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Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 7. Battesimo e confermazione
Pasquale Bua

Nuovo Corso di Teologia Sistematica vol. 7. Battesimo e confermazione

Prezzo di copertina: Euro 48,00 Prezzo scontato: Euro 40,80
Collana: Grandi opere
ISBN: 978-88-399-2407-0
Formato: 17 x 24 cm
Pagine: 704
© 2016

In breve

Un manuale nuovo, completo, aggiornato, che valorizza costantemente gli orizzonti dischiusi dal rinnovamento teologico del Novecento sull’iniziazione cristiana. Una teologia che – consapevole che i sacramenti della chiesa non esistono se non in quanto celebrati – aggancia mistagogicamente la dottrina sacramentaria al mondo della liturgia e dei suoi linguaggi.

Descrizione

Il rinnovamento teologico del Novecento ha determinato la ‘riscoperta’ del concetto di iniziazione cristiana, dimenticato per lunghi secoli. In questo modo i primi tre sacramenti – battesimo, confermazione ed eucaristia – sono usciti dall’isolamento in cui certa teologia li aveva confinati, per tornare ad essere concepiti come le tre tappe sacramentali dell’unico processo del ‘diventare cristiani’. Insieme, questi sacramenti, introducono l’essere umano nel mistero pasquale di Cristo morto e risorto, trasformandolo interiormente con l’effusione dello Spirito santo e aggregandolo al suo corpo ecclesiale, in attesa del compimento escatologico.
Se il battesimo rappresenta il ‘sacramento-radice’, sul quale si innesta ogni altra grazia sacramentale elargita da Dio per mezzo della chiesa, la confermazione non è che la perfectio del battesimo in vista dell’eucaristia. I primi due sacramenti, pertanto, andando a costituire un’unità inscindibile, attraverso il carattere sacramentale configurano indelebilmente il credente a Cristo e alla chiesa, suo corpo.
Il testo offre una trattazione sistematica del battesimo e della confermazione tenendo costantemente presenti questi orizzonti complessivi, nella consapevolezza che i sacramenti ‘della chiesa’ non esistono se non in quanto celebrati ‘dalla chiesa’. Non può perciò darsi una dottrina sacramentaria avulsa dalla liturgia, dai suoi linguaggi e dai suoi segni: è quella che i padri della chiesa chiamavano con felice espressione ‘mistagogia’, cioè ‘introduzione ai misteri’.

Recensioni

Il sottoscritto, suo "vecchio" docente di filosofia al Leoniano nei primi anni duemila, è ben lieto di recensire quest'opus magnum (ben oltre 600 pagine!) dell'attuale direttore della presente rivista, nonché docente di teologia dogmatica. Si tratta di un manuale per lo studio teologico di battesimo e confermazione ampio, quasi esaustivo, dettagliato e approfondito, per di più inserito in una pregevole collana promossa dall' Associazione teologica italiana.

I sedici capitoli, preceduti da un'introduzione che già delinea il diverso approccio di liturgisti e pastoralisti sul tema dell'iniziazione cristiana, e conclusi da un'ampia bibliografia (peccato solo non riporti tutte le opere citate), arricchiti da un copioso apparato di note di documentazione e talora di discussione critica, documentano in modo completo l'evoluzione della prassi dell'iniziazione cristiana (quindi considerando anche l'eucaristia, pur senza approfondire questo sacramento) nei vari ambiti: biblico, con particolare riguardo al pedobattesimo; patristico orientale ed occidentale, con specifica attenzione alla prassi catecumenale, la nascita della confermazione come sacramento distinto (specie sulla scorta della posizione di Fausto di Riez, pp. 296-97) ed il distacco tra i tre sacramenti iniziatici uniti per molti secoli; teologico-scolastico, con particolare rilievo per la dottrina dell'Aqninate; riformato e tridentino e moderno e contemporaneo nella sua ampiezza cronologica, fino alla riforma liturgica voluta dal Vaticano II.

Gli ultimi quattro capitoli offrono una rilettura della teologia di battesimo e confermazione, sempre nel quadro d'insieme dell'iniziazione cristiana, in chiave mistagogica, cioè a partire dalle celebrazioni sacramentali stesse, concludendosi con l'esame di problematiche dottrinali, pastorali ed ecumeniche, spesso rilevanti, legate aIl'iniziazione cristiana ed alla sua celebrazione; basti pensare ai temi della necessità del battesimo per la salvezza, dell'attualità e opportunità del pedobattesimo, dell'ordine celebrativo dei sacramenti dell'iniziazione cristiana e dei rapporti con le altre confessioni cristiane su questa prassi iniziatica.

