Disponibile
La liturgia della Chiesa
Walter Kasper

La liturgia della Chiesa

Prezzo di copertina: Euro 46,00 Prezzo scontato: Euro 39,10
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 174
ISBN: 978-88-399-0474-4
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 512
Titolo originale: Die Liturgie der Kirche
© 2015

In breve

A coronamento della imponente trilogia teologica di W. Kasper – la trinitaria de Il Dio di Gesù Cristo; la cristologia di Gesù il Cristo; l’ecclesiologia di Chiesa cattolica. Essenza, realtà, missione – ecco finalmente un’opera che affronta i temi centrali della teologia liturgica e dei sacramenti, sfidando a pensare in maniera rigorosa il culto della chiesa. Lì, nella celebrazione, il Dio di Gesù Cristo si fa incontro all’uomo d’oggi, in quanto Mistero.

Descrizione

La liturgia è il cuore pulsante della chiesa: è il culmine della sua azione e, al tempo stesso, la fonte da cui promana la sua forza. Per questo non sorprende che la riforma liturgica sia stata la più ricca di conseguenze fra tutte le riforme postconciliari. Nessun’altra riforma ha segnato allo stesso modo il volto della chiesa dopo il concilio Vaticano II; nessun’altra, però, ha suscitato critiche altrettanto accanite da parte dei circoli tradizionalisti.

Recensioni

Il volume raccoglie contributi che costituiscono dei veri e propri saggi di teologia sistematica sulla liturgia e sui sacramenti, che l'A. - professore di Teologia fondamentale, oggi cardinale - ha scritto durante gli anni della sua docenza. Di essi, alcuni sono inediti.

Inedito è il saggio «Aspetti di una teologia della liturgia. La liturgia di fronte alla crisi della postmodernità - per una cultura liturgica», in cui l'A. presenta in maniera sistematica le dimensioni fondamentali della liturgia: quella storico-salvifica, che ha al centro il Mistero pasquale; quella soteriologico-escatologica e quella nuziale-dossologica; la dimensione ecclesiologico-comunionale del sacerdotale popolo di Dio nella diversità ministeriale; e la dimensione esistenziale-spirituale («l’ethos della liturgia»). Questo saggio è ritenuto dall'A. fondamentale, perché costituisce il criterio di lettura (i sacramenti sono celebrazioni liturgiche) per i sedici saggi successivi, situati all'interno di cinque sezioni che ne specificano l'ambito: «Segni della fede», «Battesimo», «Eucaristia», «La Penitenza» e «Il Matrimonio cristiano».

Per Kasper, «la liturgia è il cuore pulsante della chiesa». Proprio per questa sua importanza, quella liturgica è stata, fra tutte le riforme postconciliari, la più ricca di conseguenze e quella che ha contrassegnato in maniera peculiare il volto della Chiesa dopo il concilio Vaticano II. Ma è stata anche la riforma che, più di ogni altra, «ha suscitato critiche altrettanto accanite da parte dei circoli tradizionalisti». Di fronte all'attuale dibattito sulla liturgia - condotto spesso in modo veemente -, agli abusi e alle difficoltà nell'attuazione della riforma, l'A. sostiene che, per raggiungere l'obiettivo posto dal Concilio, la strada da percorrere «non è: rottura con la tradizione e innovazione. Essa è piuttosto: rinnovamento a partire dalla liturgia e dalla sua tradizione viva, che ha continuo bisogno di rinnovarsi». Questa è la strada che è stata percorsa dal concilio di Trento, prima, e dal Vaticano II, poi, e sarà quella che si dovrà riprendere.

La sollecitudine dell'A., che emerge dalla lettura del volume, non è quella di denunciare polemicamente gli abusi nell'attuazione della riforma, né quella di parteggiare o lasciarsi coinvolgere nelle discussioni di chi desidera un ritorno della liturgia a forme preconciliari, né quella di formulare proposte concrete sulla riforma, ma è quella di «sviluppare una riflessione sullo spirito e sul senso della liturgia di fronte alla crisi della modernità». Secondo l'A., infatti, il superamento della crisi della liturgia nella nostra società postmoderna richiede necessariamente una «cultura liturgica», cioè una visione teologica della liturgia che evidenzi il suo essere opera di Dio, memoriale delle opere salvifìche che, compiute una volta per tutte nella Pasqua di morte e di risurrezione di Cristo, sono riattualizzate dallo Spirito Santo nelle celebrazioni liturgiche; e un adattamento culturale, cioè un'antropologia più rispondente e un linguaggio più espressivo della fede ecclesiale. Un rinnovamento liturgico di tale indole condurrà ai necessari rinnovamenti ecclesiali.

