Disponibile
L’epoca dei riti tristi
Manuel Belli

L’epoca dei riti tristi

Prezzo di copertina: Euro 16,00 Prezzo scontato: Euro 15,20
Scarica:
Collana: Nuovi saggi 101
ISBN: 978-88-399-1061-5
Formato: 12 x 20 cm
Pagine: 240
© 2021

In breve

«Forse non sappiamo più andare a messa perché non siamo più abilitati a vivere riti complessi che celebrano la salvezza. Forse questo “cambiamento d’epoca”, come lo definisce papa Francesco, è un’epoca che cambia i riti che fanno la vita» (Manuel Belli).

Descrizione

L’intera esistenza umana è costellata di riti. Viaggiare, mangiare, stringere amicizie, amare, educare, curare, divertirsi, giocare: ogni atto umano genera le proprie forme rituali. I riti, tuttavia, non sono camere blindate: si influenzano a vicenda, si scambiano messaggi. La qualità generale di vita di una famiglia non è separabile dai riti con cui si vivono i pasti, la casa e il suo ménage, il tempo libero, le vacanze. E, così, quando partecipo ai riti religiosi in chiesa sono lo stesso che guarda YouTube, che viaggia con Ryanair, che ha conosciuto il partner su Tinder, che scarica musica e la ascolta con le cuffiette mentre cammina, che alla vigilia di Ognissanti vede comparire teschi e zucche nei negozi.
Ora, la domanda è: i riti “fuori dalla chiesa” contaminano in qualche modo i riti “dentro la chiesa”? Tra i riti religiosi e gli altri riti esiste un tale divario nella densità di significato e nell’intensità di gioia da impedire l’osmosi? Belli vorrebbe sondare queste interazioni cruciali. Se viviamo in un’epoca di riti tristi, infatti, quale sarà il destino della liturgia?

Recensioni

Docente di Teologia dei sacramenti a Bergamo, don Manuel Belli affronta la crisi della partecipazione alla Messa collegandola con quella perdita di una ritualità gioiosa che contraddistingue i nostri anni. La nostra vita è fatta di riti e, scrive, «tra i riti religiosi e i riti profani il legame è molto stretto, perché ambedue condividono il medesimo luogo istitutivo, ossia l'umanità dell'uomo». Ma i riti "fuori dalla chiesa" pesano sui riti "dentro la chiesa"? Perché «se viviamo in un'epoca di riti tristi, quale sarà il destino della liturgia?».
In Jesus 8/2021, 94

Manuel Belli ci offre un ossimoro: un testo piacevole e sconfortante, un saggio leggero su temi insoliti ed insieme un robustissimo nucleo di teologia liturgica fondamentale. Ossimorico nel tono e nella struttura, L’epoca dei riti tristi è un saggio appassionante, dalla lettura estremamente scorrevole e dalla riflessione lineare e curiosa, quasi scanzonata in alcune sue pagine. Eppure appunto, come ben annunciato dal titolo e dalla premessa (p. 4), si tratta di un esercizio sulla tristezza. Composto in gran parte durante il primo lockdown, da un teologo della città più provata d’Europa dal virus, questo libro non parla quasi mai della pandemia.

L’eco di Benasayag e Schmit (e di Spinoza) sulla malattia del desiderio, riconoscibile sin dal titolo, conduce a un itinerario necessario e un po’ sconfortante sull’ammalarsi conseguente della ritualità contemporanea. «Se mangiamo sempre da soli cibo spazzatura, se non siamo capaci di esprimere amore, se non abbiamo accesso a buone fonti di informazioni, se non sappiamo gestire i nostri tempi liberi, se viaggiamo male o in modo compulsivo, la nostra esistenza si ingrigisce: a riti tristi corrisponde un’esistenza triste, a riti felici corrisponde un’esistenza felice» (p.13).

Che cosa avviene se l’umanità immersa in una pervasiva ritualità a basso contenuto di gioia viene a contatto con la ritualità cristiana, strutturata nel tempo con un’altissima prospettiva di senso? Belli conduce il lettore a verificare come l’attuale stagione del movimento liturgico debba giocarsi proprio a questo livello. Non nelle pratiche ecclesiali logore di spiegazione, istruzione o manipolazione dei rituali, quanto nella cura del salto tra pratiche a bassa densità di significato e sacramenti che invece presumono una struttura antropologica ben diversa.