Lo spazio ben limitato non ci consente di esprimere tutte le osservazioni che la lettura del testo ci ha suggerito. Riassumiamo le caratteristiche positive principali. L'ampiezza della trattazione non trascura pressoché nessun aspetto delle problematiche affrontate, spesso entrando in dettagli alquanto minuziosi, per esempio di esegesi dei testi biblici. A tal proposito risulta molto opportuna la scelta metodologica di stampare in corpo minore le parti del testo dedicate ad approfondimenti più squisitamente tecnici e la cui lettura non compromette la comprensione della linea espositiva di fondo. La ricchezza della documentazione apportata dalle note a pie’ di pagina suggerisce spesso approfondimenti impossibili da svolgere in un testo concepito come manuale.

L'attenzione critica non manca di segnalare opinioni teologiche, magari autorevoli, dalle quali l'A. dissente, non tralasciando di notare punti passibili di discussione nelle stesse fonti magisteriali. Forniamo qualche esempio di quanto affermato. L'esegesi dei passi biblici fondamentali (1Cor 1,10-17, Rm 6,1-11 ed altri ancora) è svolta in modo accurato; ci si sofferma attentamente sulla nascita della confermazione attraverso l'affermarsi della riserva episcopale dei riti postbattesimali (pp. 266-68) e si notano le prime situazioni d'inversione dell'ordine battesimo-confermazione-eucaristia in battesimo-eucaristia-confermazione (ossia la prassi italiana odierna!) già nell'Ordo Romanus XI dell'VIII sec. (p. 331), poi confermate da Alcuino di York (p. 345) e ormai stabilizzate nella Francia di metà XVIII sec. (p. 410), senza che nemmeno il Vaticano I sia riuscito a mettervi rimedio (p. 411). Tornando una volta di più sul tema della validità del battesimo si menziona l'opinione di Tertulliano, secondo la quale di necessità possono battezzare anche i laici, ma non le donne (p. 518)! Esaminando la riforma liturgica del rito della confermazione, in specie la costituzione apostolica di Paolo VI Divinae consortium naturae del 15 agosto 1971, la si confronta con quella analoga di Pio XII relativa al sacramento dell'Ordine sacro del 30 novembre 1947 notando che papa Pacelli ebbe più chiarezza e coraggio nel determinare materia e forma sacramentali in linea con un'antica tradizione (pp. 463-64 nota 73), mentre il nuovo rito della cresima ha accentuato il ruolo essenziale della crismazione a scapito della più antica e tradizionale imposizione delle mani, risalente agli Atti degli Apostoli, creando un ibrido che ha suscitato molte critiche tra gli addetti ai lavori (pp. 464-66). E gli esempi potrebbero continuare.

Gli unici rilievi che si possono muovere all'opera sono di ordine metodologico, dovuti prevalentemente a refusi di stampa sfuggiti alla revisione.


R. Pietrosanti, in Theologca Leoniana 6/2017, 158-159

Pasquale Bua, presbitero della diocesi di Latina e professore associato di Teologia dogmatica presso l’Istituto Teologico Leoniano di Anagni, è l’autore di questo volume che tratta dei sacramenti del battesimo e della confermazione.

Fin dalla presentazione del trattato destinato principalmente agli studenti del corso istituzionale di teologia, l’A. dichiara (cf. pp. 5-6) di voler sviluppare la tematica valorizzando il rinnovamento della teologia liturgica e sacramentaria. Il guadagno teorico a cui fa riferimento è quello reperibile nei nuovi libri liturgici promulgati dopo il Vaticano II. Lo si può cogliere nell’introduzione generale all’Ordo Baptismi Parvulorum denominata Praenotanda generalia de initiatione christiana. Essa appare «già da sola indicativa della volontà di mettere a fuoco l’unità dottrinale e celebrativa dell’iniziazione cristiana prima della distinta trattazione dei tre sacramenti» (p. 442). È in tale grembo che l’A. si pone e nel quale intende mantenere il lettore. La scelta metodologica emerge dall’intero trattato. Per questa via si viene condotti ad accostare i due sacramenti a partire dal nesso intrinseco che li collega, prima ancora che dal proprium che li caratterizza. La loro specificità viene contestualizzata all’interno del loro tracciato veritativo originario e originante: l’unità dottrinale e celebrativa di quell’itinerario attraverso il quale si diventa cristiani, l’iniziazione cristiana [IC]. I due sacramenti costituiscono «il primo pannello di un dittico che comprende anche il trattato sul terzo sacramento, centro sorgivo dell’organismo sacramentale» (p. 6). Lo sguardo viene condotto su quel “luogo teologico” che in quel percorso dinamico essi abitano e che secondo l’A. la lex orandi è in grado di restituire. È alla verità dei riti della IC che la teologia è infatti chiamata a risalire perché è da lí che si può definire una prassi in grado di tradurre coerentemente quelle verità.

