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Servire l’umanità, servire la Chiesa
Serena Noceti

Servire l’umanità, servire la Chiesa

Una proposta teologica e pastorale sul diaconato

Prezzo di copertina: Euro 17,00 Prezzo scontato: Euro 16,15
Collana: In-Oltre 2
ISBN: 978-88-399-0202-3
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 240
© 2025

In breve

Prefazione di Alphonse Borras

Il ministero dei diaconi costituisce, per il suo significato teologico e il suo ruolo ecclesiale, una sfida cruciale per la coscienza e la prassi della chiesa oggi e in futuro.

Una affermata specialista internazionale del tema offre una sintesi e apre a nuove prospettive per la teologia e la pastorale.

Descrizione

Noceti propone qui una specifica e inedita interpretazione del diaconato, non senza offrire un’ampia panoramica storia, dalle origini al Vaticano II.
Re-istituito dopo secoli di oblio come grado autonomo e permanente, il diaconato sollecita la Chiesa a riconsiderare la teologia complessiva del ministero ordinato, decostruendo il modello tridentino di leadership clericale e promuovendo una chiesa sinodale e missionaria. In più, spinge la Chiesa a estendere la propria presenza oltre le strutture ecclesiali, raggiungendo i luoghi di lavoro e di vita familiare. L’annuncio che proviene dalla parola e dalla vita dei diaconi, coinvolti come sono nell’esistenza ordinaria – sono spesso coniugati e con figli, svolgono una professione, intrattengono relazioni di amicizia e di vicinato... –, può avere il sapore delle gioie e delle fatiche del quotidiano.
L’agire pastorale dei diaconi – e in futuro, si spera, delle diacone – introduce nuove voci, nuovi linguaggi, nuove prospettive sulla realtà: favorisce lo sviluppo di quello stile di servizi che deve qualificare l’intera comunità, non solo alcuni singoli. Soggetti attivi nei processi ecclesiali, sono e saranno sempre più determinati per incidere sull’esercizio del ministero e per trasformare in profondità il volto della Chiesa.

Recensioni

Il dibattito recente attorno al diaconato si è concentrato prevalentemente, e in maniera spesso polemica, sull'ipotesi di introduzione del diaconato femminile. Ed è proprio nel corso di questo dibattito che qualche autore ha fatto notare la persistente fragilità della figura del diacono permanente (secondo L. Bressan il diaconato «soffre di una sottorappresentazione a livello ecclesiale») nel panorama della vita pastorale in Italia e non solo, pur essendo ormai trascorsi sessant'anni dalla sua reistituzione da parte del Concilio Vaticano II.

Negli ultimi anni, la questione del diaconato è stata ulteriormente interpellata a partire dalla promozione della figura di una Chiesa missionaria e sinodale e, all'interno di questa prospettiva, dalla rinnovata valorizzazione della ministerialità del popolo di Dio, con l'apertura dei ministeri del lettorato e dell'accolitato anche alle donne (precisando in modo definitivo che i ministeri istituiti non sono semplicemente tappe della formazione verso il ministero ordinato) e I' istituzione del ministero del catechista.

Purtroppo, anche su questo versante, l'approccio al tema del diaconato è stato in diversi casi viziato da un ambiguo presupposto di partenza, cioè che i "nuovi" ministeri istituiti siano destinati a produrre concorrenza, sovrapposizioni e "conflitti di attribuzione" rispetto al ministero diaconale.

È da salutare perciò con soddisfazione questo volume di Serena Noceti, che fa il punto con chiarezza e completezza sulla situazione del diaconato oggi, facendo memoria del suo passato e mostrando le ragioni della sua persistente novità e opportunità dentro l'immagine di Chiesa che si sta configurando. Questa ricerca trova le sue radici in una passione che l’autrice sta coltivando da anni, prendendo forma anzitutto nelle lezioni di Teologia del diaconato tenute presso l'Istituto superiore di Scienze religiose della Toscana e anche nei diversi corsi di formazione destinati in particolare alla formazione permanente dei diaconi.

È perciò un'opera di sintesi, da una parte, e dall'altra un testo di "divulgazione di buona qualità", come suggerisce Alphonse Borras nella Prefazione. La struttura del volume è lineare e coerente: essa prevede una parte di storia del ministero diaconale nella sua rinascita dopo il Vaticano II (cap. 1) e dalle origini della Chiesa alla scomparsa come ministero permanente (capp. 2-3), uno studio sui documenti conciliari di ripristino del diaconato e sulla loro recezione (capp. 4-5), un'analisi della figura diaconale a partire dal rito di ordinazione (cap. 6), la presentazione di una proposta teologica e pastorale sul diaconato (capp. 7-8),infine due approfondimenti di temi particolari: la figura degli "sposati diaconi" (cap. 9) e la questione delle "donne diacone" (cap. 10).

