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Agostino – genio e santo
Klaus Rosen

Agostino – genio e santo

Una biografia storica

Prezzo di copertina: Euro 35,00 Prezzo scontato: Euro 29,75
Collana: Books
ISBN: 978-88-399-2884-9
Formato: 13,5 x 21 cm
Pagine: 336
Titolo originale: Augustinus. Genie und Heiliger.
© 2016

In breve

Agostino raccontato da Agostino: una biografia moderna, cioè più storica che teologica, che fa parlare il padre della Chiesa tramite i suoi scritti.

Descrizione

Klaus Rosen mette al centro di questa biografia – l’ultimo grande libro della storiografia tedesca su Agostino e il suo tempo – gli avvenimenti storici e gli influssi culturali che plasmarono l’uomo Agostino, la sua vita privata e il suo profilo pubblico. Rosen traccia un ritratto affascinante: dal giovane retore di provincia divenuto comunicatore di talento, fino al maturo pastore che lotta instancabilmente per le sue convinzioni. Anche perché le fratture della sua biografia, la sua ricerca della verità e il desiderio di pace in un’epoca segnata da catastrofi mondiali lo avvicinano straordinariamente all’uomo moderno.

«Definirei questo lavoro una biografia storica, per indicare il procedimento cronologico e i fulcri di carattere storico che ho inteso seguire. Se di solito si rivolge l’attenzione principale alla filosofia o alla teologia di Agostino (la sua biografia è una chiave formidabile per capire la sua teologia), io ho cercato sempre di far parlare lo stesso Agostino».

Commento

L’ultimo grande libro della storiografia tedesca su Agostino e il suo tempo. Da leggere!

Recensioni

Anch’io nelle mie letture caotiche dell’adolescenza mi sono imbattuto in grandi autori che rispondevano al bisogno di autenticità tipico di questo periodo, passando dai romanzieri russi al sant’Agostino delle Confessioni. A proposito di questa figura così vicina all’uomo moderno per l’appassionata ricerca della verità e il desiderio di pace in un’epoca segnata da catastrofi mondiali, proprio ora finisco di leggere una sua biografia appena edita dalla Queriniana: Agostino genio e santo, che m’ha fatto ripercorrere l’intera sua vicenda: da giovane retore di provincia a comunicatore ricercato per il suo talento, a pastore instancabile nel tentare di riportare all’ovile cattolico gli eretici e scismatici che dilaniavano la Chiesa del IV secolo.

Quale l’attrattiva principale di questo testo, oltre al fatto che procede cronologicamente situando il personaggio nel suo contesto storico? Lo dichiara lo stesso autore Klaus Rosen: «Se di solito si rivolge l’attenzione principale alla filosofia o alla teologia di Agostino (la sua biografia è una chiave formidabile per capire la sua teologia), io ho cercato sempre di far parlare lo stesso Agostino».

Leggerlo, fra l’altro, mi ha ricordato le visite fatte ad alcuni luoghi legati al soggiorno in Italia dell’irrequieto figlio di Monica e Patrizio: tre tappe sulle sue tracce.

La prima è Milano, dove nel 384 Agostino ottenne, sembra con l’aiuto del prefetto di Roma Simmaco, la cattedra vacante di retorica. Fu in questa metropoli, all’epoca capitale dell’Impero, che maturò la sua conversione: prima, ascoltando i sermoni del vescovo Ambrogio; successivamente in un colloquio a tu per tu con lui ottenutogli dalla madre trepidante per il travaglio interiore del figlio; e più tardi, ascoltando dall’amico Ponticiano la vita casta dei monaci e di Antonio abate.

Si situa a questo punto delle Confessioni la celebre scena del giardino dove una voce infantile lo spinse a leggere il brano di san Paolo che lo convinse ad abbracciare il cristianesimo. E finalmente il battesimo, dopo un periodo di ritiro in Brianza, insieme alla madre, al figlio Adeodato e ad alcuni amici.