Visione teologica della liturgia e adattamento culturale costituiscono il criterio di lettura dei vari saggi, in cui l'A., in maniera sistematica e con una visione ampia, affronta temi che sono centrali per la teologia liturgico-sacramentaria e attuali sia per il dialogo ecumenico sia per il vissuto ecclesiale. Ad esempio, egli fonda la sua concezione della sacramentalità sulla visione antropologica moderna che, superando il dualismo tra anima e corpo, presenta, in sintonia con quella biblica, una visione unitaria dell'uomo. L'invisibile Verbo-Dio, incarnandosi, ha assunto in sé, eccetto il peccato, tutto quello che è dell'essere umano, anche il modo più vero e reale del comunicarsi/parteciparsi dell'uomo: il linguaggio simbolico-sacramentale. La corporeità di Gesù diventa nella fede il luogo d'incontro con Dio, il sacramento della presenza personale del Dio invisibile che si rivela in modo visibile e accessibile all'uomo.


S. Barbagallo, in La Civiltà Cattolica 3996 (24 dicembre 2016) 613-614

«La liturgia è il cuore pulsante della chiesa. Per questo non era possibile che, fin da giovane studente, io non mi occupassi di questo tema. In quel periodo, grazie a Romano Guardini e Josef Andreas Jungmann, ci affezionammo al movimento liturgico e al rinnovamento della liturgia» (p. 5). Con questa rapida nota biografica della Prefazione del volume che raccoglie alcuni scritti sulla liturgia, il cardinale Walter Kasper colloca la sua riflessione dentro un interesse personale maturato nel grembo fecondo del movimento liturgico novecentesco, a cavallo tra sguardo fenomenologico e ricerca storica. Questa radice antica e profonda fa sí che l’obiettivo primario dell’interesse kasperiano sulla liturgia sia la chiarificazione dello spessore teologico dell’agire rituale oltre ogni possibile e limitante riduzione del problema a una presa di posizione unilaterale nella contrapposizione tra fautori e detrattori della riforma conciliare. Per tale ragione il saggio introduttivo è dedicato a una rilettura dell’esperienza liturgica dentro il contesto postmoderno «in un confronto tanto critico quanto costruttivo con lo spirito del tempo» (p. 9).

La prima parte si sofferma sulla reazione della cultura attuale ad alcuni aspetti fondamentali della riflessione sul culto e avanza alcune possibili proposte di soluzione. A fronte del fenomeno della secolarizzazione del tempo che smentisce la struttura sacramentale dello stesso, è necessario ritornare a momenti che interrompano il ritmo opprimente del lavoro e che liberino l’uomo dischiudendogli la via all’esperienza del mistero. A fronte della pluralità delle narrazioni che mette in crisi una visione cristocentrica della storia, è urgente riappropriarsi di una cultura liturgica della memoria. A fronte dell’estraneità del celebrare il trascendente in un mondo sempre piú ripiegato su di sé, occorre riscoprire il senso dell’adorazione. A fronte dello smarrimento dell’esperienza comunitaria della preghiera, è necessario risanare le ferite del corpo ecclesiale e operare per l’unità e la riconciliazione del popolo di Dio. Per evitare ogni possibile separazione tra culto e vita, infine, occorre attingere alla sorgente della liturgia una cultura della condivisione e dell’impegno nel e per il mondo e l’autentico slancio missionario. È proprio l’apporto della liturgia alla cultura in quanto tale a dichiarare la piena «modernità» del celebrare poiché nel dire e nel fare della liturgia la stessa cultura riceve una spinta innovatrice e la bellezza del rito trasforma il quotidiano e lo eleva.

