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Il Mercato
Gianni Manzone

Il Mercato

Teorie economiche e dottrina sociale della Chiesa

Prezzo di copertina: Euro 34,00 Prezzo scontato: Euro 32,30
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Collana: Introduzioni e trattati 15
ISBN: 978-88-399-2165-9
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 528
© 2001

In breve

Una trattazione essenziale e documentata su una tematica di grande attualità, dove l'economia incrocia l'etica e la dottrina sociale della Chiesa.

Descrizione

Il mercato conosce una rinnovata fortuna e sembra regnare sulla dinamica della civiltà non solo occidentale ma planetaria. Gli argomenti a favore ne mettono in rilievo l’efficienza nella distribuzione, basata sull’incentivo dell’arricchimento, in un sistema dove è tutelata sia la libertà di scelta sia la libera concorrenza dei prezzi.
Ma contro la indebita generalizzazione della forma mercantile come strumento adatto alla distribuzione di ogni bene sociale sorgono gli interrogativi seguenti. Quanto è reale la libertà di scelta delle persone nel mercato dei beni elementari come il cibo, il vestito, l’alloggio e la salute? Quanto è reale la concorrenza dei prezzi in una società fortemente stratificata? Fino a che punto è completa e accurata l’informazione richiesta per l’acquisto? E infine quanto può il mercato essere davvero neutrale nei confronti del potere politico, in una democrazia imperfetta come lo sono tutte le democrazie reali?
Il compito difficile nelle società moderne è raccogliere i vantaggi del mercato, mantenendo le sue attività confinate ai beni appropriati ad esso. Quali dimensioni di valore nelle cose, nelle relazioni e nelle persone sono riconosciute e realizzate o ignorate o minacciate dalle norme del mercato, e quali ideali dell’io e della società il mercato tenta di incarnare?
Ci domandiamo in definitiva se l’estensione del mercato fino a divenire il modello dei rapporti sociali minaccia la realizzazione di altri ideali. La sfida radicale si può formulare in questi termini: c’è qualcosa di intrinseco nel funzionamento del mercato che risulta indebolire la nostra capacità di fare le scelte e attuarci come soggetti in una società di umani? Quando il “libero mercato” riduce, invece di esaltare, la nostra libertà ed ostacola il sorgere di soggetti liberi e responsabili?

Recensioni

Il libro di Gianni Manzone dal titolo Il Mercato. Teorie economiche e dottrina sociale della chiesa richiama l’urgenza di comprendere che il mercato deve avere valore “limitato”.

A ben guardare infatti nell’odierna società, ci si accorge che l’economia di mercato ha invaso le menti di quanti operano in essa. È convinzione comune, infatti, considerare “il mercato” l’unica forma possibile di scambio in una moderna società. Escludendo, a priori, altre forme attuabili all’interno dell’economia. È frutto del dilagante neoliberalismo. Ma le relazioni comunitarie non sono migliorate automaticamente all’incremento dell’espansione dello stesso. È un dato di fatto, è realtà visibile. In tal caso la dimensione trascendente e religiosa della persona si esprime nell’idolatria consumistica quale religione del mercato, con la conseguente perdita della libertà. Attraverso il mercato possiamo procurarci dei beni, dei servizi, ma non la felicità (al limite solo l’illusione di essa, un appannaggio lontano dal suo vero significato). Il mercato si limita (o meglio, si dovrebbe limitare) a fare una cosa sola: risolvere il problema dell’allocazione (e non della distribuzione!) fornendo le informazioni e gli incentivi necessari. Benché fondamentale, il mercato, non può costituire un modello generale di organizzazione delle nostre società. Il problema è che oggi, da istituzione periferica è prepotentemente diventato istituzione centrale e complessa.

Secondo Gianni Manzone (docente presso la Pontificia Università Lateranense) il mercato è diventato istituzione che forma la società ed esprime l’egemonia nell’economia. L’economizzazione della vita è una diretta conseguenza del pensare che mercato ed economia siano logiche adatte anche ai molteplici rapporti umani. È bene capire che il mercato non è necessariamente un organismo, né un luogo fisico, ma qualunque dispositivo che permetta di avvicinare e armonizzare la volontà di scambio di chi offre un bene o un servizio e di chi lo richiede, fino a giungere alla conclusione di un contratto qualsiasi. La domanda fondamentale, in particolare oggi, in cui si assiste a livelli alti di corruzione attraverso lo strumento economico, è la seguente: quanto può essere neutrale il mercato nei confronti del potere politico, in condizione di democrazia imperfetta come lo sono tutte le democrazie reali? Si ricordi che già Pio XI parlava di “plutocrazia” per indicare l’intromissione indebita del potere economico all’interno delle istituzioni democratiche.