L’A. riconosce che la problematicità in cui versa l’IC rinvia a una crisi di fede e di chiesa (cf. pp. 19-24). Egli delinea un compito da svolgere fiduciosamente per aspera ad aspra nella duplice fedeltà a Dio e all’uomo, nell’intreccio tra grazia divina e libertà umana verso una verifica e un rilancio della IC all’interno di un equilibrio pratico che è e che rimane comunque incostante. L.-M. Chauvet ricorda che «la connaturale instabilità della IC fa sì che essa possa funzionare solo se rimane in equilibrio instabile. Se questo è vero significa che non può esserci un sistema di IC pienamente soddisfacente» (p. 20). Sistema dunque inesauribile perché tale è la realizzazione pratica del coinvolgimento personale nel cammino di progressiva partecipazione alla vita divina.

Le prime tre parti del trattato ricostruiscono a partire dalla sacra Scrittura e dalla vivente tradizione della chiesa le tappe e le evoluzioni della IC nei due millenni. L’ultima parte presenta la proposta sistematica dell’A. Un’ampia bibliografia ragionata (655 voci in quattro parti) conclude il tutto. Si segnalano le sezioni tematiche stampate in corpo più piccolo e distribuite lungo il trattato; alcune appaiono davvero necessarie.

La prima parte si concentra su quella prassi della chiesa primitiva mediante la quale si diventa cristiani, una serie di tappe tra le quali si trova il battesimo. Il percorso consente di entrare nella comunità dei credenti che appare contrassegnata dalla dimensione testimoniale ed escatologica (cf. p. 338). L’A. ricerca nel Nuovo Testamento le cause della prassi battesimale che va diffondendosi con una certa naturalezza. Al di là di possibili affinità con altri riti coevi più o meno simili essa va distinguendosi per il duplice riferimento cristologico e pneumatologico. Le teologie battesimali del Nuovo Testamento si caratterizzano per un quadro sostanzialmente organico all’interno del quale la prospettiva paolina tenderà gradualmente a prevalere su quella giovannea.

La seconda parte descrive l’evoluzione dell’IC nel primo millennio in Oriente e Occidente. Dal II e III secolo va strutturandosi una sorta di istituzione ecclesiale di tipo pastorale-liturgico che è il catecumenato. Fino al V secolo esso presenta una sostanziale unità di fondo celebrativa e dottrinale. Pur nella diversità di usi locali, si compone di cinque tappe (il pre-catecumenato, l’ingresso nel catecumenato, l’itinerario catecumenale, la celebrazione dei sacramenti della IC, la mistagogia) dalle quali emerge il grande impegno delle comunità nella definizione di questo cammino. L’epoca d’oro del catecumenato (IV-V secolo) non durerà a lungo. «Per quanto paradossale ciò possa di primo acchito apparire, proprio l’epoca apicale del catecumenato pone in qualche modo le basi dell’inarrestabile declino del modello patristico dell’IC» (p. 233). La diffusione del pedobattesimo e il progressivo distanziamento dal battesimo dell’unzione e dell’imposizione delle mani portano, infatti, a un’inarrestabile erosione del catecumenato, e di conseguenza dell’IC.

La terza parte ricostruisce l’evoluzione teologica dei due sacramenti nel secondo millennio, mantenendo il continuo riferimento ai libri liturgici delle varie epoche. L’abbandono dell’unità celebrativa e dottrinale aveva condotto alla graduale distinzione dei riti della IC. L’A. descrive il quadro globale che precede e contraddistingue la Riforma nonché quello della risposta tridentina sviluppata sulla scia di san Tommaso. Sarà il rinnovamento teologico del XX secolo a porre le basi per la riscoperta e il recupero di ciò che era più proprio del modello patristico della IC e che andava recuperato perché riconosciuto essenziale (cf. pp. 339-340). È lungo questa direzione che «i praenotanda generalia de initiatione christiana tracciano una cornice interpretativa entro cui comprendere i nuovi libri liturgici dei primi tre sacramenti. Dopo secoli di oblio, la liturgia cattolica riscopre “ufficialmente” il concetto stesso di IC» (p. 443).

