Disponibile
Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 5. Trattato sulla Chiesa
Severino Dianich, Serena Noceti

Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 5. Trattato sulla Chiesa

Prezzo di copertina: Euro 37,00 Prezzo scontato: Euro 31,45
Collana: Grandi opere
ISBN: 978-88-399-2405-6
Formato: 17 x 24 cm
Pagine: 592
© 2002, 20153

In breve

Con linguaggio piano e nello stesso tempo con rigore scientifico gli autori affrontano il tema dell’ecclesiologia, usando una pluralità di registri: da quello descrittivo, a quello interpretativo, a quello etico.

Descrizione

Sorto in un contesto giuridico, il trattato sulla Chiesa ha conosciuto, a fasi alterne, tentativi di rinnovamento volti a recuperare la dimensione misterica della comunità cristiana, ma non ha mai potuto abbandonare le sue radici e prescindere completamente dalla problematica da cui aveva avuto origine. e ciò è avvenuto non per ragioni storico-culturali, bensì per la natura stessa della Chiesa, che comporta una dimensione societaria, inscindibile dalla dimensione misterica. La dimenticanza di una o dell’altra dimensione ha come conseguenza l’incapacità di cogliere la struttura dell’azione di Dio, che fa sorgere nell’umanità, e al servizio dell’unità di questa, un popolo che vive ed agisce nella storia ed è organicamente articolato. Parlare della Chiesa richiede pertanto una pluralità di registri: da quello descrittivo, a quello interpretativo, a quello etico. Solo la connessione tra essi permette di comprendere quel fenomeno complesso che sorge nella storia grazie all’annuncio del Vangelo e si distende nel tempo e nello spazio grazie all’azione dello Spirito di Cristo e, pur in mezzo a limiti, tiene desta nei secoli la memoria di Gesù come fonte di speranza per tutti.
Il trattato sulla Chiesa si configura perciò come catalizzatore dei molteplici aspetti della riflessione teologica (dalla cristologia, all’antropologia, alla teologia sacramentaria, alla dottrina su Dio, all’escatologia), senza disdegnare le questioni attinenti al potere e all’organizzazione, affrontate però alla luce della volontà di Gesù e con la consapevolezza del rischio di mistificazione che tali elementi comportano. La Chiesa appare calla fine come la forma storica della comunione nello Spirito alla quale Gesù ha dato inizio e che mezzo dello Spirito mantiene viva nei secoli, affinché l’umanità conosca il volto misericordioso di Dio.

Commento

Recensioni

Nel quadro del «Nuovo Corso di a Teologia Sistematica» diretto da G. Cannobio e A. Maffeis per la Queriniana, uno dei maggiori specialisti cattolici italiani di ecclesiologia e una sua a giovane allieva pubblicano questo ampio volume che, come è detto in apertura, vuol essere qualcosa di più di un manuale, mostrando – come ci si aspetta appunto da un autentico ‘trattato’ – la logica interna del discorso ecclesiologico. Si tratta, in base al modello che gli autori chiamano «ecclesio-genesi» di descrivere «come accade qualcosa» (166), cioè in base a quali dinamiche sociologiche, linguistiche, storiche, interpretate teologicamente, ‘accade’ la chiesa, come evento che si lascia leggere in quanto opera dello Spirito. Seguire in modo aderente l’effettivo svolgersi storico-teologico del fatto ecclesiale costituisce poi la principale risorsa metodologica in vista del compito di riforma della chiesa, cioè della sua continua ricerca di autenticità. In tale prospettiva, ampio spazio è dedicato all’aspetto sociologico-descrittivo (cap. 1, L’aggregazione religiosa); seguono la trattazione del costituirsi dell’autocoscienza della chiesa cristiana, nel quadro del suo rapporto con la vocazione universale di Israele, e l’esame dei problemi di metodo legati all’interpretazione teologica di tali materiali; poiché la chiesa esiste nella prospettiva dell’annuncio del regno, il quarto capitolo è dedicato alla missione, con un esame conciso ma articolato dei problemi che l’attuale contesto culturale pone a questa dimensione della vita ecclesiale. Il quinto capitolo riguarda i ‘caratteri’ della chiesa che, oltre alle classiche notae del Credo (una, santa, cattolica e apostolica) comprendono qui la dimensione carismatica, quella sacerdotale, l’indefettibilità e l’infallibilità. Il successivo capitolo riguarda i ministeri, che vengono inquadrati nella prospettiva del sacerdozio battesimale dei credenti: la trattazione del ministero ‘ordinato’ (all’interno della quale si colloca il cosiddetto ‘ministero petrino’) segue quella dei ministeri laicali e di quello degli sposi. L’ultimo capitolo riguarda le istituzioni ecclesiali, dalle associazioni dei fedeli alle istituzioni legate al papato romano. Si tratta di un testo destinato all’insegnamento nei seminari e nelle facoltà teologiche cattolico-romane, che dunque si situa consapevolmente all’intemo di una tradizione, letta considerando il Vaticano II come punto di partenza. Quest’ultima non è una dichiarazione di maniera: Dianich e Noceti cercano di illustrare l’ecclesiologia cattolica come un movimento che trova la sua vitalità negli impulsi che il Concilio ha impresso, i quali appaiono, nella loro trattazione, lungi dall’avere esaurito le loro potenzialità. In questo quadro gli Autori non fanno mistero dell’intento di offrire una lettura ecumenicamente impegnata della tradizione cattolica, non tanto attraverso prese di posizione, ma nel modo stesso di presentale la materia (cfr., ad esempio, la vexata quaestio dell’interpretazione del subsistit in della Lumen gentium in relazione al tema del rapporto tra ‘chiese’ e ‘comunità ecclesiali’, 369ss.). La competenza ecumenica di Dianich e Noceti permette anche di misurare la distanza che, su alcuni punti, non solo non permette il consenso evangelico-cattolico, ma rende addirittura difficile il dialogo: tipico è il caso dell’infallibilità. Gli autori inquadrano il dogma del Vaticano I nella problematica più generale dell’indefettibilità della chiesa e sottolineano appunto la sua dimensione ecclesiale, all’interno della quale soltanto quella papale sarebbe adeguatamente comprensibile. Su quest’ultimo punto si potrebbe discutere, visto che secondo molti una delle ‘punte’ della dottrina del Vaticano risiede precisamente nell’essere dell’infallibilità papale; altrettanto decisivo è però che il punto non risiede nella domanda se alla chiesa si debba riconoscere di essere in grado di ‘raccontare Cristo’ in modo veritiero: questo è l’aspetto decisivo della fede comune nello Spirito Santo. L’obiezione riguarda la capacità del magistero romano di garantire tale veridicità in forza della propria autorità: cioè l’assistenza particolare dello Spirito della quale, secondo la dottrina romana, il pontefice godrebbe. Eccellente l’apparato didattico apposto ai vari capitoli, con bibliografia ragionata, percorsi di studio e brevi proposte di lettura da testi significativi, corredate da bibliografia critica: una bella dimostrazione di capacità di unire rigore scientifico e maneggevolezza didattica. Lo stesso deve dirsi delle note, molto abbondanti, che mettono in grado chi legge di orientarsi con sicurezza in un dibattito alquanto serrato.

