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Nuovo Corso di Teologia Morale vol. 5. Teologia morale economica
Gianni Manzone

Nuovo Corso di Teologia Morale vol. 5. Teologia morale economica

Prezzo di copertina: Euro 37,50 Prezzo scontato: Euro 31,88
Collana: Grandi opere
ISBN: 978-88-399-2425-4
Formato: 17 x 24 cm
Pagine: 528
© 2016

In breve

Come vivere una vita più ricca di senso, in una società definita dai consumi? Il ruolo della teologia morale sta proprio nel discernere e nel portare alla luce le tracce della Provvidenza di Dio nei beni e nell’attività umana dell’economia. Qui si svolge infatti la dialettica tra giusto riconoscimento della persona, necessità delle istituzioni economiche e adeguatezza delle norme etiche.

Descrizione

Di fronte ad enormi compiti come la difesa dell’ambiente, la lotta contro la povertà, il mantenimento della pace, il benessere delle future generazioni, ci dobbiamo domandare: quale contributo dà l’economia? Fino a quanto influenza le sfide che dobbiamo affrontare? È chiamato in causa il bene dell’uomo, e quindi la teologia morale ha qualcosa da dire. Sono evidenti a tutti il ruolo e il peso dell’economia e della sua razionalità dentro la società e in tutti i settori della vita: politica, cultura, comunicazione, rapporto con la natura… Diventa urgente sapere il più chiaramente possibile ciò che l’economia può provvedere, in positivo, e altresì quando e fino a dove può fallire, producendo in negativo un nuovo asservimento dell’uomo.
Come vivere una vita più dotata di senso nell’ambito di una società definita dal consumo? L’agire economico (produzione, distribuzione, consumo…) va considerato quale determinazione di sé da parte del soggetto. E l’imperativo morale viene istituito dal senso umano/interumano dell’esperienza economica: in essa si danno le evidenze etiche della giustizia, della fiducia, della responsabilità, che richiamano l’apertura a un’istanza di senso (il bene), presente e nello stesso tempo trascendente. Tale intenzionalità morale assume modalità differenti nei vari livelli dell’azione economica (micro-, meso- e macrolivello), livelli che devono essere differenziati ma non separati.
Il ruolo della morale teologica sta nel discernere e portare alla luce le tracce della Provvidenza di Dio nei beni e nell’attività umana dell’economia, là dove gioca la dialettica tra giusto riconoscimento delle persone, necessità delle istituzioni economiche e adeguatezza delle norme etiche.

Recensioni

Un recente volume di Gianni Manzone, docente di Dottrina sociale della Chiesa e di Etica sociale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma, affronta le questioni inerenti l'etica economica. Il suo inserimento nell'ambito della collana «Nuovo corso di teologia morale», diretta da M. Chiodi e P.D. Guenzi, rende ragione del carattere organico e del rigore metodologico, nonché della preoccupazione didattica, che caratterizzano lo sviluppo dell'intera trattazione.

Diviso in tre grandi parti, cui fanno capo diversi capitoli, il libro non manca di inserire anzitutto la riflessione nel contesto della società odierna, contrassegnata dall'accentuarsi dell'influenza della razionalità economica nei vari settori della vita e dalla contemporanea tendenza a ridurre l'economia a pura attività tecnica e materiale, con il conseguente abbandono dell'attenzione all'uomo e con la perdita di senso.

L’impegno di Manzone è dunque volto a restituire all'attività economica il suo connotato umano, facendo appello al paradigma "personalista", che guarda ad essa come determinazione di sé da parte del soggetto e assume come principio-guida di ordine assiologico la dignità della persona. ll compito della teologia morale risulta così, fin dall'inizio, chiaramente definito. Si tratta di esplicitare il carattere autenticamente umano, e perciò la originaria qualità morale, dell'economia e di mettere, nello stesso tempo, in luce come in essa sia latente la bellezza della creazione. Il modello è quello di una morale "comprensiva", che fa proprio il metodo fenomenologico-ermeneutico, prendendo in considerazione le forme effettive dello scambio economico nella loro attuale declinazione culturale emettendole in relazione con le istanze etiche. […]

Il volume di Manzone, sia per la chiarezza del linguaggio che per la ricchezza e la completezza dei contenuti, nonché per il rigore metodologico che lo caratterizza, costituisce uno strumento imprescindibile per quanti intendano accostarsi con serietà alle odierne questioni dell'etica economica. Spiccano, tra i molti pregi: l’attenzione costante ai meccanismi e alle leggi dell'economia – importante è la informazione precisa sugli aspetti tecnici – e il confronto concreto con i problemi che vengono emergendo dall'interno del sistema economico; la capacità di istituire un rapporto vitale tra la tradizione morale del passato e il pieno inserimento nel contesto socioculturale odierno – significativo è, a tale proposito, il ricupero della lezione positiva della casistica –; il grande equilibrio con cui vengono affrontate le varie questioni sul tappeto, esprimendo giudizi puntuali (mai approssimativi) ma insieme attenti alla complessità delle situazioni e all'interazione di responsabilità personale e istituzionale; e, infine, l'integrazione dei valori umani, che vengono con precisione delineati, con l'apertura alla prospettiva cristiana, la quale fornisce nuove e arricchenti motivazioni all'impegno socioeconomico.

Un libro prezioso, dunque, che, oltre all'utilizzo che senz'altro se ne farà nell'ambito delle Facoltà teologiche, merita di raggiungere un pubblico più ampio, in particolare quello degli esperti di economia e degli operatori economici.


G. Piana, in Rassegna di Teologia 59 (1/2018) 139-146

Recibimos con satisfacción este nuevo volumen del Nuovo Corso di Teologia morale, dirigido por M. Chiodi y P.D. Guenzi, curso que constará de siete volúmenes que tratan los temas más importantes y actuales de la teología moral a niveI de manual.

El presente, el quinto de la serie, está dedicado a la moral económica, cuyo autor, Gianni Manzone, es profesor de Doctrina social de la Iglesia y de Ética social en la Universidad Pontificia Lateranense de Roma. Es también consultor del Consejo Pontificio de Justicia y Paz. Se muestra como un profundo y competente conocedor de la materia.

