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Papa Francesco – la rivoluzione della tenerezza e dell’amore
Walter Kasper

Papa Francesco – la rivoluzione della tenerezza e dell’amore

Radici teologiche e prospettive pastorali

Prezzo di copertina: Euro 13,00 Prezzo scontato: Euro 11,00
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Collana: Giornale di teologia 378
ISBN: 978-88-399-0878-0
Pagine: 136
Titolo originale: Papst Franziskus – Revolution der Zärtlichkeit und der Liebe. Theologische Wurzeln und pastorale Perspektiven
© 2015

In breve

La dimensione teologica di papa Francesco. Le radici teologiche del pensiero di Jorge Mario Bergoglio, ma anche le prospettive pastorali del suo pontificato aperte da quei contenuti teologici, sono qui tratteggiate con intelligente competenza e con squisita empatia da uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco: il cardinal Walter Kasper.

Descrizione

«Papa Francesco annuncia il messaggio sempre valido del vangelo nella sua eterna novità e freschezza, senza ridurlo a un qualche schema preconfezionato. Papa Francesco unisce la continuità nei confronti della grande tradizione della Chiesa con quel rinnovamento che sa incessantemente sorprendere. Delle sue sempre nuove sorprese fa parte anche l’imbarazzante programma di una Chiesa “povera per i poveri”. Non è un programma liberale, ma un programma radicale – radicale nel senso originario della parola, perché significa un ritorno alle radici. Questo riandare alle origini non è tuttavia ripiegamento sul passato: è una forza per un inizio coraggioso rivolto al domani. È la rivoluzione della tenerezza e dell’amore» (cardinal Walter Kasper).

La dimensione teologica di papa Francesco.

Recensioni

Nell'essenzialità di questo breve saggio, il cardinale Walter Kasper riesce con chiarezza a delineare le linee teologico-pastorali del pensiero di Francesco, il papa che, a detta di molti, sta operando all'interno della chiesa una tangibile rivoluzione. Una rivoluzione all'insegna della misericordia, parola-chiave del pontificato di Bergoglio. Essa è di Dio, dunque è infinita, non esclude né abbandona nessuno.

Kasper fa giustamente notare che, a differenza di quanto ritengono alcuni critici, tale proprietà di Dio non è da intendere come una sorta di "ammorbidente" che rischia di compromettere la valenza della giustizia divina, bensì come una fondamentale verità insegnataci dallo stesso Gesù nel Vangelo. Pertanto, la misericordia non tende affatto a svalutare i comandamenti ma li realizza nella dimensione agapica della buona novella.

È il modus operandi del buon samaritano, il quale, vedendo l'uomo assalito dai briganti, non indugia sul da farsi né tantomeno lo ignora, ma si ferma e si china con tenerezza a fasciare e curare le ferite di quello sconosciuto sventurato (cf. p. 54). La misericordia, secondo l'insegnamento di questa parabola, scuote con efficacia i cuori del singolo credente e dell'intera chiesa.

Quella di Francesco secondo Kasper è una rivoluzione realmente sui generis; egli non fa altro che andare al fondamento del Vangelo, ossia del messaggio buono, capace di rendere l'uomo libero e in lieta armonia con il creato e con la chiesa. Forse anche per questo il papa argentino ha scelto di chiamarsi come il Poverello d'Assisi: san Francesco, infatti, ha voluto vivere il Vangelo nella sua integralità, senza aggiungere né togliere nulla. Bergoglio è sulla stessa lunghezza d'onda: la rivoluzione parte dalla tradizione evangelica.

A partire da questi presupposti, il teologo tedesco cerca poi di delineare la prospettiva ecclesiologica di papa Francesco; al centro dell'idea di chiesa vi è l'immagine del popolo di Dio, ripresa dall'ultimo Concilio e sviluppata dalla teologia della liberazione in quella sua particolare espressione, che è detta "teologia del popolo" (cf. pp. 99-100). Francesco coniuga le sue indicazioni teoriche con la vita concreta. Per questo, la chiesa per Bergoglio non può essere ridotta solamente a istituzione gerarchica, ma innanzitutto è il popolo di Dio in cammino verso di lui. Secondo tale impostazione, la chiesa trae la sua essenza dalla Trinità: il Padre per mezzo del sacrificio del Figlio raduna i fedeli e dona loro il suo Spirito.

Francesco disdegna una chiesa vittima del clericalismo ma desidera che in essa l'intero popolo di Dio partecipi attivamente alla realizzazione del Regno; grazie al battesimo ognuno ha il diritto di contribuire alla diffusione dei valori cristiani nella società. A riguardo il papa rimanda alla dottrina del sensus fidei, ossia alla capacità di ogni singolo credente di scovare nuove strade evangelizzatrici, ricavabili in particolare anche dalla pietà popolare, che, se ben indirizzata, è un reale frutto dello Spirito Santo.

