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Le tre lettere di Giovanni
Giorgio Zevini

Le tre lettere di Giovanni

Prezzo di copertina: Euro 20,00 Prezzo scontato: Euro 19,00
Collana: Commentari biblici
ISBN: 978-88-399-1136-0
Formato: 15,7 x 23 cm
Pagine: 272
© 2019

In breve

Prefazione del card. Gianfranco Ravasi

Un Commentario originale alle tre epistole giovannee che mette in luce lo Spirito nella lettera, cercando la continuità tra esegesi critica e prolungamento spirituale. Come sottolinea convintamente l’Autore, infatti, «il senso spirituale autentico della Scrittura consiste nell’approfondire, esplicitare e assimilare proprio il senso letterale».

Descrizione

Stiamo vivendo un tempo prezioso nella vita della chiesa: al centro della sua missione evangelizzatrice è tornata la parola di Dio, favorendo così una rinnovata vita spirituale dei cristiani, singoli e comunità, ma anche fecondando la catechesi e gli spazi di trasmissione della fede.
Il presente commento alle tre lettere dell’apostolo Giovanni si qualifica per uno spiccato carattere teologico-spirituale. Arricchito da letture patristiche, ha il pregio di far conoscere meglio alcuni dei testi biblici tra i più penetranti e ricchi di spiritualità del Nuovo Testamento. Le tre lettere – scritte in un periodo in cui le prime comunità cristiane sperimentavano delle difficoltà a rimanere salde nella fede – ripropongono non a caso l’essenza dell’annuncio cristiano nella sua insostituibilità: la comunità cristiana riceve il dono dell’acqua viva del vangelo per poter giungere alla comunione con Dio, ovvero – detto diversamente – per realizzare l’unità tra Parola, Spirito santo e vita cristiana.

Commento

«Nel metodo di Zevini, nitido e costante, ogni componente strutturale della pagina biblica, ogni sua unità letteraria, anzi ogni suo paragrafo sono illuminati non solo dal riflettore dell’analisi storico-critica, ma anche e soprattutto dalla fiaccola della teologia spirituale, proprio perché quei capitoli non contengono una serie di teoremi trascendenti o di riflessioni elaborate in un contesto tematico astratto. Sono, invece, un annuncio, una “rivelazione” epifanica di Dio all’umanità» (dalla Prefazione del card. Gianfranco Ravasi).

Recensioni

Al centro della missione evangelizzatrice della Chiesa è stata posta la parola di Dio, al fine di rinnovare integralmente la vita spirituale dei cristiani sia nella loro individuale quotidianità, sia a livello comunitario. Fine esegeta, l'a. affronta il problema dell'intelligenza spirituale della sacra Scrittura con la piena consapevolezza della complessità che a essa sottende. Con felice scrittura e invidiabile preparazione tecnica, entrambe accompagnate da una fede che sa rendere vivo anche il lavoro più accademico, Zevini riesce in quella «diafania», evidenziata nella sua premessa da Ravasi, cioè «rendere trasparente la luce della parola di Dio attraverso il prisma limpido della spiritualità secolare della Chiesa».


D. Segna, in Il Regno Attualità 22/2019, 672

«L'esegesi moderna, che s'avvale degli aiuti della critica storica e letteraria, getta un'ombra sui contributi esegetici dei Padri, i quali vengono ritenuti semplicistici e, in sostanza, inutili per una conoscenza approfondita della Sacra Scrittura. Tali orientamenti, mentre impoveriscono e snaturano la stessa esegesi, rompendone la naturale unità con la Tradizione, diminuiscono indubbiamente la stima e l'interesse per le opere patristiche. L'esegesi dei Padri, invece, potrebbe aprirci gli occhi ad altre dimensioni dell'esegesi spirituale e dell'ermeneutica che completerebbero quella storico‑critica, arricchendola di intuizioni profondamente teologiche». 

Cito un lungo estratto dall’Istruzione sullo studio dei Padri nella formazione sacerdotale (1989) per presentare il volume di Giorgio Zevini, Le tre lettere di Giovanni, in quanto penso che l’A. abbia a cuore proprio il recupero di questo tipo di ermeneutica, cruciale per non trasformare la parola scritturistica in un campo di ossa essiccate.

L’A. si propone di guardare alle tre lettere di Giovanni con uno sguardo arricchito dalla lettura teologico-spirituale dei Padri. Essendo i testi di queste lettere tra i più ricchi di spiritualità del Nuovo Testamento, l’A. punta ad affrontare il problema della loro intelligenza spirituale e per fare ciò si rivolge all’istanza ermeneutica dei Padri quali maestri ineguagliabili. Naturalmente, l’A. concorda che «non è il caso di ritornare a ripetere semplicemente la loro esegesi, perché non avevano ancora tanti validi strumenti, che oggi la scienza biblica moderna ha messo nelle nostre mani». Leggere la Scrittura con i Padri significa «ritrovare l’aspetto centrale della loro ricerca: porre al centro di ogni interesse la parola di Dio e così leggere e prolungare la storia sacra in corde Ecclesiae e pro Ecclesia».

Alla luce della triplice attenzione all’esegesi moderna, la lettura patristica e l’attualizzazione concreta, il testo di Zevini offre una lettura non solo per gli specialisti e gli esegeti, ma anche per chi vorrebbe nutrirsi con queste tre lettere che fanno parte delle cosiddette «lettere cattoliche» perché rivolte a tutto il mondo e a tutti, quindi anche a noi.