En la presente obra nos ofrece una visión, a niveI de manual, de la teología moral económica, que sintetiza lo más importante en esta materia y que tiene muy en cuenta las circunstancias de nuestro tiempo. Nos parecen muy oportunas algunas consideraciones que hace el autor en la lntroducción generaI. Afirma que frente a las dificultades del presente, como la defensa del medio ambiente, la lucha contra la pobreza y la desigualdad, el mantenimiento de la paz, el bienestar de las generaciones futuras, nos hemos de preguntar cuál es la contribución de la economía para solucionar, o al menos mitigar, tales problemas. Considera también que la situación ha cambiado dramáticamente en nuestra sociedad a causa de la potente tendencia hacia la economización de la vida humana y de la sociedad, lo cual implica una creciente influencia de la racionalidad económica en todos los sectores de la vida humana: política, cultura, comunicación, investigación, educación, familia, relación con la naturaleza... Frente a todo lo cual "se impone la cuestión: cómo vivir una vida más llena de significado en el ámbito de una sociedad de mercado? La mayor amenaza a la libertad del individuo nace de la ausencia de sentido de la actividad económica y no de la carencia de bienes materiales" (p.5). Es esta una visión importante que el autor tiene en cuenta a lo largo del desarrollo de su obra, que consta de tres partes. La primera trata del "momento fundacional". Desarrolla los fundamentos de la moral economica, que se inician en la tradición cristiana empezando ya por la época patrística, la doctrina social de la Iglesia hasta llegar a la renovación de la moraI económica desde el Concilio Vaticano II hasta el presente. Sigue el desarrollo del fundamento bíblico-teológico de la moral económica, concluyendo esta primera parte con el tema de "la responsabilidad personal y política en la esfera de la economía". La segunda aborda el tema de "Ios diversos momentos de la actividad económica". En concreto son los siguientes: el impacto ético de algunos de los elementos de la economía de mercado como contrato, derecho de propiedad, precio, competencia: sigue la exposición y comentario de los siguientes temas: el trabajo, profesiones, la empresa, el marketing y finalmente el dinero. La tercera parte está dedicada a un tema de gran actualidad: la cuestión de la ética del medio ambiente, es decir, la ecología. Muestra las dimensiones de la actual crisis ecológica, la elaboración cristiana de la cuestión aduciendo la doctrina social de la Iglesia y la revelación bíblica, así como la tradición teológica. AI final de cada capítulo se indican algunos temas de investigación que pueden ayudar al lector a profundizar y ampliar el tema, añadiendo para ello unos pocos títulos bibliográficos sobre el tema.

Una obra bien estructurada, de lectura muy recomendada a profesores y estudiantes de moral económica.


J. Boada, in Actualidad Bibliográfica 1/2017, 91

Este volumen ocupa el quinto lugar en la serie de siete “Nuovo Corso di Teologia Morale”, de la que sólo había aparecido hasta el momento el primero (Maurizio Chiodi, Teologia Morale Fondamentale, 2014). Por tanto, estamos ante un manual. Y como manual siempre es importante la estructura con que está concebido de cara a sistematizar todo lo que es esencial en la materia. En este caso son tres partes: la primera, de fundamentos; la segunda, de aplicaciones a los distintos ámbitos de la actividad económica; la tercera está dedicada toda ella a la ética del medio ambiente, con la intención probablemente de destacar este campo, no sólo poco cultivado hasta ahora, sino falto de una integración aceptada por la mayoría de los especialistas.

La primera parte (capítulos 1 a 4) tiene una estructura de cierta originalidad. Parte de un recorrido por toda la tradición cristiana a través de los siglos hasta desembocar en la Doctrina Social de la Iglesia con el objetivo de ver cómo se ha planteado en cada etapa la reflexión ética sobre lo económico. Ese recorrido sirve de palanca para interrogar luego a la tradición bíblica y buscar en ella los referentes últimos para una moral económica. Ese doble análisis es el que pone las bases para una elaboración más sistemática de lo que serían las líneas estructurales de una moral económica. Todavía en un último paso se exponen los tres niveles de aplicación en la actividad económica, con la advertencia de evitar todo reduccionismo de unos a otros: el nivel del comportamiento individual, el nivel de la organización y el nivel del sistema.

Punto central en esta primera parte es la insistencia en el método fenomenológico y hermenéutico: porque la economía es como un texto que debe ser interpretado atendiendo al contexto histórico, cultural, político y religioso; y eso permite entender la moral como una dimensión intrínseca a la actividad económica, la cual no puede quedar reducida al mero intercambio mercantil. Es más, la realidad económica no se interpreta de la misma forma desde cualquier paradigma. El autor propone un paradigma humanista-personalista, que se aleja de otros paradigmas inspirados en la mecánica, la biología o la teoría de la evolución, todos ellos con la tendencia a acentuar una visión individualista de la persona humana. Es evidente que es aquí donde entra en acción el impacto de la teología, no por las concreciones que aporte cuanto por la capacidad de iluminar la concepción más adecuada y más justa con la realidad del ser humano.

La segunda parte tiene de particular el esfuerzo del autor por poner en juego este paradigma personalista en los distintos ámbitos de la actividad económica. Si es esencial a ésta la cooperación a través de la división del trabajo y el intercambio de bienes, hay que reconocer que el mercado ocupa un lugar central: por eso los contratos, el derecho de propiedad, la fijación del valor a través de los precios o la competencia son los primero puntos que se analizan. Los que siguen mantienen el interés por la persona como referente: el trabajo, la profesión, la empresa (el liderazgo), el marketing (por su relación con el ciudadano consumidor) o el dinero (vehículo de ahorro y la inversión).

Como indicábamos, la tercera parte está quizás falta de un mejor integración en el conjunto, pero mantiene la perspectiva personalista, al tiempo que asume la tesis tan central en Laudato si’ de la estrecha relación entre crisis ambiental y crisis social. De nuevo aquí se recurre a la tradición bíblica y cristiana, que ofrecerían pistas para trabajar por un desarrollo económico que sea verdaderamente sostenible. Esta tercera parte sería quizá susceptible de ser leída por sí misma al margen del volumen en que se inserta.