Anche circa i sacramenti la chiesa deve dimostrarsi madre misericordiosa; in particolare, a proposito del matrimonio, la questione dell'ammissione o meno all'eucarestia dei divorziati risposati sarebbe stata affrontata poi nella seconda parte del sinodo sulla famiglia: Kasper in questo saggio auspicava di trovare, in accordo con il papa, una soluzione che ottenesse un ampio consenso dopo aver ascoltato le opinioni di tutti (cf. pp. 63-64). Solo dall'incontro arricchente con tutti i suoi figli la chiesa rifiuta di essere centrata su se stessa e può dimostrarsi, come Bergoglio auspica, una casa paterna dove c'è posto per tutti e in dialogo con tutti, specialmente con le altre confessioni cristiane e le altre religioni. Sul piano delle strutture ecclesiali il cardinale tedesco sottolinea l'intenso legame fra sinodalità e primato petrino; sinodalità da intendersi come il camminare insieme dell'intero popolo di Dio, naturalmente in comunione con il successore dell'apostolo Pietro: non c'è affatto l'idea di far vacillare il ministero petrino, poiché, come Kasper ricorda, nell'odierno contesto globalizzato esso è un dono di Dio, in quanto centro concreto dell'unità della sposa di Cristo (cf. p. 74).

Questa teologia comunionale vuole allora che tutti si sentano accolti, perdonati e spinti a vivere secondo gli insegnamenti evangelici: la chiesa è, infatti, il luogo dove risiede la misericordia gratuita di Dio e ha nella tenerezza verso il prossimo uno dei suoi cardini. Una chiesa dunque che non teme affatto di definirsi povera; Kasper, avviandosi alla conclusione del suo lavoro, ne analizza le motivazioni cristologiche: Cristo stesso ha scelto volontariamente di spogliarsi di tutto (cf. Fi12,6s), è venuto ad annunciare ai poveri il lieto messaggio (cf. Lc 4,18), chiamandoli beati, perché sarà loro il regno dei cieli (cf. Lc 6,20). Su questi presupposti Francesco ribadisce la necessità della de-mondanizzazione della chiesa, la quale, spogliata si della sua agiatezza materiale e spirituale, va con fervore verso le periferie del mondo. Inoltre, potrà senza remore denunciare la "globalizzazione dell'indifferenza" , la malattia della società che impedisce di ascoltare il grido di coloro che, a causa del consumismo sfrenato, sono vittime di una povertà ormai strutturata. Bergoglio auspica un'economia solidale: a nessuno deve essere negato il diritto al lavoro e alla collaborazione dello sviluppo della collettività, tenendo sempre la salvaguardia del creato come riferimento.

Kasper si congeda dai lettori dicendo che «un tantino di misericordia [...] può cambiare il mondo» (p. 129); ed è tutta qui la rivoluzione che Francesco desidera attuare: è la rivoluzione nel senso originario del termine, tornare cioè alle origini del Vangelo per andare con gioia incontro al futuro. Sembra che il papa non voglia non solo teorizzarla, ma anche applicarla alle diverse situazioni concrete della vita della chiesa.


F. Ascione, in Asprenas 1-4/2016, vol. 63, 274-276

Il libro è nato dalla rielaborazione di alcune conferenze tenute dall’A. all’Accademia cattolica di Monaco di Baviera, all’Università di Vienna, alla Scuola superiore di teologia Sankt Georgen di Francoforte sul Meno, al Centro Pro Unione di Roma e presso la Catholic University of America a Washington D.C. Pubblicato in occasione del secondo anniversario del pontificato di papa Francesco, il libro si compone di una breve premessa, di 12 capitoletti e, a modo di conclusione, di « uno sguardo al futuro » animato dalla gioia e dalla speranza del vangelo.

Lo scopo della pubblicazione è quello avvicinare il lettore «al fenomeno Francesco dal punto di vista teologico e di illuminare un poco lo sfondo e il contenuto teologico del pontificato, evidenziandone le nuove prospettive che si aprono» (p. 16).

In tale direzione vanno letti i primi capitoli dove viene presentata la figura carismatica di papa Francesco. Il pensiero e i gesti che caratterizzano il suo ministero di vescovo di Roma sono assai espressivi e riconducibili ad alcuni principi fondamentali.

