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Vita di Gesù
Endo Shusaku

Vita di Gesù

Prezzo di copertina: Euro 14,00 Prezzo scontato: Euro 11,90
Collana: Books
ISBN: 978-88-399-2887-0
Formato: 13,5 x 21 cm
Pagine: 240
Titolo originale: Jesu no shogai
© 2017

In breve

Una inaspettata vita di Gesù dalla penna di Endo Shusaku, il più grande romanziere giapponese contemporaneo, autore di Silenzio, da cui è stato tratto il film di Martin Scorsese

Prefazione alla nuova edizione italiana di Tiziano Tosolini

Descrizione

«Dopo aver terminato il romanzo Silenzio, per molti anni ho coltivato la decisione di tratteggiare un’immagine di Gesù così come il popolo giapponese può comprenderla. In questo libro non ho presentato la figura dell’ebreo che porta a compimento l’Antico Testamento. Ho scritto come semplice romanziere, senza pretese teologiche».

Questa Vita di Gesù, la prima scritta da un giapponese, colpirà il lettore italiano per la realistica figura tratteggiata dal romanziere del Sol levante: un Gesù che conosce la vita della gente comune e dei miseri, che condivide l’acre odore della fatica e del sudore dei poveri, che non ha bisogno di immaginarsi la debolezza dei disperati. Gli occhi tristi del Nazareno saranno per il lettore la rivelazione dell’amore di Gesù per la sua gente e per l’uomo umiliato. A quegli occhi tristi farà riscontro la descrizione dell’atmosfera delle primavere di Galilea.
La narrazione, che proviene da lontano, dall’Estremo Oriente, è capace di spingere il lettore ancora più lontano: verso un futuro che sia esperienza nuova di Gesù, che indichi una conoscenza sempre più umana e incarnata.

Commento

«I romanzi di Endo sono una specie di sprone a riflettere sulla fede; sulla vita e su come si vive, sulla grazia e su come la si riceve. E poi in Endo la tenerezza e la compassione sono sempre presenti» (Martin Scorsese).

« Shusaku Endo ha tutte le carte in regola per stare accanto a grandi romanzieri cattolici come Bernanos, Greene, Mauriac, Green, von Le Fort…» (Antonio Spadaro).

Recensioni

«Non abbiamo mai visto il suo volto, non abbiamo mai sentito la sua voce. Non sappiamo come fosse il volto di Gesù del quale voglio parlarvi… Il volto di Gesù non possiamo quindi che immaginarlo a fatica dal momento che la Bibbia non ce ne dice niente». Que­ste sono le prime parole che si incontrano aprendo la Vita di Gesù scritta in modo “originale” e “unico” dal romanziere giapponese Shusaku Endo (autore anche di uno studio sulla vita di Cristo dal titolo Sulle sponde del Mar Morto). Lo scopo del romanziere giapponese è quello di rendere comprensibile Gesù alla cultura e mentalità dei suoi connazionali dimostrando in modo più che convincente che Gesù non è alieno ai problemi, fatiche, responsabilità e sentimenti dell’uomo, qualsiasi uomo. Lo scrittore non è un teologo o biblista ma un romanziere che presen­ta una immagine di Gesù accessibile ai suoi lettori giapponesi (ma anche europei). Il Gesù di Endo è un Dio eterno compagno dell’uomo, un Gesù debole, soprattutto un Gesù dal volto materno, molto lontano dal Dio severissimo che castiga e punisce: è questa immagine che, secondo il romanziere, porta i discepoli (di oggi come di allora), in modo del tutto inspiegabile ad avere fede in Gesù come Figlio di Dio.
M. Ballarin, in Nuova Scintilla 12 maggio 2019

Shusaku Endo (1923-1996) è stato uno dei massimi romanzieri giapponesi del XX secolo; divenuto cristiano a undici anni, ha dedicato la sua vita a “tradurre” il cristianesimo in modo da renderlo comprensibile per la cultura giapponese. I suoi romanzi continuano ad essere letti; forse quello che lo ha reso più famoso nell’ultimo periodo è Silenzio, da cui il film di Martin Scorsese Silence, del 2016, sui martiri giapponesi del XVII secolo.

