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La crisi nella Chiesa e Mons. Lefebvre
Yves Congar

La crisi nella Chiesa e Mons. Lefebvre

Prezzo di copertina: Euro 8,00 Prezzo scontato: Euro 7,60
Collana: Giornale di teologia 98
ISBN: 978-88-399-0598-7
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 104
Titolo originale: La crise dans l'Église et Mgr. Lefebvre
© 1976

In breve

Nel 1976, mentre il rifiuto del concilio Vaticano II da parte di mons. Marcel Lefebvre e del seminario di Écône occupava giornali, radio e televisioni, Yves Congar scrisse questo breve intervento per chiarire che cosa fosse davvero in gioco: non una disputa sul latino o su un seminario, ma la comunione cattolica. Con un tono deliberatamente fraterno, Congar prende sul serio le ragioni dei tradizionalisti e ne indica il punto di frattura. In appendice, la “Professione di fede” di Lefebvre e le lettere di Paolo VI. A chiudere, una Postfazione di Jean Guitton.
Un trattatello di ecclesiologia applicata che il ritorno periodico del caso Lefebvre rende di nuovo attuale.

Descrizione

Yves Congar scrive «solo per amore della nostra chiesa e per l’unità della sua comunione». È la chiave di tutto l’opuscolo, redatto nel settembre 1976 nel vivo della vicenda: i seminaristi di Ècône e i fedeli che si riconoscono in mons. Lefebvre sono, per l’autore, «dei fratelli, ma dei fratelli che si sbagliano». Ne nasce un testo insieme critico e fraterno, che rifiuta la polemica per andare alla sostanza.
Il libro procede in quattro tempi. Congar chiarisce anzitutto che cosa i rifiuti di Lefebvre mettano in gioco: dietro la contestazione del rito eucaristico di Paolo VI e delle riforme conciliari – respinti come «inficiati d’errore» – c’è la posta più alta, la comunione stessa della Chiesa. Segue una valutazione puntuale del Vaticano II sui punti più contestati: la collegialità episcopale, che non spegne l’autorità del papa ma la esercita nella comunione; l’ecumenismo; la riforma liturgica. Il terzo movimento affronta la crisi del post-concilio e ne discute le cause: non il Vaticano II in quanto tale, ma il contraccolpo di uno straordinario mutamento di civiltà e di questioni troppo a lungo rinviate. L’ultimo capitolo indica una via: «che la Chiesa sia la Chiesa», attraverso il primato della parola di Dio, la cultura storica come antidoto alle dispute e il rifiuto dello spirito settario.
Completano il volume tre documenti di prima mano: la “Professione di fede” con cui Lefebvre, nel 1974, respingeva «la Roma di tendenza neo-modernista e neo-protestante»; le lettere autografe, ferme e paterne insieme, con cui Paolo VI chiedeva all’arcivescovo di rientrare nella piena comunione; e la Postfazione di Jean Guitton, «L’avvenire del concilio», che rilegge la vicenda alla luce della conversione di Newman e dello sviluppo del dogma, e ne prevede con lucidità la deriva verso la separazione.
Più che un intervento d’occasione, Congar ha lasciato un breve trattato di ecclesiologia applicata: la ragione per cui, a ogni riaffiorare del caso Lefebvre, resta uno degli strumenti più limpidi per comprenderne la posta in gioco. Le consacrazioni episcopali di Ècône del luglio 2026 e la scomunica che ne è seguita ne confermano l’attualità.