In primo luogo, la riforma della chiesa, che deve avvenire secondo il criterio di una «ermeneutica della continuità» e non secondo quello della rottura. Papa Francesco vuole «riforme nella chiesa (EG 26)» (p. 24), non intendendo assolutamente essere un sovversivo, bensí colui che conserva la tradizione della chiesa con la consapevolezza che essa va riattualizzata nella forza dello Spirito Santo presente nella chiesa stessa. Utilizzando un’immagine di Tommaso Moro, cara a Giovanni XXIII, si può dire che papa Francesco non intende tramandare la cenere, ma la brace nascosta sotto di essa. Se si desidera che torni nuovamente a brillare il nucleo ardente del vangelo, occorre rimuovere la cenere accumulata lungo i secoli.

In secondo luogo, il vangelo come origine, fondamento e fonte della gioia. Con «vangelo» non bisogna intendere uno scritto o un libro, bensí la consegna di un messaggio buono e liberante, di cui la chiesa è discepola. Papa Francesco – in linea con i primi padri del deserto e fino a Tommaso d’Aquino – considera l’autoreferenzialità «il peccato radicale e la tentazione originaria dell’essere umano: l’acedia, l’inerzia del cuore, la forza di gravità che attira in basso, la pesantezza, la nausea delle cose spirituali, che porta alla tristezza di questo mondo (2Cor 7,10; cf. EG 1s; 81)» (p. 38). Questa è la tesi di fondo della Evangelii gaudium che affronta alla radice il problema della chiesa e del mondo attuale.

In terzo luogo, la misericordia, tema assunto come parola-chiave del suo pontificato. Se la teologia di scuola lo ha sempre considerato una semplice declinazione della giustizia, papa Francesco invece considera la misericordia come la qualità fondamentale di Dio, tanto che porre la questione della misericordia significa interrogarsi su Dio. Essa è anche il principio ermeneutico per comprendere e realizzare i comandamenti nel modo giusto ossia secondo il vangelo, con conseguenze riguardanti la comprensione e la prassi della chiesa.

In quarto luogo, la chiesa come «popolo messianico» (LG 9-12), chiamata concretamente a una «pastorale in conversione» ovvero a una «conversione pastorale» (EG 25). Papa Francesco parlando ai vescovi del Brasile riuniti a Rio de Janeiro il 27 luglio 2013, ha ribadito molto chiaramente che «pastorale» significa «esercizio della maternità della chiesa», la quale genera, allatta, fa crescere, corregge, alimenta e conduce per mano. Pertanto, se da una parte occorre riconoscere il valore soggettivo di ogni battezzato che in diverso modo, ciascuno secondo la propria vocazione, contribuisce all’attuazione dell’unica missione della chiesa, dall’altra il magistero deve essere capace di ascoltare tutti e di decidere valorizzando le diverse voci. Accompagnando da vicino il cammino delle persone, secondo lo stile evangelico del buon samaritano, si può giungere ad avere un grande consenso (cf. pp. 65. 76).

Questo cambiamento metodologico di paradigma, proposto da papa Francesco, viene definito dall’A. come la «dimensione mistica» della sua ecclesiologia. Essa consiste nell’«incontrare Cristo, anzi toccare Cristo, nei poveri (EG 270). La chiesa è il corpo di Cristo; cosí nelle ferite degli altri tocchiamo le ferite di Cristo» (p. 67). È un «modo di vedere mistico» che ricorda la vocazione di Francesco d’Assisi che abbracciò il lebbroso e anche quella di madre Teresa di Calcutta che iniziò la sua missione fra i poveri portando un moribondo nel suo convento. È la mistica del vivere insieme, dell’incontrarsi, del prendersi cura gli uni degli altri, degli occhi aperti, delle mani che afferrano e che aiutano.

Da questi quattro principi fondamentali nascono le due traiettorie del rinnovamento ecclesiale che necessitano di «una fondamentale riforma della mentalità» (p. 71).

La prima è quella di una chiesa che si autocomprende come communio. Ed è proprio secondo questa sua specifica struttura costitutiva che dev’essere articolato il rapporto tra chiesa locale e chiesa universale, tra collegialità o sinodalità e primato. A tale proposito, piú che in altri tempi, è urgente porre mano al rinnovamento del principio sinodale (inteso come «processo sinodale») che apre sia alla dimensione della unità nella molteplicità delle chiese locali, sia a una visione ecumenica della unità in quanto «unità in tensione», realizzata attraverso la diversità. Volendo utilizzare un’immagine per esprimere il modello di unità, bisognerebbe preferire a quella della sfera, quella del poliedro costituito da piú angoli e piú superfici, ciascuna delle quali riflette la luce in modo meraviglioso con una sua propria bellezza.