I temi attraversati sono curiosi: il mangiare (tra All you can eat e eucaristia), il tempo festivo (tra precetto e tempo perso), il morire (tra Halloween e l’arte d’esser fragili), i riti della laurea, la consumazione di musica, l’identità culturale ed i suoi segni, la questione giovanile e la noia, il muoversi (tra Ryanair e le processioni), la rivoluzione digitale e la Parola, il costruire l’amore (tra Tinder e il sacramento). Il saggio si conclude con un piccolo esercizio di teologia liturgica davvero pregevole (pp. 199-214), ma risulta ancora più significativo per le tante domande che lascia aperte nel lettore. Un esercizio tristemente necessario, felicemente condiviso.


M. Gallo, in Rivista di Pastorale Liturgica 4/2021, 77

Siamo circondati dai riti: il fatto stesso di andare a divertirsi in un locale, di giocare o di stringere amicizie è condizionato da una necessaria ritualità. Questi riti «fuori dalla Chiesa» quanto influenzano quelli che si svolgono da secoli «dentro la Chiesa»? Esiste tra di essi un’osmosi? A queste domande risponde l’a., docente di Teologia dei sacramenti, ponendosi un ulteriore quesito: se viviamo in un’epoca in cui prevalgono i riti tristi, quale sarà il destino della liturgia?

Indubbiamente tra riti religiosi e riti profani c’è uno strettissimo legame. I primi posseggono un’altissima densità di senso, mentre i secondi mostrano di esserne deficitari: come scrive lo stesso Belli, «un uomo che mangia in modo triste è esistenzialmente distante dal banchetto nuziale dell’Agnello».
D. Segna, in Il Regno Attualità 8/2021, 235

Se alla Chiesa rimangono solo i riti liturgici, mi chiedo quale sarà la sua incidenza sociale, culturale, antropologica nell’oggi e nel futuro. Anch’io – come l’Autore di questo testo e tanti altri sacerdoti – mi sono ritrovato a celebrare da solo nel pieno lockdown a causa del Covid-19. La gente cercava la Messa. Coloro che si dichiarano atei chiedevano che ai propri cari (papà, mamma, fratelli, ecc.) morti per Covid da soli, in una stanza e poi nell’obitorio dove non si poteva entrare, fosse data degna sepoltura.
Il rito della morte, le esequie, sta consegnando un’inedita vita alla Chiesa di oggi.
Ho letto con attenzione questo testo edito con Queriniana e scritto da don Manuel Belli, sacerdote della diocesi di Bergamo e che vede nella liturgia il suo centro di studio, insegnando teologia dei sacramenti.
È un testo da non passare troppo velocemente nello scaffale, ma da tenere sulla scrivania, sottolinearlo nelle parti che maggiormente chiamano in causa chi lo legge. Perché l’Autore prende spunto dai riti liturgici per poi esplorare il vasto paniere di riti e ritualità di cui è nutrito il nostro vivere quotidiano.
«Un’epoca che cambia – scrive l’Autore – significa che cambiano i riti che fanno la vita. Ciò che queste pagine non vorrebbero essere è una condanna senza appello dei nostri giorni: la tecnologia ci permette cose incredibili, ma non è detto che siamo più felici».
Il testo è strutturato in 13 capitoli più un appendice delle FAQ (le domande frequenti, note alle quali l’Autore accenna una risposta):
1° L’epoca dei riti tristi?
2° Quando il cibo diventa buono?
3° La domenica andando a Messa.
4° La battaglia persa di Halloween.
5° La moltiplicazione delle corone d’alloro.
6° Musica da scaricare.
7° Presepe, crocifisso e polemica.
8° Quant’è bella giovinezza che non fugge mai.
9° Mi annoio.
10. Viaggiare all’epoca di Ryaner.
11. La rivoluzione informatica.
12. Tinder, ovvero come ti cambio l’amore.
13. Provvisori appunti per riti felici.
Invito a soffermarsi particolarmente sul capitolo 13°, quando l’Autore si domanda e chiede di domandarsi: «Visto che più nessuno si mette ad ascoltare uno che parla, perché non usare la multimedialità durante l’omelia? Visto che siamo sempre di più on line e sempre meno in presenza a che scopo insistere sulla convocazione dell’assemblea?».
Auspico che questo testo favorisca la riflessione tra sacerdoti, tra laici e aiuti ad avviare decisioni che maturano nel qui e ora della storia, senza lasciarsi prendere dalla sirene di ieri e di quelle futuristiche. Il discernere ha i piedi nel reale. Sempre.


G. Ruggeri, in Recensionedilibri.it 13 aprile 2021

Consigliati