Non ci soffermiamo sulla rassegna storica, se non per sottolineare come l'autrice metta bene in risalto la novità del servizio-cristiano, che Gesù ha collegato all'amore per il prossimo, mostrando quindi come esso sia degno dell'uomo libero e fonte di vera realizzazione personale, in un contesto, soprattutto quello della cultura greca antica, nel quale "diakonia" indicava: attività servili, compiute da schiavi e indegne dell'uomo libero, il quale piuttosto si fa servire.

Siamo sicuri che questo messaggio di cui specialmente i diaconi si fanno portatori non sia decisamente attuale anche oggi?

Dal punto di vista teologico-sistematico, la scelta decisiva secondo Noceti è considerare il diaconato nel quadro della riflessione sul ministero ordinato e specificamente della rinnovata teologia del ministero ordinato proposta dal Vaticano II. Se c'è un errore di fondo da evitare, è quello di astrarre la riflessione sul diaconato da questo ambito, trattandolo quasi come un'appendice ad una teologia condotta a partire dalle figure dei vescovi e dei presbiteri.

Il Concilio ha proposto una interpretazione del ministero ordinato in prospettiva ecclesiologico-pneumatologica: esso è servizio costitutivo alla comunione ecclesiale, in funzione della custodia della apostolicità della fede e della promozione dell'unità del corpo ecclesiale. Questi caratteri appartengono dunque anche al ministero diaconale, il quale, come il ministero dei presbiteri, si deve comprendere a partire dalla figura del vescovo: è quello che Noceti chiama "sistema ministeriale", che ha la forma di un triangolo, dove presbiteri e diaconi sono cooperatori del vescovo a titolo diverso e sono complementari tra di loro. Questo modello smonta dunque la precedente impostazione che prevedeva uno schema lineare in forma discendente dal vescovo al presbitero al diacono. Ma lo stesso rito dì ordinazione dei diaconi smentisce questa figura, dal momento che è il solo vescovo, non i presbiteri, a imporre le mani sul capo degli ordinandi diaconi. In questo senso, il diacono non può essere ricondotto a semplice aiutante del parroco e non potrà svolgere un semplice ruolo di supplenza dei presbiteri.

Qual è allora lo specifico del diacono? Dentro la prospettiva appena descritta sul ministero ordinato, il diacono custodisce anzitutto la distinzione tra ministero e sacerdozio: è il grado non sacerdotale del ministero ordinato. Ma soprattutto, per definire la figura propria del diacono, Serena Noceti fa riferimento all'agire del diacono nella celebrazione eucaristica, manifestazione singolare della natura della Chiesa. L'annuncio della Parola, il ruolo di intercessore nel proporre la preghiera dei fedeli, la raccolta delle offerte e dei doni per i poveri, l'invito allo scambio della pace e il congedo dell'assemblea: le azioni del diacono rimandano tutte al rapporto tra la celebrazione e la vita, meglio, all'ìnveramento della celebrazione nella vita e alla rivelazione di senso e di verità che la vita trova nella celebrazione.

Se il grado sacerdotale dei presbiteri si esprime nella presidenza della comunità e della celebrazione eucaristica, la ministerialità del diacono custodisce l'apostolicità della fede garantendo la correlazione tra il Vangelo, la fede e la carità, la vita nell'amore. Il diacono ha il compito di aiutare la comunità cristiana a vivere secondo uno stile di servizio, a incarnare il Vangelo nell'amore concreto verso tutti, in particolare i poveri, promuovendo in questo senso anche i carismi e i ministeri dei laici.

Il diacono favorisce una maggiore unità tra fede professata e vita vissuta nell'amore, e lo fa "dislocando" la Chiesa, rendendola "estroversa", indicandole le strade del mondo sulle quali incontrare soprattutto i poveri, frequentando i luoghi dove gli uomini e le donne vivono la loro vita quotidiana e soprattutto i luoghi della sofferenza e dell'esclusione. In questo modo, non perdendo mai di vista la dinamica della convocazione eucaristica, il diacono riconsegna alla Chiesa le voci scomode dei poveri e la irrora continuamente di parole non clericali, parole di liberazione, che dovrebbero risuonare nelle sue omelie, nelle sue preghiere, perché il ministero ordinato si arricchisca di un linguaggio nuovo, di contenuti non scontati. I diaconi dovrebbero aver cura di tenere sempre vivo il legame tra "etica della cura", cioè prossimità personale, attenzione concreta alle persone, e "etica della giustizia", cioè riflessione e azione sulle cause delle diverse povertà, coinvolgimento di altri attori, tensione verso un ordine sociale più giusto e rispettoso della dignità di tutti.

