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Silenzio e solitudine nel ritmo della vita
Anselm Grün

Silenzio e solitudine nel ritmo della vita

Prezzo di copertina: Euro 12,00 Prezzo scontato: Euro 10,20
Collana: Spiritualità 160
ISBN: 978-88-399-3160-3
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 112
Titolo originale: Stille im Rhythmus des Lebens. Von der Kunst, allein zu sein
© 2014, 20193

In breve

In questo suo nuovo libro Anselm Grün tratta diffusamente della solitudine e del silenzio che la accompagna. Riuscire positivamente a stare da soli è quasi un’arte. Presuppone saper concedere a se stessi pause di quiete nel ritmo incalzante della vita, staccarsi da tutto per fare del bene tanto al corpo quanto all’anima, trovare il proprio baricentro interiore, liberarsi dalle aspettative altrui e dalle coercizioni esteriori, sentire il legame interiore tra la conoscenza di sé e la relazione con Dio.

Descrizione

Molti oggi hanno paura della solitudine: non si sentono davvero vivi se non sono continuamente attorniati da altra gente. paura del silenzio? La solitudine, però, può essere anche una benedizione. Se non la si confonde con un arido isolamento e con la terribile assenza di contatti sociali, la capacità di stare soli con se stessi è un elemento centrale di ogni percorso spirituale: senza momenti in cui stare soli non esiste una vera relazione con Dio, né si riconosce con sincerità chi si è realmente.
«A chiunque di noi capita di fare l’esperienza di essere soli. Non di rado, proviamo anche un senso di solitudine. Dipende da noi, però, il modo in cui vivere quella solitudine che è necessariamente legata al nostro essere persone. Spetta a noi scegliere se lamentarci e sprofondare sempre di più nello sconforto, oppure se farne una opportunità per tornare in sintonia con noi stessi, per farci una cosa sola con tutto ciò che esiste: con Dio, con l’umanità e con l’intero creato. Ed è in nostro potere rimanere arenati nella ribellione contro la solitudine, e quindi isolarci, oppure vivere la nostra solitudine come una fonte da cui attingere. Allora noi vivremo la solitudine come una realtà preziosa che ci mette a contatto con la ricchezza del nostro animo» (Anselm Grün).

Recensioni

Solitudine come benedizione o maledizione? Condizione nella quale la nostra personalità pian piano si autodistrugge o dove invece sviluppa il massimo delle sue potenzialità? Infine, come rapportarsi con essa? Tanti quesiti che emergono da Silenzio e solitudine nel ritmo della vita del famoso monaco benedettino Anselm Grün che ha al suo attivo moltissimi titoli sempre stimolanti.

Il problema della solintudine (citerò solo la solitudine, per non appesantire questa recensione, ma sappia il lettore che solitudine e silenzio procedono sottobraccio per tutto il libro) è uno di quei problemi con il quale ognuno deve prima o poi rapportarsi, e non parlo di quella particolare solitudine - più o meno inaspettata - dovuta a un evento luttuoso, bensì di quella ontologica che ognuno porta in sé. E allora, secondo Anselm Grün, è necessario affrontare l'argomento di petto, per primi e per tempo, in modo da saperlo poi gestire al meglio e nella maniera più proficua per lo sviluppo della nostra vita interiore. […]

Vorrei condividere con chi mi legge alcune tematiche che mi hanno particolarmente colpito, sulle quali di tanto in tanto torno a riflettere. Il primo filone che ho scoperto è stato considerare il nostro percorso terreno come un cammino che conduce all’attimo finale, nel quale si sperimenterà la solitudine assoluta. Al momento della morte, non importerà se e quante persone care avremo accanto a noi e quante, vicine e lontane, per usare un linguaggio un po' demodé, staranno pregando per noi e se ci sarà qualcuno che ci terrà con affetto la mano. L'ultimo istante, quello nel quale ci verrà svelata la completa e totale verità su noi stessi, senza ulteriori possibilità di infingimenti o dilazioni, sarà solo e tutto nostro. […]

Il secondo aspetto, che mai nella disanima della solitudine avevo percepito, è il suo rapporto con l’umiltà. Grazie all'autore ho scoperto che l'umile ben difficilmente diventa solo, a meno che non ne faccia una precisa scelta. Egli sa cercare la vicinanza degli altri, sa esprimere il desiderio di stare con gli altri e, se del caso, offrire o chiedere aiuto, conforto. La solitudine è uno dei frutti avvelenati dell'orgoglio, quello che spinge a negare, a rifiutare il rapporto con altre persone, sulla base di più o meno reali torti subiti. Un po’ come un bambino che, sgridato, si allontana da genitori e compagni, si chiude in un volontario astioso mutismo per punire parenti o amici. Ma ciò che in un bambino è accettabile (un atteggiamento deleterio andrebbe però corretto per tempo), nell'adulto tende a trasformarsi in una spirale perversa per la quale più uno si chiude in uno sdegnoso mutismo, più gli altri si allontaneranno da lui; e più gli altri si allontaneranno, più cupo sarà il mutismo dell’orgoglioso, il suo deciso negare anche solo l'ipotesi di riallacciare rapporti almeno umani. Emblematica la frase: «Dopo quello che mi ha fatto, per me è morto/a». […]