I. Camacho, in Archivo teológico granadino 79 (2016) 349-350

Viviamo in un tempo in cui l’economia ha assunto un’importanza e una pervasività via via crescenti, oggi davvero senza precedenti e il mercato si espande in tutto il mondo coinvolgendo sempre piú persone radicate in differenti culture. L’economia non è piú solo il mezzo con il quale ci procuriamo il sostentamento e l’autosufficienza dal punto di vista materiale e la leva per lo sviluppo, ma anche il fine del nostro agire, ciò che orienta i processi di costituzione delle identità e le relazioni interpersonali.

L’economia influenza sempre di piú anche gli assetti e le decisioni politiche, orienta le policies e i rapporti internazionali e porta con sé l’assoluto della crescita, considerato imprescindibile dato che la stagnazione o la crescita modesta significano essere ai margini dei processi di sviluppo, di convergenza e di interlocuzione politica internazionale. Infine la corrente di pensiero che ha portato alla finanziarizzazione dell’economia, alla riduzione dell’impresa e del lavoro a una merce e al consolidamento di una cultura dello «scarto», sta condizionando la qualità della nostra vita e quella delle nostre comunità in un contesto globale. La grave, penetrante e lunga crisi economico-finanziaria che ha interessato il mondo occidentale, a partire dal 2008, ne è una testimonianza.

Eppure contrariamente alle evidenze di questa epoca l’uomo, creato a immagine e somiglianza di Dio, è «l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale». Questa affermazione, tratta dalla costituzione pastorale sulla chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes (n. 63) potrebbe essere definita il punto di partenza e al tempo stesso il filo rosso che orienta e sostiene la struttura delle argomentazioni di questo importante manuale di teologia morale economica di Gianni Manzone, docente della Pontificia Università Lateranense, edito da Queriniana.

Centrale nella riflessione morale è il paradigma personalistico ovvero un paradigma antropologico che consideri l’economia come attività umana e le strutture di mercato come strutture relazionali e innestate nella cultura e nella comunità. Per ciò stesso «la sfera economica non è eticamente neutrale, né per sua natura disumana e antisociale. Essa appartiene all’attività dell’uomo e proprio perché umana deve essere strutturata e istituzionalizzata eticamente» (CV, 36). Un’alternativa radicale ai modelli utilitaristici e meccanicistici e a ogni totale strumentalizzazione della persona. Infatti il manuale, lungi dal considerare l’economia come una scienza naturale, dunque affrancata dalla dimensione etica, sostenuta da una visione antropologica riduzionista, dalla logica massimizzante e dai modelli matematici e econometrici, colloca l’economia stessa nell’ambito delle scienze sociali. L’economia, come scienza sociale, ha come oggetto e fine l’uomo, interpretato da un’antropologia, considerato sotto il profilo dei suoi fini e bisogni e dei mezzi idonei per soddisfarli. Dunque la relazione stretta fra economia e l’etica sussiste a tutti i livelli; nella dimensione micro, che interessa il livello individuale e dei processi economici di produzione, distribuzione e di consumo, nella dimensione meso, che riguarda il livello dei territori ove si sviluppano reti di relazioni fra soggetti economici e fra questi e le istituzioni e macro, a livello, cioè, di sistema economico e che riguarda, in definitiva, l’allocazione, la distribuzione e l’accumulazione delle risorse.

Il manuale si suddivide in tre parti. Nella prima parte affronta i fondamenti della morale economica, partendo, in primo luogo, dagli elementi della tradizione cristiana, dalla patristica fino al rinnovamento della morale economica, dal concilio Vaticano II a oggi. In secondo luogo espone il fondamento biblico-teologico della morale economica, argomentando come il dato biblico sia in grado di offrire alla moderna economia di mercato un orizzonte di senso. Al tempo stesso l’A. individua i punti di entrata o di ingresso teologici, che «illuminano la comprensione cristiana dell’economia e le conseguenti indicazioni etiche: essi emergono dall’interazione fra fede e vissuto economico, stimolando il giudizio morale e l’azione conseguente». In terzo luogo, l’A. individua nel paradigma antropologico di ispirazione personalista lo strumento «piú adatto come precondizione dell’interpretazione “comprensiva” della morale economica per comprendere e valutare le attività economiche». Il paradigma proposto evidenzia in definitiva come «le attività economiche vadano ben oltre allo scambio di beni, servizi e capitali; esse consistono prima ancora in relazioni umane, a cui le persone partecipano in diversi modi». Nel sistema economico stesso dovrebbe inverarsi, infatti, il principio dello scambio fra equivalenti insieme ai principi redistributivo, della reciprocità e del dono.

La seconda parte dell’opera consiste nell’applicazione delle istanze formulate nella prima parte nei settori cruciali della vita economica. L’A. approfondisce le implicazioni etiche rinvenibili in alcuni elementi costitutivi del sistema economico di mercato, come il contratto, la proprietà, i prezzi, la concorrenza, cosí come evidenzia le coordinate etiche che si articolano in modo differenziato nei diversi momenti dell’attività economica: nella produzione (lavoro, professioni e impresa), nella distribuzione, nel risparmio e nell’investimento.

La terza parte del volume si dedica invece a questioni dell’etica dell’ambiente, a partire dalla presa d’atto di una vera e propria crisi ecologica. L’A. esordisce richiamando l’enciclica di papa Francesco Laudato si’ presentando la questione ecologica come fenomeno risultante da una pluralità di fattori; materiali, connessi cioè al deperimento e allo sfruttamento dell’ambiente, alla società del benessere e alle nuove tecnologie; culturali, nel senso che l’istanza ecologica si inserisce entro un processo di contestazione della civiltà occidentale, diventando prospettiva tendenzialmente totalizzante; politici nel senso della necessità di armonizzare in una visione integrata la priorità della cura del creato con le altre priorità identificate nello sviluppo sostenibile, nell’occupazione lavorativa, nell’inclusione sociale e nella distribuzione equa della ricchezza. E in tutto ciò, ancora una volta, il rapporto dell’umanità con la natura non è solo tecnico ma anche morale.