La seconda traiettoria è quella di una «chiesa povera per i poveri», motivata cristologicamente. L’opzione preferenziale per i poveri non deve essere ritenuta una specialità latino-americana, ma deve essere invece considerata l’opzione con la quale la chiesa intera pone la sfida al mondo di oggi. Questo è un programma ecclesiale, pastorale e spirituale, utile anche per mettere allo scoperto atteggiamenti fondamentali sbagliati che portano a una economia sbagliata che pone al centro non l’uomo ma il denaro. Su questa strada, la «stanca» Europa e la chiesa europea possono tornare a essere giovani. In particolare la chiesa può ringiovanirsi nel momento in cui torna a essere presenza cristiana che desta interesse per il bene delle persone, per i loro diritti, per il tema della pace e della fraternità universale. A tale scopo, papa Francesco ritiene che si debba acquisire una «mentalità di tipo processuale. [...] Per conquistare il bene della pace non si deve partire da un ordinamento che emargina coloro che pensano e vivono diversamente, ma si deve lavorare a un ordinamento di pace che cerca di coinvolgerli» (p. 121). Con una mentalità di tipo processuale si possono affrontare le due sfide fondamentali (la multiculturalità e la trasversalità) del pluralismo odierno, nel quale il cristianesimo può ritrovare nuovamente il suo posto, e la chiesa può essere un importante – ma non piú l’unico – punto di riferimento culturale. In tal modo si ha «non solo la fine dell’antico modo eurocentrico ma anche la fine della correlazione e della simbiosi costantiniana tra chiesa e potere secolare, senza imboccare la strada del dualismo ostile di entrambi nel secolarismo e nel laicismo» (p. 123).

A conclusione del suo libro, scrive l’A.: «Papa Francesco è uomo dell’incontro. Egli possiede il carisma di saper parlare a chiunque, ai grandi di questo mondo come ai molti piccoli [...]. Egli trasmette il suo messaggio benevolente ma non a buon mercato, invitante ma non accattivante, che considera ognuno come benvenuto e addirittura abbraccia ognuno, ma che spesso scuote e risulta scomodo» (p. 125). E si chiede: «Saprà dunque papa Francesco dare realmente impulso a una grande riforma? Oppure il suo pontificato deluderà le aspettative?» (p. 127). A queste domande non si può umanamente rispondere. E la risposta non dipende neppure solo dal papa. «Essa dipende anche da questo: se e in che misura i collaboratori della curia romana, le chiese locali, le comunità religiose, i movimenti, le associazioni, le scuole e le facoltà teologiche e molti singoli cristiani accoglieranno i suoi impulsi» (p. 127). La proposta di papa Francesco è quella di rispondere al messaggio del vangelo con l’impegno della fede. La conversione e la fede di molti singoli, in una comunità senza confini che penetra nella profondità della storia, possono suscitare molte sorprese. E allora la riforma diventa «rivoluzione della tenerezza e dell’amore».

L’intenzione dell’A. di riunire in un unico volume contributi offerti in diversi luoghi e circostanze, ha dato vita a un libro ben riuscito. Vengono tenuti insieme diversi obiettivi: indicare il carisma profetico di papa Francesco senza contrapporlo a quello dei suoi predecessori; illuminare la strada fino a ora percorsa svelandone le radici lontane e profonde (in particolare la teologia della liberazione di tipo argentino); proporre ragioni di «riforme nella chiesa» in modo che tutti se ne sentano responsabili e protagonisti. Il quadro finale risulta unitario, raccolto nella prospettiva della «rivoluzione della tenerezza e dell’amore». Si può affermare che l’A. non scrive «su» papa Francesco ma racconta con empatia personale la storia di uno che è venuto dalla «fine del mondo» ed è entrato nella scena della chiesa in modo inaspettato (non era nella lista dei papabili), portando «un vento fresco, il vento della fiducia, della gioia e della libertà» (p. 14). Il racconto è puntuale, ricco di informazioni e di piacevole lettura.