Queriniana aveva già pubblicato il volume Vita di Gesù nel 1977, pochi anni dopo la sua uscita in giapponese; ora ne propone una nuova edizione, con Prefazione di Tiziano Tosolini. Negli ultimi secoli sono state scritte molte “vite”di Gesù; la caratteristica principale di quella firmata da Endo è che è pensata per tracciare «un’immagine di Gesù così come il popolo giapponese poté comprenderla» (p. 231); che lo scopo sia stato raggiunto si può vedere dalle tredici edizioni che ha avuto in pochi anni. Non dobbiamo aspettarci uno studio scientifico sul Gesù storico, come neppure un affondo teologico di cristologia; lo stesso autore più volte sottolinea che il suo intento è più semplice (anche se presuppone – seppur datati agli anni Settanta del secolo scorso – alcuni dei numerosi studi sia storici che teologici usciti al riguardo) e può essere sintetizzato in due punti. Primo: ricostruire, con la capacità dello scrittore, il mondo socio-culturale della Palestina del I secolo; secondo: dare un’immagine viva di Gesù, che intende soffermarsi più sulla verità della sua persona che sulla descrizione dei fatti.

Ne emerge il ritratto di un Gesù che si incontra-scontra con un mondo di sofferenza e dolore, facendosi compagno di viaggio dell’umanità; rifiutato perché debole, proprio attraverso la sua debolezza mostra la forza della sua presenza. «La sua vita era semplice come di chi vive di solo amore, e poiché egli viveva di solo amore appariva un uomo debole ai suoi discepoli. Ma era necessaria la sua morte per sollevare il velo e far loro vedere che cosa si nascondeva dietro la sua debolezza» (p. 228).


C. Broccardo, in Parole di Vita 2/2019, 57-58

Il nome di Endo Shusaku (1923-1996) è tornato recentemente alla ribalta del grande pubblico, grazie alla trasposizione cinematografica del suo capolavoro Silenzio del 1966, con la regia di Martin Scorsese (Silence, 2016). Forte anche di tale risonanza, la Vita di Gesù che qui presentiamo, pubblicata nel 1973, giunge ora alla quarta edizione italiana, con una prefazione di Tiziano Tosolini.

Per sua esplicita ammissione, l’A. non intende impegnarsi in un’indagine storico-critica né in un’interpretazione teologica del dato evangelico; pur menzionando storici e teologi antichi e moderni (da Flavio Giuseppe a G. Bornkamm), da romanziere qual è, si propone piuttosto di presentare «un’immagine di Gesù così come il popolo giapponese può comprenderla» (p. 231), narrata con libertà, acume e passione a partire dalla propria esperienza di fede.

Ci troviamo allora di fronte a una sorta di versione aggiornata e contestualizzata delle “Vite di Gesù” prodotte dagli autori occidentali nella stagione della teologia liberale? Non proprio. È vero che il volto di Gesù qui proposto è filtrato dalla sensibilità di uno scrittore fortemente caratterizzato dal proprio milieu culturale e religioso (se alcuni quadretti romanzati richiamano le pagine di un Renan, altri sono squisitamente nipponici) ed è altrettanto evidente l’impegno a tratteggiare non tanto il «Gesù dei fatti», impossibile da raggiungere con certezza, ma il «Gesù della verità», che è possibile immaginare «proiettando in lui la nostra vita» (p. 230). Richiamo tuttavia l’attenzione su due peculiari istanze: da un lato, l’intenzione di rivolgersi a un popolo che conosce poco o nulla di Gesù e non ha una propria tradizione cristiana, ma che possiede altresì un notevole orgoglio culturale e una spiccata sensibilità religiosa che ineludibilmente interpellano il cristianesimo; d’altro lato, l’arguzia nel rileggere simbolicamente e in chiave dialogica/interculturale il significato di molti racconti evangelici: dalle tentazioni nel deserto (un conflitto spirituale tra Gesù e le pretese nazionalistiche della comunità di Qumran) alle nozze di Cana (simbolo della sublimazione del sogno umano dei discepoli nel messaggio spirituale di Gesù), dall’ultima cena (che dovette svolgersi non nell’intimità del Cenacolo, bensì nell’atmosfera drammatica di scontro con la folla di seguaci e pellegrini) al rinnegamento di Pietro (che celerebbe una trattativa tra il sinedrio e il gruppo dei discepoli).

Il punto nevralgico di un confronto stimolante con la religiosità giapponese, per la quale si ammette che diverse cose sono difficili da capire (cf. p. 26), viene individuato nella debolezza di Gesù, declinata in termini di misericordia e vicinanza paterna/materna, ma sovente anche come tristezza dello sguardo e amarezza del cuore, annotata nel testo una ventina di volte per qualificare espressamente l’animo di Gesù e, implicitamente, l’anima giapponese. «Il debole Gesù» è «il vero Gesù» (p. 194), incarnazione dell’impotenza dell’amore che diventa paradossalmente il simbolo stesso dell’amore di Dio; anzi, più propriamente, del Dio dell’amore.