Un testo sistematico, destinato non solo a teologi ma anche a economisti e operatori sociali, che a partire da un preciso approccio antropologico, con la guida specifica dell’etica cristiana, offre un orizzonte di senso all’attività economica e strumenti per il discernimento e per la promozione di una visione e di modelli rinnovati che si oppongano ai riduzionismi dominanti nella società di mercato e che recuperino, in definitiva, la dimensione relazionale e umanizzante dell’economia stessa.


M. Terenzi, in Studia Patavina 63 (3/2016) 747-749

Questo volume è un manuale di teologia morale nuovo e impegnativo. Nuovo, perché la morale economica nella tradizione scolastica, fino agli inizi del secolo scorso, parlava del settimo comandamento soprattutto per gli asperti della giustizia commutativa: la proprietà, il furto, il contratto economico. Il Medioevo, però, era stato già attento alla nascita dell'economia di mercato. L'A., adesso, affronta di petto l'industrializzazione, e ancor più l'economia finanziaria: l'originalità di questi fenomeni e di altri che li accompagnavano era sfuggita alla riflessione teologica, concentrata per secoli nella discussione sui sistemi morali.

Le gravi conseguenze di questi eventi stimolano la nascita della dottrina sociale della Chiesa. La nuova stagione è inaugurata dalla Rerum novarum di Leone XIII, attenta alla condizione degli operai. Pio XI e Pio XII allargano gli orizzonti ad altri ambiti. In una prima fase la dottrina sociale affonda le radici in una concezione ricca dell'uomo e dei beni economici in funzione dello sviluppo di tutti, ma non è sufficientemente attenta agli apporti delle scienze positive che indagano le dinamiche sociali. Il panorama si allarga sostanzialmente con Giovanni XXIII e con il Vaticano II: l'approccio biblico e la riflessione teologica sono stimolati dalla realtà sociale quale si esprime nella cultura, nell'economia e nella finanza; inizia così il dialogo serrato tra teologia morale e scienze sociali.

Disegniamo brevemente la metodologia del volume, trattata nella prima parte dell'opera. Una carrellata storica ci conduce dalla fonte biblica alla patristica. Come il lettore man mano scoprirà, la fonte biblica da un lato è legata alle condizioni sociali del tempo, dall'altro contiene stimoli fecondi anche per l'attuale riflessione. Il Medioevo segna al proprio attivo l'attenzione alla nascente economia di mercato. Dopo la fase della modernità con la sua casistica, le domande di novità sono accolte non dalla manualistica, ma dalla dottrina sociale della Chiesa. La svolta decisiva sarà segnata, a partire da Giovanni XXIII, dal dialogo con gli uomini di buona volontà e con le scienze positive, in particolare con la sociologia.

Il dialogo comporta un'interazione scambievole: l'antropologia scopre le dinamiche umane - intendiamo dire morali - che innervano i rapporti sociali; nello stesso tempo i dati positivi obbligano a rivisitare la visione dell'uomo. La riflessione, tuttavia, non offre acquisizioni valide per tutti i problemi e per tutte le culture, ma diviene più ricca e più variegata man mano che si confronta con le differenti problematiche.

Nella seconda parte, la metodologia «fondativa» - così la definisce l'A. - analizza i molti problemi dell'attività economica: contratti, prezzi, lavoro, professioni, impresa, finanze, e via dicendo. Facile è stato per noi mettere insieme i titoli; ardua è invece la lettura, perché introduce in settori ricchi di scoperte e di novità, che esigono riflessioni teologiche differenti. Si prospettano, anzi, ulteriori sviluppi in un futuro non lontano. Suscita stupore la mole enorme di informazioni e di riflessioni su fenomeni in continua evoluzione; la lettura, fra l'altro, esige notevole e solida cultura di base, estesa a molti campi.

La terza parte tratta alcune questioni di etica dell'ambiente. La natura – si afferma - è «medio simbolico». Viene superata la concezione della terra quale insieme di risorse e di sfide per i consumi umani. Di conseguenza si esige una rivoluzione culturale, a cui contribuisce la dottrina sociale della Chiesa. L'A., che è stato costantemente attento al Magistero, attinge largamente all'Enciclica Laudato si' di Papa Francesco. La fonte biblica in merito alla natura è straordinarialnente ricca.

Il tema dell'ecologia rende evidente la dimensione etica sociale, perché sono indispensabili gli interventi della politica, efficaci soltanto se fondati su una proposta etica socialmente condivisa. Organismi geneticamente modificati, energia, visione filosofica «animalista» sono i temi specifici trattati.

Gianni Manzone offre alla cultura uno studio serio e impegnativo di teologia morale, in un settore, quale l'economia, non molto frequentato dalla tradizione manualistica italiana. È un testo destinato ai ricercatori e ai professori: per questi ultimi costituisce un manuale di consultazione indispensabile.


F. Cultrera, in La Civiltà Cattolica 3990 (24 settembre 2016) 540-542

La Queriniana, storica casa editrice, propone un nuovo corso di teologia morale diretto da Maurizio Chiodi e Pier Davide Guenzi. La collana si compone di diversi volumi che trattano in modo specifico temi particolari. Teologia morale economica è il titolo del 5 volume scritto da Gianni Manzone, docente di dottrina sociale della chiesa ed etica sociale alla Pontificia Università Lateranense di Roma.