G. Zambon, in Studia Patavina 63 (1/2016) 229-232

Tra gli innumerevoli libri dedicati alla persona e al magistero di papa Francesco, questo testo del cardinale Walter Kasper si distingue in modo particolare perché si interessa, non a particolari aneddoti che riguardano la biografia di José Maria Bergoglio, divenuto pontefice, o a questioni di «politica ecclesiastica», bensì alla declinazione del profilo teologico e pastorale del vescovo di Roma. Non a caso, Kasper precisa, all’inizio del secondo capitolo, che «nel tentativo di un avvicinamento teologico ci si deve a priori guardare da due pregiudizi che cercano entrambi, in modi diametralmente opposti di incasellare papa Francesco. Alcuni cercano di tirarlo dalla loro parte per le proprie idee di riforma, specialmente per quelle notoriamente diffuse nel mondo occidentale, e di valutarlo in base al fatto che corrisponda a queste aspettative o, eventualmente, nella misura in cui vi corrisponde. [...]. Egli non rientra nel nostro schema, nel frattempo alquanto impolverato e logoro, di “progressista” e “conservatore”. Ha preso chiaramente le distanze da entrambe le posizioni nell’allocuzione, di grande effetto, a conclusione del sinodo straordinario dei vescovi. [...]. L’altro pregiudizio va nel senso opposto. Esso vede le evidenti differenze di personalità e di stile tra papa Francesco e papa Benedetto XVI, ma vi aggiunge subito con solerzia che oggettivamente tra i due non ci sono differenze. In questo c’è del vero: entrambi i papi sono cattolici e difendono la dottrina cattolica» (p. 19). Pertanto, prendendo le distanze da queste letture, Kasper, nel sottolineare che l’elezione di papa Francesco è stata un elemento di novità piena di sorprese, puntualizza che «la sorprendente novità della sorpresa rappresentata da questo papa non consiste in alcune innovazioni, bensì nell’eterna novità del vangelo, che è sempre lo stesso e tuttavia di continuo sorprendentemente nuovo e perennemente attuale» (p. 16). Da questo punto di vista, per Kasper, papa Francesco, fedele al vangelo, va al fondamento delle cose, vale a dire comincia dalla radice, dalla buona notizia della salvezza e liberazione di Gesù Cristo, nella Chiesa vitalmente annunciata, creduta, celebrata e vissuta. Sotto questo profilo, a giudizio di Kasper, per papa Francesco, «la memoria del vangelo e della sua eterna novità è certamente sempre anche una memoria pericolosa. Esso mette in questione e chiama alla conversione e a un nuovo orientamento» (p. 17). Ciò spiega, secondo Kasper, il senso teologico e pastorale del pontificato di papa Francesco. Effettivamente, l’innovazione di papa Francesco si radica, teologicamente, nella tradizione, con la convinzione importante che la tradizione tramanda la brace non le ceneri (cf. p. 25). Francesco, annota Kasper (cf. p. 20) viene dalla scuola della teologia kerygmatica. Per questo, scrive Kasper, egli non è «un francescano mascherato; egli è in tutto e per tutto un gesuita» (p. 21), perché nello spirito di sant’Ignazio, Francesco non parte dalla dottrina, ma dalla situazione concreta e applicando le regole del discernimento spirituale perviene a decisioni concrete. In questo modo, Francesco fa teologia in contesto e nella sua teologia contestuale egli «vuole illuminare la situazione della chiesa e del cristiano nel mondo attuale a partire dal vangelo. Qui la fede cristiana non è un’ideologia che vuole chiarire ogni cosa; essa non è paragonabile a una luce artificiale che illumina tutto il corso della nostra vita; è piuttosto come una lanterna che ci fa luce nel cammino della vita nella misura in cui noi stessi andiamo avanti» (p. 35). Per papa Francesco, sottolinea Kasper, il vangelo è l’annuncio lieto dell’amore