Il libro del Manzone è volutamente critico nei confronti di questa istituzione. Una critica che vuol essere costruttiva, affinché le prevaricazioni e le devianze vengano sanate per meglio servire l’uomo. Non bisogna frettolosamente liquidare i testi che risaltano “i limiti del mercato”, concludendo che si tratta di un’opposizione al sistema. Nel caso specifico, Gianni Manzone non si oppone al mercato, ma alla sua espansione nella società. È l’autore a rilevare che l’economia di mercato, infatti, è diventata presto cultura, in senso antropologico, e ha trovato in se stessa regole e finalità. L’urgenza, oggi, è comprendere che il mercato deve avere valore “limitato”. Riconoscere i limiti significa apprezzarlo come istituzione fondamentale “per l’economia”. L’autore ricorda le tesi di K. Polanyi, che fece notare come la novità dell’economia di mercato fu la scorporazione tra l’economia e la sua base sociale. Tale dissociazione creò l’alienazione culturale tra lavoratori e proprietari, e lasciò la società e l’ambiente naturale senza protezione. Comprendere la società e il mercato nei termini di Polanyi significa diventare coscienti che il mercato e lo stato non sono le sole realtà e che la soggettività di base o le relazioni molteplici delle persone sono la più potente sorgente della trasformazione sociale. Per tale motivo, la definizione “sostantivista” dell’economia, è affine alla visione antropologica della DSC (Dottrina Sociale della Chiesa).

L’originalità della prospettiva della DSC, sia nel suo rapporto implicito con le teorie economiche che nelle prese di posizione esplicite di fronte ai sistemi economici, consiste nel concepire le persone come soggetti costitutivamente aperti alla dimensione relazionale. Le critiche più severe della DSC non riguardano il mercato in sé, quale meccanismo di distribuzione delle risorse, ma la sua finalità e la signoria che ha acquisito nella nostra società occidentale e che si esprime nel neoliberalismo (Octogesima Adveniens, 26). Una logica che ha prodotto la finzione dell’homo oeconomicus. È criticando tale modello “esclusivamente teorico” (non accostabile alla realtà, in quanto fittizio) che si può tornare a parlare di bene comune. Infatti, il modello giustificativo dei teoremi economici che isola l’uomo, interpretandolo come agente razionale, tende ad isolare il singolo ad una incomunicabilità di fondo che esclude il rapporto con gli altri e con l’ambiente. Conseguenza, il pensare “esclusivamente” a sè stessi senza preoccuparsi del bene comune. A livello sociale tale mentalità ha creato atomi economici (agenti economici, consumatori ecc.). L’autore critica tale modello, proponendo di passare dalla finzione dell’homo oeconomicus alla realtà della persona nella comunità.

Il Manzone non manca di approfondire l’insegnamento sociale della chiesa riprendendo le parole dei pontefici quali: Leone XIII, Pio XI, Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Dalla lettura del libro emerge, inoltre, sia la “non-libertà” del liberalismo, sia la signoria del mercato. Manzone sottolinea come la chiesa sembra oggi limitarsi ad appelli e richiami, ma non potrà sopportare, in futuro, l’imbarbarimento della società. Per cui – continua l’autore – è prevedibile che la frattura con l’economia di mercato andrà accentuandosi, se il liberalismo si affermerà nei sui termini più duri e competitivi, travalicando l’economico e pretendendo di gestire l’umano, con la conseguenza di ridurre la persona a mero agente economico, numero, fattore di produzione ecc.

Qualcuno si chiede: perché la chiesa ha sentito l’esigenza di confrontarsi con le teorie economiche? La risposta è semplice. Perché l’impegno cristiano per la giustizia, deve per necessità, occuparsi delle forme economiche quali il mercato, nelle quali può concretizzarsi la cura per l’uomo e per le condizioni che propiziano il sorgere di un soggetto responsabile. Insomma, quando è in questione il bene dell’uomo in quanto uomo, chi crede in Cristo non può disinteressarsi ai meccanismi che ne minacciano l’integrità e la dignità. Il fine dell’economia dovrebbe essere il progresso verso una giusta ed umana società, piuttosto che la crescita economica. Filtrando l’uomo attraverso la sola lente economica non si rispetta la dignità umana, in quanto si riduce l’uomo ad una “possibilità economica”.

Il testo del Manzone, analizzando il mercato, ci ricorda che solo attraverso uno sguardo veramente umano si può accogliere la persona nella sua totalità, ridimensionando la realtà del mercato ricollocandola in una dimensione secondaria e limitata.