Facendosi guidare dai testi nati dalla riforma liturgica, la quarta parte presenta una teologia del battesimo e della confermazione strutturata in chiave mistagogica. Essi vengono esposti nella loro unità e distinzione all’interno dell’IC. La trattazione sistematica intra ipsa mysteria porta a considerare la relazione tra battesimo e confermazione da una parte, la loro connaturale destinazione all’eucaristia dall’altra. Il battesimo viene descritto come «la “pasqua” personale del cristiano […], il “sacramentoradice”, sul quale si “innesta” ogni altra grazia» (p. 637). La lex orandi conduce a riconoscerne le caratteristiche fondamentali: la rigenerazione per fede nello Spirito, l’incorporazione a Cristo e alla chiesa, la remissione dei peccati e delle pene, l’adozione filiale in vista del compimento escatologico. La trasformazione operata dallo Spirito santo si incarna in una natura umana chiamata a mantenersi fedele a quanto ha ricevuto.

È in questo orizzonte che la teologia può recuperare la verità di quello specifico perfezionamento di grazia (ad robur) donato nella confermazione: «la “pentecoste” personale del cristiano, che da un lato rimanda indietro […] e dall’altro proietta in avanti» (p. 638). Il cammino della teologia ha cercato di dare una giustificazione teorica a una prassi venutasi a creare nella chiesa nel corso del tempo (cf. cap. XV). Le questioni dottrinali, pastorali ed ecumeniche (cf. cap. XVI) offrono spunti interessanti per ulteriori approfondimenti in chiave mistagogica. Si segnala la proposta di investire ulteriormente nella catechesi post-battesimale (cf. pp. 609-616).

Il battesimo e la confermazione costituiscono la porta di ingresso e la grazia perfettiva nella loro unità e distinzione in vista della partecipazione al sacrificio eucaristico e in relazione dinamica con gli altri sacramenti. L’A. invita a prendere atto che la loro trattazione rimane comunque condizionata «da una costitutiva incompiutezza. L’IC non è, in fondo, che iniziazione all’eucaristia, “fonte e culmine di tutta la vita cristiana”, alla quale i primi due sacramenti non soltanto tendono naturalmente, ma da cui anzi ricevono la loro stessa efficacia salvifica» (p. 638).


R. Bischer, in Studia Patavina 64 (3/2017) 571-573

Fresca di stampa è l'ampia e documentata opera di P. Bua, Battesimo e confermazione. L'opera è destinata principalmente, benché non esclusivamente, agli studenti del corso istituzionale di teologia, il che ne spiega l'esposizione che vuole essere (ed effettivamente è) chiara e progressiva.

Nella scia del rinnovamento contemporaneo, l'Autore è ben consapevole del fatto che i sacramenti non esistono se non in quanto sono celebrati. Da qui la scelta di tenere conto dell 'evoluzione storica dei riti e di privilegiare nella parte sistematica un'impostazione mistagogica, pur senza venir meno al rigore argomentativo. Battesimo e confermazione sono collocati «nel quadro più ampio dell'iniziazione cristiana, che ha il suo culmine naturale nella partecipazione alla mensa eucaristica» (6).

Questa scelta determina l'ordine della trattazione, che si apre con una riflessione introduttiva sul concetto di iniziazione, si sviluppa in un'ampia panoramica biblica e storica per confluire in una presentazione sistematica che mette a tema i primi due sacramenti. Mentre il battesimo può essere considerato come la pasqua del cristiano, la confermazione è invece ricollegabile alla pentecoste e, se da un lato esplicita la costitutiva profondità battesimale del battesimo, dall'altro orienta al compimento eucaristico. L'indagine condotta resta quindi aperta, in attesa di essere completata dalla presentazione dell'eucaristia che, però, per ragioni di comodità didattica, è affidata a uno specifico volume del Nuovo Corso di Teologia Sistematica.


P. Caspani, in Orientamenti Bibliografici. Semestrale di letture a cura della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale 48 (2016) 41-42

La collana del Nuovo Corso di Teologia Sistematica, diretta da Giacomo Canobbio e Angelo Maffeis con il recente volume di Pasquale Bua, Presbitero della Diocesi di Latina e Docente di Teologia dogmatica presso l’Istituto Teologico Leoniano di Anagni (Frosinone), acquisisce una nuova importante tessera dell’intero progetto sistematico articolato in quindici trattati (di cui undici già pubblicati). Ci troviamo davanti ad un testo che in ragione del suo carattere organico e del metodo seguito lascerà certamente il segno nell’ambito della produzione teologica relativa ai sacramenti della iniziazione cristiana. Ma di questo diremo in seguito. Prima presentiamo il percorso della riflessione proposta.