di Dio all’uomo. Questo primato del dono di Dio e dell’amore di Dio è il cuore dell’annuncio di Francesco. Con esso, fa notare Kasper, papa Bergoglio si colloca nella scia della tradizione e soprattutto nel solco dei grandi papi recenti che l’hanno preceduto. L’accentuazione fondante e fondamentale del contenuto evangelico non costituisce nell’insegnamento di Francesco una deriva pietistica o arbitraria giacché il principio cristico non è esclusivo, ma un «principio ermeneutico inclusivo», per cui si tratta, «appunto, soprattutto di un’esigenza pastorale della predicazione», perché «con l’aiuto di tale principio egli vuole comprendere di nuovo il vangelo tutt’intero nella sua bellezza interiore, e far sì che torni a risplendere (EG 237)» (p. 47). Questo spiega, secondo le considerazioni di Kasper, perché al centro dell’insegnamento di papa Francesco sta il tema della misericordia. Anche qui, per Kasper, papa Francesco è non solo nel cuore dell’insegnamento biblico sulla grazia e sulla graziosità di Dio, ma anche nella scia dei suoi predecessori (cf. pp. 52-55) Kasper spiega che l’importanza data alla misericordia come principio ermeneutico della fede è motivata dal fatto che, essendo essa la più fondamentale delle proprietà di Dio, essa pone di fatto al centro della riflessione e dell’esperienza cristiana Dio stesso. Infatti, «se la misericordia è la più fondamentale delle proprietà di Dio, allora con essa si pone in modo nuovo la più radicale delle questioni teologiche, la questione su Dio. [...]. Il discorso sulla misericordia di Dio non è perciò un parlare retorico e bello, ma innocuo. Esso non ci culla in una tranquillità e sicurezza illusoria; esso ci mette in moto; vuole che le nostre mani e i nostri cuori si aprano. Infatti, misericordia significa avere un cuore per i poveri, i poveri nel senso più ampio e comprensivo» (p. 55). Sulla base di questo principio teologale e teologico, Kasper individua le linee di una ridefinizione dell’ecclesiologia che declinandosi come «ecclesiologia del popolo di Dio in concreto» (p. 57), costituisce il fondamento di una rinnovata prospettiva ecclesiale, compresa da Papa Francesco, nel quadro di una ecclesiologia che pone al centro della sua esplicazione l’immagine biblica e conciliare della Chiesa come «popolo di Dio». Da questo punto di vista, per Kasper, è alla luce di questa ermeneutica ecclesiale che si possono e si devono capire le posizioni di papa Francesco sia in ambito intra-ecclesiale sia in ambito extra-ecclesiale in relazione agli altri cristiani e alle altre religioni.
Dal testo di Kasper, strutturato da una premessa, dodici capitoli e una conclusione intesa come prospettiva verso il futuro è possibile rilevare che il messaggio teologico di papa Francesco, tratteggiato con intelligente competenza e con particolare attenzione empatica, è quello di «vivere nella verità». Ciò che Kasper mette chiaramente in evidenza è che papa Francesco, esercita un particolare fascino, perché vive in prima persona il suo annuncio, quello di una Chiesa che proclama e incarna il primato di Cristo, una Chiesa povera per i poveri. Ciò chiarisce abbastanza bene che il suo è un programma profondamente teologico perché radicato nella logica evangelica delle beatitudini e, dunque, eminentemente pastorale, perché coglie l’agire della Chiesa nella storia nell’ambito dell’interazione tra fede e vita. Il testo è particolarmente consigliato a tutti coloro, sia presbiteri, sia laici, credenti e non, che si avvicinano alla persona di papa Francesco con le solite ataviche convinzioni minimaliste e qualunquiste alimentate purtroppo da alcuni strumenti di informazione più attente al sensazionalismo che all’effettiva realtà delle cose.