La parte piú consistente del volume, inerente le azioni sacramentali, inizia con una corposa riflessione sul rapporto tra parola e simbolo, a partire da quella Liturgischefrage che ha fatto sorgere il movimento liturgico e che sembra riproporsi nella contemporaneità, ovvero il problema della pertinenza del rito in ordine alla fede. Tale questione, affrontata soprattutto alle pp. 73-84, pur intercettando tematiche antropologiche fondamentali come il corpo, il simbolo e il linguaggio sembra esprimere una certa diffidenza nei confronti del rito e il timore di una riduzione della liturgia cristiana a ritualismo. Mancando di una solida riflessione sul rito il percorso di Kasper affida alla parola il compito di illuminare l’azione e di determinare cristologicamente la «situazione» rendendola «situazione di salvezza».

Nell’esposizione sui sacramenti, accanto a un’ampia fondazione biblico-teologica, sono piú evidenti le puntualizzazioni pastorali come, ad esempio, la sottolineatura delle rifrazioni del mistero eucaristico sulla chiesa, sui ministeri e sulla questione ecumenica e alcune questioni attuali come le celebrazioni domenicali in assenza di presbitero. L’A. si sofferma, tra l’altro, anche sulla proposta della confessione alla presenza di un laico e sull’estensione della prassi della confessione generale. Nella trattazione dei sacramenti, l’approccio non mira soltanto a ribadire lo sviluppo della Tradizione, ma accoglie le istanze della cultura contemporanea, certamente meno granitica nelle asserzioni religiose di altre epoche storiche, vagliando gli aspetti di debolezza e recependo i punti di forza. Cosí, ad esempio, il battesimo dei bambini è rapportato alle esigenze di una fede responsabile che non può essere data per scontata o assimilata a una consuetudine e, al contempo, è fonte di quella libertà che è dono e non primariamente decisione o compito. Un fondamento solido che si oppone a contestazioni troppo fragili del pedobattesimo, il quale, a sua volta, non può che essere irrobustito da forme di catecumenato in età adulta.

Alcuni rilievi possono essere mossi soprattutto in ordine alle dinamiche antropologiche che appaiono carenti o fraintese all’interno delle pagine del volume. Sull’eucaristia, ad esempio, appare un difetto di comprensione dell’esperienza simbolica allorché si afferma che «si realizza una presa di possesso dei doni della creazione del pane e del vino in un modo che fa sí che essi perdano la loro sostanza e divengano puri segni, simboleggiando cosí sacramentalmente l’atteggiamento sacrificale di Gesú» (p. 261). Lo scambio simbolico, in realtà, non fa perdere alcuna «sostanza» agli elementi creaturali e non li riduce a «puri segni», ma in quanto realtà terrestri e frutto del lavoro dell’uomo vengono presentati perché lo Spirito possa trasformarli. Poiché si mangia il pane in quanto tale e si beve il vino in quanto tale si accede sacramentalmente al dono del Corpo e del Sangue del Signore e non a prescindere da queste dimensioni naturale, culturale e conviviale. La stessa sensazione si ha quando, a proposito del matrimonio, si constata una certa dicotomia tra «la facciata dei riti sacramentali» (p. 391), che deve essere oltrepassata, e l’«essenza nascosta» che, invece, deve essere chiaramente distinta. Il distacco troppo netto della forma dal contenuto sembra dimenticare tutta la riflessione sulla forma, sviluppatasi nel Movimento liturgico e giunta fino alla costituzione liturgica del Vaticano II (cf. SC 49), e mantiene intatta una visione minimale della celebrazione. L’esteriore (la facciata, appunto), non riuscirebbe a mediare autorevolmente e sinceramente l’interiore e l’apparenza del rito non sarebbe l’apparire del dono; soltanto scavalcando per via di riflessione la facciata si giungerebbe alla purezza del contenuto. Una visione riduttiva che una teologia dei sacramenti all’altezza del suo oggetto non può piú accettare.

In quest’opera, se la riflessione teologica sulla liturgia e i sacramenti è senz’altro ampia, storicamente e biblicamente fondata e con una marcata accentuazione ecclesiologica, il confronto critico con la contemporaneità, pur presente nell’attenzione alla prassi pastorale, ai suoi limiti e alle sue attese, sembra difettare di uno sguardo adeguato circa lo studio della natura simbolico-rituale della celebrazione, peraltro decisamente piú apprezzata nel postmoderno rispetto al moderno.