Il filo rosso con il quale è ripercorsa l’intera vita di Gesù – e che conseguentemente fa da trama al libro di Shusaku – è pertanto «come provare l’esistenza del Dio dell’amore e come far conoscere al popolo [giapponese] questo Dio di amore» (p. 63). Seguendo questo filo, ci si può accostare realmente alla verità profonda della Bibbia, «indipendentemente dall’insignificante problema del fatto o no», perché di quella verità il credente è «alla ricerca dal profondo del suo cuore» (p. 135), senza mai poter considerare concluso tale compito.

Se non avrà a che fare con uno studio storico-critico o teologico-esegetico in senso stretto, il lettore de La vita di Gesù di Endo Shusaku sarà condotto nondimeno a compiere un proficuo esercizio di inculturazione del messaggio cristiano e, al fondo di tutto, a fare i conti con il fascino sempre nuovo esercitato in ogni tempo e cultura dal volto «debole» – nella forza invincibile dell’amore – di Gesù di Nazaret.


G. Depeder, in Studia Patavina 3/2018, 590-592

Endo Shusaku (1923-1996), convertitosi al cattolicesimo a 11 anni, autore di quel Silenzio che è stato rispolverato in occasione del film che da esso ha tratto Martin Scorsese nel 2016. Ora è di nuovo proposta la sua opera più celebre e veramente alta, una Vita di Gesù, pubblicata nel 1973 e già tradotta in italiano nel 1977.

Non si creda di essere di fronte allo scritto ardente di un neo-convertito: questo Cristo giapponese è, invece, molto «carnale», realistico, dalle mani callose, dai piedi impolverati e dagli occhi tristi, tutt'altro che alonato dalla luce del Sol Levante, eppure capace di essere sempre contemporaneo e liberatore per tutti.


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 22 aprile 2018

Noi «non abbiamo mai visto il suo volto, non abbiamo mai sentito la sua voce. Non sappiamo come fosse il volto di Gesù del quale ora voglio parlarvi». Muovendo da questo presupposto il romanziere giapponese, convertitosi al cattolicesimo all’età di 11 anni, non si prefigge di indagare la figura di Cristo da un punto di vista teologico, né tanto meno da quello storico-critico: suo scopo è quello di presentare i contenuti umani del messaggio cristiano che, nel loro insieme, compongono il volto di Cristo da proporre, innanzitutto, ai suoi connazionali privi di una propria tradizione cristiana.


In Il Regno Attualità 2/2018

«Noi non abbiamo mai visto il suo volto, non abbiamo mai sentito la sua voce. Non sappiamo come fosse il volto di Gesù del quale voglio ora parlavi» (17). Così Endo Shusaku apre il suo racconto Vita di Gesù riedito dalla Queriniana. Fa tenerezza quest'apertura perché contrasta con l'inizio della prima lettera di Giovanni: «Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita - la vita infatti si manifestò, noi l'abbiamo veduta e di ciò diamo testimonianza e vi annunciamo la vita eterna, che era presso il Padre e che si manifestò a noi -, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena» (1Gv 1,1-4).

Questo contrasto suscita tenerezza e suscita anche empatia e comunione perché anche noi abbiamo creduto senza aver visto. Come spiega lo stesso a., il libro è stato scritto «a beneficio dei lettori giapponesi che non hanno una propria tradizione cristiana e che non conoscono pressoché nulla di Gesù». Ma questo pubblico si allarga per includerci perché fa sempre bene vedere quello che conosciamo con gli occhi di un altro per riconoscerlo meglio e per superare l'effetto del "già noto" che minaccia la nostra accoglienza della freschezza del vangelo.

La. non è teologo e non fa mistero del suo approccio a Gesù: «Ho solo sfiorato la superficie della vita umana di Gesù, niente di più». Non ci troviamo allora davanti a una cristologia dogmatica sviluppata, ma dinanzi al dispiegarsi del fenomeno Gesù con tutti gli interrogativi e le sfide che lancia quest'uomo che ogni volta che lo si guarda nella sua umanità fa trapelare la sua divinità e ogni volta che ci si concentra sulla sua divinità, si è sorpresi per la sua umanità.