C. Caltagirone, in Ricerche Teologiche 1/2015, 191-193

Il card. Kasper analizza in un breve ma denso saggio le «radici teologiche e le prospettive pastorali» di papa Francesco. Questo nuovo libro si ricollega al non dimenticato e ormai celebre volume del medesimo autore dedicato alla Misericordia- (recensito su questa rivista nel n. 194), che è già giunto alla quinta edizione in due anni, grazie anche alla citazione che ne fece papa Francesco nei primi giorni dopo la sua elezione. A due anni di distanza si può dire con sicurezza che papa Francesco ha privilegiato il tema della misericordia in quasi tutti i suoi interventi fino alla bolla Misericordiae vultus dell'11 aprile 2015 con cui ha indetto l'anno giubilare straordinario (8 dicembre 2015 - 20 novembre 2016). Tuttavia, il card. Kasper, pur dedicando il cap. 9 della presente opera alla «misericordia, come parola chiave del pontificato» (pp. 49-55), si sofferma piuttosto sulla «sorpresa» che papa Francesco rappresenta per la chiesa oggi. Come dichiara egli stesso, il volume raccoglie e rielabora una serie di conferenze da lui tenute in Austria e in Germania, nonché a Roma e a Washington. Il manoscritto è stato consegnato alla stampa nel dicembre 2014: quindi ulteriori gesti e discorsi di papa Francesco negli ultimi sei mesi non entrano nella valutazione del cardinale. Tuttavia, nei primi due anni di pontificato, papa Francesco ha compiuto molti gesti «sorprendenti» e ha risvegliato l'interesse del mondo intero verso la chiesa cattolica con i suoi discorsi, in apparenza semplici, ma sempre molto efficaci. Qualche commentatore ha detto perfino che Santa Marta è diventato un luogo diplomatico più importante dell'ONU, riferendosi alla visita di Raoul Castro in Vaticano e ai nuovi rapporti tra USA e Cuba, per i quali il ruolo del Vaticano non è stato secondario. Tuttavia, secondo alcuni critici (pochi, ma da non sottovalutare), questo papa «non piace, perché piace troppo» e rimangono scettici di fronte alle sue aperture. Al contrario, tra i semplici fedeli, la stima e l'entusiasmo per papa Francesco crescono continuamente, com'è possibile vedere ogni giorno. Anche nel campo editoriale, com'è noto, si assiste a una mole enorme di pubblicazioni su e di papa Francesco. Di fronte a questa situazione il libro del card. Kasper è un utile strumento per comprendere le istanze profonde che guidano il papa attuale nel suo difficile ministero. Anzitutto è un programma di ritorno alle «radici» del vangelo, non in senso liberale o progressista, come alcuni pensano di poterlo classificare. Come metodo pastorale non viene usata nessuna procedura miracolistica, bensì la tradizionale revisione di vita nel suo triplice sviluppo (vedere-giudicare-agire): si parte dalla realtà concreta, la si confronta con la parola di Dio e infine si decide come agire e che cosa fare. È il metodo usato già dalla JOC (Jeunesse ouvrière chrétienne), nella Mater et Magistra (di papa Giovanni XXIII, del 1961) e nella Gaudium et spes (del concilio Vaticano II, del 1965). Su questo punto il card. Kasper torna più volte: cf. pp. 22-23, 44-45. A p. 54, parlando della misericordia come principio ermeneutico per comprendere e realizzare il vangelo, afferma: «Da un metodo deduttivo, si è passati a un metodo nel senso del vedere-giudicare-agire, che inizia induttivameme e solo in un secondo momento introduce criteri teologici». In questo cambiamento di paradigma, Kasper vede la differenza tra Benedetto XVI e papa Francesco: essa non «riguarda la verità teologica, bensì il metodo teologico e i connessi accenti e lo stile, che in papa Francesco è meno dottrinale e più kerigmatico» (p. 22). Importanti sono anche le notizie sulla formazione teologica di papa Bergoglio e il ruolo del suo maestro don Lucio Gera, l'influsso di Romano Guardini e di papa Paolo VI, di cui Kasper ricorda l'Evangelii nuntiandi (1975), nonché l'esortazione apostolica Gaudete in Domino (1975), che già nei titoli richiamano espressioni tipiche dell'Evangelii gaudium (2013) di papa Francesco. Secondo Kasper, papa Bergolgio «sente Paolo VI come il papa più vicino tra i suoi predecessori» (p. 33). Anche la scelta di una «chiesa povera» e l'attenzione alla giustizia sociale sono una ripresa della Populorum progressio (1967) di Paolo VI, con il suo monito profetico: le nazioni ricche diventano sempre più ricche e quelle povere sempre più povere! In definitiva Kasper segnala con forza gli elementi di continuità e di riforma, che non sono in contraddizione con le «sorprese» o lo sono solo per chi frettolosamente dimentica il cammino che la chiesa ha iniziato con il concilio Vaticano II. Perciò, conclude Kasper, «la sfida di questo pontificato è molto più radicale di quella che i più sospettano» (p. 128). Certamente la «gioia del vangelo» è una promessa la cui realizzazione, dentro la storia, non sarà mai completa e piena, ma è lo stimolo a un continuo rinnovamento della chiesa e dei singoli, che accettano di farsi sorprendere da Dio: «La storia è piena di sorprese», dice Andrea Riccardi in un suo volume, peraltro citato da Kasper, e intitolato La sorpresa di papa Francesco. Crisi e futuro della chiesa, Mondadori, Milano 2013, p. 190.


L. Dal Lago, in Credere Oggi 209 (5/2015) 139-140

«Le radici teologiche del pensiero di Jorge Mario Bergoglio, ma anche le prospettive pastorali del suo pontificato aperte da quei contenuti teologici, sono qui tratteggiate con intelligente competenza e con squisita empatia da uno dei più stretti collaboratori di papa Francesco: il cardinal Walter Kasper. “Papa Francesco annuncia il messaggio sempre valido del vangelo nella sua eterna novità e freschezza, senza ridurlo a un qualche schema preconfezionato. Papa Francesco unisce la continuità nei confronti della grande tradizione della Chiesa con quel rinnovamento che sa incessantemente sorprendere. Delle sue sempre nuove sorprese fa parre anche l'imbarazzante programma di una Chiesa "povera per i poveri". Non è un programma liberale, ma un programma radicale - radicale nel senso originario della parola, perché significa un ritorno alle radici. Questo riandare alle origini non è tuttavia ripiegamento sul passato: è una forza per un inizio coraggioso rivolto al domani. È la rivoluzione della tenerezza e dell'amore”».


In Consacrazione e Servizio 5/2015

«Il libro del card. Kasper svolge una veloce ma profonda disamina delle basi teologiche del messaggio di papa Francesco e delle ricadute pastorali. "Papa Francesco annuncia il messaggio sempre valido del Vangelo nella sua eterna novità e freschezza, senza ridurlo a un qualche schema preconfezionato. Papa Francesco unisce la continuità nei confronti della grande tradizione della Chiesa con quel rinnovamento che sa incessantemente sorprendere. Delle sue sempre nuove sorprese fa parte anche l’imbarazzante programma di una Chiesa “povera per i poveri”. Non è un programma liberale, ma un programma radicale – radicale nel senso originario della parola, perché significa un ritorno alle radici. Questo riandare alle origini non è tuttavia ripiegamento sul passato: è una forza per un inizio coraggioso rivolto al domani. È la rivoluzione della tenerezza e dell’amore"».


