Vorrei «porre di fronte agli occhi di lettori e lettrici la potenza, la bellezza e la serietà di alcune parole centrali del Signore Gesù (…) per mostrare loro ciò di cui parla in questi detti cosi taglienti e potenti». G. Lohfink (1934-2024) è biblista ben conosciuto per l’attenzione rivolta alla dimensione comunitaria e storica del cristianesimo primitivo. Il titolo del volume è formidabile: laconico e apodittico. Basta poi scorrere l’indice mozzafiato: si succedono 70 nuclei verbali in cui si condensa il cuore dell’annuncio di Gesù (cf., ad es., «Cercate prima il regno di Dio!», 214-220).
Cosa può aggiungere il recensore, se non raccomandarne la lettura? Si è in presenza di un’opera di sintesi matura e accessibile, capace di coniugare rigore esegetico e intenzione pastorale, puntando a ritornare alle parole che fondano l’esperienza cristiana per riscoprirne la forza generativa. Non è una semplice antologia di detti evangelici, tantomeno un compendio devozionale, bensì un itinerario teologico-spirituale nei loghia gesuani, con l’adozione di un metodo che intreccia analisi filologica, contestualizzazione storica e risonanza ecclesiale.
Ogni espressione o breve pericope viene letta non come frammento isolato, ma come tessera di un mosaico più ampio, in cui regno di Dio, conversione, misericordia e sequela si configurano come assi portanti. Obiettivo: evitare il riduzionismo moralistico e l’astrazione dogmatica, a favore di un approccio narrativo e dialogico. Le parole di Gesù non sono affatto slogan atemporali, ma atti linguistici situati, pronunciati in un contesto di attese escatologiche, tensioni sociali e speranze collettive.
Lo stile, sobrio e lineare, riflette la volontà di parlare a un pubblico ampio (studiosi, operatori pastorali e lettori in ricerca), senza rinunciare alla precisione terminologica. L’apparato di note è essenziale; la bibliografia, pur non estesa, orienta verso i principali filoni della ricerca attuale. Suggerimento: i fedeli insoddisfatti delle omelie domenicali ne facciano dono al proprio parroco!
M. Vergottini, in
Il Regno Attualità 4/2026, 100