato. Walter Kasper colloca la questione nel quadro più ampio della filosofia del male e definisce il diavolo «persona nel modo della non-persona». Karl Lehmann affronta il nodo decisivo della personalità del demoniaco, concludendo che l’uomo da solo non può portare l’intera responsabilità del male. Johannes Mischo, da psicologo, sottopone a verifica i criteri tradizionali della possessione e ne dimostra l’inadeguatezza, proponendo un approccio interdisciplinare.
Non un trattato di demonologia, dunque, ma un’indagine rigorosa sulla realtà del male – e sui limiti del nostro linguaggio per dirlo.