È ancora attuale – si chiede l'autrice – la definizione del diacono offerta dalle Norme fondamentali per la formazione, secondo cui egli è "icona vivente di Cristo servo"? Noceti non rifiuta questa immagine, ma precisa che è decisivo andare oltre un riferimento cristologico ridotto al rapporto "Cristo-singolo ministro", dove la Chiesa è mera destinataria di un servizio fornito da chi ha ricevuto un potere. I diaconi sono al servizio della Chiesa intera, impegnata nella sequela di Cristo servo, e sollecitano la Chiesa stessa a incontrare il Cristo nei poveri.

Stabilite queste coordinate teologiche di fondo, appare relativo agli occhi dell'autrice identificare i compiti specifici da affidare ai diaconi: occorre infatti distinguere le persistenti incertezze della teologia del diaconato, frutto anche di inerzie, disinteresse, incrostazioni ed errate precomprensioni, da quella che Noceti chiama "pluriformità" del ministero diaconale. Essa non è conseguenza di una teologia immatura, ma espressione di un carattere positivo della ministerialità diaconale, di una flessibilità e versatilità, di una agilità che le vengono dal non essere gravata dal peso di prassi secolari e dal possedere invece ampi spazi di creatività e di sperimentazione che altre figure ministeriali non si possono permettere. Questa "leggerezza" è una ricchezza da riconoscere.

Rapidamente, accenniamo ad altri punti qualificanti della proposta di Serena Noceti: la figura degli “sposati diaconi”, anzitutto, che dovrebbe indurre a "riplasmare la ministerialità della coppia", già esistente nei coniugi cristiani: quale peculiarità ministeriale per una "coppia il cui marito è diacono"? di questa ministerialità di coppia dovrebbe esserci evidenza anche nello stesso rito di ordinazione. E poi la questione delle donne diacone, ancora aperta e in discussione nella Chiesa: secondo Noceti, la loro presenza è richiesta non da motivazioni rivendicative, bensì dalla salus animarum edal bonum ecclesiae, cioè è bene per la Chiesa e utile alla salvezza delle persone che l'apostolicità della fede sia custodita anche da parola e presenza femminile, il Vangelo proclamato e il servizio all'unità della comunità reso con corpo, parola, gesto, stile di donne.

Il diaconato è una novità non ancora metabolizzata dalla Chiesa dopo sessant'anni dalla sua reistituzione e non ha ancora trasformato in profondità la prassi pastorale e la stessa teologia del ministero ordinato: forse un aiuto potrebbe venire, secondo Serena Noceti, anche dall'abolizione del diaconato "transitorio".

Il testo della teologa fiorentina costringe a fare i conti con questa novità che rimane promettente per la Chiesa. A nostro parere, di troppo c'è qualche ripetizione che un po' appesantisce il discorso, mentre quello che ci piacerebbe vedere è una parola sulla formazione dei candidati al diaconato e un'illustrazione del rapporto tra diaconi e nuovi ministeri istituiti.


G. Como, in Teologia 3/2025, 568-571

La «questione dell’accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta. Occorre proseguire il discernimento al riguardo» (Documento finale della XVI Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, 26.10.2024, n. 60; cf. Regno-doc. 21,2024, 660). Facendo idealmente riferimento a quanto scritto in tale documento, la teologa cattolica Serena Noceti ha colto l’occasione per pubblicare un saggio divulgativo sul ministero del diaconato, ultimo frutto di una sua personale e approfondita ricerca teologica che tiene conto anche delle conclusioni di altri storici e teologi, soffermandosi, tra l’altro con uno distinto capitolo, sulla vexata quaestio in ordine al diaconato femminile.

Senza temere d’essere contraddetta, Noceti afferma, sin dall’Introduzione, che il ministero del diaconato, preso nella sua complessità e articolazione, ancora oggi rappresenta una sfida aperta sia per la coscienza sia per la prassi della Chiesa; una problematica che da tempo investe il campo prettamente teologico senza dimenticare, nondimeno, la sua promozione nella prassi ecclesiale.

Forte di questo assunto Serena Noceti si è meritevolmente prodigata, in maniera rigorosa e sintetica, nell’offrire a un pubblico interessato, anche se non necessariamente specialistico, tutti quegli elementi provenienti dalla Scrittura, dalla storia, dal ministero liturgico nonché dai documenti del magistero i quali, messi in feconda dialettica con la prassi pastorale, possono permettere a una serie di interrogativi – a iniziare da chi siano effettivamente i diaconi e quale sia la loro identità –, di trovare un’adeguata risposta su che cosa effettivamente significhi aver di nuovo istituito il diaconato come grado autonomo e permanente.

Correttamente l’autrice muove da quanto è accaduto in Italia nella fase postconciliare, allorché si è operata un’opportuna riflessione teologica su quanto avvenuto durante il Vaticano II, avendo sempre come costante stella polare la Scrittura, alla luce della quale si è potuto indagare la Tradizione, gli scritti patristici, il Codice di diritto canonico fino a giungere non solo ai documenti conciliari ma anche a quelli degli episcopati locali e dei pontefici.

