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Democrazia nella Chiesa
Joseph Ratzinger, Hans Maier

Democrazia nella Chiesa

Possibilità e limiti

Prezzo di copertina: Euro 11,50 Prezzo scontato: Euro 9,78
Collana: Giornale di teologia 312
ISBN: 978-88-399-0812-4
Formato: 12,3 x 19,5 cm
Pagine: 136
Titolo originale: Demokratie in der Kirche. Möglichkeiten und Grenzen
© 2005

Descrizione

Dal concilio Vaticano II in poi, si discute vivacemente e seriamente una questione: fino a che punto democrazia e strutture democratiche sono possibili e necessarie nella Chiesa cattolica?
Nel 1970 l'allora docente di dogmatica all'università di Ratisbona, Joseph Ratzinger, e il docente di scienze politiche all'università di Monaco di Baviera, Hans Maier, pubblicarono uno studio congiunto sul tema Democrazia nella Chiesa, che ebbe una risonanza internazionale.
A trent'anni di distanza, nel 2000, i due Autori hanno ripreso e riletto il testo, commentandolo e integrandolo con opportuni aggiornamenti.
Il libro così rivisto è destinato a riaccendere la discussione su questo tema.

Recensioni

Fin dalle origini si è discusso di cosa sia proprio o non proprio della Chiesa. Perciò, nei tempi moderni, non stupisce affatto la proposta di una forma di democrazia all’interno della Chiesa. Questa semplice constatazione ha dato avvio a uno studio congiunto tra l’allora docente di dogmatica all’Università di Ratisbona, Joseph Ratzinger (oggi papa emerito, Benedetto XVI), e il docente di scienze politiche all’Università di Monaco di Baviera, Hans Maier.

Questo illustre binomio accademico produsse il saggio Democrazia nella Chiesa. Un lavoro che ebbe una risonanza internazionale. Era il 1970 e i due già noti conferenzieri furono chiamati a dare delle risposte chiare ai fermenti del 1968 e a una manifesta intolleranza nei confronti dell’autorità. Le interessanti riflessioni sono state riproposte dall’Editrice Queriniana in un volume della collana «Giornale di teologia» 312 dal titolo: Democrazia nella Chiesa. Possibilità e limiti.

Viene analizzata l’idea della democrazia come forma migliore di governo. L’uomo è considerato come l’essere della libertà assoluta, data la sua capacità di darsi delle leggi in base a una procedura, democratica appunto, che è sinonimo di giustizia. Tale considerazione presuppone l’uomo non soggetto ad alcuna sovranità.

Ne risulta una definizione di uomo che è una contraddizione in termini. La democrazia, così come la conosciamo oggi, è una democrazia costituzionale, che in qualità di democrazia parlamentare non è diretta ma rappresentativa. È necessario precisare che la democrazia si preoccupa di una cosa soltanto: amministrare nel modo giusto la cosa comune di tutto il popolo (la res pubblica). Il vero sovrano è il popolo. Lo Stato è, in fondo, fine a se stesso. Esso raggiunge il proprio scopo nel bene comune.

Per la realtà della Chiesa le cose sono diverse. Il suo fine non è l’amministrazione comunitaria di propri valori e beni. Nella Chiesa si tratta della verità del Vangelo di Gesù Cristo. Si tratta di mantenere presente la non riducibile parola di Dio quale interpellanza rivolta all’uomo e quale speranza per lui. L’interesse non ha per oggetto, in primo luogo, la Chiesa stessa, bensì ciò da cui la Chiesa proviene e ciò a cui essa tende: il fatto che la parola di Dio sia predicata nella sua purezza e senza falsificazioni, e che il culto divino sia celebrato nel modo giusto.

Una volta emerse le necessarie precisazioni, ci si chiede fino a che punto, all’interno della Chiesa, siano presenti realtà corrispondenti a quello che, nel campo politico, definiamo democrazia. In questo contesto, Ratzinger ricorda come non si debba far coincidere interamente la democrazia con il principio di maggioranza. L’applicazione di questo principio rappresenta solo uno degli aspetti della complessa realtà della democrazia. Se pensiamo, per esempio, a un altro principio della democrazia, come la suddivisione dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario) ci accorgiamo che, nel campo giudiziario, il principio di maggioranza è inapplicabile.

La domanda è: in un mondo sempre più secolarizzato, dove le persone subiscono quotidianamente l’egemonia mediatica ed economica, la libertà e responsabilità richiesta per la scelta dei propri rappresentanti è sufficiente o è carente di presupposti? È facile constatare che dove decade la morale, decade il diritto; dove decade il diritto si insinuano la corruzione e la violenza e, quindi, esattamente la distruzione del bene comune. Maier, riprendendo il proprio lavoro Il ghetto dell’emancipazione, precisa che: “Chi ha a cuore la democrazia deve prendere posizione contro la democratizzazione indifferenziata, così come chi vuole la libertà deve combattere la libertà totale, che sarebbe la fine della libertà”.

Il volume, arricchito dalla rilettura degli autori a 47 anni dalla prima pubblicazione, e con l’aggiunta di considerazioni che completano le originarie riflessioni, è molto interessante. Consigliato per conoscere possibilità e limiti della democrazia nella Chiesa. In tempi di pensiero debole, avere personalità di grande spessore, quali Ratzinger e Maier, che ci aiutano a ragionare è opportunità da non perdere. Sono affidabili maestri di pensiero.


D. De Angelis, in Frammentidipace.it 21 marzo 2017

«Conveniamo con l’editore che – nella postfazione – definisce il piccolo volume come «un testo “classico” della più recente storia della teologia». Uno degli ultimi regali del papa benemerito che, con i suoi ammirati e coraggiosi gesti finali, ha dato una spinta decisiva e un’indicazione preziosa per il futuro cammino della Chiesa. Le indicazioni forniteci da questi due autori ci indirizzano verso aperture nuove, oltre la teologia dei consigli, su cui si è come arenata la riflessione della Chiesa post-conciliare, in favore di una vera teologia della partecipazione e della corresponsabilità, termini che ormai figurano con tutto il loro peso negli stessi documenti ufficiali della Chiesa. L’auspicio che questo passo in avanti si faccia presto e si faccia bene, sulla linea di un’approfondita e coerente concezione sinodale già in uso anche nelle Chiese cattoliche di rito orientale, è ormai fatta propria dalla parte più sensibile della Chiesa».


G. Frosini, in Settimana 2 dell’11 gennaio 2015