In ristampa
Le parole più importanti di Gesù
Gerhard Lohfink

Le parole più importanti di Gesù

Una analisi dei lóghia nel Nuovo Testamento

Prezzo di copertina: Euro 47,00
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 228
ISBN: 978-88-399-3628-8
Formato: 15,7 x 23 cm
Pagine: 376
© 2025

In breve

«Chi ha familiarità con gli scritti di Lohfink non rimarrà deluso. Chi non conosce ancora le sue opere ne rimarrà stupito. Questo libro ricompenserà completamente chiunque vorrà leggerlo» – Frank J. Matera

I settanta lóghia di Gesù che informano e sfidano il nostro discepolato

Lohfink, tra i biblisti cattolici più influenti dell’ultimo mezzo secolo, aiuta il lettore a contestualizzare i “detti” di Gesù e a riformularli in modi nuovi e inaspettati.

Descrizione

Di Gesù sono note soprattutto le parabole. Fin dalle origini, però, anche i suoi “detti” autentici (i lóghia) hanno colpito i lettori dei vangeli per la loro concisione, immediatezza e potenza.
In questo suo importante lavoro postumo, Gerhard Lohfink si dedica all’analisi di settanta “parole” del Signore, ricercando la voce stessa di Gesù nei testi evangelici. Ciò che emerge è un’immagine potente e spesso sorprendente di Gesù e della radicalità del suo messaggio.
Esaminando temi cruciali come l’avvento del Regno, la missione dei Dodici, l’esistenza del discepolo, l’etica della comunità, la crisi di Israele e soprattutto la rivoluzionaria “pretesa di autorità” di Gesù, Lohfink mette in luce la “maestà” che si manifesta in modo discreto ma chiaro in ognuna di quelle “parole”.
Questo lavoro, frutto di una indagine seria e rigorosa, sa sfidare e nutrire: offre nuove e inaspettate prospettive. Non a caso è stato acclamato dalla critica internazionale. È un’opera essenziale per teologi, pastori, guide spirituali e per chiunque desideri approfondire la conoscenza del Gesù storico e confrontarsi con l’immortale vividezza delle sue parole.

Recensioni

«Filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!», esclama Gesù, rivolgendosi agli scribi e farisei ipocriti (Mt 23,24). Ma che non si tratti soltanto di moscerini e di cammelli è evidente fin dalla prima lettura. Come interpretare allora queste «connessioni figurative» e questi «parallelismi antitetici» così frequenti nei Vangeli?

Gerhard Lohfink ha selezionato settanta detti o loghia di Gesù tra i circa centocinquanta presenti nei sinottici. E il motivo centrale di queste "parole importanti" appare fin da subito: è la proclamazione della signoria di Dio. Se l'autore evita espressioni come «il regno» e «la signoria regale», è per la comune, diffusa insofferenza verso i re e la loro signoria. «Spesso», scrive, «i re non sono altro che marionette o figure simboliche», oppure tiranni che si fingono benefattori delle nazioni. Non così per la signoria annunciata da Gesù, in cui «il più piccolo è più grande del più grande» (Lc 7,28).

Teologo ed esegeta finissimo, Lohfink ci offre in queste pagine una magnifica interpretazione di ciò che costituisce il nucleo della fede cristiana, senza spiegazioni artificiose, bensì in obbedienza al principio di "economia" secondo il quale la soluzione più semplice è spesso la più corretta.

Una lettura illuminante e indispensabile, al di là delle barriere tra il Gesù della storia e il Cristo della fede.
P. Pisarra, in Jesus 4/2026, 94

Quando lo raccontoai giovani di oggi, sui loro volti vedo scorrere più che stupore un velo di scetticismo. Eppure – non nel lontano Rinascimento o ancor più nel Medioevo – solo sessant'anni fa l'intero duplice corso accademico che avevo svolto nelle università pontificie romane era condotto in latino. Certo, questo era un incubo per alunni (e docenti) africani, asiatici o americani e le cadute nella mera retroversione delle lingue moderne in modo maccheronico era frequente. Paradossalmente tra i docenti avevo due figure eminenti delle discipline teologiche, il canadese Bernard Lonergan (1904-1984) che si esprimeva in un latino impeccabile e il tedesco Norbert Lohfink (1928-2024) che invece doveva scriversi tutte le lezioni perché incapace di ricorrere oralmente al latino, sia pure scolastico.

Questa premessa un po' sorprendente è per evocare due fratelli che sono stati tra i più rilevanti esegeti tedeschi: da un lato, il citato Norbert che ha lasciato studi capitali su alcuni scritti anticotestamentari coi quali io stesso mi sono confrontato talora anche dialetticamente; d'altro lato, Gerhard (1934-2024) che fu docente di teologia ed esegesi neotestamentaria a Tubinga. A quest'ultimo – che non ho conosciuto personalmente – vorrei fare ora riferimento per un saggio veramente affascinante anche per il mondo "laico" che voglia confrontarsi con la figura e ilmessaggio autentico di Gesù diNazaret. Non è necessario ribadire che il volume sarebbe più che prezioso per i cristiani desiderosi di «crescere nella piena e perfetta conoscenza di Cristo» come a più riprese suggerisce l'apostolo Paolo nella Lettera ai Colossesi.

Lo studioso setaccia le pagine evangeliche alla ricerca di quelli che tecnicamente sono definiti loghia, ossia in greco i "detti" di Gesù. Inizialmente ne aveva scremati 150; un ulteriore vaglio li ha ridotti a 70, ordinati poi in un settenario tematico. Il soggetto privilegiato della predicazione di Cristo è il Regno di Dio, laddove però la categoria dev'essere intesa nella forma dinamica di "signoria", kingship più che kingdom.