Il testo, destinato principalmente agli studenti del corso istituzionale di teologia (cf. p. 5), si articola in sedici capitoli a cui segue un ampio e aggiornato repertorio bibliografico (da p. 643 a p. 681) a cui seguono gli indici (onomastico e generale dell’opera). La partizione interna distinta in quattro parti descrive immediatamente l’iter proposto: il fondamento biblico neotestamentario della iniziazione cristiana (parte prima: pp. 29-182), il prospetto storico dell’evolversi della stessa nel primo millennio (parte seconda: pp. 185-340) e nel secondo millennio (parte terza: pp. 343-477) e infine la proposta sistematica in prospettiva mistagogica (parte quarta: pp. 481-639).

L’indicazione metodologica di fondo è detta in modo chiaro fin dalla Presentazione: «In secondo luogo, il rinnovamento contemporaneo della teologia liturgica e sacramentaria reclama il superamento di una trattazione asfittica, dimentica che i sacramenti non esistono se non in quanto celebrati. Ciò si riflette nella costante attenzione riservata ai riti e alla loro evoluzione storica, attenzione che diviene particolarmente evidente nella sezione sistematica, la quale – traendo ispirazione dal ‘metodo’ dei Padri della chiesa – predilige un’impostazione ‘mistagogica’ ma senza con ciò rinunciare al rigore dell’argomentazione teologica» (p. 6). L’altra indicazione ugualmente rilevante punta sulla trattazione dei due sacramenti, battesimo e confermazione, nel più ampio contesto della iniziazione cristiana e quindi dell’eucaristia e dell’intero organismo sacramentale della chiesa (cf. p. 6). Occorre subito sottolineare che la lettura del testo, notevole per la sua ampiezza (quasi 700 pagine), onora costantemente queste premesse, in particolare la seconda. E di questo siamo particolarmente contenti: finalmente il libro liturgico, colto in chiave diacronica e sincronica, diviene effettivamente (e non solo nominalmente o strumentalmente) luogo teologico di primo livello sia per l’indagine storica come per il momento sistematico. Davvero grazie all’Autore per questa svolta non solo detta ma praticata con fine capacità analitica, ricchezza di informazioni bibliografiche, attenzione al dibattito contemporaneo e in ultimo, non meno importante, ascolto puntuale «delle sollecitazioni che quotidianamente provengono dal servizio pastorale» (p. 6).

Veniamo dunque ad uno sguardo più ravvicinato delle singole parti, opportunamente precedute da un’introduzione generale dedicata a presentare un quadro aggiornato del dibattito sulla questione della iniziazione cristiana «ieri e oggi» (pp. 9-26). La prima, di carattere biblico organizzata in quattro capitoli, si pone la questione dell’origine del battesimo cristiano intercalando sezioni stampate in corpo più piccolo, ove l’Autore segnala al lettore il dibattito della critica biblica sui singoli punti, a sezioni stampate in corpo più grande dove il discorso fluisce seguendo il filo della questione genetica del battesimo nel confronto con il retroterra giudaico intertestamentario ed ellenistico fino a porre sul tavolo il problema del mandato missionario e del comando battesimale da parte del Risorto (cf. pp. 59-101). Il contesto della ricerca verte sulla ricognizione storico-critica degli elementi della prassi di iniziazione cristiana che si possono rinvenire nel Nuovo Testamento, in particolare negli Atti degli Apostoli (cf. pp. 45—50), con un excursus sulla vexata quaestio circa “Il battesimo dei bambini nel Nuovo Testamento” (cf. pp. 50-57). Di rilievo lo spazio dedicato al confronto con “I movimenti battisti contemporanei a Gesù” (cf. pp. 80-87; si noti l’opportuno uso del plurale: i movimenti e non il movimento) che rinvia al dibattito mai concluso del rapporto (discepolare? conflittuale? discontinuo?) tra Giovanni e Gesù (cf. pp- 88-100). L’approdo al capitolo quarto, l’ultimo di questa prima parte, dedicato alle teologie neotestamentarie dell’iniziazione cristiana (cf. pp. 132-179), è preceduto da un ampio studio (il capitolo terzo) su Il battesimo atto di Cristo e dello Spirito (cf. pp. 102-131). Vorrei sottolineare il valore euristico del titolo in cui non si dice “atto di Cristo nello Spirito” ma “dello Spirito”. L’attenzione portata alla dimensione pneumatica del gesto battesimale e più ampiamente della iniziazione cristiana è dovuta ed aiuta a chiarificare i rapporti tra le due missioni, quella del Cristo e quella dello Spirito, nella loro sinergia e distinzione all'interno dei processi di iniziazione cristiana (si veda ad es. per chiarezza espositiva: p. 121). Ed è solo in chiusura a questo capitolo che l’Autore può arrivare a ri-proporre, dopo il lungo periplo storico-critico, la concezione trinitaria del battesimo (cf. pp. 126-130), punto di aggancio e cerniera con il capitolo quarto, centrato sulle teologie battesimali (si noti anche in questo caso il valore del plurale). Come gestirà questa eredità normativa la Chiesa nella sua storia bimillenaria? Siamo arrivati alla seconda parte i cui sviluppi sono già accennati in linee generali nella breve sintesi che completa questo primo momento della trattazione (cf. pp. 180-182). «Ad ogni modo, lo studio dell’evoluzione storica della liturgia e della teologia battesimali nel periodo successivo all’epoca neotestamentaria sta per mostrarci che, almeno in un primo momento, sembra prevalere la visione giovannea, che considera il battesimo come nuova nascita nell’acqua e nello Spirito Santo. Sarà solo in quella che viene comunemente denominata l’ ‘età d’oro’ dell’iniziazione cristiana, a partire dal III secolo, che la teologia paolina del battesimo prenderà prepotentemente e definitivamente il sopravvento» (p. 182).