Da tale prospettiva si comprende meglio il titolo del volume: ai diaconi, infatti, viene affidato il delicato compito di «servire l’umanità e servire la Chiesa». Proprio in virtù di tale missione la ricerca di Noceti esplora i testi neotestamentari e la tradizione ecclesiale dei primi sette secoli, in vista del significato che deve avere a livello pratico la sollecitazione che papa Francesco ha dato alla Chiesa cattolica circa il processo di riforma missionario-sinodale, processo che inevitabilmente comporta «una revisione del ministero ordinato, delle sue forme di esercizio e delle prospettive di interpretazione teologica» (19).

Nel corso della sua esposizione la teologa fiorentina, infatti, non nasconde la difficoltà che il ministero del diaconato come grado autonomo e permanente ha incontrato nell’essere recepito nella vita ecclesiale dopo la conclusione del Vaticano II; d’altra parte non bisogna dimenticare che esso era scomparso da più di un millennio e una novità di tale portata ha avuto bisogno di tempo per essere assimilata e concretizzata anche a livello di questioni prettamente d’ordine pratico (ad esempio il quantum della retribuzione). In proposito, sono tre le fasi che Noceti individua circa l’iter del recepimento del diaconato: la prima, quella fondativa, iniziata sotto il pontificato di Paolo VI; la seconda avvenuta con Giovanni Paolo II, caratterizzata dal suo consolidamento; la terza accaduta sotto due papi, Benedetto XVI e Francesco, quando si è operata una chiarificazione teologica e pastorale.

Al riguardo, scrive: «Il diaconato costituisce, infatti, uno degli elementi più nuovi e che più influisce per un cambiamento di prospettive fondative e interpretative del ministero; ma ancora oggi è solo parzialmente accolto e riconosciuto nel suo valore, nella struttura pastorale di alcune Chiese locali e nella stessa teologia del ministero ordinato» (110).

Difficoltà che a maggior ragione si riscontrano quando s’affronta la prospettiva, ancora tutta da realizzare, della donna diacona: per Noceti non basta guardare al passato – la storia ci conferma una figura antichissima di diaconesse –, è necessario, altresì, capire come la figura diaconale, maschile e femminile, sia nata, come si sia evoluta nel tempo, perché sia scomparsa e come possa essere finalmente restaurata e ri-vissuta nella fase attuale, socialmente e culturalmente del tutto diversa da quella antica, per poter promuovere – come evidenziato al n. 73 dal Documento finale con cui, non a caso, termina il bel volume – una «Chiesa serva alla sequela del Signore Gesù che si è fatto servo di tutti» (225; cf. Regnodoc. 21,2024,663).


D. Segna, in Il Regno Attualità 2/2026, 35

Per Queriniana Serena Noceti pubblica Servire l’umanità, servire la Chiesa - Una proposta teologica e pastorale sul diaconato. Specialista internazionale sull’argomento, Noceti è convinta, e lo motiva, che i diaconi sono e saranno sempre più determinanti per trasformare in profondità il volto della Chiesa, spingendola a estendere la propria presenza oltre le strutture ecclesiali, raggiungendo i luoghi di lavoro e di vita familiare.
In L'Osservatore Romano. Donne Chiesa Mondo 5 aprile 2025

>«Dal punto di vista del suo significato teologico e del suo ruolo ecclesiale, il ministero del diaconato costituisce una vera sfida per la coscienza e la prassi della Chiesa». Sembra pertanto che sia giunto il tempo di promuoverlo come stato permanente «in modo più generoso, riconoscendo in questo ministero un prezioso fattore di maturazione di una Chiesa serva alla sequela del Signore Gesù che si è fatto servo di tutti».

Lo scrive, citando rispettivamente il documento del 2003 della Commissione teologica internazionale Il diaconato: evoluzione e prospettive e il Documento finale del Sinodo sulla sinodalità del 2021-2024, Serena Noceti in apertura dell’Introduzione (p. 17) e al termine della Conclusione (p. 225) del suo recente pregevole saggio Servire l’umanità, servire la Chiesa. Una proposta teologica e pastorale sul diaconato (Editrice Queriniana, Brescia 2025).

«Un’opera di divulgazione dell’argomento ben calibrata, che – come afferma nella Prefazione Alphonse Borras – si attiene all’essenziale senza impantanarsi in sviluppi certamente necessari, ma che rischiano di scoraggiare un pubblico di lettori non esperti» e il cui obiettivo «è quello di stimolare la riflessione sul ministero diaconale nella sua pratica attuale e nell’eventualità che la Chiesa chiami le donne a questo ufficio» (p. 8).

