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La fede nell’attuale contesto europeo
Christoph Theobald

La fede nell’attuale contesto europeo

Cristianesimo come stile

Prezzo di copertina: Euro 38,00 Prezzo scontato: Euro 36,10
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 204
ISBN: 978-88-399-3604-2
Formato: 15,7 x 23 cm
Pagine: 288
Titolo originale: Christentum als Stil. Für ein zeitgemäßes Glaubensverständnis in Europa
© 2021

In breve

L’attenzione di Theobald cade non solo sulla fede esplicitamente cristiana, ma anche su quei momenti decisivi dell’esistenza in cui si manifesta una “fede nella vita”: lì si dà una vera e propria apertura al vangelo di Cristo.

Descrizione

Nei suoi discorsi davanti al Parlamento europeo e al Consiglio d’Europa papa Francesco non ha esitato a tratteggiare l’immagine di un’Europa ferita, che sta attraversando una profonda crisi di fiducia e di speranza. Anche il cristianesimo è toccato da questa crisi: la sua forza ispiratrice sembra indebolita. Siamo dunque posti di fronte all’alternativa: estinzione o riforma.
Christoph Theobald coglie l’occasione di questa sfida per farne l’innesco di una traduzione contemporanea della fede, della speranza e della carità biblico-cristiana. Egli si lascia guidare dalla domanda: come testimoniare oggi una speranza comune e come rendere possibile una fiducia reciproca? Le sue riflessioni lo conducono a comprendere l’essere cristiano come una maniera di vivere secondo una santa ospitalità, suscettibile di costruire fiducia, di generare speranza e di rivitalizzare, in tal modo, un continente ferito.
L’attenzione di Theobald, uno fra i teologi cattolici più apprezzati e seguiti al mondo, cade nello specifico non solo sulla fede esplicitamente cristiana, ma anche su quei momenti decisivi dell’esistenza in cui si manifesta una “fede nella vita”: lì si dà una vera e propria apertura al vangelo di Cristo. Ne discende, così, una teologia della fede e della grazia che risultano incarnate in un preciso contesto storico e geografico: quello del Vecchio Continente.

Recensioni

Partire dalla fede della persona così come essa la vive, senza dare giudizi o reindirizzarla necessariamente dentro dei parametri. Essere ospitali: è la sfida per la Chiesa in Europa. Nell’ultimo libro del gesuita Christoph Theobald edito nella bella Collana Biblioteca di teologia contemporanea – n. 204 – con uno sguardo fiducioso e prospettico verso il futuro, l’Autore ha come riferimento il Concilio Vaticano II e ciò che attende alla Chiesa nell’Europa di domani.
«La buona novella di Gesù – scrive Theobald – agli uomini e alle donne in Europa così come sono e come vivono oggi, persone che devono ‘governare’ la loro vita in una rete estremamente complessa di relazioni e istituzioni a livello locale, regionale, statale e transnazionale».
In questi decenni l’Europa è cambiata radicalmente e rapidamente. In tale contesto, scrive l’Autore, «la Chiesa non può più presentarsi come un’unità perfettamente costituita per così dire ‘in pompa magna’, ma deve riconoscere la sua effettiva situazione di diaspora e i suoi limiti e riconoscere la sua constatabile insignificanza». Per il cristianesimo in Europa, dunque, si tratta diventare significativo non tanto per un suo bagaglio storico, per quanto importante, ma – come afferma Theobald – «diventare-chiesa in riferimento al vangelo di Dio, impegnandosi come persone in una dinamica del divenire, sapendo ricominciare là dove ogni nuovo inizio sembra senza speranza».
Strutturato in 5 capitoli, il testo di Theobald è un ulteriore prezioso contributo alla ridefinizione del cristianesimo e del cristiano in Italia, in Europa e soprattutto fuori di se stessa (Asia, Africa, America Latina).
«La Chiesa nasce di nuovo là – evidenzia il gesuita Theobald – dove la fede è generata: fede che non significa immediatamente fede in Dio e in Cristo, ma designa la misteriosa capacità di chiunque di dar fiducia alla vita. Nessuno – prosegue Theobald – può compiere questo atto al posto di un altro. Tuttavia questa fede può essere generata dalla persona che si ha davanti e che la percepisce già in germe nell’altro e vi crede. Questo è possibile solo in uno spazio ospitale».
È sempre arricchente e stimolante leggere i testi di Theobald perché più che offrire soluzioni (chi le ha?), apre a prospettive inedite verso le quali ci fa bene guardare, sia per scrollarci di dosso il timore al cambiamento – anche perchè avanza in modo inarrestabile – e sia per scoprire, proprio nel cambiamento che «la Chiesa nasce negli incontri significativi, durante i quali il puro interesse per la fede sempre minacciata dell’altro nel senso della sua vita, diventa lo spazio nel quale questo altro può scoprire Cristo. È su questa soglia che bisogna collocare la predicazione del vangelo».


