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Natale e il mistero dell'incarnazione
Raymond Winling

Natale e il mistero dell'incarnazione

Prezzo di copertina: Euro 23,50 Prezzo scontato: Euro 19,98
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 166
ISBN: 978-88-399-0466-9
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 256
Titolo originale: Noël et le mystère de l’incarnation
© 2013

In breve

In questo splendido libro trova posto una presentazione rigorosa e, per quanto possibile, sintetica della ricerca attuale sul Cristo e sulla sua nascita. Ma l’autore offre di più: una bella e solida riflessione meditativa in cui il teologo, superando una concezione ristretta del suo compito, condivide con il lettore e la lettrice la propria fede sul mistero che è al centro del suo studio.

Descrizione

L’autore fornisce, in questa sua puntuale monografia, un insieme sia di informazioni storiche sia di elementi teologici che sono indispensabili per una migliore comprensione del mistero cristiano celebrato a Natale.
Nella prima parte, di taglio storico, esegetico e teologico, sono presentate le fonti scritturistiche della festa e se ne rintraccia l’evoluzione all’epoca dei padri della chiesa; qui vengono affrontate anche le controversie a proposito della nascita di Gesù e della sua identità umano-divina.
La seconda parte dell’opera si fa più meditativa e affronta le questioni di fondo: oggi non possiamo più sottrarci ad una ridefinizione dell’essenza e ad una riflessione sul vero senso della festa di Natale. Pieno di fascino e di atmosfera, emotivamente sentito dalle masse, momento commerciale fra i più forti dell’anno, il Natale è ridotto a mito evanescente, misconoscendone tristemente il senso profondo e originario. In realtà, il Natale vuole essere la celebrazione sia di un avvenimento storico, la nascita di Gesù, sia di un mistero della fede, l’incarnazione del Figlio di Dio che ci consente di prendere parte ai beni della salvezza eterna. A questo titolo, la natività di Gesù rappresenta la soglia decisiva che l’umanità varca nei suoi rapporti con Dio. Lì, in quel mistero d’illuminazione, nell’unione intima fra l’umano e il divino, risiede la sorgente di una gioia autentica.
Una presentazione rigorosa e articolata della ricerca attuale sul Cristo e sulla sua nascita.

Questa, in sintesi, la scansione dei temi trattati:
1. Le feste di Natale e dell’Epifania: sguardo sulla storia della loro origine
2. La nascita di Gesù nei dati della Scrittura
3. La nascita di Gesù nella letteratura apocrifa e nel Corano
4. La nascita di Gesù nei dibattiti dell’epoca prenicena
5. La nascita di Gesù nella grande crisi del IV e V secolo
6. Aspetti salvifici del mistero dell’incarnazione
7. Questioni antiche e questioni attuali: fra teologia e spiritualità
8. Omaggio “poetico” al Verbo incarnato.

Recensioni

Raymond Winling affronta la ricerca sul piano teologico col suo Natale e il mistero dell'incarnazione, ed esplora il modo in cui, dal tempo dei Padri della Chiesa, si intendono le origini e il senso del Natale, per ricondurre il discorso sulle sue manifestazioni attuali, con le derive consumistiche che ne assediano la verità: mancando la quale, la gioia diviene finzione.


In Luoghi dell’Infinito 223 (dicembre 2017) 80

Come è noto, il ciclo liturgico del Natale è più recente rispetto a quello della Pasqua. Il primo si è consolidato attorno al IV secolo, ovviamente anche in relazione alle questioni cristologiche sulla Persona e sulle nature di Cristo. L’A. riassume la storia liturgica in materia e propende per una tesi che si è imposta a partire dal XIX secolo: la Chiesa di Roma avrebbe introdotto la festività del Natale per “cristianizzare” la festa pagana del sol invictus (l’A. vi ritorna alle pp. 153-154). Winling la ritiene l’ipotesi che «offre una verosimiglianza maggiore» (11). È comprensibile che egli si accodi a una corrente che è stata vasta e può vantare anche autori noti tra i suoi rappresentanti. Soprattutto perché Winling non è uno studioso di storia della liturgia, perciò è naturale che tenda ad accogliere le proposte di quello che, fino a pochissimo tempo fa, era il mainstream degli specialisti. Tuttavia, la tesi che sinora veniva avanzata da un po’ di tempo perde consensi e non mancano studi che propongono argomenti contrari ad essa. Tra questi, il fatto che la vera origine della festa liturgica del Natale non andrebbe individuata a Roma bensì in Palestina, ossia nei luoghi dove il Natale avvenne e dove si sviluppò la prima comunità cristiana ed il suo culto.