La parte seconda rappresenta proprio per l’introduzione e il declino dell’istituto catecumenale un passaggio particolarmente importante per tutto il trattato, tenuto conto che in epoca contemporanea sarà proprio a questo periodo che la riforma liturgica postconciliare si ispirerà per i nuovi libri liturgici, in particolare per l’Ordo Initiationis Christianae Adultorum. I capitoli molto densi, quattro in tutto, propongono un tragitto storico-liturgico e dottrinale sui due sacramenti già conosciuto agli studiosi per le diverse pubblicazioni in materia sia in chiave storica che sacramentale. L’Autore ne tiene conto e al contempo introduce alcuni elementi di innovazione. Almeno sul piano manualistico. Si veda ad es. la partizione tematica del capitolo quinto, il primo di questa parte, con l’apertura di varie finestre sui diversi mondi e modi della iniziazione cristiana nell’ambito del cristianesimo antico: il periodo sub-apostolico, scarno e frammentario ma decisivo per comprendere i primi passi degli sviluppi relativi ai due sacramenti (cf. pp. 191-201), l’ambiente alessandrino (cf. pp. 202-213), quello africano (cf. pp. 213-220), la chiesa di Roma (cf. pp. 220-226). All’ambiente siriaco si accenna e ad esso si rimanda nella scheda di approfondimento in calce al capitolo (cf. p. 227). Dei gesti rituali, lavacro, unzione e imposizione delle mani in particolare, viene messa in luce la molteplice valenza semantica (cf. p. 189) sia sul piano sacramentale (rigenerazione, purificazione, riconciliazione) che ecclesiale (iniziazione, penitenza, riammissione). Un quadro fluido e di appropriazione e specificazione di quei gesti liturgici che rimarranno normativi, con alterne vicende, per tutto il periodo successivo. Per il periodo successivo, l’età d’oro del catecumenato, si aprono due capitoli, il sesto dedicato all’Oriente (cf. 228-264) e il settimo per l’Occidente (cf. pp. 265-303). Segue l’ultimo capitolo, l’ottavo, sul tramonto del catecumenato (cf. pp. 304-336). È in questo contesto che prende forma e spessore teologico il tema della maternità della Chiesa, con le relative espressioni architettoniche legate al battistero. A questo proposito interessanti per il valore interdisciplinare gli approfondimenti suggeriti nella scheda rispettiva in margine al capitolo settimo (cf. p. 303). In questo contesto, come in altri successivi, avrei menzionato nel ricco repertorio bibliografico anche lo studio di un giovane teologo italiano, G. Ziviani, recentemente scomparso, dal titolo La Chiesa Madre nel Concilio Vaticano II (Analecta Gregoriana, Roma 2001). Per il resto la trattazione è condotta in modo chiaro ed accurato sul piano dell’analisi di singole figure e aree geografiche. Rilevante per gli sviluppi successivi sul battesimo e l’antropologia teologica, la messa a fuoco, nel contesto dell’esame della teologia di S. Agostino, del tema del peccato originale avendo davanti il duplice fronte, donatista da una parte e pelagiano dall’altra (cf. pp. 278-291). La diffusione del pedobattesimo unitamente alla prassi di cristianizzazione dei popoli barbari, nuovi inquilini dell’Europa dopo il tramonto dell’impero romano d’Occidente, diventano fattori decisivi nel disegnare nuovi modelli di aggregazione alla Chiesa, gradatamente si passa dal “cristiani si diventa” al “cristiani si nasce”. Il fenomeno è complesso perché tocca alcuni nervi scoperti del dibattito, ormai secolare, sul rapporto tra la Chiesa e il potere. L’Autore è cauto nel mantenersi vicino ai fatti senza farsi prendere per mano da giudizi di parte o pregiudizi che troppo rapidamente tendono a sottoscrivere un luogo comune che farebbe del periodo medievale un periodo di sola decadenza su tanti fronti compreso quello della prassi della iniziazione cristiana. Ma qui siamo già entrati nella parte successiva, la parte terza relativa al secondo millennio.