A primo impatto è evidente come l’economia non sia solo “tecnica”, ma interessa le scelte dell’uomo nella vita di tutti i giorni. Per cui l’interessamento della teologia morale deriva dalla seguente constatazione: l’economia è un’attività umana e non meramente una realtà tecnica e materiale. Non solo. È necessario constatare – afferma l’autore – che «nella nostra società c’è una tendenza verso l’economizzazione della vita umana e della società, cioè un’influenza crescente della razionalità economica su tutti i settori della vita. Le minacce maggiori alla libertà dell’individuo nascono dal difetto di senso dell’attività economica e non da un difetto di beni materiali». Quando l’economia pone degli interrogativi che esigono un’urgente e chiara risposta in quanto interessano il bene dell’uomo, allora chiamano in causa, in modo diretto, anche la teologia morale. La stessa deve leggere i segni dei tempi per “consigliare” gli uomini su quale sia il vero bene, nello specifico campo dell’economia. L’autore, per adempiere a tale compito, spiega nella prima parte del libro, che verrà di seguito approfondita, la prassi cristiana in campo economico, sin dall’epoca della patristica. La preoccupazione principale dei Padri della Chiesa, era quella della retta amministrazione, da parte dei ricchi, dei beni economici. Manzone riporta, inoltre, alcune interessanti riflessioni che nascono dalla penna di san Basilio. Esortazioni ancora oggi di scottante attualità, come per esempio: «il pane che ti riservi appartiene all’affamato; i vestiti che custodisci nell’armadio appartengono all’ignudo; le scarpe di cui è piena la tua casa appartengono allo scalzo; il denaro che nascondi nelle casse è del bisognoso. Così tu commetti tante ingiustizie quanti sono gli uomini che potresti soccorrere». Tali riflessioni circa la sobrietà, farebbero bene anche oggi, in un mondo segnato dal superfluo e dall’estetica.

Successivamente, l’autore, spiega come i mutamenti provocati dall’industrializzazione siano stati affrontati dal Magistero pontificio, da cui nasce la Dottrina sociale della chiesa. Dalla cosiddetta “questione sociale” (che coincide con la “questione operaia”) affrontata da Leone XIII, all’attenzione sul mercato di Pio XI, dalla visione sovranazionale dell’economia di Giovanni XXIII, alla convinzione di Paolo VI circa la responsabilità politica, fino ad arrivare alla causa morale del sottosviluppo, individuata da Giovanni Paolo II nelle “strutture di peccato” ossia in mentalità, modi di pensare e di agire propri di una determinata cultura sempre più secolarizzata. Sono “i beni da amministrare” la cosa fondamentale in economia, non la moneta che ne misura il valore. Grazie alla comprensione di ciò, si può così approfondire il discorso religioso e teologico che considera gli stessi beni come “doni”. Usare qualcosa significa finalizzarla ai bisogni e allo sviluppo umano. Quando si costruisce qualcosa (qualsiasi realtà) è bene che sia orientata al bene comune. L’economia è a servizio dell’uomo e non l’uomo a servizio dell’economia. Per capire ciò è necessario concentrarsi sull’origine dell’economia. In particolare per evitare l’affanno odierno dell’accumulo di cose che non sono orientate all’oggettivo bisogno ma al soggettivo desiderio (concetti spiegati bene nel testo del Manzone). Anche Paolo raccomandò ai Tessalonicesi di guadagnarsi la propria vita lavorando, ma nella calma, senza agitazione vana. L’economia non è ricerca della ricchezza. A tal proposito è bene ricordare che Gesù ha parlato della ricchezza come massimo ostacolo all’ingresso nel Regno (Mc 10, 23-27) e insieme, tentazione grande per tutti e non solo per i ricchi (Mc 10, 26ss; Mc 4, 19). A tal proposito è bene ricordare un altro monito Paolino: L’amore al denaro è la radice di tutti i mali (1 Tm 6, 10), perché il denaro (la ricchezza), in ultima analisi, è un padrone che esige un’obbedienza alternativa rispetto a quella dovuta a Dio. Ancora fresche e riecheggianti, a tal proposito, le parole di Papa Francesco circa il desiderio di povertà della Chiesa. L’economia, quindi, presenta una sfida concreta per chi vuole vivere in pienezza il messaggio evangelico.

A tale sfida Gianni Manzone non si sottrae. Scrive un testo che si tripartisce in: 1) Momento fondativo, dove si approfondisce lo sviluppo storico del pensiero cristiano in economia; 2) Diversi momenti dell’attività economica, in cui i molteplici elementi economici vengono analizzati; 3) Questioni di etica dell’ambiente. Dove si evidenzia come la “casa comune” dell’uomo deve essere gestita al meglio e per il bene di tutti.

Un testo, quello del Manzone, che risulta essere fondamentale per approfondire la dimensione morale dell’economia. La morale non è accessoria all’economia quasi che quest’ultima possa fare a meno delle raccomandazioni ed indicazioni che le provengono dal senso più in timo di ogni gesto. L’economia dev’essere morale per questioni di necessita! Cioè: o è morale o non è economia. O è per l’uomo o non è vera economia. O propone una via di sviluppo sostenibile o non è sostenibile lo sviluppo proposto. Fare economia, in ultima analisi, significa servire il bene comune. Ci si potrebbe chiedere: perché cercare nei Vangeli risposte economiche se è abbastanza ovvio come l’insegnamento di Gesù sia prima di tutto religioso e non economico? La risposta è fornita direttamente dal testo che evidenzia gli spunti di riflessione che emergono dalla lettura dei Vangeli. Innanzitutto che Gesù non spinge a disprezzare i beni economici in quanto tali, ma a metterli a disposizione di tutti (Mt 6, 3). Ciò non è in contraddizione con la prosperità economica, purché questa venga organizzata con il proposito di rendere tutti partecipi, evitando di essere considerata fine a sé stessa. Appare chiaro, quindi – come precisa l’autore – che quanto il Nuovo Testamento ha da dire riguardo l’economia, deve essere trovato non tanto in affermazioni specifiche nella forma di proibizione o indirizzo normativo, ma piuttosto nella raccomandazione di cercare la sovranità di Dio e testimoniare il suo amore sovrabbondante con la buona amministrazione dei beni e delle ricchezze quale servizio e obbedienza alla volontà del Padre, e con la cura dei bisognosi e del prossimo in ogni ambito di vita. La lettura cristiana dell’economia, permette all’uomo di rintracciare e percorrere le strade più opportune per una vera crescita. Queste strade condurranno ad una nuova prassi economica. È sempre l’autore ad affermare che: rivoluzionaria a livello delle convinzioni e delle motivazioni, la visione cristiana spinge, sul piano dell’azione, alla riforma della realtà socio-economica con la pressione continua della convinzione di fede. In definitiva, la morale economica è un momento della riflessione sulla verità cristiana piuttosto che uno strumento da offrire ai laici, in particolare impiegati nel settore sociale: essa esprime un’esigenza riflessiva della verità creduta e vissuta.