R. Cheaib, in Theologhia 16 ottobre 2019

Il nome del prof. Zevini è legato, da molti anni, al binomio corpus johanneum e lectio divina. Lo studioso salesiano, decano e docente emerito all’Università Pontificia Salesiana, ha profuso il suo impegno scientifico di tutta una vita al commento del Vangelo di Giovanni e delle tre lettere, così come al metodo della lectio divina, seguendo il quale ha curato le collane “Lectio divina per ogni giorno dell’anno” (17 volumi) e “Lectio divina per la vita quotidiana” (16 volumi).

Dopo la laudativa prefazione del card. Ravasi (pp. 5-14), non si deve assolutamente bypassare la Premessa di Zevini stesso (pp. 15-20). In essa lo studioso spiega come egli intenda perseguire una lettura spirituale della Bibbia (e quindi anche di 1-2-3 Gv). Facendo tesoro deli risultati ottenuti dal metodo storico-scientifico applicato ai testi biblici, egli si dice convinto che non basti una lettura che potrebbe risultare puramente “archeologica”, ma che nella profondità del testo si deve giungere ad un’intelligenza spirituale della parola di Dio. Il senso spirituale non è oltre o al di là del testo, ma nella sua profondità, all’interno del senso letterale approfondito, esplicitato e assimilato. Oltre al senso letterale, la tradizione antica parlava infatti di un altro senso della sacra Scrittura, il senso spirituale, declinato poi nella sua connotazione dogmatica (senso allegorico), pratico-morale (senso tropologico) ed escatologico-contemplativo (senso anagogico).

Il documento conciliare sulla Rivelazione Dei Verbum, al n. 12, afferma la necessità di leggere la sacra Scrittura nello stesso Spirito con il quale è stata composta. Si deve ricercare il senso letterale e poi quello inteso più profondamente da Dio, autore principale della sacra Scrittura, grazie ad un accostamento alla parola di Dio at-testata nella Bibbia intriso di fede, di umiltà, di preghiera, di apertura alla tradizione viva della Chiesa nella quale la parola di Dio at-testata viene “trasmessa” come in un fiume di acque vive che ne illuminano la comprensione.

Il commentario di Zevini si pone chiaramente su questa linea. Ogni pericope del testo, riportato nella traduzione CEI 2008, viene accompagnata da un doppio commento. Uno complessivo che abbraccia l’insieme del blocco letterario scelto (“Lettura teologico-spirituale”) e uno più articolato, versetto per versetto, composto a partire dalla citazione del pensiero dei padri (“Lettura patristica”). Le note sono rarissime, limitate alla citazione delle fonti patristiche prese in esame. Il linguaggio di Zevini è sempre molto chiaro, esente da tecnicismi e discussioni esegetico-filologiche.

Alla fine del I secolo, nella zona efesina si raccoglie la catechesi dell’apostolo Giovanni, che aveva inviato due “lettere circolari o “encicliche” (1-2Gv) e una “lettera” alle Chiese del Vicino Oriente, in particolare a quelle dei Parti, che si confrontavano con varie difficoltà: divergenze comunitarie di natura teologica e liturgica, confronto aperto con la Sinagoga, opposizione alle incipienti idee gnostiche che negavano l’incarnazione di Cristo e la carnalità e che al posto della fede mettevano l’intelligenza e, ben consce della grande dotazione dei doni dello Spirito, surclassavano indebitamente ogni legame con il comportamento morale. Anticristi e falsi profeti, detta in altre parole, gironzolavano liberamente in comunità.

Facendo riferimento solo a 1Gv, l’apostolo sottolinea l’importanza della fede in Cristo e dell’amore fraterno. Zevini condivide l’opinione del grande esegeta R.E. Brown che considera la 1Gv «come uno scritto introduttivo che serviva per accompagnare il vangelo e renderlo più comprensibile all’interno della comunità giovannea, dove non mancavano dei problemi circa l’identità cristiana» (p. 32). La comunione con Dio è il caposaldo fondamentale su cui si regge l’impianto della fede cristiana e di 1Gv.

Dopo il compatto prologo comunionale e antignostico (1Gv 1,1-4), il tema decisivo della comunione con Dio si esplica in primo luogo come un camminare nella luce (1,5–2,28). I tre criteri di discernimento per il singolo e per la comunità sono camminare nella luce (1,5–2,2), osservare i comandamenti, cioè amare (2,2-11), proclamare la fede (2,12-28). La comunione con Dio si esplica, in secondo luogo, come un vivere da figli di Dio (2,29–4,6). I tre criteri di discernimento sono: giustizia sì, peccato no (2,29–3,10), l’imperativo cristiano consistente nell’amare il fratello (3,11-24) e la fede in Cristo quale segno dello Spirito di Dio (4,1-6). La terza parte della 1Gv tratta, infine, della comunione con Dio come un vivere di fede e di amore (4,7–5,21). I criteri di discernimento in questo caso sono: alla sorgente dell’amore (4,7-21), alla sorgente della fede (5,1-13), un’esortazione che è un vero epilogo (5,14-21).

Il volume esprime bene la “diafania” di Zevini notata da Ravasi (p. 13): far emergere e risplendere la bellezza della interior intelligentia o sensus interior del testo, facendo vibrare ciò che lo Spirito santo dice oggi al singolo e alla Chiesa per comprendere la parola di Dio composta e attestatata nello stesso Spirito Santo (DV 12).

Un bel commentario, su una porzione “dolce” ma decisiva per designare il volto di Dio e l’impegno attuale dei discepoli di Gesù.


R. Mela, in SettimanaNews.it 25 febbraio 2019