Anni fa visitai sotto piazza del Duomo i resti del battistero di San Giovanni alle Fonti, dove il giovane catecumeno ricevette il lavacro battesimale dalle mani del vescovo Ambrogio la notte tra il 24 e il 25 aprile 387, sabato santo. Ciò che è visibile risale ai restauri dei secoli successivi, ma la forma ottagonale sia dell’edificio sia della vasca centrale – nella simbologia cristiana il numero otto sta a indicare la resurrezione di Cristo e quella finale dei giusti – è rimasta la stessa del periodo ambrosiano. Notevole doveva essere la ricchezza dell’apparato decorativo del monumento, a giudicare dalle tessere di mosaico e dai marmi rinvenuti negli scavi ed ora esposti in alcune vetrine insieme a monete, gioielli ed altri reperti.

A breve distanza dal battesimo di Agostino e pochi giorni prima dell’ultima malattia di Monica, nella tarda estate del 387, troviamo madre e figlio a Ostia, in attesa di imbarcarsi alla volta dell’Africa, dove il neoconvertito meditava di fondare un sodalizio spirituale con i più stretti amici e discepoli.

Nelle mie visite all’antico porto di Roma ho sempre riletto il brano delle Confessioni in cui Agostino, rivolgendosi a Dio, narra di sé e della madre: «Accadde […] che ci trovassimo soli io e lei, affacciati a una finestra che dava sul giardino interno della casa che ci ospitava, là nei pressi di Ostia Tiberina, dove c’eravamo appartati lontano da ogni trambusto, per riposarci della fatica di un lungo viaggio e prepararci alla navigazione. Conversavamo dunque assai dolcemente noi due soli, e dimentichi del passato, protesi verso quello che ci era davanti ragionavamo fra noi, alla presenza della verità – vale a dire alla tua presenza. L’argomento era la vita eterna dei beati, la vita che occhio non vide e orecchio non udì, che non affiorò mai al cuore dell’uomo…».

Impossibile identificare il luogo del colloquio contemplativo in cui, risalendo dalle cose create alla divina Sapienza, madre e figlio pregustarono per un solo istante la gioia del paradiso: del resto l’area archeologica è solo parzialmente scavata. Ma a me piace collocare la scena all’interno delle cosiddette “case a giardino”, un complesso di età adrianea (circa 130 d.C.) che ha anticipato soluzioni architettoniche moderne. Si tratta di un caseggiato che circonda un vasto cortile-giardino nel quale prospettano, a loro volta, altri due blocchi edilizi. Questo complesso di alloggi ariosi e pieni di luce, sorto in un quartiere periferico inizialmente per gli appartenenti ad una classe agiata, nell’anno del passaggio di Agostino sembra fosse adibito almeno in parte ad uso affitto: ben si prestava dunque, quest’area residenziale appartata, ad ospitare il futuro vescovo di Ippona con i suoi in attesa d’imbarco.

Sappiamo anche come, affranto per la morte della madre, egli cercò sollievo ricorrendo ad un bagno. Ed ecco che a pochi passi dalle “case a giardino” esiste un vasto complesso termale anch’esso di epoca adrianea, le cosiddette Terme dei Sette Sapienti. Cosa vieta di pensare ad esso come al luogo dove Agostino tentò di mitigare l’affanno del cuore?

L’ultima tappa ci riporta in Lombardia, terra della sua conversione. Anni fa m’ero recato a Pavia per intervistare il noto scrittore Mino Milani. Visitando quel gioiello di epoca romanica che è la basilica di San Pietro in Ciel d’Oro, ebbi la sorpresa di imbattermi nelle spoglie di Agostino custodite in una meravigliosa arca marmorea in stile gotico. Sarebbe troppo lungo descrivere le peripezie che condussero fin qui, in età longobarda, le sue reliquie dopo la morte avvenuta nel 430 mentre Ippona era assediata dai vandali.

Ad anni di distanza da quell’”incontro” inaspettato, Agostino torna a parlarmi di sé attraverso la biografia di Klaus Rosen, l’ultimo grande libro della storiografia tedesca su questo intrepido ricercatore della Verità e sul suo tempo.


