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Il mondo dell’Antico Testamento
John W. Rogerson, Philip R. Davies

Il mondo dell’Antico Testamento

Prezzo di copertina: Euro 44,00 Prezzo scontato: Euro 37,40
Collana: Introduzioni e trattati 45
ISBN: 978-88-399-2195-6
Formato: 16 x 23 cm
Pagine: 384
Titolo originale: The Old Testament World
© 2018

In breve

Utile opera di due esperti di fama, questa trattazione descrive meglio di qualunque altra il contesto storico, sociale e culturale in cui è sorto l’Antico Testamento.

Descrizione

Adottando un metodo innovativo, il libro descrive il contesto storico, politico, sociale, religioso e culturale in cui l’Antico Testamento è stato scritto.
Pensato e realizzato da due fra i principali studiosi dell’argomento, il testo esamina altresì i principali generi letterari biblici: storia della creazione, testi legali, testi per il culto, narrativa, letteratura profetica, sapienziale, apocalittica ecc. La struttura logica dell’opera, accuratamente organizzata in scansioni schematiche, rende accattivanti tanto la semplice lettura quanto lo studio.
È un manuale insostituibile per le lezioni introduttive dei corsi biblici perché illumina gli scritti dell’Antico Testamento
– mostrando come sono stati modellati dagli eventi,
– spiegando le strutture sociali dell’epoca di composizione,
– ricostruendo le idee religiose e intellettuali delle antiche civiltà e culture in cui sono stati realizzati.

Commento

«L’opera, ampiamente utilizzata nel mondo accademico di lingua inglese, fornisce informazioni indispensabili sullo sfondo culturale, sulle istituzioni e sulla letteratura di Israele; offre altresì preziosi approfondimenti sul contesto geografico ed ecologico, oltre ad un’ampia storia del Medio Oriente nel II e I millennio a.C.». John Barton

Recensioni

«Adottando un metodo innovativo, il libro descrive il contesto storico, politico, sociale, religioso e culturale in cui l’Antico Testamento è stato scritto»: parole brevi, chiare e semplici, che preannunciano un lavoro molto vasto, complesso e importante. In effetti, leggendo questo libro, si rimane colpiti dalla mole di notizie e informazioni in esso contenute, che illuminano uno degli scritti più ricchi e significativi dell’intera letteratura mondiale, l’Antico Testamento.

Gli AA. si interessano innanzitutto dell’ambiente nel quale vide la luce l’Antico Testamento. A tale riguardo, i primi tre capitoli del testo sono dedicati alla geografia dell’antica Palestina, alla sua organizzazione sociale e alle genti che popolavano il mondo dell’Antico Testamento. La seconda parte del libro è dedicata alla storia e alla religione di Israele, partendo da Salomone e giungendo sino a Erode il Grande. Nella terza parte, gli AA. si concentrano sull’aspetto letterario e indagano le caratteristiche dei vari libri, dalla Genesi ai testi legislativi, dai Salmi alla letteratura profetica, a quella sapienziale e a quella apocalittica. Nella quarta parte viene ricostruita la formazione dell’Antico Testamento e vengono affrontati i temi relativi allo sviluppo della tradizione orale e alla determinazione del canone scritturistico.

Per apprezzare il modo di procedere di Rogerson e Davies – ambedue sono stati a lungo docenti presso l’Università di Sheffield – ci si può soffermare sulle pagine da loro dedicate al Decalogo, che viene proposto sia nella versione del libro dell’Esodo sia in quella del Deuteronomio. Scrivono gli AA.: «Lo scopo del Decalogo era esprimere la rivendicazione esclusiva da parte di JHWH nei confronti del suo popolo e indicare come la vita andasse vissuta alla luce di questa rivendicazione. Se i comandamenti venivano violati, la parte maggiormente lesa era Dio, anche se l’offesa riguardava un comportamento illecito nei confronti di un altro israelita» (pp. 219 s).

