Disponibile
Dibattiti etici, saggezza biblica
Anne-Marie Pelletier

Dibattiti etici, saggezza biblica

Prezzo di copertina: Euro 13,00 Prezzo scontato: Euro 12,35
Collana: Itinerari biblici
ISBN: 978-88-399-2917-4
Formato: 13 x 21 cm
Pagine: 128
Titolo originale: Débats éthiques, sagesse biblique
© 2019

In breve

«Il contributo delle Scritture bibliche alle nostre questioni contemporanee consiste nel restituire la vera misura delle cose e della vita. La Sapienza biblica testimonia una grandezza di cui l’uomo d’oggi spesso dispera».

Descrizione

Problemi inediti e scottanti di bioetica, fenomeni migratori di massa, crisi ecologica planetaria... Per reagire a questi temi di pressante attualità, la Bibbia può risultare una fonte di ispirazione? Può essere così lungimirante da sollecitare uno stile di azione per i cristiani coinvolti nei dibattiti in corso? A quali condizioni il loro impegno può essere credibile ed efficace?
Anne-Marie Pelletier risponde a queste e altre domande senza giri di parole, basandosi sulla sua profonda conoscenza della Parola rivelata nelle Scritture e sulla sua convinzione che essa sia capace di illuminare potentemente la “crisi dell’uomo” attraversata dalla nostra civiltà, anzitutto ispirando fiducia e inoltre suscitando uno sforzo di intelligenza e discernimento.
In tal modo – e dato che la sapienza biblica vuole essere universale, non riservata a questa o quella osservanza religiosa – la nota biblista d’Oltralpe mostra che la difesa della vita e dell’umanità è una lotta in cui la voce dei cristiani può raggiungere i nostri contemporanei di buona volontà.

Recensioni

Viviamo in una società complessa, composita, se non frammentata e ambigua, in cui i riferimenti etici riflettono questa condizione di incertezza e di debolezza. In tale contesto l’Occidente – e il mondo globalizzato in genere – si trova a doversi confrontare con quesiti e sfide senza precedenti nell’ambito delle biotecnologie, della genetica, della medicina, dell’intelligenza artificiale e della robotica. Può la Sacra Scrittura costituire una chiave di lettura per queste nuove frontiere della scienza e dell’agire dell’uomo?

A dare un’articolata risposta a questo interrogativo è Anne-Marie Pelletier, biblista, docente di Sacra Scrittura alla Facoltà Notre Dame del Seminario di Parigi. Ella offre un approfondimento che pone al centro la «Sapienza», una parola rivelata «che costituisce un vero capitale di lungimiranza antropologica» (p. 6) e che si occupa delle «grandi questioni dell’umanità», della vita «così com’è vissuta ancor prima di essere pensata» (p. 7). Conoscere bene queste vie sapienziali si rende sempre più necessario per i cristiani, per far poggiare la propria identità di credenti su basi solide, ma anche per prendere coscienza che, partendo dalle Scritture sempre «attuali», è possibile comprendere le cose nuove dei nostri giorni e dialogare con l’uomo della postmodernità.

Primo cardine di tale ricerca della verità sull’essere umano è, per l’autrice, la dimensione relazionale dell’uomo e della donna così come si evince dalla narrazione della Genesi, in cui «il Totalmente Altro divino infrange la radicalità della sua alterità, la supera in un certo qual modo, perché si autolimita dandosi un dirimpettaio, ossia la creazione, e un interlocutore, ossia l’essere umano convocato come partner» (p. 25). La relazione presuppone la differenza, il riconoscimento dell’alterità, e conduce di conseguenza al secondo «sapere fondatore, che è quello del limite» (p. 31), inteso come comprensione della dimensione creaturale dell’uomo.

Partendo da questi presupposti, la Pelletier ci fa confrontare con le visioni «alternative» dei nostri giorni: dall’ideologia gender al movimento del transumanesimo, dalle realtà sempre più «virtuali» della tecnologia alla pratica delle «madri surrogate», che sembrano raccontarci una rinnovata storia di Babele. La Bibbia può ricondurre l’uomo al realismo della vera misura delle cose e della vita, può rispondere con parole di verità ai nostri interrogativi, e può essere testimonianza «resa a una grandezza, di cui l’uomo di oggi dispera, o che ignora, non sapendo adeguare lo sguardo alle risorse di vita che si situano nelle fragilità della sua carne e che resistono al tumulto della sua storia» (p. 124).