Domande alle quali il saggio cerca di rispondere

Riprendendo sia le lezioni del corso di Teologia del diaconato tenuto presso l’Istituto superiore di scienze religiose della Toscana, sia i contenuti dei tanti incontri di formazione dei diaconi permanenti e delle loro mogli offerti in numerose diocesi italiane (p. 20), il libro di Serena Noceti cerca di rispondere ad alcune fondamentali domande che conviene qui riprendere.

Chi sono i diaconi? Qual è la loro specifica identità? Quali i tratti peculiari del loro ministero? Ma soprattutto: perché è stato re-istituito il diaconato come grado autonomo e permanente? Che cosa apporta alla Chiesa di tanto essenziale e imprescindibile? (p. 18). Quale figura di diacono permanente emerge dai documenti del concilio Vaticano II che lo hanno ripristinato? (p. 100). In che cosa i diaconi si differenziano dai laici? Perché il loro ministero è costitutivo e insostituibile per la Chiesa? Se tutti i ministri ordinati (vescovi, presbiteri, diaconi) esistono prima di tutto per custodire l’apostolicità dell’annuncio che fa la Chiesa e per servire il Noi ecclesiale istituzionalizzato (ed è questa l’unica ratio teologica per tutti i ministri ordinati), in che modo specifico operano i diaconi (p. 158)?

Cosa comporta per il ministero pastorale del diacono l’essere sposato? Quali sono gli elementi che caratterizzano la figura dello sposato diacono? (p. 187). Come pensare il rapporto che intercorre tra la specifica ministerialità che la coppia di sposi assume con la celebrazione del matrimonio e l’ordinazione diaconale di uno dei due coniugi? (p. 195). Cosa comporta per la Chiesa cattolica latina beneficiare del ministero di sposati diaconi e di diaconi celibi?» (p. 200).

Nella storia della Chiesa le diacone sono esistite? Quali erano nell’antichità i loro compiti e le loro funzioni? Nel caso delle donne, il rito compiuto nella Chiesa antica era un’ordinazione, come quella dei diaconi maschi, o si trattava di una benedizione (come quella per lettori, accoliti ecc.)? Per le diacone ci troviamo davanti ad un ministero ordinato oppure ad un ministero di laiche? (p. 208). Perché chiedere l’ordinazione di diacone dal momento che le donne sono già attive nella comunità? (p. 215).

Struttura del saggio

Dopo la bella Prefazione di Alphonse Borras, «uno dei massimi esperti mondiali del diaconato» (p.117), il volume prende avvio con una ricognizione di quanto è avvenuto in Italia a seguito di quella che Serena Noceti considera una vera e propria re-istituzione o rifondazione, da parte del Concilio Vaticano II, del diaconato permanente: un ministero ordinato che oggi è praticamente presente in tutte le 226 diocesi italiane, ancorché soffra di una sotto-rappresentazione a livello ecclesiale e sia spesso ridotto a compiti liturgici a scapito degli impegni di carattere sociale e caritativo (cap. 1).

Seguono due capitoli di particolare interesse.

Uno è dedicato alla ricognizione critica dei testi neotestamentari che, nel prospettare la diaconia come il tratto di identità della nascente Chiesa, ci pongono davanti alla ragione teologica di esistenza di diaconi e di diacone (cap. 2).

L’altro, facendo riferimento alle fonti dei primi secoli di storia cristiana (lettere, commenti biblici, riflessioni teologiche dei padri della Chiesa, sinodi e concili, fonti liturgiche, riti di ordinazione, epigrafi funerarie…), indaga l’evoluzione del diaconato nella storia della Chiesa del primo millennio, alla fine del quale rimane solo nella forma transeunte verso il presbiterato, incentrato esclusivamente sul servizio liturgico e con la perdita di ogni riferimento al servizio caritativo esplicitato nelle fonti patristiche e liturgiche dei primi secoli (cap. 3).

Il fondamentale quarto capitolo si sofferma sul magistero del concilio Vaticano II che, dopo secoli dalla sua scomparsa, con una scelta indubbiamente innovativa e significativa per la vita della Chiesa e per l’esercizio del ministero pastorale, ha re-istituito il diaconato permanente, apparendo esso a molti «non solo come risposta alle urgenze pastorali, ma soprattutto come espressione di una Chiesa attenta ai poveri, capace di una diaconia fattiva e di un’opera di evangelizzazione inserita in ambienti di vita lontani dalla pratica ecclesiale» (p. 90).

Il capitolo quinto indaga la difficile e problematica recezione della scelta conciliare di ripristinare il diaconato permanente, prendendo realisticamente atto del fatto che si tratta «di una novità non ancora metabolizzata dopo sessant’anni, che non ha ancora inciso sull’insieme della teologia del ministero e non ha trasformato in profondità la prassi pastorale» (p. 125) anche a motivo della debolezza teologica di quanto affermato nei documenti conciliari (p. 107). «Si continua a oscillare tra diaconia della carità e prossimità all’altare, complice anche il peso di una storia che aveva concentrato il tutto del diaconato nel servizio liturgico e che leggeva il ministero primariamente in ottica sacerdotale-sacramentale» (p. 124).

