In breve
In un’epoca in cui la Chiesa sembra giunta al capolinea, Werbick pone la domanda cruciale: che cosa non può e non deve assolutamente scomparire dall’orizzonte della fede cristiana?
Un’analisi onesta e coraggiosa, di grande rilevanza soprattutto per credenti dubbiosi e persone che si sono allontanate dalla Chiesa
L’autore propone un percorso per superare le inerzie al cambiamento e per iniziare un cammino che apre nuove prospettive al cristianesimo e alla vita
Descrizione
Nella nostra epoca si percepisce come esaurita una certa fase storica. Questo “esaurimento” si manifesta primariamente come crisi delle Chiese istituzionali, afflitte da perdita di autorità, di credibilità, di capacità di orientare, ma si estende a una più ampia crisi di fiducia nella società.
Jürgen Werbick ci invita ad andare oltre: indica un cammino che richiede coraggio, ma che è divenuto ineludibile.
Egli propone anzitutto una severa analisi della condizione attuale del cristianesimo, riconoscendo che la “clericalizzazione” della fede biblica è giunta al termine e che la liberazione della fede da un sistema di Chiesa autoreferenziale è già iniziata. Una serie di domande urgenti risuonano lungo il testo: Che cosa non va gettato via? Che cosa va compreso in modo nuovo, più biblico, più umnao? Che cosa è stato falsificato nel corso della storia e ora, purificato, deve riemergere in primo piano?
La comprensione unidimensionale della tradizione e l’assolutizzazione del ministero gerarchico hanno imprigionato la fede, annota il teologo tedesco. Egli allora propone una Chiesa partecipativa, che vive una comunione di mutua dipendenza e servizio, nella quale Dio si comunica mediante lo Spirito attraverso al condivisione dei carismi.
Questo libro incoraggiante offre una prospettiva di speranza, stimolando discussioni e dibattiti sulle cose che oggi sono davvero determinanti per essere cristiani. È un invito a riscoprire la vocazione più profonda del cristianesimo in un tempo di crisi, a camminare con Dio, a osare una fede che non teme l’ignoto e trova la sua forza nella debolezza e nella solidarietà con i poveri.