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Le piante della Bibbia e la loro simbologia
Christophe Boureux

Le piante della Bibbia e la loro simbologia

Prezzo di copertina: Euro 16,50 Prezzo scontato: Euro 14,03
Collana: Spiritualità 174
ISBN: 978-88-399-3174-0
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 184
Titolo originale: Les plantes de la Bible et leur symbolique
© 2017

In breve

Benvenuti nel giardino di Dio! Dal domenicano autore di Dio è anche giardiniere.

Descrizione

Ecco un libro di giardinaggio, ma anche una guida spirituale per tutti coloro che avranno la curiosità di imparare in che modo le piante possono raccontare loro qualche storia vissuta: vicende drammatiche, umoristiche o piene di saggezza. Dall’Eden alla Gerusalemme celeste, passando da tutti i luoghi più significativi della rivelazione, la Bibbia si svela come un erbario, il più meraviglioso che si possa immaginare. Il grano e la vite, l’olivo e il fico, l’assenzio e l’issopo stanno accanto alla lenticchia e alla cipolla, alla fava e all’ortica, senza dimenticare il ricino e la zizzania.
In questa raccolta sono presentati i frutti della terra, con il loro significato simbolico e il loro contesto culturale. Perché nella Bibbia le piante sono sempre il punto di partenza di una metafora («Il regno di Dio è come un granello di senape…»), in funzione della relazione dell’uomo credente con il Dio di Mosè e il Padre di Gesù Cristo.

Commento

«Il mio intento non è proporre una nuova opera di botanica, per distinguere e classificare. Io parto dal testo biblico e adotto un approccio simbolico: la meditazione simbolica unisce e sfuma, evoca il senso che emana dal testo per lasciare che si dispieghi in noi e davanti a noi, in un andirivieni incessante fra la pianta che conosciamo oggi e il suo significato nella Bibbia. E, del resto, la Bibbia è un libro di parte, non un trattato scientifico» Christophe Boureux.

Recensioni

Ecco un libro di giardinaggio, ma anche una guida spirituale per tutti coloro che avranno la curiosità di imparare in che modo le piante possono raccontare loro qualche storia vissuta: vicende drammatiche, umoristiche o piene di saggezza.

Dall'Eden alla Gerusalemme celeste, passando da tutti i luoghi più significativi della rivelazione, la Bibbia si svela come un erbario, il più meraviglioso che si possa immaginare. Il grano e la vite, l'olivo e il fico, l'assenzio e l'issopo stanno accanto alla lenticchia e alla cipolla, alla fava e all’ortica, senza dimenticare il ricino e la zizzania.

In questa raccolta sono presentati i frutti della terra, con il loro significato simbolico e il loro contesto culturale. Perché nella Bibbia le piante sono sempre il punto di partenza di una metafora («Il regno di Dio è come un granello di senape...»), in funzione della relazione dell'uomo credente con il Dio di Mosè e il Padre di Gesù Cristo.


M. Merlina, in Consacrazione e Servizio 3/2017

Si può leggere la Bibbia con l'occhio e la curiosità di un botanico e si avrà in cambio una varietà di informazioni interessanti per comprendere la vegetazione e i luoghi delle numerose piante citate nel libro sacro. Ma la Bibbia dice di più. Alberi e arbusti compaiono nella vita quotidiana del popolo di Dio, entrano negli usi domestici, nei riti fino a trasformarsi in linguaggio simbolico.

Proprio questa dimensione di stretto rapporto tra vissuto e trasfigurato, tra natura e simbolo è al centro del curioso e interessante libro di Christophe Boureux, padre domenicano, dottore in teologia e antropologia. Di lui il Sole 24 Ore Domenica ha recensito (27 novembre 2016) il saggio teologico Dio è anche giardiniere, edito da Queriniana.

Se Baudelaire scrive che «la natura è un tempio ove viventi pilastri lasciano uscire a volte confuse parole», nell'Eden tutto parla ad Adamo e a Eva perché quel luogo è stato pensato come «un aiuto che gli corrisponda» dice la Genesi. Le piante sono compagne dell'uomo che cerca se stesso cercando il suo Dio. Come un albero della vita sta al centro del Paradiso terrestre così un albero s'innalza nella piazza della Gerusalemme celeste descritta nell'Apocalisse: dà frutti dodici volte all'anno e «le foglie servono a guarire le nazioni, e non vi sarà più maledizione». Boureux nella prefazione fornisce, con una scrittura chiara e coinvolgente, riferimenti teologici, naturalistici e storici. Fa poi capire come i significati simbolici non abbiano fondamento empirico anche se l'uso e le proprietà delle piante generano un significato.