In questa parte l’attenzione è ovviamente riservata al contributo dei grandi teologi della Scolastica senza tralasciare le vicende dei due sacramenti nella storia dei libri liturgici. Particolare cura viene inoltre riservata alle problematiche sacramentali sorte in seguito allo scisma d’Oriente e poi alla Riforma. Le questioni sono trattate con apertura ecumenica, sia per il piano della discussione come per l’apparato bibliografico (si veda ad es. p. 401 per la dottrina battesimale del movimento battista e pp. 438-440 per gli sviluppi relativi al Documento di Lima). I capitoli, in tutto quattro, sondano con ampia e aggiornata documentazione il cammino della prassi rituale come della riflessione teologica, cammino talvolta tortuoso specie per quanto riguarda la separazione rituale (se non teologica) in Occidente della confermazione dal battesimo, nel contesto del nuovo sistema penitenziale suggellato dalle disposizioni vincolanti del Concilio Lateranense IV. Il capitolo nono propone il quadro della teologia dell’Aquinate sullo sfondo delle correnti ereticali che pongono ai margini il valore del gesto battesimale (il consolamentum dei Catari, cf. p. 375) e degli sviluppi magisteriali fino al Concilio di Firenze (cf. pp. 368-369), con un affondo sul contestuale percorso rituale e teologico in Oriente (cf. pp. 370-374). Alla Riforma e al Concilio di Trento è riservato il capitolo decimo con una panoramica che oltre ai grandi riformatori (Lutero, Calvino e Zwingli) tocca anche altre figure minori, particolarmente rilevanti sia per la diversa valutazione del significato del battesimo come per la messa in discussione della sacramentalità della confermazione (cf. pp. 386-391). Segue l’ermeneutica dei testi tridentini con l’esplicitazione che ne deriva per la dottrina dei due sacramenti (cf. pp. 392-400). L’applicazione dei decreti conciliari e i libri liturgici che da essi sono normati (in particolare il Rituale romanum) portano la discussione fino ai nostri giorni (capitolo undici) con il rinnovamento in campo cattolico, e non solo, della teologia del battesimo e della confermazione (a cominciare da G. Dix per arrivare a H. Mühlen (cf. p. 417ss.). La confermazione viene sempre più a precisarsi per il suo riferimento pneumatologico (cf. p. 423). Le schede successive sono dedicate a delineare la dottrina dei documenti del Vaticano II sui due sacramenti. Puntuali e preziose le pagine conclusive relative agli ultimi decenni per la riscoperta della nozione di iniziazione cristiana in ambito liturgico e catechetico (cf. pp. 432-440). Dopo la sezione sui nuovi libri liturgici (capitolo dodici) secondo la sequenza che parte dall’iniziazione cristiana degli adulti per passare al battesimo dei bambini e concludere con la confermazione, l’Autore propone un bilancio critico equilibrato: regressi rispetto al primo millennio ma anche progressi (cf. pp. 474-477). Il frutto più prezioso che riemerge alla fine di questo lungo tragitto del secondo millennio e che troverà ampia esplicitazione nella successiva parte sistematica è la riscoperta dell’eucaristia come culmine dell’iniziazione cristiana e come avvio e sostegno permanente della maturità cristiana. Per il sacramento della confermazione sarebbe stato opportuno porre in luce, proprio per la riserva episcopale tipica dell’Occidente latino, lo sviluppo della parallela dottrina del ministero episcopale nel periodo medievale e tridentino ove non sembra constare una differenza sul piano del sacramento tra vescovo e presbitero ma piuttosto di giurisdizione con la conseguenza che la riserva episcopale sarebbe strettamente legata a questa e non al sacramento dell’ordine. Oggi, dopo il Vaticano II, le cose stanno diversamente. Inoltre lo studente del primo ciclo non potrà non rimanere stupito delle tante variazioni – anche sostanziali – relative al rito della confermazione. Utilissima la scheda di approfondimento, alla fine del capitolo dodici, riservata alla ripresa della prospettiva catecumenale nel recente magistero della Conferenza Episcopale Italiana sull’iniziazione cristiana (cf. p. 472-473): quante conseguenze, ancora inesplorate, per l’ecclesiologia e il rapporto chiesa-mondo!