È necessario, oggi più che mai, fermarsi e riflettere. A tale scopo, uno strumento è il volume proposto, che, dal pensiero economico delle prime comunità cristiane arriva a trattare la questione ambientale ed i particolari e specifici temi di un’economia che ha bisogno di trovare la sua vera vocazione. In definitiva, il pensiero cristiano in campo economico, sapientemente delineato da Gianni Manzone, ci fa scoprire come sia sempre una sana antropologia ad essere al centro di ogni discorso di senso intorno al progredire umano. Così facendo si può capire come gli eccessi (rectius le ingiustizie), si originano da una logica egoistica ed utilitaristica che pone al centro il profitto e non l’uomo.


D. De Angelis, in Zenit.org 24 settembre 2016

Diventa urgente, in una realtà sempre più economicizzata, inserire con consapevolezza l'economia nella società all'interno di una visione antropologica ben precisa, raccogliendo, sintetizzando e riproponendo in modo sistematico tutti quegli apporti che le permettono di essere a servizio dell'essere umano. Questo vol. di Manzone, che ha già al suo attivo molte pubblicazioni su questi temi, riesce nell'impresa di offrire un corposo manuale di teologia morale economica scandito in tre momenti: quello fondativo; quello riguardante i molteplici momenti dell'attività economica; e, infine, quello riguardante il nesso tra economia e ambiente. Senza lasciarsi scoraggiare dall'imponenza, il lettore può ritrovare nei vari cc. che lo compongono (ad es., quello dedicato al denaro oppure quello dedicato al marketing) dei veri e propri condensati etico-teologici particolarmente pregnanti.


In Il Regno 12/2016

[…] È da sottolineare l’importanza che ha il trattato di Teologia morale economica preparato da Gianni Manzone, docente della Pontificia Università Lateranense di Roma. La sua è un’analisi sistematica di questa realtà capitale nella storia, che ha visto spesso un contrappunto e talora una dialettica con la dottrina sociale della chiesa.

Dicevamo della necessità, anche in questo caso, del contesto antropologico generale: è ciò che viene ampiamente sviluppato nel “momento fondativo” entro cui è collocata la fenomenologia dell’economia: dal lavoro all’impresa, dal mercato al denaro, dalla politica alla questione ambientale e alle biotecnologie. Come si può intuire, il tracciato è destinato a registrare l'articolazione complessa di quella che, come dice il termine stesso, è il nómos, la legge, dell’oikos, ossia della casa del singolo ma anche dell’intera umanità. In questa luce la riflessione teologica getta la sua luce su una rete fitta di problemi e di soggetti. Solo per esemplificare, pensiamo alla vasta regione tematica del “lavoro” che comprende non solo la sua necessità e dignità, il senso, il legame col bene comune, ma anche i corollari strutturali della flessibilità, del reddito, del sindacato, dello sciopero, del nesso con la famiglia, del volontariato, delle professioni e così via.

C’è, dunque, una dimensione morale dell’economia che deve sempre tener conto di quanto l’indiano Amartya Sen, Nobel 1998, osservava nel suo scritto Etica ed economia (Laterza 2003): «Il distacco dell’economia dall’etica è un impoverimento dell’economia, il cui alveo originario dovrebbe essere la filosofia morale, terreno nel quale molti economisti temono di inoltrarsi». Condotto con la guida specifica dell’etica cristiana, il testo di Manzone diventa allora uno strumento destinato non solo ai teologi ma adatto anche a economisti e operatori sociali che comprendono i rischi di una cultura nella quale domina il primato dello strumento sulla visione d’insieme. Giustamente il filosofo Paul Ricœur segnalava che «viviamo in un’epoca in cui alla bulimia dei mezzi corrisponde l’atrofia dei fini». È un rischio che medicina e finanza stanno correndo e che la bioetica e la morale economica devono inibire ed evitare.
G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 12 giugno 2016

Il poderoso volume di padre Giovanni Manzone suscita subito una domanda: per quale motivo la teologia si dovrebbe occupare di economia? La risposta del docente di Dottrina ed Etica sociale della Chiesa all'Università lateranense e all'Università urbaniana è semplice ed immediata: «L'economia è un'attività umana e non meramente una realtà tecnica e materiale». Essa deve quindi misurarsi con un paradigma che le eviti il rischio, sempre incombente, di deragliare. La via maestra da seguire quando compiamo scelte ed espletiamo attività economiche deve essere sempre la dignità della persona umana. «Di fronte ad enormi compiti come la difesa dell'ambiente, la lotta contro la povertà, il mantenimento della pace, il benessere delle future generazioni, ci dobbiamo domandare: quale contributo dà l'economia? Fino a quanto influenza le sfide che dobbiamo affrontare?». La morale economica ricorda che tutto è dono. I beni della terra manifestano la vicinanza e provvidenza di Dio che ce li ha dati fin dalla creazione. Da qui nasce la sfida della fede cristiana di guardare l'economia con gli occhi di quanti da essa ottengono minori benefici.
T. Cesarato, in Vita Pastorale 6/2016, 79

Nessun libro della Bibbia costituisce o contiene un trattato esplicito di economia. Ciò nonostante la Scrittura ha inevitabilmente ispirato una linea precisa di morale economica che ha attraversato i secoli. Memorabili sono gli insegnamenti di alcuni Padri della Chiesa riguardo a questioni di economia sociale. Basilio di Cesarea parla così contro i ricchi: «Quali sono, dimmi, i beni che ti appartengono? Appropriandoti dei beni che avevi ricevuto per amministrarli ti sei trasformato in sfruttatore. Il pane che ti riservi appartiene all’affamato; i vestiti che custodisci nell’armadio appartengono all’ignudo; le scarpe di cui è piena la tua casa appartengono allo scalzo; il denaro che nascondi nelle casse è del bisognoso. Così, tu commetti tante ingiustizie quanti sono gli uomini che potresti soccorrere».