G. Ruggeri, in Recensionedilibri.it 15 marzo 2021

<br>I cristiani e la fede che non ti aspetti

Teologo del cristianesimo come "stile", gesuita, Christoph Theobald anche grazie alla sua doppia provenienza, tedesco di nascita, francese di adozione - è la persona giusta per concludere questa serie di interviste sulle "parole del nuovo decennio" con una riflessione sull'Europa e il suo rapporto con il cristianesimo.

Il suo punto di partenza è questo: «Cosa può fare la teologia per il superamento tanto desiderato da Francesco della crisi di fiducia e di speranza in Europa». Quale la sua risposta?

Penso che sia importante non isolare la teologia dalla vita della comunità cristiana. Di fronte al refrain della crisi dell'Europa, sento ripetere l'appello ad un ritorno alle radici cristiane del Vecchio Continente. Teologicamente mi sento di correggere questo approccio. Infatti, sebbene esista una certa simbiosi fra tradizione cristiana e cultura europea, il cristianesimo non è stato l'unico contributo alla costruzione dell'Europa: vi sono stati gli apporti ebraici, islamici e del diritto romano, per esempio, secondo la logica del poliedro, più volte sottolineata da papa Francesco. Inoltre, quando si arriva a richiamare le radici cristiane d'Europa, spesso si provoca irritazione in chi cristiano non è. Personalmente penso che dobbiamo riprendere il valore della nozione spirituale dell'ospitalità. Noi siamo cittadini italiani, francesi, austriaci ed europei, ma dobbiamo comportarci come Paolo che era cittadino romano e chiedeva ospitalità con il suo essere cristiano. Ricordiamo, inoltre, come Gesù invia i Settantadue, nel capitolo 10 di Luca: mandandoli a portare la pace. Se troveranno qualcuno che accetta questa offerta di pace, essa scenderà su quanti li incontreranno. Quindi, il concetto-chiave della missione di Gesù è la pace.

A suo avviso il cristianesimo europeo ha perso credibilità per essersi poco accorto degli enormi cambiamenti degli anni Sessanta. Quali sono questi cambi?

Vorrei soffermarmi un attimo sui passaggi operati dal Concilio Vaticano II, momento di grande apprendimento da parte della Chiesa, che ha vissuto alcune mutazioni significative: in primo luogo con Gaudium et spes, poi con Dignitas Humanae e Nostra Aetate. Una volta riuniti tutti i testi del Vaticano Il, si è constatato che durante gli anni successivi, la Chiesa non ha percepito abbastanza che i cambiamenti della società necessitavano anche cambiamenti al suo interno.

La Chiesa non ha compreso che la storicità della società comportava anche una sua storicità, perché la Chiesa non ha una natura atemporale. La nozione di aggiornamento è la capacità di trasformazione nell'ottica della riforma. Da qui è nata la crisi post-Concilio. Oggi la Chiesa è minoritaria ma non deve trasformarsi in una setta. Di qui il problema che non si deve rifare una società cristiana ma offrire una presenza credibile del cristianesimo.