Detto altrimenti, viene meno l’accostamento della mediazione liturgica quale forma della grazia nell’esperienza sacramentale. Ora, la grazia si dà non a prescindere o oltrepassando la materialità del rito, ma nel rito e grazie al rito e, soltanto, con questo pensiero teologico rispettoso del dato celebrativo, è possibile fare riflettere sulla liturgia senza bypassare il «come» dell’agire ecclesiale nella celebrazione, ma piuttosto considerandolo ampiamente e ponendolo come base irrinunciabile della riflessione.

Il volume di Walter Kasper con i numerosi arricchimenti teorici, ma anche con i limiti appena accennati, offre la base per un approfondimento ampio di ciò che accade nella liturgia, un approfondimento indubbiamente attento ai contenuti e alle essenze, ma non per questo dimentico delle forme partecipate da quella chiesa che, a buon diritto, è ritenuta il soggetto della liturgia.


L. Della Pietra, in Studia Patavina 63 (2016) 2, 487-490

Il titolo dell'opera, pubblicata originariamente in tedesco nel 2010 come volume decimo dei Walter Kasper Gesammelte Schriften, ha il potere di richiamare immediatamente l'attenzione di tutti coloro che, a vario titolo, si dedicano a quella realtà che il concilio Vaticano II non ha esitato a definire «il culmine verso cui tende l'azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua virtù» (SC 10).

L’aspettativa, indotta da un titolo siffatto e dal prestigio dell'autore - prima, per lunghi anni, docente di teologia dogmatica, poi vescovo di una grande diocesi tedesca, quindi cardinale, per dieci anni alla guida del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani e per i rapporti religiosi con l'ebraismo - poteva essere quella di una trattazione organica capace finalmente di esporre in un disegno fortemente unitario e coerente i molteplici aspetti implicati dalla realtà «Liturgia della Chiesa». Tale aspettativa, almeno in parte, va ridimensionata dal fatto che il volume - come si dà conto alle pp. 485-487 – raccoglie insieme una serie di scritti già pubblicati dall'autore a partire dalla seconda metà degli anni '60 del secolo scorso più alcuni scritti inediti. Ne consegue un'inevitabile minore organicità del testo sotto il profilo dell'architettura complessiva del discorso con talune evidenti oscillazioni di pensiero tra i contributi dell'immediato post-concilio e quelli più recenti.

Nonostante ciò, la lettura dell'intero volume si mostra di grande interesse per i temi affrontati e per la ricchezza delle prospettive evidenziate e risulta altamente stimolante per la riflessione teologica fondamentale e per la prassi pastorale che da essa ne potrebbe conseguire, sia all'interno della Chiesa cattolica, sia nell'ambito delle relazioni ecumeniche che la Chiesa cattolica ha da tempo instaurato con le altre Chiese o comunità ecclesiali.

Il vigore del pensiero presentato e l'appassionato cimento con alcune questioni nodali nell'ambito della vita liturgico-sacramentale lasciano l'impressione finale, al di là di qualche disomogeneità tra i vari contributi, di un corposo lascito testamentario, che porta in sé il travaglio di cinquant'anni di elaborazione teorica e di riflessione pratica, all'indomani dell'assise conciliare e dell'avvio di quella stagione riformatrice che a tutt'oggi attende la sua piena realizzazione.

Se si riorganizza un poco l'indice dando maggiore ordine alla prima parte del volume, si potrebbe individuare, a mio parere, una ripartizione del testo in cinque sezioni: una prima, fondativa generale, che presenta la trattazione inedita e particolarmente stimolante di alcuni aspetti di una teologia della liturgia (7-70) insieme a una riflessione più datata sui segni della fede (71-125); quattro ulteriori sezioni speciali, dedicate a quattro sacramenti cristiani: il battesimo (dei bambini), l'eucaristia, la penitenza e il matrimonio.