«Le piante - precisa - hanno un significato perché entrano in una cultura che crea significato creando legami fra piante e situazioni... La Bibbia orienta tutto in funzione della relazione dell'uomo credente con Dio». Nel libro sono censiti 50 alberi e 38 arbusti ed erbe per ciascuno dei quali viene riportata la citazione dall'Antico e dal Nuovo Testamento cui segue una puntuale descrizione.

S'incontrano l'acacia, l'assenzio, il cedro, il giunco, l'olivo, il tamerisco, l'atreplice oppure le spezie come il cumino o ortaggi come la cipolla e il cetriolo. L'autore, con scrupolo e passione, aiuta a entrare nei particolari del racconto che, senza le conoscenze sugli alberi, i loro fiori e i loro frutti, non si comprenderebbe fino in fondo. Si perderebbe spesso l'intensità del messaggio religioso. Un esempio: la mandragora che compare nell'episodio delle due matriarche e sorelle, Rachele e Lia, entrambe date in sposa a Giacobbe con un sotterfugio (Genesi, 30,14-17). Il frutto della mandragora, oltre a possedere proprietà anestetiche, per cui fu usato nelle operazioni chirurgiche fino al Medioevo, era considerato un afrodisiaco e un fecondante. Lia e Rachele si contendono le mandragore prima del rientro a casa di Giacobbe. L'episodio, inserito nella raccomandazione biblica «Siate fecondi e moltiplicatevi», mostra i sotterfugi umani, le gelosie, le ansie legate alla sterilità, l'onta della coppia senza figli. Una situazione rimarcata dal Libro dei Proverbi che dice: «Tre cose non si saziano mai, anzi quattro non dicono mai: "Basta!": il regno dei morti, il grembo sterile, la terrà mai sazia d'acqua e il fuoco che mai dice: "Basta!"».


G. Santambrogio, in Il Sole 24 Ore 16 aprile 2017

L’espressione secondo cui la Bibbia è il grande codice della cultura occidentale, risalente probabilmente a William Blake, il poeta e pittore vissuto fra ’700 e ’800, è divenuta assai nota e molto spesso citata da quando il critico canadese Northorp Frye (1912-1991) la usò come titolo di un suo fortunato libro pubblicato nel 1982. Peraltro, la convinzione che il messaggio contenuto nella Sacra Scrittura fosse all’origine della civiltà dell’Occidente è stata ripetutamente sostenuta: basti pensare che Immanuel Kant era convinto che «il Vangelo fosse la fonte da cui è scaturita la nostra cultura», mentre Johann Wolfgang Goethe non aveva esitazione nel considerare la Bibbia come «la lingua materna dell’Europa». È possibile accertare la veridicità di tali affermazioni anche quando si prendono in considerazione aspetti della narrazione biblica che sono di secondaria importanza rispetto al nucleo centrale della rivelazione.

È il caso di ciò che si trova nei testi sacri riguardo all’universo vegetale, oggetto dell’intelligente volume «Le piante della Bibbia e la loro simbologia» (Queriniana), opera del domenicano francese Christophe Boureux, che mostra come il variegato mondo della flora occupi un posto alquanto significativo all’interno dei libri biblici. Da «acacia» a «vite», passando attraverso varie decine di piante, si accompagna il lettore a visitare una sorta di parco naturale, ove sono ospitati l’umile cardo, le nutrienti lenticchie, il distruttivo loglio, la fastidiosa ortica e molti altri vegetali. Tutti vanno a comporre un affascinante giardino che assume il suo valore più autentico e profondo se l’attenzione si concentra sul giardiniere che lo ha piantato e su quello a cui è stato poi affidato. Il primo è Dio, il creatore: è impossibile guardare la ricca varietà delle piante e non cogliere che esse sono un dono divino. Inoltre, sappiamo bene che tale dono è stato fatto all’uomo perché ne godesse e ne avesse cura. Di qui il senso vero di un’ecologia cristiana che riconosce nella creazione la mano potente del Signore e il cuore generoso di un Padre che ricolma i suoi figli di doni meravigliosi.


M. Schoepflin, in Giornale di Brescia 5 aprile 2017