Ambrogio di Milano a sua volta, si fonda sulla teologia della creazione per tirare fuori principi morali che riguardano l’uso del mondo: «Quel mondo che voi, pochi ricchi, cercate di difendere per voi, è stato creato per tutti».

Costituendo un elemento della vita dell’uomo, immagine di Dio, l’economia fa parte degli elementi da considerare nell’ottica di Dio. Tale considerazione diventa ancor più urgente e pertinente in un mondo dove – purtroppo – l’economia non è più solo parte, ma tende a costituire quasi l’unico orizzonte dell’esistenza umana. È per questo che il manuale di Teologia morale economica di Gianni Manzone costituisce una ricca e attuale miniera per attingere orientamento e criteri valutativi e orientativi per i quasi sterminati aspetti della vita economica dell’uomo d’oggi. Il testo costituisce il quinto dei sette volumi volume del «Nuovo corso di teologia morale» edito dalla Queriniana. (È il secondo già pubblicato dopo il volume introduttivo di Maurizio Chiodi, Teologia morale fondamentale, che abbiamo già presentato su theologhia.com).

Tornando all’egemonia economica, Manzone osserva nell’introduzione generale del volume: «L’iniziativa produttiva tende ad emanciparsi da ogni riferimento all’uomo, artefice e responsabile di se stesso, e ad elaborare bisogni ‘artificiali’ nel senso di inautentici, imposti cioè da necessità estrinseche, quali quelle del meccanismo economico e della sua crescita. Allora diventa più urgente sapere il più chiaramente possibile ciò che l’economia può provvedere, e quando e fino a dove può fallire, producendo un nuovo asservimento dell’uomo» (5).

L’autore sostiene che il compito della morale non può limitarsi a determinare il confine tra lecito e illecito nella scia della vecchia morale casistica, ma deve presentare uno quadro vivibile informato dai principi della fede e volto a trasformare il rapporto al mondo e il mondo stesso. «Se c’è un accento che deve essere messo nel discorso morale cristiano per rispondere alle necessità dell’epoca, esso è quello relativo al carattere ‘promettente’ dei beni, che ci rimanda al bene e ci impegna a rinnovare le tracce del Dio vivente nelle realtà della creazione. La morale economica diventa testimonianza della vicinanza e provvidenza di Dio attraverso i suoi doni che l’uomo è chiamato ad amministrare nelle attività economiche» (8).

Il manuale si suddivide in tre parti. La prima è fondativa e attraversa i dati della tradizione cristiana (cap. 1) che va dai dati patristici fino al rinnovamento della morale economica dal Vaticano II ad oggi. Dopo questa panoramica presenta il fondamento biblico-teologico della morale economica, manifestando – nel cap. 2 – come il dato biblico non si presta a dare facili risposte da cui si traggono immediatamente risposte e soluzioni agli attuali problemi morali, perché la Bibbia stessa non si presta (e non è intesa per prestarsi) a soppiantare la riflessione normativa con un deduttivismo acritico. Il terzo capitolo abbozza un paradigma appropriato per comprendere e vagliare le attività economiche. Il paradigma scelto è quello di ispirazione personalista considerato da Manzone il «più adatto come precondizione dell’interpretazione ‘comprensiva’ della morale economica. Ispirato alla Dottrina sociale della chiesa, mette in luce come le attività economiche siano più che uno scambio di beni e capitali; esse consistono prima ancora in relazioni umane, a cui le persone partecipano in diversi modi» (96). Sulla base degli assunti della visione personalista, il capitolo seguente sviluppa una riflessione riguardo alla responsabilità personale e politica nella sfera economica.

La seconda parte dell’opera intitolata «I diversi momenti dell’attività economica» costituisce una ricchissima panoramica nella varietà delle tematiche trattate. In questa parte, l’autore applica le istanze formulate nella prima parte a tante dimensioni dell’esperienza economica personale e sociale. Elenchiamo solo alcuni dei tanti momenti trattati dall’autore: i contratti, la concorrenza, il lavoro, il diritto del lavoro, la disoccupazione, lo sciopero, le professioni, l’impresa, la leadership manageriale, il marketing, la pubblicità, il denaro, le banche, il credito e l’usura. La terza parte del volume si dedica invece a questioni dell’etica dell’ambiente.

In chiusura di questa breve presentazione consideriamo alcuni elementi di un fattore che ci vede tutti come utenti e – purtroppo – anche come vittime. Si tratta della comunicazione pubblicitaria. Ci limitiamo a presentare alcune delle intuizioni fondamentali dell’autore.

La logica dietro al marketing è naturalmente una logica di “mistificazione” dei prodotti per renderli ancora più attrattivi e appetibili associandoli a una complessità di bisogni e desideri primari. «Per essere attrattivo il marketing lancia messaggi che vanno oltre la descrizione fisica del prodotto. Si tratta della deliberata costruzione della domanda effettiva con l’appello alle radici emotive degli uomini e delle donne, e il conseguente venire alla luce di mutamenti di comportamento, di nuove idee intorno a modelli di vita». Il prodotto non è presentato nella sua individualità, ma «in modo che si adatti e venga incontro ad un mondo di desideri, comune ad un largo numero di persone che rappresentano un mercato grande abbastanza per investire nella produzione».

La capacità impressiva della pubblicità è impressionante. Essa è capace di esercitare un ventaglio largo di manipolazioni possibili, ma non per ciò stesso sempre legittimi ed etici.

La domanda che sorge è: «La pubblicità è informazione o creazione di desideri? Gli annunci pubblicitari hanno diversi fini. Uno è quello di provvedere informazione, inoltre cercano di influenzare le persone a comprare». I prodotti sono usati simbolicamente per connetterli a esigenze che vanno oltre l’uso e l’utilità reale del prodotto.