Nella prima sezione, il saggio relativo ad alcuni aspetti di una teologia liturgica, «di fronte alla crisi della modernità» e «per una nuova cultura liturgica» - come recita il sottotitolo -, è indubbiamente la parte che più attira l'attenzione di chi, lavorando nell'ambito che Cipriano Vagaggini ne Il senso teologico della liturgia (l957) aveva chiamato «liturgia teologica generale», è alla ricerca di prospettive di sintesi per inquadrare la natura teologica della liturgia.

Il nostro A., affidandosi ai risultati più accreditati della ricerca biblico-patristica, ma tenendo anche in giusta considerazione le istanze del magistero di san Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, offre una fondazione teologica del culto cristiano in cinque tappe. Indaga, anzitutto sul radicamento della liturgia «nell'ordinamento della creazione», individuando nel comandamento del riposo sabbatico il primo principio costitutivo del culto cristiano. II secondo passo è dato dalla «fondazione storico-salvifica», che riconduce la liturgia della Chiesa all'efficacia redentiva del mistero pasquale per il tramite della memoria sacramentale operata in virtù dello Spirito Santo. Alla fondazione storico-salvifica si accompagna quella che l'A. denomina la «fondazione soteriologica ed escatologica», la quale riporta al centro della riflessione sulla liturgia la questione della «glorificazione di Dio» e del culto come «adorazione». Nella quarta tappa viene messa a tema la «fondazione ecclesiologica» della liturgia partendo dalla riproposizione conciliare del carattere intrinsecamente comunitario di ogni atto liturgico per arrivare alla riscoperta, favorita dal rinnovato contatto con l'Oriente cristiano, del vincolo indissolubile che lega la terra e il cielo (vivi e defunti; Chiesa pellegrina e Chiesa dei santi, ecc...) in ogni celebrazione. L’ultima tappa è dedicata alla «fondazione spirituale» della liturgia. Gli atti di culto cristiano per essere davvero tali trascendono la loro delimitazione rituale per investire potentemente l'ethos cristiano (una condotta di vita nuova), la missio cristiana (una testimonianza aperta al mondo) e l'ars cristiana (una cultura della bellezza diffusiva dello splendore della verità).

Una cartina di tornasole particolarmente rivelativa della difficoltà di comporre le prospettive di riflessione degli anni immediatamente post-conciliari con quelle di epoca più recente è indubbiamente la sezione dedicata al battesimo. Sotto il titolo generale di «fede e battesimo» viene riproposto un interessante contributo del 1970 sulla legittimità teologica di battezzare i bambini, che conclude ad alcuni possibili orientamenti pratico-pastorali.

Distinguendo tra la «possibilità teologica fondamentale del battesimo dei bambini» e la prassi di fatto esistente nell'immediato post-concilio (il battesimo dei bambini generalizzato), l'A. apriva a una prassi pastorale differenziata, dove accanto alla forma «tradizionale» era da prevedersi il posticipo del battesimo a un'età più consapevole per meglio salvaguardare la dimensione personale della fede.

Quarant'anni dopo, nella breve appendice sul battesimo dei bambini, l'A prendendo atto dei cambiamenti epocali avvenuti, dichiara: «Oggi sottolineerei in modo più marcato, rispetto a quanto detto sopra, il seguente aspetto: il battesimo dei bambini, o meglio dei bambini nella primissima infanzia, esprime la priorità dell'azione divina e l'antecedenza della grazia di Dio rispetto a ogni azione umana» (162). Non è certo una sconfessione delle riflessioni precedenti, ma un cambiamento di prospettiva teologico-pastorale che porta l'A. a ipotizzare una rimodulazione della prassi ecclesiale, dando maggiore attenzione all'effettiva attivazione di percorsi differenziati di educazione alla fede sia prima sia dopo il battesimo e relativizzando di fatto la questione del momento in cui celebrare il rito sacramentale.