Così Genesi, Qoelet, Giobbe o Isaia – solo per citare alcuni dei libri biblici esaminati nel volume – vengono proposti dall’autrice come testi capaci di interpretare la contemporaneità, e che diventano per noi anche un invito a riappropriarci del patrimonio della nostra identità e delle nostre radici. Si tratta di un’interpretazione biblica di questioni etiche dei nostri giorni che si delinea nella logica sapienziale della proposta e del dialogo, invece che dello scontro: una lettura biblica aperta alla ricerca comune del bene e della verità.


M. Gnezda, in La Civiltà Cattolica 4074 (21 marzo – 4 aprile 2020), 608-609

Nell’Introduzione l’autrice biblista Anne-Marie Pelletier dichiara che il sostegno più valido per affrontare i problemi del mondo moderno è la “scuola della Sapienza che parla nella Scrittura” e indica le sequenze in cui sarà articolato il percorso. L’autrice prosegue rilevando nella Scrittura l’”anima dell’antropologia”. Le storie in essa narrate, pur essendo passate, rappresentano problemi insiti nelle culture umane: le pietre d’inciampo, i sogni, le tentazioni. Per questo i testi biblici sono attuali; in essi si trova una duplice valenza: la conoscenza di Dio e la condizione umana. Giovanni Paolo II chiamava la persona umana “via verso Dio”. Quindi le Scritture non solo hanno risonanza nella nostra attualità, ma proiettano la loro luce sulle nostre domande e controversie.

Si parte da Genesi in cui avviene la creazione dell’umanità “a immagine di Dio” (qui si vede un atto di alleanza) e la differenziazione dell’umanità stessa in maschile e femminile. All’inizio c’è quindi una relazione, che chiaramente si rompe quando si vede lo straniero o l’immigrato come colui che “non è dei nostri”. Viene sottolineato poi come solo nel “Cantico dei Cantici” la parola dell’uomo e della donna si intrecciano: l’identità esige un’elaborazione nel tempo, che permette l’esperienza dell’altro. “Non si nasce donna, lo si diventa” ha suscitato proteste, stimolando anche la recezione delle teorie del gender. I passi delle Scritture contribuiscono alla maturazione della vita e alla pazienza della sua costruzione.

Dalle Scritture si rileva poi l’importanza dei deboli: già in Genesi dal Diluvio ci si salva per la fedeltà di un uomo, Noè, che “camminava con Dio”. Tutta la storia confermerà questo: Davide, l’ultimogenito dei figli di Iesse, è scelto come custode del gregge. Nei momenti di pericolo estremo Debora e Giaele, Giuditta e Ester, donne non stimate nell’epoca patriarcale, sono scelte per realizzare la salvezza del mondo. Così il re Davide mostra la sua grandezza quando esprime il suo pentimento dopo l’adulterio con Betsabea e l’omicidio di Uria. “Quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti...” (I Cor 1,27-28). Anche nel mondo moderno dobbiamo applicare questo principio, che basta poco per custodire l’umanità, tenendo presente la forza della debolezza.

L’autrice si sofferma sul valore della relazione con l’altro, in forme diverse, dalla solidarietà della cultura o delle nazioni, fino alla cerchia vicina dei legami coniugali e familiari. Nella società moderna invece si rifiuta l’altro, partendo dalla violenza contro le donne fino alla pratica dello stupro e alle violenze pedofile. Si assiste anche alle politiche distruttrici, con la costruzione di muri, con una visione individualista. Anche la medicina ha fatto progressi straordinari, ma bisogna vigilare perché non si giunga alla trasgressione etica. Viene citata l’aberrazione costituita dalla difesa e dalla pratica delle “madri surrogate”: corpi disponibili per la strumentalizzazione e commercializzazione.

L’autrice dedica un intero capitolo sul “come comportarsi da cristiano”, citando come punti di riferimento la “Lettera di Giacomo” e la “lettera a Diogneto”, in cui si descrive la vita cristiana e si identificano i cristiani con l’”anima del mondo”.