In secondo luogo, si esaminano i detti sull'invio in missione dei dodici apostoli «come agnelli in mezzo ai lupi». La terza sezione raccoglie i moniti sullo stile e la modalità di vita del discepolo nella sua opera di annuncio e testimonianza («se il sale perde il sapore...»).

Di scena nella quarta scansione è, invece, l'esistenza di tutti i cristiani: sono ben 18 loghia nei quali brilla la stella dell'amore ma anche un'opzione specifica come il rapporto con la politica: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, ma quello che è di Dio, a Dio!». A questo proposito, io amo spesso ripetere che Gesù aveva già usato il tweet: la frase citata (Marco 12,17) comprende, infatti, nel testo greco 49 caratteri compresi gli spazi! Eppure pensiamo quanto imponenti sono state nei secoli la sua interpretazione e applicazione. Nella quinta selezione campeggia la figura di Cristo che si erge con autorità attraverso dichiarazioni in quel tempo fin scandalose: «Ti sono perdonati i peccati... Ho portato non pace ma spada».

È lui ancora a occupare la ribalta quando punta l'indice – nella sesta parte della lista – contro la crisi della religiosità nell'Israele a lui vicino con potenti denunce: «Guai a voi, dottori della legge...!». Il sipario cala nella settima tappa quando veniamo posti «al cospetto della morte» che non è solo la nostra e quella dell'umanità (il discorso escatologico) ma anche quella di Gesù stesso e qui sono affrontate le parole dell'Ultima Cena. A nostro avviso avrebbero meritato uno sguardo anche le sette parole di Cristo in croce, pur con tutte le verifiche storico-critiche che esse esigono.

Definita la mappa, si dovrebbe iniziare un percorso forse secondo due approcci. Il primo potrebbe essere continuativo: esso permetterebbe di delineare non solo uno dei pochi profili biografici fondati del rabbì di Galilea, ma anche di abbozzare il cuore del suo messaggio spesso provocatorio per la sua radicalità.

Altra tipologia, forse la più immediata, potrebbe essere – sfogliando l'indice – individuare i loghia più emblematici o quelli che generano maggior interesse per la loro originalità o per la sensibilità del lettore. Tentiamo solo qualche esempio: la cacciata dei demoni, il celibato di Gesù, perdere la vita per salvarla, l'adulterio consumato già negli occhi, il divorzio, la mano mozzata, il cammello e la cruna dell'ago, filtrare il moscerino e così via.

In tutti i casi le analisi di Lohfink assommano in sé una duplice qualità: rilevano una ricca dotazione storico-critica e teologica ma anche una straordinaria leggibilità. Essa è affidata a un dettato coinvolgente ben reso anche nella traduzione italiana di Maria Angela Meraviglia, un dato che di solito accade nella preziosa collana "Biblioteca di Teologia contemporanea" dell'editrice Queriniana, ove questo saggio è inserito col n. 228, e che ha ospitato sia tutti i teologi maggiori del Novecento, sia molti testi minori di forte impatto e suggestione.

A conclusione, ci sembra molto pertinente l'esergo che Lohfink pone al suo saggio attingendo allo scrittore colombiano Nicolas Gomez Davila (1913-1994), un autore incline a spettinare anche certi stereotipi religiosi: «Alla sua morte Cristo non ha lasciato documenti, ma discepoli. Cristiana non è la società nella quale nessuno commette peccati… La Chiesa non deve adattare il cristianesimo al mondo, ma non deve nemmeno adattare il mondo al cristianesimo; piuttosto, deve conservare un contro-mondo nel mondo».


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 29 marzo 2026, VII

Vorrei «porre di fronte agli occhi di lettori e lettrici la potenza, la bellezza e la serietà di alcune parole centrali del Signore Gesù (…) per mostrare loro ciò di cui parla in questi detti cosi taglienti e potenti». G. Lohfink (1934-2024) è biblista ben conosciuto per l’attenzione rivolta alla dimensione comunitaria e storica del cristianesimo primitivo. Il titolo del volume è formidabile: laconico e apodittico. Basta poi scorrere l’indice mozzafiato: si succedono 70 nuclei verbali in cui si condensa il cuore dell’annuncio di Gesù (cf., ad es., «Cercate prima il regno di Dio!», 214-220).

Cosa può aggiungere il recensore, se non raccomandarne la lettura? Si è in presenza di un’opera di sintesi matura e accessibile, capace di coniugare rigore esegetico e intenzione pastorale, puntando a ritornare alle parole che fondano l’esperienza cristiana per riscoprirne la forza generativa. Non è una semplice antologia di detti evangelici, tantomeno un compendio devozionale, bensì un itinerario teologico-spirituale nei loghia gesuani, con l’adozione di un metodo che intreccia analisi filologica, contestualizzazione storica e risonanza ecclesiale.

Ogni espressione o breve pericope viene letta non come frammento isolato, ma come tessera di un mosaico più ampio, in cui regno di Dio, conversione, misericordia e sequela si configurano come assi portanti. Obiettivo: evitare il riduzionismo moralistico e l’astrazione dogmatica, a favore di un approccio narrativo e dialogico. Le parole di Gesù non sono affatto slogan atemporali, ma atti linguistici situati, pronunciati in un contesto di attese escatologiche, tensioni sociali e speranze collettive.

Lo stile, sobrio e lineare, riflette la volontà di parlare a un pubblico ampio (studiosi, operatori pastorali e lettori in ricerca), senza rinunciare alla precisione terminologica. L’apparato di note è essenziale; la bibliografia, pur non estesa, orienta verso i principali filoni della ricerca attuale. Suggerimento: i fedeli insoddisfatti delle omelie domenicali ne facciano dono al proprio parroco!
M. Vergottini, in Il Regno Attualità 4/2026, 100

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