«Un annuncio pubblicitario è vero se ciò che asserisce cattura le attuali caratteristiche rilevanti del prodotto pubblicizzato (qualità, composizione, affidabilità, come usarlo, il prezzo, dove può essere acquistato). La menzogna include qualche falsa affermazione nell’annuncio. È il tener buone le facoltà critiche che forse è l’aspetto più dannoso socialmente». Naturalmente, è moralmente lecito abbellire un prodotto, tenendo una retta distinzione tra abbellimento, falsificazione e inganno. L’inganno avviene quando un prodotto – che può essere un alcolico o un gioco d’azzardo – che viene presentato in una luce positiva (come una vita agiata a livello sentimentale, relazionale, ecc. – oscurando le dipendenze che crea e ingannando con una possibilità di vincita «facile» che in realtà è legata a percentuali minimi.

La riflessione sulla realtà pubblicitaria non può essere solo descrittiva, ma deve essere anche orientativa e manifestare come i messaggi pubblicitari non sono solo informativi, ma anche «motivazionali e persuasivi». Non è in sé immorale voler influenzare una persona a cambiare visione e comprare qualcosa. Ciò che è immorale è l’uso dei poteri della pubblicità per commercializzare qualsiasi prodotto a dispetto della sua finalità. Va notato, infatti, che il processo di persuasione spesso si concentra sull’efficienza e sull’effetto e rimane indifferente alle strategie e alle cause.


R. Cheaib, in www.theologhia.com 5/2016

Di fronte al cosiddetto mercato globale e agli enormi compiti della nostra società per la difesa dell'ambiente, per il mantenimento della pace, per la lotta alla povertà e per garantire il benessere delle future generazioni è necessario chiedersi quale sia e quale dovrebbe essere il contributo dell'economia e come questo si possa realizzare in forma morale e cristianamente accettabile. È il concetto che ispira questo manuale di Teologia morale economica. E se ci si chiede per quale motivo la teologia si debba occupare di economia, la risposta fornita dall'autore è essenziale e immediata, al di là dei secoli e dei documenti di dottrina sociale della Chiesa che abbiamo alle spalle: poiché i differenti orientamenti economici chiamano in causa (in vario modo) il bene dell'uomo, anche l'economia non può che essere oggetto di teologia morale. Aspetto che oggi assume peso ancora maggiore se si considera l'importanza delle relazioni economiche nella società contemporanea. Ogni aspetto della vita umana e relazionale ha valenze commerciali o è economizzabile, dalla politica alla cultura, dall'educazione alla famiglia, dall'amicizia al quotidiano rapporto con l'ambiente. In ognuno di questi settori, inoltre, ciò che è economico tende spesso a seguire percorsi diversi da ciò che serve davvero alla realizzazione dell'individuo, alla sua dignità e alle sue urgenze relazionali. Le urgenze economiche e finanziarie si impongono all'uomo secondo logiche autoreferenziali che frequentemente collidono con l'umanità. Ciò che è commerciale sempre più spesso si caratterizza come capace di defraudare l'individuo di ogni prospettiva di senso.
«In questo contesto culturale - si legge nel testo di Gianni Manzone, docente di Dottrina sociale ed etica sociale alla Lateranense -la teologia morale dell'economia non deve limitarsi al compito di determinare il confine fra il lecito e l'illecito». La complessità della situazione attuale non può essere affrontata semplicemente colorando le singole azioni di bianco o di nero sulla base di ciò che è bene e di ciò che è male. Se il problema è la deumanizzazione dell'individuo, dei suoi gesti e delle sue relazioni, per la teologia morale è necessario «esplicitare l'autenticamente umano» che le relazioni economiche esprimono, facilitano, impediscono o negano. In questo modo si valorizza il senso critico relativamente a ogni singola esperienza economica o finanziaria, così che ognuno, nel decidere se agirla, non agirla e come agirla possa ricondurla alla sua originaria qualità morale.


R. Zanini, in Avvenire 18 marzo 2016

È impossibile minimizzare il ruolo dell’economia nella vita della società contemporanea. I mezzi di comunicazione diffondono e amplificano la convinzione che il destino dell’umanità sia legato alle scelte economiche. Ciò implica problemi di enorme portata, ai quali si tenta di dare soluzione, adottando strategie spesso assai differenti, che impongono riflessioni molto complesse e delicate. Di fronte a tutto questo, la teologia morale non può e non vuole stare a guardare: quando è in gioco il bene dell’uomo, essa ha molte indicazioni da offrire.
Per tale motivo, consiglio caldamente di tributare la massima attenzione al recente ponderoso volume di Gianni Manzone, Teologia morale economica, nel quale l’autore, docente di dottrina sociale della Chiesa ed etica sociale presso la Pontificia Università Lateranense e consultore del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, si cimenta, proprio in qualità di teologo morale, con le attuali grandi questioni economiche, nella convinzione che «le minacce maggiori alla libertà dell’individuo nascono dal difetto di senso dell’attività economica non da un difetto di beni materiali».
È necessario conferire un significato profondo alla vita economica, senza ridurla a un puro e semplice aggregato di regole fredde e impersonali: «L’economia – afferma Manzone - è un’attività umana e non meramente una realtà tecnica e materiale». Essa deve dunque misurarsi con un paradigma che le eviti il rischio, sempre incombente, di deragliare: sarà la dignità della persona umana a costituire la stella polare cui guardare costantemente quando compiamo scelte ed espletiamo attività economiche.
La prima parte del libro è dedicata a mettere in luce i fondamenti della morale economica: in essa viene fatto riferimento soprattutto alla Bibbia e alla Dottrina sociale cattolica. Nella seconda sezione del manuale, Manzone prende in considerazione le varie componenti dell’attività economica, tra cui il lavoro, l’impresa e il denaro. Nel terzo segmento del volume, l’autore affronta alcune questioni di etica dell’ambiente. «Di certo - scrive Manzone, offrendo la migliore chiave di lettura del libro - nel nostro approccio la qualità delle relazioni tra persone prende priorità sulle relazioni tra oggetti e umanizza i mercati e i contratti, integrando efficienza e solidarietà. Elemento radicale della fede cristiana rimane la costante sfida di guardare l’economia attraverso gli occhi di quelli che sono meno beneficati da essa».


M. Schoepflin, in Toscana Oggi 13 marzo 2016