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Senza impedimenti
Andrea Grillo (ed.)

Senza impedimenti

Le donne e il ministero ordinato

Prezzo di copertina: Euro 16,00 Prezzo scontato: Euro 15,20
Collana: In-Oltre 1
ISBN: 978-88-399-0201-6
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 192
© 2024

In breve

Prefazione di Marinella Perroni

E se la Chiesa riconoscesse oggi, con serenità e profezia, di non avere la facoltà di escludere le donne dal ministero ordinato? Risponde un libro che è un “canone a sei voci”, la cui armonia produce un effetto di canto e di discanto, esprime lineari posizioni e nutre vivaci passioni, rivela gravi sofferenze e dimostra giuste insofferenze. Un libro che esprime una sana inquietudine e una realistica incompletezza, lasciando spazio al possibile e al desiderabile, due dimensioni che per la teologia sono non una eventualità accessoria, ma una necessità strutturale.

Descrizione

Una delle questioni scottanti per la chiesa cattolica, in vista della seconda assemblea del Sinodo dei vescovi (ottobre 2024), è quella dell’accesso delle donne al ministero ordinato.
La ricerca teologica può giocare un ruolo decisivo per affrontare temi come l’esercizio dell’autorità e la partecipazione di tutti i battezzati – uomini e donne – ai tria munera della profezia, della santificazione e del governo ecclesiale.
In che misura l’assenza di autorità, che la chiesa ha riconosciuto a se stessa, può essere pensata per includere, anziché per escludere? Lo sviluppo recente della questione – in presenza di nuove evidenze antropologiche e culturali, che condizionano in radice la verità teologica – ha visto cambiare profondamente il terreno delle giustificazioni ufficiali dell’“impedimento”. Ecco perché in questo volume si è chiesto ad una serie di esperte ed esperti di valutare gli argomenti proposti dai documenti magisteriali pubblicati dal 1976 al 2018, con analisi di ordine biblico-esegetico (Emanuela Buccioni), storico-patristico (Cristina Simonelli), canonico-giuridico (Luigi Mariano Guzzo), ecclesiologico-ministeriale (Serena Noceti), teologico-dogmatico (Luca Castiglioni), simbolico-sistematico (Andrea Grillo). Un esame critico e una rilettura dinamica di questi sei ambiti costituiscono la premessa necessaria per un cammino sinodale capace di operare un discernimento significativo e una apertura fondamentale a un “oltre”, in vista di una “traduzione della tradizione”. Perché la chiesa, nella sua dottrina e nella sua disciplina, possa riconoscere, con serenità e profezia, di non avere la facoltà di escludere le donne dal ministero ordinato.

Commento

Questi gli autori dei contributi:
Emanuela Buccioni, biblista, è responsabile del Settore apostolato biblico della chiesa di Terni-Narni-Amelia.
Luca Castiglioni è prete della diocesi di Milano, nel cui Seminario insegna teologia fondamentale.
Andrea Grillo, filosofo e teologo, è professore ordinario al Pontificio Ateneo «S. Anselmo» (Roma) e docente all’Istituto di liturgia pastorale «S. Giustina» (Padova).
Luigi Mariano Guzzo insegna diritto e religione, oltre che diritto comparato delle religioni, all’Università di Pisa.
Serena Noceti è docente ordinaria di teologia sistematica presso l’Istituto di scienze religiose della Toscana.
Cristina Simonelli insegna storia della chiesa e teologia patristica alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale.
A loro si aggiunge Marinella Perroni, autrice della Prefazione, che è docente emerita di Nuovo Testamento al Pontificio Ateneo «S. Anselmo» (Roma).

Recensioni

Fin dal titolo dell'Introduzione, Donne e ministero? Responsum teologico a sei voci (pp. 19-24), il curatore delinea la struttura del testo, composto da sei saggi a firma di Emanuela Buccioni, Cristina Simonelli, Mariano Guzzo, Serena Noceti, Luca Castiglioni, Andrea Grillo – accomunati, sia pure nella diversità di stili e metodi, da «una bella nota di parresia e di franchezza» (p. 20).