All'interno della sezione eucaritica spicca l'ampia trattazione dell'eucaristia come «sacramento dell'unità» (200-283). Muovendo da un approccio squisitamente liturgico-pastorale, nel quale delinea gli elementi costitutivi della vita eucaristica delle nostre comunità e le questioni urgenti ancora irrisolte, e passando dal recupero di alcune suggestioni bibliche ed ecumeniche, l'A. arriva a formulare una sintesi di teologia eucaristica tutta orientata a porre in evidenza la centralità della relazione Eucaristia-Chiesa: «L'unità della Chiesa è la res, la "cosa", ciò per amore del quale esiste l'eucaristia» (264). In tutto il percorso tracciato la prospettiva ecumenica è continuamente evocata con grande passione, ma anche con estrema lucidità: la meta del cammino ecumenico non è la ricerca del minimo comun denominatore, ma un arricchimento reciproco nella salvaguardia della piena verità del mistero eucaristico. E, tra gli elementi imprescindibili, l'A. pone il carattere sacrificale dell'eucaristia che sta a fondamento del suo carattere conviviale e comunionale.

Stimolante è infine la riflessione teologica e antropologica dei vari contributi che compongono le sezioni relative ai sacramenti della penitenza e del matrimonio. Usando un metodo teologico inclusivo, l'A. procede dal pieno riconoscimento del dato tradizionale, purificato da eventuali incrostazioni storiche, verso una rinnovata ermeneutica dello stesso in vista di un mutamento graduale della prassi pastorale che non rompa in modo traumatico con le forme precedenti.

In conclusione, un volume che merita l'impegno della lettura, anche se bisognerà avere l'avvertenza di collocare sempre i singoli contributi nel loro contesto ecclesiale e culturale originario.


C. Magnoli, in Teologia 2/2016, 328-330

Se l’homo sapiens è homo religiosus, lo è essenzialmente in quanto homo liturgicus. La nostra religiosità, infatti, si esprime non tanto con le idee su Dio, quanto nel nostro relazionarci a lui nella preghiera (e il “nostro” non è qui un plurale maestatis, ma accentuazione della dimensione societaria o, meglio, comunitaria della fede). La liturgia è stata da sempre il respiro vissuto della fede, lo spazio dove il memoriale si fa presente e presenza reale. Legem credenti statuit lex orandi. La legge della preghiera comunitaria costituisce e custodisce la legge della fede. La crucialità dell’esperienza liturgica non permette leggerezza riformativa. Le opzioni poste dinanzi al vivere liturgico non sono gli estremi di rivoluzione o di fossilizzazione. Secondo Walter Kasper, nell’ultimo libro edito dalla Queriniana, La liturgia della Chiesa, il cammino giusto consiste in un «rinnovamento a partire dallo spirito della liturgia e dalla sua tradizione che è una tradizione viva». Solo un tale rinnovamento, spinto dal radicamento nel passato e dalla radicale protensione escatologica, porterà al necessario rinnovamento della liturgia della chiesa.

Il libro di Kasper si inserisce come coronamento della trilogia (o meglio tetralogia) dogmatica dedicata alla Trinità, alla cristologia e all’ecclesiologia, rispettivamente nei volumi: Il Dio di Gesù Cristo, Gesù il Cristo e nei due volumi Chiesa Cattolica e la Chiesa di Gesù Cristo. Il mistero esaminato è guardato in questo volume dalla prospettiva adorante e orante. Il volume in realtà si divide in due parti. Una prima dedicata ad alcuni aspetti e problematiche della teologia della liturgia e una seconda parte dedicata ai sacramenti ai quali il teologo dedica una riflessione di tipo fondativo antropologico, per esaminare successivamente quattro sacramenti: battesimo, eucaristia, penitenza e matrimonio.

Uno dei temi sviluppati da Kasper è quello dell’educazione alla celebrazione del tempo che può apportarci il rinnovamento liturgico. Egli constata la secolarizzazione della nostra concezione del tempo a partire da un dato apparentemente insignificante, ma vero e diffuso: la domenica non è più il primo giorno della settimana, ma è l’ultimo, il weekend. La domenica, inoltre, non è più un giorno di riposo – giacché non riposiamo più in Dio – ma un giorno di recupero, dove si fa la spesa che non si riesce a fare gli altri giorni della settimana. Le cattedrali, ora, sono i centri commerciali (o gli stadi). Non a caso, si diffonde nei nostri tempi un fenomeno in crescita nota come «lo stress da tempo libero». Lo stress è dovuto al non-shabat, al non-vero-riposo, ma anche perché «è venuta meno la beatitudine di un ordine precostituito, con il quale si entra in sintonia e nel quale ci si sente protetti».