Il capitolo sesto si sofferma sui riti di ordinazione che offrono preziosi contributi per plasmare e configurare la figura del ministero dei diaconi. Nel corso del rito di ordinazione, chi sta per essere ordinato diacono si impegna a servire quotidianamente, in parole e opere, il popolo di Dio e Cristo nella triplice diaconia della carità, della Parola e della liturgia (p. 132). «La prospettiva portante è quella di un ministero specifico, nella e per una Chiesa diaconale, chiamata tutta a essere segno del Cristo servo e della sua diaconia nel mondo» (p. 143).

È negli ultimi quattro capitoli (7, 8, 9 e 10) che viene esplicitata la proposta teologica dell’autrice. Una proposta di interpretazione teologico-sistematica che si colloca «nell’orizzonte del rinnovamento della teologia del ministero ordinato sviluppato dal concilio Vaticano II, in particolare nel cap. III della costituzione sulla Chiesa, Lumen gentium» (p. 150).

Una proposta quanto mai illuminante dal momento che quello del diaconato permanente risulta essere ancora oggi, a sessant’anni dal suo ripristino, un ministero «non adeguatamente compreso anche in tante proposte teologiche sul ministero ordinato» (p.222).

Una proposta che si inserisce costruttivamente nell’attuale dibattito relativo alla possibilità e all’opportunità di aprire il ministero del diaconato alle donne dal momento che i testi biblici testimoniano incontrovertibilmente l’attività delle diacone all’interno delle prime comunità e gli atti degli antichi concili documentano l’esistenza di forme di ordinazione di diacone nelle celebrazioni liturgiche (pp. 208-211).

Significativo quanto Serena Noceti scrive nell’Introduzione: «Una Chiesa che voglia assumere l’impegnativa proposta fatta da papa Francesco […] di un rinnovamento pastorale in ottica missionaria non può prescindere dalla promozione del diaconato, un ministero in cui l’annuncio si coniuga costitutivamente con il servizio e con la dimensione kenotica della fede cristiana, nel quadro concreto della vita quotidiana, in forma inculturata» (p. 19).

Nella Conclusione l’autrice auspica l’abolizione del diaconato transitorio, per dare la giusta importanza alla «figura ministeriale del diacono nella sua specifica identità, assunta in modo stabile e permanente» e afferma che «è tempo per tutti – vescovi, presbiteri, laici – di riconoscere il valore» di questa figura (pp. 224-225) in quanto la parola, la presenza, l’agire pastorale di diaconi e (si spera) di diacone possono contribuire in modo determinante a consolidare una Chiesa a servizio del regno di Dionella storia e a beneficio dell’umanità e soprattutto delle persone povere, emarginate ed escluse (p. 221).

A servizio dell’umanità e della Chiesa

La proposta teologica e pastorale sul diaconato permanente avanzata da Serena Noceti è presente in nuce già nel titolo del suo saggio: «servire l’umanità, servire la Chiesa» con lo stile di Gesù che, venuto non per essere servito ma per servire (Mt 20,28 e Mc 10,45), sta in mezzo a noi come colui che serve (Lc 22,27).

Mi sembra che la proposta della teologa fiorentina sia profondamente in linea con quanto afferma il n. 73 – riportato qui integralmente – del Documento finale del Sinodo sulla sinodalità del 2021-2024 che papa Francesco ha accolto come parte del suo magistero ordinario.

«Servi dei misteri di Dio e della Chiesa (cf. LG 41), i diaconi sono ordinati non per il sacerdozio, ma per il ministero (LG 29). Lo esercitano nel servizio della carità, nell’annuncio e nella liturgia, mostrando in ogni contesto sociale ed ecclesiale in cui sono presenti la relazione tra Vangelo annunciato e vita vissuta nell’amore, e promuovendo nella Chiesa intera una coscienza e uno stile di servizio verso tutti, specialmente i più poveri. Le funzioni dei diaconi sono molteplici, come mostrano la Tradizione, la preghiera liturgica e la prassi pastorale. Esse andranno specificate in risposta ai bisogni di ogni Chiesa locale, in particolare per risvegliare e sostenere l’attenzione di tutti nei confronti dei più poveri, nel quadro di una Chiesa sinodale missionaria e misericordiosa. Il ministero diaconale rimane ancora sconosciuto a molti cristiani, anche perché, pur essendo stato ripristinato dal Vaticano II nella Chiesa latina come grado proprio e permanente (cf. LG 29), non è stato ancora accolto in tutte le aree geografiche. L’insegnamento del Concilio andrà ulteriormente approfondito, anche sulla base di una verifica delle molteplici esperienze in atto, ma offre già solide motivazioni alle Chiese locali per non tardare nel promuovere il diaconato permanente in modo più generoso, riconoscendo in questo ministero un prezioso fattore di maturazione di una Chiesa serva alla sequela del Signore Gesù che si è fatto servo di tutti. Questo approfondimento potrà aiutare anche a comprendere meglio il significato dell’ordinazione diaconale di coloro che diventeranno presbiteri».