La parresia è particolarmente apprezzabile perché; come afferma Marinella Perroni nella Prefazione («Come mai questo tempo non sapete valutarlo?» Lc 12,56, pp. 7-15), si tratta di un tema che tocca «la questione irrisolta della configurazione ministeriale della chiesa cattolica, un iceberg di cui la richiesta di ordinazione delle donne non è che la punta» (p. 9).

Nel suo intervento di stampo biblico-esegetico Buccioni (Che cosa sta scritto nella Bibbia? Come la leggi?, pp. 25-49) si chiede «quali sono i nodi ancora da sciogliere, soprattutto dal punto di vista scritturistico» perché si superi la riserva maschile, già «caduta in molti ambiti» (p: 26). Riferendosi alle argomentazioni di Ordinatio sacerdotalis l'A. ne riprende gli assunti fondamentali (p. 27), approfondendo il tema del collegio apostolico (pp. 28-37): dalle scritture emerge una realtà più complessa e variegata di ciò che appare nel consolidato immaginario ecclesiale: «i discepoli, uomini e donne […] sono inviati, sono diventati apostoli e apostole» (p. 36). Considera il ministero apostolico dell'annuncio (pp. 37-43) e approfondisce infine la questione della relazione tra metafore, analogia e realtà (pp. 43-48), stigmatizzando la tendenza a un letteralismo selettivo e sottolineando il ruolo degli stereotipi in alcune letture simboliche: «Se si stabilisce una polarità infedeltà/fedeltà, peccato/grazia, la dimensione negativa è comunque sempre collegata a un'immagine femminile» (p. 46): è una tendenza che non appartiene a Gesù, il quale bilancia sempre il suo dire con «metafore, immagini e parabole complementari (p. 47).

Simonelli (Il ricorso ai padri della chiesa: un meccanismo collettivo di difesa, pp. 51-75) lavora sul piano storico-patristico, premettendo che il ricorso agli scritti dei padri della chiesa, «circondato da un'aura di sacralità che lo fissa e parrebbe renderlo prima di tutto certissimo e poi intangibile, si presenta in realtà intriso di tratti emotivi e svolto in maniera più identitaria che storicamente fondata» (p. 51). Suddivide la sua ricognizione in due parti: nella prima – Le rimozioni annebbiano la vista e invalidano il processo (pp. 52-61) – mette in rilievo «i principali elementi rimossi, la cui assenza produce una curvatura prospettica che falsa perennemente i risultati dell'indagine patristica» {ibid.); nella seconda – La lezione dei padri della chiesa: autorizzati a comprendere (pp. 62-72) – suggerisce un'altra strada, che prende le mosse dalla "questione penitenziale" del III secolo per rilevare come il percorso ecclesiale abbia aiutato a ricomprendere il Vangelo in modo nuovo, capace di rispondere alle mutate circostanze. Prosegue attingendo al metodo della teologia sacramentaria patristica, attestandosi poi sul «senso di un dibattito trasparente, quale ne sia l'esito» (p. 62). Conclude richiamando la posta in gioco emersa dalle prospettive sinodali e affermando che «troppo grande è la gioia del vangelo (ricevuto prima e magari un po' testimoniato) per immaginare di non poter cambiare nulla» (pp. 74-75).

