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L'evangelizzazione del profondo
Simone Pacot

L'evangelizzazione del profondo

Prezzo di copertina: Euro 19,00 Prezzo scontato: Euro 16,15
Collana: Spiritualità 87
ISBN: 978-88-399-1387-6
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 288
Titolo originale: L'évangélisation des profondeurs
© 1999, 20188

In breve

Il rapporto vitale di fede e psicologia viene analizzato con originalità e acume dall'Autrice di questo saggio. Un libro di grande utilità spirituale e di facile lettura, divenuto Oltralpe un autentico successo editoriale.

Descrizione

Molti di noi non sanno come gestire in maniera armonica e unitaria la loro realtà psicologica – le pulsioni aggressive, i sentimenti di vergogna, il vissuto della sofferenza, gli stati di angoscia – sul piano spirituale.
L’evangelizzazione del profondo indica un cammino teso a ricomporre in unità il proprio essere, nell’ascolto costante della Parola di Dio. Il lettore apprende, in maniera molto concreta, come la grazia del Dio trinitario possa vivificarne l’umanità, penetrando anche nelle zone dove la persona un tempo ha subìto ferite profonde, che bruciano ancor oggi.
Articolando lungo tutto il percorso il piano spirituale e quello psicologico, l’Autrice aiuta a stabilirsi nell’amore e nella verità, a scegliere la sequela di Gesù, a identificare i cammini di morte per intraprendere l’itinerario verso la vita vera.
Il tema trattato in questo primo volume, L’evangelizzazione del profondo, è stato ampliato e completato dall’Autrice in altri due volumi pubblicati dall’Editrice Queriniana:
– vol. 2: Torna alla vita!
– vol. 3: Osa la vita nuova!

Recensioni

Gli ultimi due secoli sono stati arricchiti da un massiccio sviluppo della sensibilità e della scienza psicologica/psicanalitica. Si potrebbe pensare che sia giunto il momento di integrare – almeno nella lettura esistenziale della Scrittura – la dimensione psicologica, dato il rapporto vitale e cruciale che intercorre tra piscologica e fede. Tale attenzione non è una “moda” estranea alla Scrittura. La Bibbia bada all’uomo e si rivolge all’uomo in tutta la sua integralità e per restituirgli la sua integrità. Da qui l’importanza e l’attualità del libro di Simone Pacot, L’evangelizzazione del profondo, giunto alla sua settimana edizione nella traduzione italiana della Queriniana.

L’autrice, animatrice di vecchia data delle sessioni sull’evangelizzazione del profondo tenute dall’équipe dell’Associazione Bethasda, è convinta che è inutile lavorare sui sintomi quando l’epicentro dei problemi è altrove. In altri termini, non si possono risolvere alcune irregolarità dalla vita semplicemente contrastando il sintomo piuttosto che andare a capire la motivazione che lo porta a galla. La lettura della Bibbia che distingue l’approccio di Pacot punta a far giungere la parola di Cristo alle «nostre pulsioni più profonde, le nostre difficoltà più sepolte e più acute, i nostri istinti di morte, di distruzione e di autodistruzione».

Ciò che blocca la nostra fede, infatti, non è solo di natura teologica, ma tante volte – e molto più spesso – è di natura psichica perché «viviamo circondati e bardati da difese. Le quali non sono cattive, tutt’altro. È bene proteggersi. Ma è essenziale uscire a poco a poco dalla diffidenza da noi stessi e accogliere i nostri primi movimenti come preziose fonti di informazione. Osare, infine, presentarci a Dio così come siamo, senza timore alcuno e in completa fiducia».

Il cammino proposto da Pacot cerca con introspezione e ascolto della parola di Dio a rimuovere gli ostacoli che intralciano l’ingresso della luce del vangelo nella nostra interiorità attraverso l’identificazione degli archetipi che per noi sostituiscono l’immagine di Dio o la correzione delle immagini sbagliate che abbiamo di Dio (tipo un Dio che vuole la sofferenza per l’uomo) mentre, come afferma Xavier Thévenot: «La sofferenza non è un alleato per Dio, ma un avversario». Così come l’idea che è la sofferenza a redimerci, mentre in realtà è l’amore di Dio – che ci ha amati fino ad accettare la sofferenza – ci redime. Si nota così che il cammino di risanamento percorre due binari interdipendenti: quello riflessivo e quello affettivo. D’altronde è inevitabile che le false nozioni su Dio pervertano anche i sentimenti che possiamo avere nei suoi confronti.

Anche la «morte» che siamo chiamati a morire va compresa. «Se il chicco di grano caduto in terra non muore, resta solo. Ma se muore porta molto frutto». Morte non è distruzione. Se sbagliamo o fraintendiamo la morte, rischiamo di far morire ciò che deve vivere in noi e di lasciar vivere, invece, ciò che dovrebbe morire ed essere trasformato.

Ma gli ostacoli, non sono solo ostacoli teologici, sono ostacoli che riguardano la nostra umanità. È essenziale, infatti, rinunciare all’immagine idealizzata di noi stessi che abbiamo creato nel tempo, la quale ci cela la nostra verità. È difficile essere semplicemente se stessi. Viviamo con le maschere anche quando siamo soli. E confondiamo la perfezione del vangelo con il perfezionismo. Accettare se stessi e i propri limiti è imparare da Cristo come vivere i fallimenti, le delusioni e come rimettersi in cammino dopo un tradimento, un abbandono, un grave fallimento, come convivere con un handicap, una sofferenza o una malattia.

Nel riconoscere il proprio limite, l’uomo rinuncia al mito dell’onnipotenza che viene messo in atto in due modi: o negando Dio o sostituendosi a Dio. Riconoscendo la nostra povertà, invece, ci disponiamo ad aprirci alla voce di colui che ci tocca, tocca la nostra cecità, la nostra sordità e il nostro mutismo e pronuncia la parola ricreatrice: effatà, apriti… alzati e risplendi.


R. Cheaib, in www.theologhia.com 4/2016