Winling riconosce che non si può accettare l’idea che, prima del IV secolo, i cristiani abbiano ignorato del tutto a livello liturgico il Natale di Cristo, ma rimane dell’idea che fu solo in quell’epoca che si stabilì il 25 dicembre come data comune per la celebrazione della festa (20). L’esposizione, dopo aver offerto qualche dato sulla prefigurazione di Cristo nell’AT, passa poi a trattare dei Vangeli dell’infanzia. Risalendo l’edizione originale del saggio al 2010, l’A. non ha potuto avvalersi del terzo volume del Gesù di Nazaret di J. Ratzinger/Benedetto XVI, pubblicato nel 2012 e dedicato proprio a L’infanzia di Gesù. Ma Winling si rifa ad autori di valore, quali R. Laurentin e J. Daniélou, come pure a Ch. Perrot e X. Léon-Dufour, tra gli altri. Egli propone una lettura biblica piana dei testi evangelici dedicati ai primi anni della vita di Cristo, seguita da una ripresa dei loro contenuti teologici. L’A. accoglie in forma moderata la tesi per la quale tali testi sono una forma cristiana di Midhrāš, per cui scrive: «Il Midhrāš cristiano in generale, e quello di Luca in particolare, consiste dunque nel partire da Gesù, decifrando la sua identità, narrando la sua opera di salvezza con l’uso di elementi narrativi o teologici provenienti dall’Antico Testamento, considerato come annuncio di ciò che si realizza pienamente in Gesù Cristo» (35; cf. 42).

La trattazione sul NT si arricchisce poi di altri testi che riguardano le origini e l’identità di Gesù. Sul discusso brano di Rm 1,3-4 (interpretabile in modo adozionista), l’A. non ha timore di affermare che «Cristo non è un uomo che conduce una vita esclusivamente umana, prima di risorgere dai morti, per diventare Figlio di Dio in seguito alla sua esaltazione. Egli è il Figlio di Dio che assume la condizione umana nascendo come discendente di Davide» (51). Opportuno è anche il commento all’inno di Fil 2, rispetto al quale Winling osserva che «prima della kénosis, il Cristo preesistente era di condizione divina. Questo termine “condizione” designa il modo divino di esistenza e non la natura divina. La kénosis equivale quindi a uno “spossessamento” di quel modo di esistenza e non della natura divina in quanto tale» (52). Anche nel commentare alcuni titoli cristologici, egli mantiene la stessa linea. Ad esempio, circa il titolo di Signore, scrive che viene usato nelle epistole paoline con riferimento all’investitura di Gesù dopo la risurrezione, ma anche per riferirsi alla divinità di Cristo come preesistente (cita 1Cor 8,6); e conclude: «Di fatto, Paolo dà a Kýrios il significato che gli era già stato dato dai cristiani prima dell’entrata in scena di Paolo. Kýrios equivale al nome stesso di Dio, tradotto con “Signore” dalla LXX. La logica dell’attribuzione vuole che Gesù non diventi Kýrios in seguito alla risurrezione, ma che lo sia da sempre» (54).

Il terzo capitolo si occupa degli apocrifi, dando spazio soprattutto al Protovangelo di Giacomo, e del Corano, riguardo alla concezione verginale di Maria e alla nascita di Gesù.

I capitoli quarto e quinto offrono una panoramica ben scritta sulle eresie cristologiche e le risposte ad esse fornite dai Padri e dai Concili ecumenici. Chi conosce la materia non troverà elementi nuovi, ma la lettura è godibile e le informazioni corrette e misurate. Nell’insieme i due capitoli, come il successivo sull’incarnazione, si attengono a una corretta ermeneutica applicata alla storia del dogma. Winling espone alcune categorie soteriologiche strettamente connesse con l’incarnazione: illuminazione, ricapitolazione, rigenerazione, adozione filiale e divinizzazione. Senza poterci diffondere, segnaliamo il tema da lui trattato (157-159), e non sempre presente in altre opere simili, di quella che si può chiamare la “denumificazione” del mondo. Winling vi dedica un paragrafo apposito dal titolo: «Cristo ci libera dalla superstizione e dalle false credenze: astrologia, falsi dèi, fatalismo». Chiudono il volume un capitolo sulla spiritualità, in cui tra l’altro si tocca il tema delle «due» o «tre» nascite di Cristo tra Patristica e Medioevo, e si sottolinea opportunamente il legame che una sana spiritualità deve sempre mantenere con il dogma. Quanto a questo secondo aspetto, segnaliamo le pagine del paragrafo intitolato: «Si deve mantenere l’affermazione della concezione verginale oppure concedere che si tratta di una rappresentazione di portata puramente simbolica?» (202-207).