Dal versante canonico-istituzionale Guzzo (Il conferimento dell’ordine sacro ad una donna: profili giuridici, pp. 78-96) propone un itinerario articolato il cui snodo fondamentale è rappresentato dall'uguaglianza battesimale, a partire dalla quale si solleva la questione «se non sia possibile definire una "naturale'' capacità della donna di ricevere l'ordine sacro» (p. 80). Il percorso si apre considerando Il fondamento cristologico del principio di eguaglianza e l'"alibi" del diritto divino (pp. 80-84), ricordando che tale principio è codificato al can. 208 del CIC e al can. 11 del CCEO; approfondisce poi L'eguaglianza battesimale dei fedeli e l'esclusione delle donne dal diaconato (pp. 85-86). Dedica uno spazio (sorprendente per chi qui ne scrive) a L’“esistenza” del sacramento-atto giuridico dell'ordine sacro conferito a una donna (pp. 87-90) in cui afferma che, secondo la norma, «il conferimento dell'ordinazione sacra di una donna battezzata appare "illecito" ma comunque ''valido"» (p, 89); considera Il delitto di attentata ordinazione femminile e la capacità della donna di ricevere l'ordine sacro (pp. 90-94) giungendo a formulare la tesi «che ci si trovi di fronte a un delitto impossibile da compiere» (p. 94). Conclude in modo radicale affermando che, in base a quanto emerso, la gerarchia non avrebbe «l'autorità né di escludere le donne dal diaconato né di chiudere in maniera definitiva la questione dell’accesso delle donne al ministero sacerdotale» (p.96).

Noceti, assumendo il registro ecclesiologico-ministeriale (Orientarsi nel labirinto: quale teologia del ministero ordinato?, pp. 97-132) affronta la questione nodale sottolineata nella Prefazione, premettendo che «avvicinarsi alla ricerca sviluppatasi nella chiesa cattolica negli ultimi sessant'anni a partire dalla domanda di ordinazione delle donne al ministero può apparire a molti come l'inoltrarsi in un labirinto» (pp. 97-98): l'A delinea una possibile via d'uscita, attraverso un percorso che integra la lettura di genere entro la teologia-del ministero ordinato, sia pre che post-conciliare. In La domanda sulla non ordinazione delle donne nel quadro di una teologia del ministero a orientamento cristologico (pp. 101-118) sottolinea in primo luogo la preziosità del portato conciliare che ha offerto «una profonda e complessiva rivisitazione della teologia del ministero ordinato» (p. 102) operandone una lettura ecclesiologico-pneumatologica. Mostra poi alcune criticità del «recupero della più tradizionale prospettiva e orientamento cristologico» (p. 103) sviluppata dal magistero post-conciliare, e lo fa attraverso una rilettura del portato scritturistico. Si chiede se Agere in persona Christi sia semplicemente una questione di somiglianza fisica (pp. 111-118) e quindi prosegue Per un'altra strada (pp. 118-132), ritornando alla visione conciliare e ponendo la domanda sull'ordinazione ministeriale delle donne «nel quadro della missione messianica di tutto il popolo di Dio, in cui tutti i battezzati [...] sono soggetti attivi e corresponsabili» (p. 119). La sfida che si apre è quella di un'autentica recezione del Concilio e della sua ecclesiologia, per una chiesa che viva pienamente la trasformazione missionaria e sinodale oggi in atto. In questa prospettiva, l’ordinazione delle donne è indicata come passo possibile e necessario.

In prospettiva teologico-dogmatica Castiglioni (Donne cattoliche e ministero ordinato, pp. 133-156) accede al tema a partire da Alcuni riferimenti storici essenziali (pp. 134-136) che partono dal Concilio e dalle sollecitazioni per «allargare gli spazi dell'apostolato delle donne» (p. 134) e passano attraverso il responso della Pontificia commissione biblica (1976) che afferma «che i dati scritturistici non sono sufficienti per escludere la possibilità di ordinarle» (p. 135). Tra irrigidimenti e aperture del magistero, si giunge all'attualità e ai documenti del sinodo 2021-24 che «raccolgono da tutti i continenti l'appello affinché le donne siano riconosciute nella loro pari dignità» (p. 136). Si considera poi L'ordinazione sacerdotale riservata agli uomini (pp. 137-150) vagliando i testi di riferimento e portando a parola le molte perplessità che sollevano, circa le motivazioni di fondo (pp. 140-142), circa gli argomenti di convenienza (pp. 143-148), circa la stessa definitività (pp. 148-150). Avvicinando la questione dell'ordinazione diaconale delle donne (pp. 150-152) si rileva che essa «è dottrinalmente ammissibile» e che l'onere dì dimostrare il contrario spetta a chi la contesta (p. 151). In conclusione, il tema è riconosciuto come sensibile e nevralgico, Un problema secondo, non secondario (pp. 153-156): «Lo si comprende correttamente salo in funzione della questione principale, che è la missionarietà evangelizzatrice» (p. 156). Si dischiudono così nuovi orizzonti, assai più ampi, per la ministerialità femminile che deve e può «passare per altri cammini rispetto a quello dell'ordinazione sacerdotale» (ibid.).