Lei afferma che la tesi della secolarizzazione non tiene in conto di alcuni avvenimenti culturali significativi nel nostro tempo: il darwinismo sociale, l'alleanza tra finanza e tecnologia, il transumanismo. Quale di questi aspetti è il più pericoloso per il cristianesimo?

La risposta la troviamo in Fratelli tutti, un testo straordinario. In effetti la secolarizzazione è un concetto un po' astratto, molto usato dai sociologi. Il dato essenzialmente nuovo è l'affacciarsi di un nuovo umanesimo diventato autosufficiente a se stesso. Francesco l'ha ben compreso e ne ha parlato varie volte, per esempio al convegno di Firenze. Il darwinismo sociale, questa sfida di tutti contro tutti, è effettivamente terribile. L'alleanza tra tecnologia e finanza mette sotto minaccia il nostro avvenire Anche la pervasività della digitalizzazione pone rischi notevoli.

Nel libro lei parla di «una fede dove non te l'aspetti». Dove incontriamo oggi la fede in Europa?

Il nodo non è porsi la questione della valenza numerica della Chiesa, ma domandarsi cosa è la fede. Viviamo ancora troppo di certezze che vanno cambiate. Dobbiamo domandarci realmente cosa è la fede. Ve ne sono di due tipi: una fede che definisco 'eristica', nel senso dei cristiani, usando il termine con cui vennero chiamati i primi discepoli di Cristo. Oltre a questa fede, bisogna indagarne anche un'altra, la fede senza la quale non possiamo vivere, una fede elementare. Gesù parla più volte di questa fede nel Vangelo: «Va', la tua fede ti ha salvato», dice a certi malati quando li guarisce. I cristiani sono chiamati a sintonizzarsi su questa fede elementare dei nostri contemporanei. Lo abbiamo visto negli ospedali in questo tempo di covid: i medici e gli infermieri avrebbero potuto lavorare come hanno fatto senza questa fede elementare? Come afferma Francesco in Fratelli tutti, questa fede elementare si manifesta nelle realtà che alimentano la vita sociale, il buon vicinato nei nostri quartieri di città o nei paesi isolati delle nostre campagne, dove sono all 'opera uomini e donne artigiani di pace che operano in una prospettiva di fraternità messianica.

La proposta teologica che l'ha reso famoso è il cristianesimo come stile, fondato sull'ospitalità dell'altro. Può fare alcuni esempi applicabili all'Europa di oggi?

Va affrontato qui il tema della presenza dei cristiani e delle comunità cristiane nella società, un tema biblico e che ha connotazioni escatologiche. Abbiamo bisogno di persone alla ricerca del mistero dell'altro. Serve un'arte della conversazione con l'altro. Ecco la questione definitiva: la comunità cristiana dovrebbe essere per tutti un appello a questo dato essenziale: «Che ce ne facciamo del fatto che abbiamo una vita sola? Dove è la fonte che ci fa vivere?».

Nel suo testo indica due campi di azione per i cristiani in Europa: il pluralismo religioso e la questione ecologica.

Rispetto al primo, la Chiesa deve maturare una sempre più viva coerenza tra Vangelo e forma dell'annuncio. Non possiamo annunciare il Vangelo della pace con la violenza della seduzione. Non rispettare l'altro sarebbe un gesto incoerente con il Vangelo che professiamo. Al contempo, nel contesto di laicità che viviamo, dobbiamo riconoscere che la fraternità non può essere garantita automaticamente. Qui i cristiani hanno un grande ruolo da giocare. Sul fronte ecologico: con l'avvento dell'Antropocene l'uomo ha scoperto che il grido della terra e il grido dei poveri si coniugano in un'unica brutalità che l'umanità ha inflitto al creato. Le questioni sociali che si stanno dibattendo a livello continentale, tutto ci parla di un acuirsi della sensibilità morale nel nostro tempo.


L. Fazzini, in Avvenire 6 marzo 2021