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Riforma
Michael Seewald

Riforma

Quando la Chiesa si pensa altrimenti

Prezzo di copertina: Euro 24,00 Prezzo scontato: Euro 22,80
Collana: Giornale di teologia 444
ISBN: 978-88-399-3444-4
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 224
Titolo originale: Reform – Dieselbe Kirche anders denken
© 2022

In breve

Un testo per ripensare il modo in cui la chiesa si comprende (e si è compresa in passato) e il modo in cui può cambiare (ed è cambiata in passato).

Descrizione

Qual è lo spazio di manovra per avviare delle riforme dentro la Chiesa? Come concepire il gioco fra identità e cambiamento? Che cosa è, eventualmente, immodificabile e chi lo decide?
In tanti e tante oggi fanno pressione sulla Chiesa cattolica perché qualche cambiamento abbia luogo. La lista dei temi sul tavolo è lunga: corresponsabilità dei laici, ruolo delle donne, ripensamento del ministero ordinato, riconoscimento delle coppie dello stesso sesso... In genere, però, il dibattito sulle riforme si muove entro una cornice dogmatica (e giuridica) assai angusta: si sostiene che non vi siano alternative percorribili.
Michael Seewald spiega con lucidità e schiettezza che la Chiesa potrebbe mostrarsi, invece, molto più aperta al cambiamento di quanto non faccia ultimamente. Egli dimostra come alla Chiesa sia possibile riformarsi in profondità e, al medesimo tempo, restare se stessa. Perché l’attuale forma di “Chiesa cattolica”, anche a uno sguardo storico, rappresenta solo una delle molte possibilità praticabili dal punto di vista teologico.

Recensioni

Dopo aver pubblicato nel 2020 Il dogma in divenire, l’editrice Queriniana ripropone al lettore italiano una delle menti più brillanti della teologia tedesca: il giovane Michael Seewald, classe 1987, che con questo nuovo volume affronta in modo originale e stimolante la vexata quaestio della riforma della e nella Chiesa.

Il libro, suddiviso in 3 densi capitoli, è un’analisi critica dell’architettura moderna del cattolicesimo, i cui nodi fondamentali riguardano soprattutto il funzionamento del magistero.

L’autore apre la sua riflessione facendo propria la distinzione del card. Walter Kasper tra «dottrina della Chiesa» e «dottrina dogmatica» che, a parere di Kasper, «non sono identiche». Di ciò Seewald si serve al fine d’ampliare la concezione della dottrina che informa la Chiesa, non come se la dottrina dogmatica semplicemente rientrasse nella dottrina della Chiesa, ma interpretando la prima come «forma specifica nella quale può essere espressa la dottrina della Chiesa».

Con questo, Seewald intende porre l’accento sul processo decisionale da cui risulta la forma dogmatica della dottrina, ossia sulla «decisione giuridica» che ha forza autoritativa e sulla pretesa interpretativa di cui è fatta oggetto la rivelazione. A questo punto, la riflessione teologica dell’autore fa risalire questo stato di cose alle novità culturali della modernità, concepita per lo più in termini di modernizzazione continua. L’analisi di Seewald non manca di considerare la storia, specialmente il contributo derivante dai concili Vaticano I e Vaticano II. A quest’ultimo viene attribuita la correzione, seppure tacita, della «giuridificazione» della dottrina della fede sostenuta dopo il Vaticano I, ma poi non si fa mistero dell’inversione di tendenza che ha caratterizzato gran parte del periodo postconciliare. Nonostante questo, il teologo di Saarbrücken si sofferma sulle tre strategie con cui la Chiesa è costretta a riformarsi in forza del suo paradigma moderno, riscontrabili tutte secondo tempi e modi diversi: l’autocorrezione, l’oblianza, l’occultamento dell’innovazione.

Seewald spiega così la riforma ecclesiale, non cedendo all’identificazione di un passato normativo cui occorrerebbe tornare a rifarsi, ma attualizzando il pensiero aristotelico sulla forma: riformare la Chiesa è «darsi una determinatezza reale», riconfigurare tutto ciò che la Chiesa riceve. C’è un perché: ed è che quello che si realizza lascia sempre qualcosa d’irrealizzato.


A. Ballarò, in Il Regno Attualità 16/2022

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