Sul piano storico-sistematico, infine, si muove la riflessione di Grillo (Senza l'autorità di ammettere o senza l'autorità di escludere?, pp. 157-182) il quale ricorda in apertura la «svolta epocale» verificatasi a partire dal XIX secolo, quando si produsse «il passaggio dalla "società dell'onore" alla "società della dignità"» (p. 158), con il prevalere della logica delle pari opportunità e dell'eguaglianza su quella della differenza e delle preferenze. Questo passaggio trasformava la cultura comune ma non le convinzioni di fede, esponendo la chiesa al rischio di «confondere il vangelo con I'Ancien régime» (p. 159). Fu solo Giovanni XXIII, con la Pacem in terris, a riconoscere come "segno dei tempi" l'ingresso della donna nella vita pubblica. «Alla luce di questo testo profetico il magistero cattolico si è trovato costretto a modificare radicalmente gli argomenti elaborati nell'arco di circa ottocento anni» (p. 159) intorno al rapporto tra autorità ecclesiale e sesso femminile. Grillo espone lo sviluppo storico delle argomentazioni contro l'ammissione al ministero ordinato, a partire da Gli argomenti negativi elaborati nella "società dell'onore" (pp. 160-167) in cui l'orizzonte della differenza conduceva a una gerarchia tra maschile e femminile. Prosegue con Gli argomenti negativi nella "società della dignità" (pp. 167-174) esaminandone selettivamente i testi più decisivi: Inter insigniores, Mulieris dignitatem, Ordinatio sacerdotalis. L'esito è molto critico, viene sottolineata la fragilità sistematica delle argomentazioni, quando non l'azione di un «dispositivo di blocco» che prevale su ogni altra considerazione (pp. 172; 174) e che produce uno «stallo teologico» (p. 180). La conclusione a cui approda questa dinamica è quella di una negazione di autorità. Ma «se dopo trent'anni nessuno ha saputo rispondere alla questione in modo fondato, se non ripetendo argomenti impresentabili, occorre semplicemente prendere atto che la ''mancanza di autorità'' non riguarda la inclusione, ma la esclusione. La chiesa non può escludere dalla ordinazione quelle battezzate, la cui autorità nello spazio pubblico dal 1963 è ufficialmente riconosciuta dalla chiesa stessa» (pp. 180-181).

Il testo è ricco e articolato, criticamente ben fondato e di piacevole lettura. Emergono tre nodi importanti per pensare il tema dell'ordinazione ministeriale delle donne in una chiesa a dimensione mondiale: a) il fondamento scritturistico, con il passaggio cruciale tra la prima, la seconda e la terza generazione cristiana in cui hanno preso forma i ministeri; b) la figura di ministero ordinato delineata al Concilio; c) il principio insuperabile di uguaglianza battesimale.


A. Steccanella, in Studia Patavina 3/2025, 560-564

Concluso il Sinodo sulla sinodalità, dopo due sessioni di dibattito che non ha potuto ignorare le voci di chi chiedeva più attenzione al tema dell’ordinazione diaconale delle donne, prendere in mano questo libro consente di rivedere i nodi ancora problematici per la coscienza ecclesiale.