Occorre quindi accettare consapevolmente la differenza, in primo luogo nel rapporto coniugale, anche nel momento della delusione. L’amore si costruisce fra uomini e donne che affrontano l’incontro enigmatico, e spesso difficile, delle loro singolarità, fidandosi della misericordia, come spiega papa Francesco nell’”Amoris laetitia”. Forte è il richiamo alla dignità di ogni essere umano di fronte ai problemi posti oggi dalle evoluzioni attuali in materia di procreazione. L’umanità è segnata attraverso l’inabitazione divina della sua carne, quindi questa non può essere programmata, ma vissuta e difesa, sia nel bambino intessuto nel corpo materno, sia nella vecchiaia. Al tempo stesso è indispensabile preoccuparsi di tutte le forme di aggressioni e di violenze, quindi, ad esempio, pronunciarsi contro l’aborto.

Il libro si chiude con la sottolineatura del contributo delle Scritture bibliche alle nostre domande contemporanee; esso consiste nel restituire la vera misura delle cose e della vita, ma anche come testimonianza resa a una grandezza, che l’uomo oggi per lo più ignora: la presenza misericordiosa di Dio nella storia. Le numerose citazioni bibliche, teologiche e filosofiche valorizzano il testo che aiuta a vivere il mondo contemporaneo con consapevolezza, impegno, nel rispetto dei principi che le Scritture ci suggeriscono.


G. Stucchi, in ValtellinaNews.it 15 febbraio 2020

Dio «ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti… ciò che nel mondo è debole per confondere i forti… ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono» (1Cor 1,27-28). Il passo paolino ci rimanda alle prime pagine della Genesi, dove Dio invita l’uomo a mangiare i frutti della natura tranne quelli di un albero. Qui, infatti, è posto il tema del limite umano. La rimozione di questo limite è alla base delle idolatrie che segnano il perpetuarsi della volontà di potenza, incarnata nella tecnologia. È necessario, per l’a., seguire l’indicazione teologica e antropologica di Paolo VI: «Non solo per conoscere l’uomo occorre conoscere Dio, ma per conoscere Dio bisogna conoscere l’uomo».


G. Azzano, in Il Regno Attualità 4/2020, 94

L’intento che guida la settantatreenne Anne-Marie Pelletier, esegeta docente di Sacra Scrittura ed Ermeneutica allo Studio della Facoltà “Notre Dame” del seminario di Parigi, è quello di guardare, da una parte, con empatia il mondo odierno nel quale i cristiani vivono insieme ai loro compagni di viaggio, nella condivisione delle gioie e dei drammi creati dalla fragilità umana e dalla malsana hybris di onnipotenza, e, dall’altra, quella di proporre a tutti un percorso sapienziale che nasce dalle Scritture come proposta di mantenimento dell’umanità dentro i confini corretti di una corretta dignità che non indulge al mortale e disumano delirio di onnipotenza.

L’autrice, madre di tre figli, è convinta che la sapienza biblica non sia solo l’anima della teologia ma anche dell’antropologia. Le Scritture propongono una visione dell’uomo e del cosmo in cui la vita umana sgorga da una realtà amante che la precede, la accompagna e l’attende al suo compimento, che passa attraverso le strettoie naturali della fragilità, del decadimento di salute, della morte quale comune sorte di tutti gli uomini. Dio è la realtà amante che nulla toglie alla dignità dell’uomo che si scopre essere nato da un progetto di amore testimoniato nella rivelazione biblica. Questa rivelazione gli fa conoscere di essere essenzialmente relazione: con Dio, con il creato e con l’altro essere umano diversificato per sesso e qualità proprie. Maschio e femmina costituiscono insieme l’immagine di Dio. L’incarnazione di Gesù porta al massimo la dignità della carne come luogo della presenza di Dio, da onorare con la massima cura in tutti i suoi passaggi, dall’inizio alla fine del cammino.