D. De Angelis, in Zenit.org 8 novembre 2016

L’opera di Gianni Manzone, docente di Dottrina sociale della chiesa presso la Pontificia Università Lateranense, può essere paragonata ad una breve ‘Summa’ che descrive e analizza il mercato (genesi, trasformazione ed evoluzione), l’economia (teorie, modelli e paradigmi) e l’insegnamento sociale della chiesa (Dottrina Sociale). L’insegnamento sociale della chiesa ha «il compito di rischiarare il senso delle istituzioni (mercantili ed economiche) mediante una rinnovata visione antropologica che ha per oggetto il mistero dell’uomo, il senso pieno del suo essere ed il bene comune».
Il libro si snoda in un percorso ben articolato, per cui anche chi è privo di ‘fondamentali’ di economia riesce ad ‘impossessarsi’ della ricostruzione attenta e precisa delle diverse scuole economiche (classica, neoclassica, storica, istituzionalista, keynesiana, marginalista, monetarista) e delle diverse filosofie che ispirano i modelli economici (teoria dei diritti, utilitarismo, neocontrattualismo, comunitarismo).
Due categorie guidano l’analisi dell’autore: le teorie economiche ‘aperte’, in cui si sottolinea la stretta relazione del mercato con l’ambiente naturale e sociale, e le teorie economiche ‘chiuse’ che interpretano il mercato e l’economia nei termini dell’individuo ‘razionale’. La disamina attenta e puntuale del modello economico dominante, che si esprime nell’‘ideologia del mercato’ e prende la figura dell’‘homo oeconomicus’, smonta ‘i concetti forti del mercato’ e li combina con teorie e contributi compatibili con un’economia di mercato ‘aperta’. Si tratta di un sistema economico che possa condurre ad una nuova concezione del mercato, in cui esso sia soggetto ad una serie di processi di regolazione e di costruzione sociale, e non semplicemente organismo di coordinamento impersonale.
Manzone illustra poi l’interesse della chiesa per l’economia ed il mercato, interesse che nasce dalla visione dell’uomo ispirata dalla fede cristiana. L’attenzione è puntata soprattutto sul magistero sociale di Giovanni Paolo II. Il compito della ‘teologia sociale’ è di «esplicitare l’autenticamente umano che una determinata strutturazione di relazioni, come il mercato, esprime, facilita o impedisce e nega» (p. 145). La chiesa «se accetta l’economia di mercato, è perché vi sono alcune idee e valori in grado di orientare l’attività economica e che sono compatibili con l’insegnamento sociale e con il retto fine dell’uomo» (p. 209). Gli aspetti più critici non riguardano il mercato come meccanismo di distribuzione, ma il mercato che si erge a ‘signoria’ sulla nostra società occidentale. Signoria che trova giustificazione da parte del neoliberalismo, che non è favorevole alla libertà, come pretende di essere. Non si considera, infatti, la mancanza di libertà di chi è escluso dal mercato e si minano dimensioni preziose della libertà personale tramite l’espansione e la colonizzazione di spazi vitali da parte del mercato.
Nel ricordare che la prospettiva morale che guida la chiesa nei suoi interventi sull’economia di mercato riflette un’immagine integrale dell’uomo, e che la Dottrina sociale della chiesa guarda ad un’economia sociale di mercato che consiste in un’interdipendenza tra democrazia ed economia in vista del bene comune, l’autore pone un interrogativo: come è possibile realizzare la riforma delle istituzioni come il mercato, riforma richiesta con insistenza dai documenti del magistero sociale della chiesa? Ecco allora la necessità di una «profezia civile della comunità cristiana», che deve coinvolgere la chiesa ai suoi diversi livelli e responsabilità. Il contributo profetico della chiesa si qualifica innanzitutto nell’attenzione al problema dell’identità umana sempre più plasmata dal mercato. Si configura come progetto socio-economico, incorporato come parte della missione della chiesa e come critica e pressione sui sistemi economici esistenti. Le comunità cristiane in tal modo agiscono come strutture intermedie che contribuiscono all’emergenza di un nuovo ordine economico, bilanciando tra mercato globale e mercati locali, rendendo possibile una maggiore democrazia nella produzione. A questo fine sono necessari atteggiamenti di responsabilizzazione degli individui e delle comunità, di partecipazione politica e di rispetto dei limiti ecologici. E diventano comprensibili l’impegno per la decentralizzazione e la partecipazione da parte dei lavoratori, dei consumatori, oltre che da parte della proprietà.
In Lateranum 70 (1/2004) 251-253