Oltre a ciò che il Sinodo non ha voluto o potuto affermare, si deve però rilevare la consapevolezza ecclesiale che «non ci sono ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa» – ovvia è la neutralità dell’espressione dei sinodali, ma lo è anche il nesso con il diaconato che pure compare nel n. 60 del Documento finale – e che la stessa «questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta».

Il libro prevede 6 capitoli scritti da altrettanti teologi ed esperti. In particolare, Emanuela Buccioni affronta alcune distorsioni nel confronto con il testo biblico: semplificazioni e sovrapposizioni che limitano un quadro più variegato, per esempio sui Dodici e gli apostoli e da qui alla vera e propria guida della comunità. Cristina Simonelli scrive a proposito di una lettura fissista e identitaria dell’apporto dei padri della Chiesa, mentre in ottica giuridica Luigi Mariano Guzzo indaga sull’esistenza di un impedimento in natura rei per la donna eventualmente da ammettersi all’ordine sacro.

Sulla scia del Vaticano II, Serena Noceti riflette sulla preferenza accordata da questo a un criterio battesimale invece che al cristomonismo del passato. Chiudono il testo Luca Castiglioni e Andrea Grillo, rispettivamente sull’emergere della questione della donna nella Chiesa sul piano storico e sulle conseguenze del passaggio da una società dell’onore a una società della dignità.

A offrire al lettore il tono principale del libro è la Prefazione di Marinella Perroni, secondo la quale è tempo d’ascoltare disagi e perplessità, mentre non si riescono a recepire le spinte di rinnovamento apparse al Vaticano II. In gioco c’è soprattutto il ministero in se stesso, «un iceberg di cui la richiesta dell’ordinazione delle donne non è che la punta» (9).


A. Ballarò, in Il Regno Attualità 20/2024, 624

[…] Il libro "Senza impedimenti. Le donne e il ministero ordinato" esce poco prima dell'intervista di Papa Francesco alla televisione statunitense CBS; in occasione della Giornata Mondiale dei Bambini, in cui il Pontefice, fortemente sollecitato dalla giornalista a dare una risposta chiara, afferma il 'no' all'accesso delle donne al Diaconato se inteso come ministero ordinato. Ministero riservato esclusivamente agli uomini in quanto uomini. I suoi predecessori lo avevano ribadito più volte che la questione della ordinazione delle donne era un tema chiuso.

«Dal fatto che la chiesa ha fatto una cosa, possiamo concludere che poteva e può farla. Ma dal fatto che non ha fatto una cosa, o almeno non sappiamo se l'ha fatta, non è sempre prudente concludere che non può farla e che non la farà mai» (Yves Congar).

Il Sinodo sull’Amazzonia e la prima sessione del Sinodo sulla Sinodalità hanno riaperto il dialogo sull’ordinazione delle donne o dei viri probati. Nelle sintesi dei gruppi di lavoro di entrambi i Sinodi si pongono domande chiare ed esplicite che richiedono e meritano una risposta, non solo, però, alla luce di ciò che già sappiamo; ma con un’attenzione a tutte le posizioni teologiche, senza paure di scomodare posizioni consolidate.

Il libro, curato dal teologo Andrea Grillo, presenta il contributo di 3 teologhe e 3 teologi, con una prefazione di Marinella Perroni, biblista. Tutti gli interventi mirano a offrire una prospettiva critica sulle motivazioni che la riserva maschile all'accesso delle donne al ministero ordinato continua a sostenere.

La Chiesa non ha il potere di cambiare la Tradizione e di modificare qualcosa che è stato rivelato nella Parola. Quindi se il sacerdozio è legato al genere maschile, deve anche essere legato agli altri aspetti culturali legati a Gesù: le sue origini giudaiche.