Della proposta teologica contenuta nel saggio di Serena Noceti mi limito ad evidenziare sette elementi che a me sembrano di particolare rilievo.

Il diaconato nell’orizzonte della teologia del ministero ordinato del Vaticano II

La riscoperta del diaconato esercitato in modo permanente è da collocare nel contesto dell’innovativa teologia del Vaticano II, che ripensa il ministero ordinato in rapporto alla missione messianica di tutto il popolo di Dio, preferendo alla tradizionale fondazione cristologico-ontologica del ministero sacerdotale la radicazione ecclesiologica del ministero e la fondazione pneumatologica di carismi e ministeri e considerando i ministri ordinati parte del popolo sacerdotale, comunità tutta ministeriale, in cui tutti i battezzati sono visti come soggetti corresponsabili nell’annuncio e nella diaconia ecclesiale (pp.151-154).

I diaconi ordinati non per il sacerdozio ma per il ministero

Servi dei misteri di Dio e della Chiesa, i diaconi sono ordinati «non per il sacerdozio, ma per il ministero». Lo esercitano nel servizio della carità, nell’annuncio della Parola e nella liturgia: tre tipologie di servizio certamente distinte, ma non separabili, in quanto correlate «nella prassi pastorale e nella comprensione teologica stessa del ministero diaconale» (p. 169).

Le funzioni dei diaconi sono molteplici, come mostrano la tradizione, la preghiera liturgica e la prassi pastorale: tutte però sono finalizzate a mostrare che l’apostolicità della fede della Chiesa si costruisce non solo sul piano della vita sacramentale e liturgica, ma anche correlando vitalmente la Parola del vangelo e l’esistenza quotidiana nell’amore (p. 108),soprattutto per i poveri che «sono carne di Cristo e, come un sacramento, lo rendono visibile ai nostri occhi» (papa Francesco, discorso del 25 ottobre 2024 all’Assemblea della diocesi di Roma).

Una fede che non si fa carità vissuta è inutile e contraddittoria

I diaconi «attestano a tutti che una fede professata che non si faccia carità vissuta, in particolare per coloro che sperimentano il bisogno e vivono situazioni di povertà, è inutile e contraddittoria, perché nega la sua stessa radice cristologica e trinitaria». Il diaconato è quindi un ministero costitutivo ed essenziale per la Chiesa del Vaticano II. Il diacono fa in modo che tutta la comunità cristiana viva secondo uno stile diaconale, incarnando il vangelo nell’amore concreto e fattivo per tutti (p. 161).

«Una Chiesa locale senza diaconi è squilibrata, è mancante di qualcosa di essenziale. Il diacono orienta a essere e a divenire Chiesa serva a immagine di Cristo servo. Aiuta la comunità a non pensare la fede cristiana come una religiosità staccata dalla vita, tutta presa dal sacro e dal culto, ma incapace di vedere Cristo nel povero. Favorisce una reale maturazione dell’unità tra fede e vita, senza separazioni indebite tra sacro e profano. I diaconi dislocano la Chiesa, la rendono estroversa, aperta al mondo […]. Il ministero del diacono correla cura e giustizia: attenzione concreta al bisogno della persona e trasformazione delle condizioni perché ci sia giustizia per tutti […]. I diaconi riconsegnano a una Chiesa sinodale voci scomode, troppo spesso dimenticate: il grido dei poveri, parole non clericali, parole di liberazione» (p. 162).

A servizio di una Chiesa povera e dei poveri

Con l’ordinazione, i diaconi sono resi capaci di servire a nuovo titolo la Chiesa serva, come il Cristo servo di Dio e dell’umanità: fanno in modo che tutta la comunità cristiana viva secondo uno stile diaconale e si preoccupi di incarnare il vangelo, cercando di essere non solo una Chiesa per i poveri, ma una Chiesa povera e dei poveri (Lumen gentium 8), al servizio del regno di Dio e dell’umanità intera (Gaudiun et spes 40).