La Bibbia rivela che l’uomo è relazione e che la sua realizzazione si ha nell’accoglienza e nel rispetto dell’alterità. Il peccato “originale” – ma di ogni tempo – compiuto dall’uomo è quello di voler divorare voracemente lo spazio del mistero che unisce e separa l’uomo e la donna, un essere umano dal suo simile. L’uomo, invece, è mistero da rispettare, come è mistero il Deus absconditus (il “Dio nascosto” o, meglio tradotto, “che si nasconde”: nistatter). «La relazione con l’altro è l’assenza dell’altro»; l’amore è «una relazione con ciò che si sottrae per sempre»; «la relazione non neutralizza ipso facto l’alterità, ma la conserva». Le tre espressioni di E. Lévinas ricordano il mistero che sorregge la relazione e il rispetto dello spazio in cui l’altro possa essere se stesso, crescere nella propria identità e comunione sessuale, sociale, ecclesiale. Certamente il riconoscimento dell’alterità infligge la ferita primigenia nell’animo narcisista dell’uomo e lo costringe a scoprire alla lunga il partner come diverso dal momento dell’innamoramento iniziale. La delusione può portare alla rottura del rapporto, ma anche alla sua maturazione nell’amore (e nella relazione coniugale indissolubile secondo la visione cristiana).

La Scrittura rivela Dio e l’uomo, Dio nell’uomo. Rivela Dio che sceglie mezzi deboli per rivelare e portare avanti il suo disegno di salvezza. Un Dio onnipotentemente debole, non olimpico nella sua solitudine asettica e impassibile, ostile all’uomo e alla sua crescita. Lo rivela invece amante della vita, del dialogo, della dignità della sua creatura. Lo rivela quando si manifesta onnipotente nell’amore, e quando mostra la condizione della sua forza proprio nella debolezza della croce. L’uomo costituisce l’eccezione umana rispetto a ciò che lo circonda. Una vita sorpresa – quella che cresce nel grembo della madre –, che apre all’accettazione dell’imprevisto e del non calcolato.

La Bibbia aiuta l’uomo a guarire dal senso di onnipotenza che gli fa eguagliare le proprie capacità tecnico-scientifiche con ciò che è eticamente possibile in quanto realizza il vero bene dell’uomo. All’uomo di oggi che cresce lontano da Dio e senza Dio, ma paradossalmente pieno di idoli a cui sacrifica la propria umanità, la Bibbia ricorda l’indisponibilità della vita umana, che contraddice ogni volontà di potenza tirannica che trova nei sogni di transumanesimo una delle sue espressioni più tragiche.

Interrogati dall’etnologo Maurice Leonhardt su ciò che i missionari cristiani avevano portato loro, alcuni Kanak hanno risposto: «Ci hanno internato che abbiamo un corpo». La carne non è nemica del cristiano, ma è la sede e l’espressione della sua massima dignità. Ogni disegno di onnipotenza salutista che voglia sfregiarla nel nome di un desiderio di immortalità propria dei cyborg o che porta a vederla come sede di sostituzioni di pezzi o possibilità commerciale di maternità surrogata – schiavitù tirannica ammantata da falsa carità “buonista” e “altruista” – si infrange contro il riconoscimento della propria grande dignità di uomo creato poco meno di un Dio, ma non Dio… L’uomo ha creato molto, ha “profanato” il mondo nel senso che l’intelligenza scientifica ha rimpatriato nel suo campo alcune realtà che fino ad allora gli sfuggivano. L’uomo però non ha ancora «comandato al mattino» né, ancor meno, «assegnato il posto all’aurora perché afferri la terra per i lembi e ne scuota via i malvagi» (cf. Gb 38,12-13). Può aver costruito a Dubai la torre Burj Khalifa alta 828 metri, ma resta uomo e non Dio (cf. Gen 11 e il destino della torre di Babele su cui Dio scende e confonde [enbabelant – bel neologismo di Pelletier] provvidenzialmente nelle varie lingue l’egemonia culturale massificante di Babilonia).

Spalla a spalla con tutti gli uomini che nel nascondimento vivono il dettato di Mt 25 nelle semplici realtà quotidiane, il cristiano non è solo nel mondo. Da parte sua egli testimonia la verità di Dio e dell’uomo proposta dalle sacre Scritture senza farne un’arma da guerra, ma una proposta sapienziale di vita che vuole salvare tutti i compagni di viaggio e l’arca di Noè che tutti li ospita.


R. Mela, in SettimanaNews.it 21 novembre 2019