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Liber pastoralis
Franco Giulio Brambilla

Liber pastoralis

Prezzo di copertina: Euro 14,50 Prezzo scontato: Euro 12,33
Collana: Giornale di teologia 395
ISBN: 978-88-399-0895-7
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 248
© 2017

In breve

Una raccolta dei “temi pastorali maggiori”.
Un’agenda pratica per il cammino della chiesa italiana: per tornare all’essenziale, uscire dal chiuso delle sacrestie e slanciarsi nel mare aperto della testimonianza

Descrizione

Questo Liber pastoralis non è solo il racconto della cura animarum dei pastori, ma soprattutto raccoglie la sfida di edificare la testimonianza dei cristiani e la chiesa come testimonianza.
È una meditazione sapienziale sui capitoli essenziali per la vita delle persone e per far crescere la comunità credente, affinché siano luogo del vangelo accolto e trasmesso al mondo. La sua scommessa è di vincere l’”accidia pastorale” che serpeggia nelle comunità e mina come un male oscuro l’impegno cristiano nel tempo presente.
Venti agili capitoli che percorrono i “temi pastorali maggiori”. Un’agenda per il cammino della chiesa perché esca dal chiuso delle sue sicurezze e si slanci nel mare aperto della testimonianza. Per ritornare all’essenziale e alla trasparenza della gioia del vangelo.

Commento

Indice La cura animarum oggi – Lo Spirito e la sposa – La testimonianza dei cristiani – Le forme pratiche della testimonianza – Gli attori della testimonianza – L’annuncio della Parola – L’omelia e la catechesi – La celebrazione dei sacramenti – L’actuosa participatio – La carità fraterna – Il servizio ai poveri e la missione alle genti – L’attenzione all’umano – L’iniziazione cristiana – La pastorale giovanile – La confessione – Il matrimonio – La pastorale familiare – La benedizione delle famiglie – La visita agli ammalati – Il funerale

Recensioni

Il Convegno ecclesiale nazionale di Verona del 2006 ha portato a termine il grande sforzo di passare dalla tradizionale pastorale di settore a un'attenzione globale per l'identità della persona e per le sue relazioni fondamentali esemplificate da cinque ambiti di approfondimento (affetti, lavoro, festa, fragilità, tradizione e cittadinanza). Il Convegno ecclesiale di Firenze del 2015 è andato ancora oltre, indicando cinque vie da percorrere (uscire, annunciare, abitare, educare, trasfigurare) che tracciano la direzione di un compito educativo per una «nuova generazione dell'umano in Cristo».

Ora, in un periodo segnato da profondo mutamento epocale che impone di tornare all'essenziale, è il tempo di un nuovo «umanesimo generativo» che si concentri su cinque azioni pastorali: desiderare, concepire, mettere al mondo, prendersi cura, lasciare andare. Lo spiega il vescovo di Novara e vicepresidente della Cei per il Nord Italia, Franco Giulio Brambilla, in un libro che uscirà nei prossimi giorni intitolato, non a caso, Liber pastoralis (Queriniana, 248 pagine, 14,50 euro). Titolo tanto semplice quanto impegnativo per un testo che non vuole essere un trattato di teologia pastorale ma «un ideale vademecum per i pastori e per i loro collaboratori su cui confrontarsi e su cui discernere: per chiedersi cosa c'è da potare, che altro c'è da valorizzare, che altro ancora da creare di nuovo». In attesa del confronto e del discernimento con i colleghi pastori e teologi, Brambilla offre la sua ricetta, dipanando il ragionamento lungo venti capitoli, dalla cura animarum al funerale, passando attraverso testimonianza, annuncio della Parola, omelia e catechesi, vita fraterna, servizio ai poveri, iniziazione cristiana, giovani, confessione, famiglia, malati e altro ancora.

Il vescovo-teologo lascia da parte i toni da trattato specialistico per privilegiare una scrittura divulgativa che consente una lettura agevole. E, capitolo dopo capitolo, dopo un'analisi dell'esistente spesso tracciata senza fare sconti a nessuno, offre il suo punto di vista, la sua proposta per «ripensare l'insieme dell'agire pastorale della Chiesa». Perché la bella e ormai inflazionata espressione "Chiesa in uscita” rischia di rimanere una pia esortazione se non si procede – annota – allo snellimento di una «Chiesa obesa perché senza elasticità, scioltezza e libertà da molti gravami». Quali siano questi gravami lo racconta in modo esplicito lo stesso autore. Innanzitutto la pretesa di impostare la cura pastorale in modo verticistico mentre, sempre più evidentemente, «la figura del ministro dovrà essere caratterizzata dalla "orizzontalità" e dalla "comunionalità"». Mentre i laici passeranno dalla figura di "collaboratori dell'apostolato gerarchico" alla riscoperta della vocazione battesimale di "corresponsabili" «nell'edificazione della Chiesa-segno-per-il-mondo. Se è terminato il tempo della parrocchia autosufficiente, allora è finita anche la figura del pastore isolato e monocratico». Un passaggio urgente perché, scrive ancora Brambilla, non «bisogna lasciarsi guidare dallo stato di emergenza (diminuzione del clero) per promuovere l'istanza di nuovi ministri e missioni». Nel lungo elenco di nuove ministerialità da lui ipotizzato c'è per esempio la figura di direttore di oratorio o coppie di sposi «stabilmente legati a centri di formazione, di aiuto e di accompagnamento alla vita matrimoniale e alle situazioni di famiglie dal cuore ferito».

Sulle forme specifiche di ministerialità per le famiglie, il vescovo di Novara torna anche nel capitolo appunto dedicato alla pastorale familiare, dove sollecita un «particolare impegno nel costituire una rete di famiglie che sappia abitare il territorio, leggendo le molteplici necessità della realtà sociale, diventando interlocutrice sia delle diverse comunità cristiane sia della società civile». Nello stesso ambito Brambilla - tra i protagonisti al Sinodo ordinario dei vescovi sulla famiglia nel 2015 - riflette anche sul dibattuto capitolo VIII di Amoris laetitia, spiegando che la questione dell'accesso ai sacramenti dei divorziati risposati non può essere banalizzata ma va inserita «come un momento del dialogo di discernimento: non è una norma canonica, ma è l'eventuale esito di un cammino». Inoltre questa prassi «potrebbe arricchire la coscienza futura della Chiesa e renderla capace di una maggiore integrazione aprendosi a riconciliazione rilevanti nello spazio ecclesiale». Auspicio che il vicepresidente della Cei inquadra in una prospettiva più ampia, tesa al recupero del «tratto qualificante del cattolicesimo italiano» che ha bisogno di una «ripresa creativa» e di essere rimesso in circolo «per riattivare la sua linfa vitale».


L. Moia, in Avvenire 14 gennaio 2017