In CEM Mondialità> n. 5/2015

«Kasper, scavando con sicuri strumenti d’indagine nella formazione teologica e spirituale di Francesco, ne deduce la inevitabile propensione per il cambiamento. Dove c’è sofferenza, il cambiamento è invocato e doveroso. E lo fa da teologo, da stretto collaboratore, da una posizione unica per svelarci le motivazioni teologiche del papa, perché non ci lasciamo sorprendere da eventuali sue sterzate alla barca di Pietro. Un’indagine precisa, che aiuta a capire da dove viene Francesco e dove desidera portarci. E qui ci attende un’altra sorpresa: dove ci condurrà Francesco non lo sa neppure lui. Egli però sa due cose essenziali: che lo sa lo Spirito e che quello che vuole lo Spirito emergerà da un processo di ricerca nel quale è coinvolto tutto il popolo di Dio, con il quale Francesco intende camminare, prima di dire una parola chiarificatrice. Un lungo e paziente cammino, per ascoltare quello che lo Spirito dice alla Chiesa. Buon viaggio, Francesco!»


P.G. Cabra, in Missione Oggi n. 4/2015

«In un libro uscito in contemporanea con il secondo anniversario dell’elezione di Papa Francesco, il cardinale Walter Kasper presenta un tentativo di approssimazione al “fenomeno Francesco dal punto di vista teologico del pontificato, evidenziando le nuove prospettive che si aprono”. Il volume consta di una premessa, dodici capitoli e una conclusione a mo’ di prospettiva verso il futuro. Kasper offre un contributo apprezzabile volto a mostrare il radicamento teologico nella grande tradizione delle novità di papa Francesco. Già all’inizio del libro Kasper spiega, infatti, che “la sorprendente novità della sorpresa rappresentata da questo papa non consiste in alcune innovazioni, bensì nell’eterna novità del vangelo, che è sempre lo stesso e tuttavia di continuo sorprendentemente nuovo e perennemente attuale”, proprio perché Gesù è il Vangelo eterno e “la sua ricchezza e la sua bellezza sono inesauribili” (EG 11). […] Il radicamento di Francesco va alla radix del vangelo che è l’annuncio lieto dell’amore di Dio all’uomo. Sulla scia di Tommaso – citato esplicitamente in Evangelii gaudium 37 e 43 – Francesco ribadisce che il vangelo “non è una legge scritta, non un codice di dottrine e precetti, bensì il dono interiore dello Spirito Santo, che ci viene dato con la fede e che opera nell’amore”. Le leggi e le prescrizioni sono secondarie e hanno il compito di indirizzarci al dono della grazia o a farla fruttare. Questo primato del dono di Dio e dell’amore di Dio è il cuore dell’annuncio di Francesco. Con esso, papa Bergoglio si colloca nella scia della tradizione e soprattutto nel solco dei grandi papi recenti che l’hanno preceduto (cf. Paolo VI, Evangelii nuntiandi; Giovanni Paolo II, Redemptoris missio; Benedetto XVI, Porta fidei). […] Il volume di Kasper prosegue prendendo atto della rinnovata prospettiva ecclesiastica di Papa Francesco, una ecclesiologia che pone al centro della sua esplicazione l’immagine biblica e conciliare della Chiesa come “popolo di Dio”. È alla luce di questa ermeneutica ecclesiale che si possono e si devono capire le posizioni di Papa Bergoglio sia in ambito intra-ecclesiale sia in ambito extra-ecclesiale in relazione agli altri cristiani e alle altre religioni. Dopo due anni di pontificato, possiamo affermare che il messaggio teologico grande di Francesco è quello di “vivere nella verità”. Ciò che colpisce nella sua figura, infatti, è il vivere in prima persona il suo annuncio, quello di una Chiesa che proclama e incarna il primato di Cristo, una Chiesa povera per i poveri. Il suo è un programma profondamente teologico perché radicato nella logica evangelica delle beatitudini».


R. Cheaib, in www.theologhia.com marzo 2015

«Secondo il teologo card. W. Kasper, con papa Francesco stiamo assistendo a un cambiamento di paradigma nelle parole e nei gesti del vicario di Pietro. Non si tratta per l’a. di un comportamento né conservatore né rivoluzionario ma di un criterio leggibile nel quadro di un’esperienza pastorale di una periferia della Chiesa dove la dottrina si radica nella vita concreta dei fedeli. Papa Francesco è "un uomo dell’incontro". La giustizia per lui non può essere intesa attraverso definizioni dogmatiche ma deve piuttosto essere compresa nel vissuto del "popolo di Dio": è qui che s’incarna la parola del Vangelo».


In Il Regno n. 3/2015