«… il ministero sacerdotale attuale corrisponde al ministero apostolico; il ministero apostolico è affidato solo ai Dodici, come estensione del ministero di Gesù; i Dodici erano maschi come Gesù era maschio e questa caratteristica è essenziale per l'incarico ricevuto» (Emanuela Buccioni).

Il ruolo della donna si è andato modificando notevolmente negli ultimi due secoli; pertanto, la giustificazione dell'incapacità del genere femminile di gestire la vita pubblica è oggi anacronistica. Il tema era stato già sdoganato dall'Enciclica Pacem in Terris di Giovanni XXIII, quando afferma: «In secondo luogo viene un fatto a tutti noto, e cioè l'ingresso della donna nella vita pubblica: più accentuatamente, forse, nei popoli di civiltà cristiana; più lentamente, ma sempre su larga scala, tra le genti di altre tradizioni o civiltà. Nella donna, infatti, diviene sempre più chiara e operante la coscienza della propria dignità. Sa di non poter permettere di essere considerata e trattata come strumento; esige di essere considerata come persona, tanto nell'ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica».

Un testo profetico, vedendo il ruolo che, oggi, giocano le donne nella società, nella scienza e nella politica. In questo la Chiesa è in un ritardo mostruoso. Non è sufficiente chiamare a lavorare in Vaticano donne, consacrate e laiche, per vedere un discepolato di eguali farsi realtà, come tante donne e uomini chiedono.

Nel testo dell'Enciclica si evidenzia anche un altro elemento importante: il ruolo della donna non è vissuto nello stesso modo nei diversi contesti geografici e culturali. Così come il desiderio per una giustizia di genere nella Chiesa non è sentito e abbracciato da tutte le donne a tutte le latitudini. Questo è un dato che va accolto e rispettato.

Allo stesso tempo, non è possibile aspettare che tutto il mondo faccia un cammino culturale per arrivare a riconoscere che l'esclusione delle donne perché donne a ruoli e spazi nella Chiesa è da rivedere e rileggere, alla luce della tradizione e delle scienze umane, teologiche e bibliche.

«Forte è la speranza che, dopo il tempo dell'ascolto, arrivi il tempo del confronto e della discussione e che vengano messe apertamente sul tavolo le questioni e ricercate insieme possibili vie di soluzione». Così scrive Marinella Perroni nella prefazione.

I capitoli del libro sono divisi per temi e autrici/autori, offrendo diverse letture dello stesso tema:

1. Emanuela Buccioni: prospettiva biblica

2. Cristina Simonella: prospettiva storica

3. Luigi Mariano Guzzo: prospettiva canonica

4. Serena Noceti: prospettiva teologica ecclesiale

5. Luca Castiglioni: prospettiva teologica del ministero ordinato

6. Andrea Grillo: prospettiva teologica degli impedimenti

Un assunto comune alle diverse posizioni è il sacerdozio battesimale comune a tutto il Popolo di Dio: concetto fortemente ribadito nei documenti conciliari del Vaticano II. Luigi Mariano Guzzo, rifacendosi alla Lumen gentium scrive: «Pur mantenendo una divina e gerarchica costituzione, la chiesa si concepisce anzitutto come popolo di Dio. Tale categoria esprime una società di 'eguali' fondata sul battesimo, in un dialettico rapporto tra 'sacerdozio comune dei fedeli' e 'sacerdozio ministeriale o gerarchico'».

Così come il sensus fidei e il sensus fidelium: il popolo di Dio come spazio teologico, dove Dio si esprime e si rivela.

«Qual è il modello di teologia del ministero ordinato che assumiamo come riferimento nel dibattere sull'ordinazione delle donne? Quale modello motiva nel magistero pontificio post-conciliare le dichiarazioni sulla non-ordinazione sàcerdotale delle donne? E quali altri modelli di teologia del ministero ordinato, invece, orientano e sostengono la possibilità di ordinazione femminile?», si domanda Serena Noceti.