Il diacono stimola, alimenta e sostiene l’opera dei laici e delle laiche in tutti gli organismi di assistenza, carità e solidarietà, fino anche a richiamare «il vescovo ad essere padre dei poveri e voce di denuncia e sostegno dei diritti di tutti» (p. 174). Del vescovo, anzi, il diacono è orecchio e occhio: orecchio in quanto «il diacono riconsegna la Chiesa a nuove voci e a nuovi linguaggi – il grido dei poveri, le parole non clericali che annunciano liberazione per tutto l’essere umano e per tutta l’umanità –, perché la Chiesa intera si riscopra diaconale e profetica, nel levare alta la voce perché la giustizia autentica sia data secondo il progetto salvifico di Dio»; occhio in quanto «il diacono riconsegna alla Chiesa nuovi sguardi sulla realtà: dalla parte del piccolo, del povero, uno sguardo dal basso e dal limite» (p. 185).

A servizio di una Chiesa samaritana e di una Chiesa della lavanda dei piedi

Il ministero dei diaconi si esprime nella promozione di due tratti caratterizzanti il Noi ecclesiale: riscoprire la vocazione permanente di essere una Chiesa samaritana in presenza di squilibri sociali, di migrazioni di massa, di ingiustizia economica, di civiltà tecnocratica e antropocentrica non rispettosa del creato; riscoprire la vocazione di essere una Chiesa della lavanda dei piedi in presenza di logiche autoreferenziali, autoritarie, clericali e indebitamente gerarchizzanti che segnano anche le relazioni all’interno della Chiesa (p. 168).

I diaconi testimoniano uno stile particolare nell’esercizio del potere: «spingono a prediligere un modello di servant leadership nella Chiesa, una leadership kenotica, che sa guardare dal basso e dalle periferie la realtà e sa guidare, senza imporsi, il cammino comune del popolo di Dio, per il superamento di ogni logica kyriarchica e ogni clericalismo impositivo» (p. 224).

I diaconi a servizio dei ricomincianti e dei dubbiosi

Nella catechesi il diacono avrà un contributo particolare da offrire nell’annuncio di una fede viva a chi da giovane o adulto chiede di diventare cristiano e inizia il catecumenato, o per chi – dopo anni di lontananza dalla Chiesa, segnato magari da esperienze negative di rifiuto – si avvicina come ricominciante e porta tutto il peso di dubbi di fede, di richieste di senso adulte, ragionate, che non si accontentano di risposte ingenue, di superficiali asserzioni, di imperativi morali immediati o di un ritorno automatico ai sacramenti» (p.171).

Per un annuncio umanizzante

«I diaconi portano nei dibattiti ecclesiali temi spesso dimenticati come, per esempio il lavoro e le implicazioni sociali dell’annuncio cristiano (p. 172). La possibilità data al diacono di svolgere un’attività professionale e di partecipare responsabilmente alla vita sociale e politica è di stimolo e di aiuto perché il suo annuncio del Vangelo sia sempre «vivo, vitale e umanizzante» (p. 170).

Grazie alla presenza e al servizio dei diaconi, si può tornare «a riconoscere le case come luoghi di vita ecclesiale e a valorizzare le dinamiche della Chiesa domestica, con percorsi formativi, azioni diaconali, liturgie animate e dirette» proprio dai diaconi (p. 184). I diaconi «insegnano alla Chiesa intera – dai vescovi ai laici – a farsi toccare dalle persone, dai loro bisogni, dalla loro vita, in modo da vincere la tentazione di un cristianesimo disincarnato, rassicurante, rapsodico» (p. 163).

Dal momento che oggi i diaconi permanenti vengono eletti quasi totalmente tra persone già coniugate, va valorizzato il fatto che «gli sposati diaconi aiutano a superare le derive sacralizzanti nella spiritualità cristiana, per aprirsi a una più autentica unità tra fede e vita, servizio ecclesiale e servizio all’umanità; permettendo di oltrepassare la facile riduzione del ministero ordinato al sacerdozio» (pp. 201-202). Inoltre, «la testimonianza di unione e amore di coppia rende più vere le parole dell’annuncio evangelico e catechistico del diacono, dando loro spessore e concretezza, evitando ricadute in linguaggi e prospettive clericali» (p. 198).

I compiti del diacono in un antico testo siriaco

A pag. 174 del suo saggio Serena Noceti cita un antico testo siriaco che elenca i compiti del diacono e che risulta essere di straordinaria attualità: «Il diacono compie e distribuisce solo ciò che il vescovo gli affida […]. Si prende cura dei malati, si preoccupa degli stranieri, è di aiuto alle vedove. Si interessa paternamente agli orfani ed esce ed entra nelle case dei poveri, per rendersi conto se non vi sia qualcuno sopraffatto dalla paura, dalla malattia o dal bisogno. Visita i catecumeni nelle loro case, per incoraggiare l’indeciso e insegnare all’ignorante. Riveste e adorna i defunti, seppellisce gli stranieri, si prende cura di quanti hanno lasciato il loro Paese o ne sono stati cacciati. Comunica alla comunità i nomi di coloro che hanno bisogno di aiuto».


A. Lebra, in SettimanaNews.it 17 marzo 2025

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