O. Paliotti, in Cittanuova.it 30 dicembre 2016

Cinque milioni e duecentomila parole. I numeri, nella loro oggettività, sono in grado di sintetizzare quello che altrimenti richiederebbe tempi e spazi assai più vasti per essere comunicato. Cinque milioni e duecentomila parole: tale è, all'incirca, 1'ampiezza dell'eredità letteraria lasciataci da sant'Agostino, e questo dato anche da solo ci dà un'idea del debito che abbiamo nei confronti del santo dottore di Tagaste. Si pensi che, per fare un confronto basandoci su parametri omogenei, Platone "vale" seicentomila parole e Aristotele più o meno 875 mila; non casualmente Possidio, il primo biografo di Agostino, affermò che nessuno sarebbe stato in grado di leggere l'intero corpus agostiniano. E, molti secoli più tardi, Karl Jaspers ha sostenuto che per scavare la "miniera" agostiniana non sarebbe bastata una vita. Per non parlare di quello che viene scritto sul vescovo di Ippona! Si calcola che, da tempo, siano almeno cento le pubblicazioni a lui dedicate ogni anno. Eppure, come mi ha insegnato tra 1'altro una lunga esperienza di docente, Agostino non annoia mai. Tuttavia proprio questa straordinaria ricchezza di materiali richiede a chi sì cimenta con la figura e il pensiero dell'Ipponense una notevole capacità di indagine.

È questo il caso di Klaus Rosen, già professore universitario in Sud Africa e in Germania, che ci presenta un'opera assai ben realizzata, imperniata come indica il sottotitolo sulla vita del grande filosofo; vita che, di per sé, costituisce un messaggio di rara potenza spirituale e culturale.

Rosen fa procedere il lettore accanto ad Agostino e da Tagaste lo accompagna a Cartagine, poi a Roma, a Milano, in Brianza e infine ancora in Africa, a Ippona precisamente, ove il nostro fu vescovo e morì nel 430 all'età di 76 anni. Percorrendo questo cammino, Rosen permette a chi legge di rivivere tutte le grandi tappe che hanno scandito l'esistenza di Agostino: la vita familiare accanto alla santa madre Monica, la lontananza dal cristianesimo, la brillante carriera di retore, la conversione, il sacerdozio, 1'episcopato, la pia morte. Narrando le varie fasi della biografia, l'autore ha modo di ricostruire anche i grandi snodi filosofici e teologici dell'agostinismo, perché nella persona del vescovo di Ippona fede e ragione, ricerca e conquista della verità, invocazione e riflessione, lettura e dialogo, scrittura polemica e preghiera appassionata, amore e amicizia, spirito e carne si incontrano e si scontrano, si compenetrano, si attraggono e si respingono, fino a trovare una sintesi suprema nella pace interiore raggiunta da chi, come insegna san Paolo, ha combattuto e condotto vittoriosamente a temine la buona battaglia del Vangelo.


M. Schoepflin, in Avvenire 28 dicembre 2016

Agostino, genio e santo di Klaus Rosen è l'ultimo grande libro della storiografia tedesca su sant'Agostino. È una biografia che fa parlare il vescovo di Ippona tramite i suoi scritti. Al centro di questa biografia si trovano gli avvenimenti storici e gli influssi culturali che plasmarono l'uomo Agostino, la sua vita privata e il suo profilo pubblico. Si percorre la storia del giovane retore di provincia che diventa comunicatore di talento, fino ad arrivare al Pastore che lotta instancabilmente per le sue convinzioni.


F. Mariucci, in La Voce 45 (16 dicembre 2016)

Il mestiere dello storico ha come suo tratto specifico quello di far rivivere al lettore odierno le personalità del passato ancora in grado, con immutabile fascino, di coinvolgerci. Sant’Agostino è certamente una di quelle figure di santo e di dottore della Chiesa che maggiormente cattura sia per il suo essere cristiano, sia per la travagliata e terribile epoca storica che gli toccò di vivere. L’a. ricostruisce la biografia del vescovo di Ippona delineando un ritratto a tutto tondo della sua vita, a iniziare dall’ambiente familiare, dall’attività di giovane retore, sino alla conversione vissuta quando i confini dell’Impero erano stati catastroficamente violati. Biografia di un cristiano vissuto tra il IV e il V secolo d.C. straordinariamente nostro contemporaneo.
In Il Regno 20/2016