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Resistenza e resa
Dietrich Bonhoeffer

Resistenza e resa

Lettere e altri scritti dal carcere

Prezzo di copertina: Euro 23,00 Prezzo scontato: Euro 21,85
Collana: Dietrich Bonhoeffer - Edizione paperback
ISBN: 978-88-399-1286-2
Formato: 13,5 x 21 cm
Pagine: 688
Titolo originale: Widerstand und Ergebung. Brife und Aufzeichnungen aus der Haft
© 2024

In breve

A cura di Christian Gremmels, Eberhard Bethge e Renate Bethge in collaborazione con Ilse Tödt

Edizione italiana a cura di Alberto Gallas

Postfazione all’edizione italiana di Alberto Conci


«L’importanza di questo testo, che rappresenta un punto di non ritorno nel dibattito teologico del Novecento, nasce dalla frattura esistenziale causata dall’arresto e dall’internamento di Bonhoeffer nel carcere berlinese di Tegel. Ma quell’evento, a sua volta, fu il risultato delle scelte operate da Bonhoeffer negli anni immediatamente precedenti» (dalla Postfazione di Alberto Conci).

Descrizione

Rinchiuso nel carcere berlinese di Tegel, tra l’aprile 1943 e l’ottobre 1944, Dietrich Bonhoeffer trascorre giorni bui e incerti. Mentre il mondo sprofonda nel caos della Seconda Guerra Mondiale, i suoi contatti con la cerchia esterna di parenti e amici si fanno radi e difficili, fino al tragico destino finale, quando viene giustiziato.
In questo epistolario, per moltissimi aspetti unico e commovente, riprende vita la testimonianza di fede e di resistenza di Bonhoeffer in un momento critico della storia. Nell’angusto spazio della cella di detenzione il teologo trova la forza di leggere, riflettere, pregare e scrivere. Le sue parole si alternano a quelle delle persone a lui care: i genitori, il fratello maggiore Karl-Friedrich, il nipote quattordicenne Christoph e, in particolare, l’amico fraterno Eberhard Bethge. Con questo giovane pastore, destinato a diventare suo biografo, egli scambia pagine di una teologia profonda, contemporanea, anzi visionaria – proprio mentre il mondo sprofonda nel caos della Seconda Guerra Mondiale. È il suo lascito ai cristiani del mondo intero.

Recensioni

Alberto Conci, nella Postfazione all'edizione italiana paperback del volume più atteso epiù noto di uno dei maggiori teologi del Novecento, scrive: «Ciò che colpisce maggiormente, ripercorrendone le pagine, è l’inalterata capacità di tenere aperti i grandi interrogativi che le attraversano, riproponendoli immutati a chiunque le avvicini».

Sulle diverse traduzioni edizioni italiane di Resistenza e resa del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer (1906-1945), martire nella lotta contro il nazismo, mi sono già soffermato su Rocca n. 22 del 15 novembre 2023.

Il 'catalogo' delle tematiche affrontate è vasto, per citarne alcune: la tensione mai risolta, soprattutto in tempi di guerra, tra sicurezza e pacifismo; e poi la riconsiderazione dell'Antico Testamento, la fedeltà alla terra per una fede che sapientemente apprezza la dimensione qualificata delle cose penultime e quindi un fare religioso che non pretenda di essere zelante e addirittura oltre Dio. Bonhoeffer non ha potuto che abbozzare questioni, un fascino del suo pensiero, di certo non ricercato, è anche in questa sua elasticità interpretativa dinamica sempre attuale, aperta ad un ventaglio di possibilità anche inedite.

Bonhoeffer, nella Lettera a Eberhard Bethge,9 marzo 1944, definisce i musulmani 'maomettani', errore condiviso dal lessico dell'epoca (ed ancora dopo). Invece stessa lettera, più avanti, molto significativamente Bonhoeffer scrivendo della sofferenza: «Qualche volta a suo tempo mi sono meravigliato di come i cattolici passino in silenzio sopra casi come questi. Che si tratti forse davvero di maggior forza? Forse per la loro storia essi conoscono meglio che cosa sia veramente la sofferenza e il martirio tacciono sui disagi e sulle difficoltà di poco conto». La terminologia era inevitabilmente criptica, Bonhoeffer, infatti, scriveva dal carcere, recluso dai nazisti, di certo non poteva mettere ulteriormente a repentaglio la vita sua e delle persone a lui care, perciò scriveva: 'cattolici', ma è da leggere: 'ebrei'. (E. Bethge). Un esempio di quanto ci sia da scavare ancora nel suo lascito.

Di assoluto rilievo e intrigante è anche la 'profezia' dell'annuncio evangelico con un «linguaggio nuovo, forse completamente non-religioso, ma capace di liberare e redimere, come il linguaggio di Gesù». Forse una sorta di 'esperanto' di sensi e di significati, che risulti finalmente comprensibile laicamente ai non teologi? La domanda resta aperta. Intanto propongo in gioiosa ed estetica provvisorietà: il linguaggio dell'arte. Con affreschi, dipinti, sculture, musica, poesia, letterature, cinema, teatro, danza, e tutta l'arte nella sua inclusiva iridescenza con vitale discernimento. Bonhoeffer grande teologo e valente musicista lo ritroveremmo ancora là, anzi proprio qui, puntualmente, ad aspettarci.

Nel linguaggio dell’arte che può aiutarci a comprendere la vita anche con l’arcobaleno di colori della fede.


M. Abbà, in Rocca 1 giugno 2024, 61