Troviamo in Shusaku una distinzione interessante tra «racconti di miracoli» (nei quali Gesù guarisce con un gesto eclatante e potente) e i «racconti delle consolazioni» (nei quali la figura di Gesù condivide i sentimenti delle persone che guarisce). Questa «debolezza di Gesù» esprime la forza del suo amore, ed è ricorrente nel racconto di Gesù questo filone del «Gesù debole» perché la lettura che fa della passione non slitta rapidamente nel teologico. Il suo sguardo si ferma lì sulla croce, sulla passione dove Gesù è debole e questa debolezza è «il simbolo dell'amore, anzi l'amore stesso».

Diventare cristiani è imitare Cristo e per questo «significa impegnarsi ad essere 'deboli' su questa terra». Il volto di Gesù che trapela da quest'opera è un volto materno, un volto che - come dice Tiziano Tosolini nella sua Prefazione -, «la sensibilità religiosa giapponese riconosce immediatamente come amico e confidente perché pienamente coinvolto all'interno della finitudine umana».

Alcune intuizioni dell'a. fanno riflettere, come ad esempio il Gesù che racconta le parabole. Scrive Shusaku: «Leggendo le parabole evangeliche vediamo chiaramente che Gesù conobbe per intima esperienza personale la povertà, le fatiche della vita e l'odore del sudore umano. Il fatto della donna che per tutta la casa cerca la moneta d'argento può essere accaduto nella sua propria casa. La donna che mette il lievito nei tre stadi di farina può essere stata sua madre Maria» (20).

La sottolineatura dell'umanità di Gesù non significa per l'a. precludersi la sua divinità. Per questo la risurrezione di Gesù non è interpretata con la facile soluzione semplicistica di una sopravvivenza della sua dottrina. Anzi, l'a. offre una riflessione che potrebbe dialogare benissimo con l'approccio storico di ricostruzione della figura del Gesù storico. «La risurrezione è un fatto storico? Oppure è un episodio simbolico per esprimere l'eterna vita del Cristo? Se riflettiamo su questo, dobbiamo innanzitutto pensare alla personalità dei discepoli che dichiarano di esserne stati testimoni. Come ho ripetuto molte volte, l'unica cosa che, quando leggiamo la Bibbia, rimane per noi un profondo enigma è come mai discepoli così deboli abbiano potuto trasformarsi, in breve tempo, in apostoli coraggiosi».

La debolezza di Gesù sottolineata lungo questa Vita di Gesù non è l'unica parola. La debolezza è quella del seme che contiene nel suo guscio il germe della fioritura, della risurrezione. È il Gesù che parla non solo alla sensibilità giapponese, ma alla sensibilità di ogni persona che sperimenta la debolezza e la forza di amare, come Gesù.


R. Cheaib, in Theologhia.com 12/2017

È rieditata la Vita di Gesù scritta dal romanziere giapponese autore di Silenzio, il testo base del film di Martin Scorsese. L’intento di Endo è esplicitato: rendere l'esistenza di Cristo in modo che sia comprensibile al popolo giapponese. «Non ho presentato la figura dell'ebreo che porta a compimento l’Antico Testamento. Ho scritto come semplice romanziere, senza pretese teologiche».

Ed è una narrazione che non può lasciare indifferenti, realistica e densa di pietas, in cui ciò che emerge è lo sguardo di un Cristo sofferente per i dolori dell'uomo.


In Jesus 12/2017

Vita di Gesù di Shusaku Endo è appena stata ripubblicata dalla casa editrice Queriniana (pp. 240, 14 euro). Questa nuova edizione giunge dopo il successo del film di Martin Scorsese Silence, tratto dall'omonimo romanzo dello scrittore giapponese. Il genere delle 'vite di Gesù' è un classico, si pensi a quella realizzata da Renan a metà Ottocento, e di solito si pone in competizione con il punto di vista devozionale dei Vangeli, ma l'opera di Endo è qualcosa di diverso, un coraggioso tentativo di raccontare la figura di Gesù al pubblico giapponese, un'operazione apprezzabile anche se condizionata da alcuni presupposti storici oggi difficilmente condivisibili (i presupposti legami tra Gesù e Qumran, la presenza degli zeloti prima della rivolta contro Roma, ecc.). La lettura, tuttavia, è molto godibile grazie alla leggerezza narrativa del romanziere.

Consigliato soprattutto a chi cerca di approfondire la ricerca del volto di Gesù che Endo aveva magistralmente avviato con il suo celebre romanzo.


G.L. Carrega, in La Voce e Il Tempo 10 dicembre 2017