Cristina Simonelli, nel suo percorso storico, ci mette in guardia dalle 'rimozioni che annebbiano la vista e invalidano il processo': «Pare talmente scontata non solo l'assenza delle donne dalla scena autorevole della tradizione, ma anche l'esplicita proibizione della loro assunzione di ruoli ministeriali ordinati, che la questione viene sbrigata con poche citazioni scontate per lo più riferibili alla sanzione di donne 'eretiche'».

Come dire l'assenza di riferimenti femminili nei Padri della Chiesa non ci dice dell'assenza effettiva del femminile; ci racconta di una difficoltà tutta maschile a narrarne la presenza.

La riflessione di Luca Castiglioni pone in evidenza la debolezza della definitività del no al tema dell'ordinazione, così come delle motivazioni a sostegno della posizione. «In ogni caso, il punto decisivo è che l'atto di costituzione dei Dodici da parte di Gesù Cristo non poteva essere governato da una questione relativa al ruolo delle donne nel successivo ministero della chiesa, perché in esso ciò che conta è il valore simbolico del numero e del gruppo, riferito alle sue dodici tribù, che hanno come capi i dodici apostoli».

Desidero chiudere questa recensione con le parole che Andrea Grillo usa al termine della sua riflessione che decostruisce le diverse motivazioni della riserva maschile all'ordinazione femminile. «Si apre così lo spazio teorico e pratico per configurare una vocazione universale al ministero ecclesiale. Tutti i battezzati, uomini e donne, possono accedere al ministero ordinato. Non perché ne abbiano il diritto – nessuno, né maschio né femmina, ha 'diritto' di ricevere i sacramenti –, ma perché non si legge più nel sesso femminile un impedimento all'esercizio dell'autorità, nella società come nella chiesa».


P. Morgante, in Studi Storici e Religiosi 2/2024, 127-132

Tra i temi che hanno vivacizzato il dibattito teologico ed ecclesiale dell'ultimo decennio c'è certamente la riflessione sulla possibilità di accesso delle donne al ministero ordinato. Lo stesso dialogo ecumenico ha reso più acuta la domanda, specie alla luce dell'incisiva prassi ministeriale femminile presente in parecchie realtà del mondo evangelico. Anche «CredereOggi» è più volte tornando sulla questione, segnalando la complessità del dibattito e la fragilità di alcune linee di argomentazione. In quest'ultima direzione va anche il volume che presentiamo, espressione di una bella collaborazione interdisciplinare tra diverse voci della teologia italiana. Attraverso i vari contributi in esso raccolti il saggio evidenzia quanto culturalmente condizionate – e spesso viziate da presupposti ermeneutici non ben meditati – siano alcune delle motivazioni portate da teologia e magistero cattolico per motivare la riserva al genere maschile dell'ordinazione ministeriale.

Lo sottolinea Emanuela Buccioni (Che cosa sta scritto nella Bibbia? Come la leggi?)quanto all'uso dei testi biblici – e segnatamente di quelli neotestamentari – per radicare nella scelta dei Dodici da parte di Gesù una motivazione per tale opzione, segnalando un uso spesso contraddittorio delle metafore e delle analogie scritturistiche in ordine all'ordinamento ecclesiale. Lo ribadisce Cristina Simonelli (Il ricorso ai padri della chiesa: un meccanismo collettivo di difesa) esaminando l'uso della riflessione patristica in tale ambito: la complessità di vissuti di chiesa che essa rivela andrebbe ripensata in modo ben più articolato. Un passo in più lo compie poi Luigi Mariano Guzio (Il conferimento dell'ordine sacro a una donna: profili giuridici) evidenziando una tensione tra l'attuale normativa canonistica in tale ambito e l'eguaglianza battesimale dei fedeli, cristologicamente fondata. Di taglio sistematico il contributo di Luca Castiglioni (Donne cattoliche e ministero ordinato) e soprattutto quello di Serena Noceti (Orientarsi nel labirinto: quale teologia del ministero ordinato?): la puntuale ricostruzione storica delle argomentazioni teologiche utilizzate per fondare l'attuale normativa evidenzia a monte di esse un immaginario antropologico pesantemente legato all’età antica e medievale, difficilmente oggi sostenibile.