Nell’ottavo e ultimo capitolo, infine, la trattazione si sofferma sull’espressione poetica del tema dell’incarnazione: dopo una pagina dedicata a Clemente Alessandrino, ci si diffonde per tutto il resto del capitolo sul poema Éve di Ch. Péguy. Alle pp. 241-246 è inoltre offerto un utile glossario.

Il testo di Winling rappresenta, in senso buono, un utile compendio didascalico. La sua lettura è da raccomandarsi particolarmente a coloro che si accostano per la prima volta alla considerazione teologica del Natale. Dati il numero e la complessità delle questioni trattate, è chiaro che la brevità del volume rappresenta un limite rispetto ad approfondimenti che non trovano spazio. Ma è un pregio, per il fatto che non scoraggia i lettori meno esperti.


M. Gagliardi, in Rassegna di Teologia 56 (4/2015) 660-662

Partiamo da un fatto: la data precisa della nascita di Gesù ci è ignota. Nei vangeli non abbiamo nessuna indicazione del giorno preciso. I dati storici su una datazione del natale risalgono ad autori successivi all’epoca apostolica.

Presento qui alcuni risultati della ricerca di Raymond Winling sul Natale, pubblicata dalla Queriniana con il titolo Natale e il mistero dell’incarnazione: Clemente d’Alessandria menziona alcuni calcoli approssimativi fatti da gruppi cristiani che offrono date varie. Per alcuni la nascita di Gesù sarebbe avvenuto tra il 19 e il 20 aprile, per altri il 20 maggio. Egli riferisce anche che per i discepoli di Basilide la data del battesimo di Gesù, nonché la data della sua nascita, era il 6 gennaio. Un altro autore antico, Giuliano l’Africano (prima del 221) designa il 25 marzo, giorno dell’annunciazione e della morte di Cristo. Per questo motivo la nascita di Gesù doveva essere intorno alla fine di dicembre. Un altro testo, il computo pasquale del 242 afferma che Gesù è nato il 28 marzo, il giorno in cui è stato creato il sole, stando a calcoli basati su una considerazione letterale della Bibbia (e precisamente di Genesi). Sta di fatto che la testimonianza più antica che fissa la nascita di Gesù il giorno 25 dicembre è presente nel Chronographus redatto da Filocalo nel 354.

Dai dati elencati sopra, si evidenzia che la data del 25 dicembre non era né una data antica (almeno, non possediamo al momento documentazione antica che la attesti) né una data che raccordava i consensi. La scelta della data del 25 dicembre è giustificata da alcune ipotesi tra le quali menzioniamo:
- la tesi più debole che sostiene che Gesù fu concepito e fu crocifisso il 25 marzo che fa logicamente risalire, come detto prima, la nascita di Gesù al 25 dicembre circa.
- la tesi più verosimile, sostenuta da diversi storici e studiosi, afferma che la Chiesa di Roma ha opposto alla festa pagana del Natalis solis invicti del 25 dicembre, la festa della vera Luce del mondo, Gesù Cristo. Il sol invictus festeggiato dai pagani è ombra e simbolo del vero Sole invincibile e invitto Gesù Cristo. A sostegno di questa tesi, abbiamo ad esempio un rimprovero di Papa Leone Magno ai cristiani. Nella sua omelia XXVII del 25 dicembre, il Papa, dopo aver parlato dei costumi idolatri dei pagani, si rivolge ai cristiani rimproverando ad alcuni di loro l’abitudine idolatra e superstiziosa di guardare il sole nascente e di inchinarsi in onore del disco luminoso prima di entrare nella basilica. […]

Questo cenno storico è solo una parte dell’interessante monografia di Winling che si sviluppa, oltre la prima parte storica che esamina la datazione del Natale e dell’Epifania, in altre sette unità:
- I dati della Scrittura a proposito della nascita di Gesù.
- I dati della lettura apocrifa e del Corano.
- Il dibattito dogmatico preniceno.
- Le grandi crisi cristologiche del IV e V secolo.
- Aspetti salvifici del mistero dell’incarnazione.
- Questioni antiche e nuove di spiritualità e di teologia dell’incarnazione.
- Testi poetici dedicati al Verbo incarnato.


R. Cheaib, in www.theologhia.com dicembre 2015

«Lo studio, strutturato in due sezioni, rinviene le fonti scritturistiche della festa del Natale, ne presenta le origini (all’epoca delle grandi controversie cristologiche) e i successivi sviluppi, e affronta una serie di "questioni tra spiritualità e teologia" intendendo reagire a una rischiosa banalizzazione».


Il Regno 22/2013

«Il volume esamina tutte le questioni storiche, esegetiche e teologiche relative alla festa, sondando tutte le varie fonti: dal Nuovo Testamento agli apocrifi, dalla patristica agli storici "laici" e persino il Corano e il dibattito generato dalle varie eresie dei primi secoli».


Avvenire del 24 dicembre 2013