«Leggere e scrivere sono due attività che mi mantengono vivo» (p 68) scrive Grün all'interno del capitolo nel quale tratta come gestire la propria solitudine, arricchendola di interessi: una frase sottoscrivibile da collaboratori e lettori anche del Gallo. Ridotte dimensioni e ricchezza di contenuti sono un invito alla lettura per tutti: si legge gradevolmente, ma, per apprezzarlo, occorre non aver fretta e centellinarlo un poco per volta come si fa con un buon vino.


E. Gariano, in Il Gallo 5/2016, 20

Molti oggi hanno paura della solitudine: non si sentono davvero vivi se non sono continuamente attorniati da altra gente. Eppure abitano in grandi città in mezzo a tanta gente. Nonostante tutto si sentono soli. È paura del silenzio? La solitudine, però, può essere anche una benedizione. Se non la si confonde con un arido isolamento e con la terribile assenza di contatti sociali, la capacità di stare soli con se stessi è un elemento centrale di ogni percorso spirituale: senza momenti in cui stare da soli non esiste una vera relazione con Dio, né si riconosce con sincerità chi si è realmente. In questo libro vengono descritti gli aspetti positivi dell'essere soli e della solitudine e vengono indicate delle vie per gestire bene la solitudine che fa parte, di necessità, della nostra esistenza. Un testo che aiuta a bene impostare sia la preghiera che la meditazione personale.


In L’Ancora nell’Unità di Salute 4/2015

In questo suo nuovo libro, Anselm Grün tratta diffusamente della solitudine e del silenzio che l'accompagna. Riuscire positivamente a stare da soli è quasi un'arte. Presuppone il saper concedere a se stessi pause di quiete nel ritmo incalzante della vita, staccarsi da tutto per fare del bene tanto al corpo quanco all'anima, trovare il proprio baricentro interiore, liberarsi dalle aspettative altrui e dalle coercizioni esteriori, sentire il legame interiore tra la conoscenza di sé e la relazione con Dio.
Molti oggi hanno paura della solitudine: non si sentono davvero vivi se non sono continuamente attorniati da altra gente. Paura del silenzio?
La solitudine, però, può essere anche una benedizione. Se non la si confonde con un arido isolamento e con la terribile assenza di contatti sociali, la capacità di stare soli con se stessi è un elemento centrale di ogni percorso spirituale: senza momenti in cui stare soli non esiste una vera relazione con Dio, né si riconosce con sincerità chi si è realmente.
«A chiunque di noi capita di fare l'esperienza di essere soli. Non di rado, proviamo anche un senso di solitudine. Dipende da noi, però, il modo in cui vivere quella solitudine che è necessariamente legata al nostro essere persone. Spetta a noi scegliere se lamentarci e sprofondare sempre di più nello sconforto, oppure se farne un'opportunità per tornare in sintonia con noi stessi, per farci una cosa sola con tutto ciò che esiste: con Dio, con l'umanità e con l'intero creato. Ed è in nostro potere rimanere arenati nella ribellione contro la solitudine, e quindi isolarci, oppure vivere la nostra solitudine come una fonte da cui attingere. Allora noi vivremo la solitudine come una realtà preziosa che ci mette a contatto con la ricchezza del nostro animo».
Il silenzio e la solitudine ci aiutano a scoprire noi stessi, lontani dai rumori e dallo stress di tutti i giorni. Questa è la saggezza dei Padri del deserto, che risulta valida e necessaria anche per gli uomini del nostro tempo.


L. Dal Lago, in CredereOggi 205 (1/2015) 135

«L’arte di vivere bene la solitudine. Questo libro si potrebbe intitolare così, perché l’essere soli può rivelare molti aspetti positivi e perfino la solitudine si può trasformare, poco a poco, in una condizione positiva. L’ a. parte dalla consapevolezza che molti, pur abitando in grandi città in mezzo a tanta gente, hanno paura della solitudine. C’è l’isolamento dei single, degli anziani e dei separati, ma anche la solitudine nel matrimonio e quella di chi si rifugia nel lavoro per non sentirsi solo. Situazioni che possono generare tristezza e depressione, oppure trasformarsi in opportunità per riscoprire la ricchezza del nostro animo e "tornare in sintonia con noi stessi, per farci una cosa sola con tutto ciò che esiste: con Dio, con l’umanità e con l’intero creato". Un percorso che può essere sostenuto da abitudini semplici e alla portata di tutti, come la lettura, l’ascolto della musica, il fare qualcosa di creativo, la meditazione».


In Il Regno n. 1/2015