Nell’ultima parte, dopo la lunga e impegnativa ricognizione nella storia della tradizione, si arriva al momento sistematico in chiave mistagogica (gli ultimi quattro capitoli). In questo contesto l’Autore mette ulteriormente alla prova le scelte metodologiche di cui ci ha detto in apertura. In particolare va messa in evidenza la scelta di attingere dai libri liturgici, colti in prospettiva diacronica (soprattutto nelle prime tre parti) e sincronica (soprattutto in questa ultima parte), gli elementi portanti per la riflessione dogmatica tanto sul battesimo come sulla confermazione. Già altri (compreso il sottoscritto) hanno percorso questa strada, quella della lex orandi), ma in questo caso l’impresa raggiunge, a mio avviso, un risultato davvero maturo sia per la chiarezza espositiva delle questioni trattate come per la profondità analitica con cui sono esaminati e resi eloquenti sul piano dogmatico sia l’eucologia come i gesti rituali ad essa legati. La prospettiva mistagogica risulta essere nuovamente feconda per la trattazione dogmatica. Ne risulta una profonda coerenza di metodo tra le premesse, lo svolgimento storico e l’esposizione sistematica. Le questioni attraversate nei quattro capitoli sono: la dinamica della fede in relazione al sacramento del battesimo (cf. pp, 481-516), il fondamento trinitario dell’atto battesimale con le esplicitazioni sul piano ecclesiologico, etico ed escatologico (cf. pp. 517-554), la relazione tra il sacramento della confermazione e il dono dello Spirito Santo con analoghe esplicitazioni (cf. pp. 555-595) e, in ultimo, alcune questioni aperte sia sul piano dottrinale come anche ecumenico e pastorale (cf. pp. 596-635). Su tutto l’itinerario aleggia il riferimento dei due sacramenti all’eucaristia con conseguenze evidenti sul piano liturgico, dogmatico, pastorale ed ecumenico (cf. ad es. p. 565; 622ss). Opportune annotazioni critiche sono offerte sul senso catecumenale dell’itinerario post-battesimale (cf. p. 609), sulle discutibili operazioni pastorali condotte sul sacramento della confermazione (cf. pp. 610-616) e sul rapporto tra prima esperienza del sacramento della penitenza e l’insieme dell’iniziazione cristiana (cf. pp. 628-632).

Alcune annotazioni conclusive: il pregio per lo studente nell’avere a disposizione una struttura chiara del trattato ben fondato sulla lex orandi e sulla tradizione della Chiesa, la proposta di utili e stimolanti schede bibliografiche per lo studio e l’approfondimento al termine di ogni capitolo (il testo non può dire tutto), l’attenzione costante alla dimensione ecumenica come stile della riflessione dogmatica, la ricognizione critica e precisa dei dati del magistero, la considerazione storica degli elementi rituali e dottrinali dei due sacramenti. Lo studente può prendere sicuramente coscienza in modo critico di come la prassi battesimale influenzi la percezione vissuta tanto della identità cristiana come delle immagini di chiesa (si veda per chiarezza, p. 611s.). Una piccola riserva critica, pensando sempre allo studente del ciclo istituzionale, riguarda l’ampiezza del volume: quasi 700 pagine dedicate a due dei tre sacramenti della iniziazione cristiana a cui poi si devono aggiungere tutti gli altri trattati della dogmatica ed il resto delle discipline previste dal piano di studi del primo ciclo. Comunque la scelta della lettura e studio di questo volume porterà certamente un buon effetto sulla formazione teologica globale dello studente e forse anche del docente di dogmatica. Lo speriamo e ce lo auguriamo in attesa della pubblicazione del trattato sull’eucaristia previsto nel progetto del Nuovo Corso di Teologia Sistematica.


M. Florio, in Sacramentaria & Scienze Religiose 2017 [in corso di pubblicazione]

Sulla scia della «riscoperta» del battesimo e della confermazione come i sacramenti di «iniziazione all’eucaristia», il saggio li inquadra all’interno dell’unico processo del «diventare cristiani». L’a., infatti, presenta il battesimo come il sacramento-radice, sul quale si inserisce ogni successiva grazia sacramentale che Dio concede all’essere umano per il tramite della Chiesa, mentre la confermazione è evidenziata come la perfectio del medesimo battesimo in vista del sacramento dell’altare. Ne consegue «l’esigenza di superare un approccio individualizzante, incapace di tematizzare il nesso intrinseco tra i diversi sacramenti, compresi come peculiari articolazioni dell’unico ministero della grazia affidato alla Chiesa, sacramento universale di salvezza (Lumen gentium, n. 48)». Testo di studio.
In Il Regno 20/2016