F. Ferrario, in Protestantesimo 59 (1/2004) 103s.

Recensioni

L’ecclesiologia, sorta in un contesto giuridico, si configura come catalizzatore dei molteplici aspetti della riflessione teologica. Essendo una delle espressioni per eccellenza della storicità della fede, essa porta nella complessità della manifestazione storica la necessaria sintesi tra cristologia, trinitaria, antropologia teologica, ecc. In questa pagina, in occasione della festa di san Pietro e Paolo, guarderemo alle idee fondamentali presenti nel Trattato sulla Chiesa di Severino Dianich e di Serena Noceti, edito dalla Queriniana e giunto alla sua terza edizione.

È innegabile che la figura di Pietro nel NT risalti rispetto alle altre figure degli apostoli. Basti guardare le numerose volte in cui è menzionato per me, anzi, sotto i vari nomi (Petros, Simon, Kephas). Questi tre nomi che esprimono anche un programma sono testimoni della centralità della sua figura.

Chiamando Pietro, Gesù gli pone il nome Kepha che, nell’originale aramaico, è singolare maschile (a differenza della traduzione italiana pietra o roccia che è femminile).

Un passo particolarmente centrale che manifesta la centralità della figura di Pietro all’interno del NT è Mt 16,13-20. In questo testo «ci imbattiamo nel luogo sorgivo della chiesa, la professione di fede in Gesù. Qui ne è protagonista un apostolo, Simone, colui che per primo riconobbe che Gesù era il Cristo. Su questo primo germoglio di quella che sarà in tutta la sua storia la fede cristiana Gesù intende costruire la chiesa e lo fa in maniera decisamente personalistica: rende Simone consapevole di aver ricevuto una chiamata profetica, in quanto il Padre gli ha rivelato ciò che egli ha professato».

Gesù cambia il nome di Simone in Pietro ad indicare che tutta la sua vita ormai è investita da una missione. Il nome nella Bibbia indica l’identità e la vocazione della persona, non è solo un fatto nominale, è un fatto essenziale.

Sul ruolo di Pietro, Gesù torna nel momento più drammatico della sua esistenza, la vigilia della sua morte. Lì, Gesù evoca la tentazione a cui Pietro soccomberà. Ma proprio in quel contesto, Gesù confessa di aver pregato particolarmente per Pietro. Questa intercessione che gli darà la forza di rimettersi in piedi per annunciare il Risorto che l’ha fatto risorgere da peccatore a pescatore di uomini.

Già Ireneo testimonia dell’opera di evangelizzazione di Pietro a Roma e gli scavi di metà secolo scorso tolgono ogni dubbio sulla presenza e sul martirio di Pietro nella capitale dell’impero romano.


R. Cheaib, in www.theologhia.com 6/2016