Sul piano ecclesiologico, poi, la forte caratterizzazione sacerdotale e cristologica del ministero (con la conseguente accentuazione della necessità di un interprete maschile per chi impersona tale ruolo) appare decisamente in tensione con la prospettiva del Vaticano II, tutta orientata a una sua comprensione nel contesto del servizio alla comunità. Rimane così solo il problematico appello a una diuturna prassi ecclesiale, ma è sufficiente? È sufficiente, in particolare, quando lo studio dei primi secoli cristiani rivela sempre più ampiamente la presenza di donne con ruoli attivi e significativi entro la comunità? È sufficiente in un contesto in cui la stessa comunità ecclesiale sottolinea la dignità umana quale fondamento di eguaglianza in tanti ambiti? Sono domande che risuonano con forza nel contributo conclusivo di Andrea Grillo (Senza l'autorità di ammettere o senza l'autorità di escludere?),che si chiede se davvero – come argomenta spesso il magistero recente – la chiesa non abbia l'autorità di motivare un simile passaggio. Non sarebbe piuttosto l'autorità di escludere una parte così ampia del popolo di Dio dal ministero a dover essere adeguatamente motivata? In fondo, la storia della teologia e della prassi ecclesiale registra cambiamenti di portata altrettanto vasta. E, come nota la prefazione di Marinella Perroni («Come mai questo tempo non sapete valutarlo?» [Le 12,56]),la consegna apostolica richiede soprattutto memoria e testimonianza e «infinite donne» hanno saputo esercitarla «anche in una chiesa che le ha costrette alla marginalità e al silenzio» e che «oggi impone di mettere in atto ogni giustizia».

Abbiamo qui, è chiaro, un testo che – pur attraverso la varietà delle competenze e delle argomentazioni messe in opera – assume una posizione forte e chiara in un dibattito vivo e di vasta portata. Lo fa in contributi che si segnalano per il rigore e la qualità teologica e, allo stesso tempo, per la leggibilità, dando luogo a un testo di valore.


S. Morandini, in CredereOggi 5/2024, 152-154

È uscito da circa un mese un testo agile, variegato, plurale e accurato, frutto del clima di dialogo voluto, cercato e attivato da papa Francesco.

Parlare ufficialmente di donne e ministeri e specialmente di ministero ordinato è stato fino a pochi anni fa un vero e proprio tabù, anche se da decenni (minimo), il confronto continuava serrato: per questo, specie dopo il passo lungamente meditato nella chiesa anglicana d'Inghilterra alla fine degli anni '80 e la prima ordinazione di 34 donne nel '94, per tutta risposta i vertici cattolici hanno ribadito le posizioni del passato se possibile con un linguaggio più perentorio, più restrittivo, cercando così di non lasciare spazi ai dubbi. Il problema è che se si usa un linguaggio più rigido senza fornire argomenti convincenti si palesa la propria condizione di debolezza. I principali documenti di riferimento sono la dichiarazione Inter insigniores (1976) della Congregazione per la dottrina della fede e la lettera apostolica Ordinatio sacertotalis (1994) di Giovanni Paolo II.

Quali sono le basi bibliche, patristiche, sistematiche di tali documenti? Quale visione ecclesiologica trasmettono e in quali contraddizioni canoniche inducono? Ecco lo sforzo degli autori dei contributi del testo curato da Andrea Grillo (lui stesso uno degli autori): riattivare ed estendere una riflessione che dovrebbe essere di tutto il corpo ecclesiale, su questo come su altri temi, in fedeltà al cammino sinodale.


E. Buccioni, in Rocca 15/2024 (1 agosto 2024), 44-45