Gli stili attuali della nostra vita non hanno imposto soltanto un estraniamento tra l’uomo e la creazione, tecnicizzando tanti aspetti di per sé naturali e “bio” della nostra vita, ma ha anche creato un fossato nella nostra capacità simbolica che si esprimeva anche nella simbolica liturgica. I ritmi liturgici, come “attività del popolo” ci sono necessari per superare l’aritmia della nostra esistenza, soffocato dal ritmo in continua accelerazione del consumo senza finalità vera che se stesso e l’illusione di felicità ad esso allegata.

Abbiamo bisogno di un nuovo esodo, simile a quello di Mosè la cui trattativa con il faraone non era per una libertà politica, ma una trattiva di libertà di culto o di libertà religiosa. Israele voleva uscire per poter adorare liberamente il suo Dio sull’Oreb. Si tratta quindi della libertà di rendere culto a Dio, di riposare in Colui che è il riposo di se stesso e il nostro vero riposo. «Quoniam tua quies Tu ipses es». Ciò che ci opprime non è necessariamente un faraone esterno, ma uno stile di vita che – come il faraone – non teme più Dio amandolo e adorandolo, e per questo è schiacciato perennemente da mille timori, paure e fobie, prima tra cui il timore del domani che risucchia la linfa e la grazia dell’oggi.


R. Cheaib, in www.theologhia.com 04/2016

Nel suo primo Angelus, papa Francesco citò un «piccolo libro» dedicato alla misericordia, scritto dal cardinale Walter Kasper. A tre anni di distanza, viene da sorridere di gratitudine pensando a quanto il tema abbia salutarmente occupato spazio nella Chiesa, generando processi che potranno essere rallentati ma non più fermati. Il cardinale-teologo Kasper, tuttavia, è noto soprattutto per gli studi di cristologia e trinitaria. Con questo volume dedicato alla liturgia si chiude una trilogia tanto preziosa quanto corposa. Sono qui presentate due parti sulla liturgia in senso «fondamentale» e quattro approfondimenti specifici sul battesimo, l'eucarestia, la penitenza e il matrimonio. «Le discussioni attuali sulla lingua latina, sulla comunione sulla mano o in bocca, sull'orientamento della celebrazione e dell'altare, sul cosiddetto rito antico o rito rinnovato, riguardano fondamentalmente dei sintomi, senza arrivare però a toccare il nucleo più profondo della crisi della liturgia nella nostra società postmoderna. In questa situazione ho ritenuto fosse più adeguato sviluppare una riflessione di carattere fondamentale sullo spirito e sull'essenza della liturgia... La liturgia è infatti il cuore della Chiesa». Non è un caso che, agendo su di essa dal XIX secolo a oggi, si è finito per influire sulla forma complessiva dell'intero corpo, bisognoso di cure o quanto meno della medicina della misericordia. In questo libro si spiega il motivo dell'intervento, si analizzano i passaggi compiuti e si delineano le urgenze prossime, dato che il processo è tutt'altro che compiuto.


In Jesus 3/2016

La liturgia della Chiesa di Walter Kasper é l'ultima fatica letteraria pubblicata, dopo la trilogia teologica comprendente le opere di trinitaria (Il Dio di Gesù Cristo), di cristologia (Gesù il Cristo) e di ecclesiologia (Chiesa cattolica. Essenza, realtà, missione). Il volume affronta i temi centrali della teologia liturgica e dei sacramenti, sfidando a pensare in maniera rigorosa il culto della chiesa. Nella celebrazione, il Dio di Gesù Cristo si fa incontro all'uomo d'oggi, in quanto Mistero. Se la liturgia è il cuore pulsante della chiesa, è il culmine della sua azione e la fonte da cui promana la sua forza, è pur vero che la riforma liturgica é stata la più ricca di conseguenze fra tutte le riforme postconciliari. Nessun'altra riforma ha segnato allo stesso modo il volto della chiesa dopo il concilio Vaticano II; nessun 'altra, però, ha suscitato critiche accanite da parte dei circoli tradizionalisti.


F. Mariucci, in La Voce 6/2016