Questa interpretazione testimonia bene la convinzione che ha animato gli AA., secondo la quale l’Antico Testamento è sorto in un mondo e, nello stesso tempo, ha dato origine a un mondo. I Dieci Comandamenti si collocano in un preciso contesto storico e, contemporaneamente, concorrono a crearne un altro, che avrà una durata plurisecolare, giungendo sino a noi. Pertanto, lo studio delle origini del Primo Testamento ci permette di comprendere non soltanto la formazione di un testo antichissimo, ma anche di capire la realtà del tempo presente.


M. Schoepflin, in La Civiltà Cattolica 4049 (2 marzo 2019)

L’Antico Testamento o Primo Testamento è, com’è noto, una raccolta di quarantasei libri che si leggevano in ambiente ebraico prima della venuta di Gesù. Scegliendo un taglio del tutto innovativo, gli aa. illustrano il contesto storico, politico, sociale, religioso e culturale in cui quei libri furono composti. Il saggio, inoltre, si sofferma sui diversi generi letterari biblici, siano essi testi legali, testi per il culto, di narrativa oppure di letteratura apocalittica. Un manuale, dunque, avente il pregio di rendere vivo quel mondo antico da cui affiorarono le Scritture di un Testamento sempre straordinariamente attuale.
D. Segna, in Il Regno Attualità 4/2019, 95

Prendiamo un’apparentemente innocua parabola di Gesù, quella del buon samaritano. In pochi versetti abbiamo in realtà un mondo di interrogativi che vanno al di là del teologico. Com’è la strada tra Gerusalemme e Gerico? Quanto è ripida? Come era quanto a sicurezza quella zona ai tempi di Gesù? Poi, chi sono i samaritani? Perché lo scriba e il sacerdote che stanno salendo verso Gerusalemme non aiutano il malcapitato? Sono solo cattivi, insensibili, o ci sono ragioni rituali dietro? Queste e tante altre domande sorgono in chi legge il testo con il cervello non annebbiato dall’abitudine e se si guarda al breve testo della parabola, tanti dati sono presi per scontato. C’è una distanza temporale, geografica, culturale, di usi, riti e tradizioni che rende questi testi, apparentemente semplici, lontani anni luce da noi.

Uno potrebbe argomentare che basterebbe cogliere il messaggio “spirituale”. Ma il messaggio spirituale non può essere colto, almeno non da qualsiasi passo, senza una vera comprensione del senso letterale. Per questo, l’incontro con il testo sacro richiede una mediazione culturale che tenga conto di tutto il contorno che accompagna il messaggio teologico-spirituale.

Ricœur ha sottolineato la distanza inevitabile che si instaura tra un testo – qualsiasi testo – e il suo lettore. Tale distanza diventa più grande se il testo è antico. Questo vale anche per la Bibbia. Da qui la preziosità del contributo di John Rogerson e Philip Davies nel loro volume Il mondo dell’Antico Testamento. Gli autori mettono a frutto un tratto caratteristico di molto autori in ambito religioso dell’area anglosassone: la fluidità dell’espressione abbinata alla ricchezza dei contenuti. Il volume, tradotto per i tipi della Queriniana, scorre facilmente e piacevolmente nonostante il fatto che sia di circa 400 pagine. Dentro quello spazio troviamo risposte chiare a tante delle domande che accompagnano il lettore del testo sacro, domande non poste dall’autore che viveva in quel mondo e scriveva a gente che non aveva bisogno di ulteriori spiegazioni su quel mondo e sui suoi usi e costumi.

Oltre a presentarci l’ambiente geografico delle vicende bibliche, gli autori ci presentano il contesto culturale in cui visse l’antico Israele rendendoci più familiari popoli di cui a volte si fatica a pronunciare i nomi, tra cui gli amorriti, i fenici, i filistei, gli ammoniti, i moabiti, gli edomiti, i madianiti, gli aramei, gli hittiti, gli assiri, gli egiziani. Ci presentano anche i tratti salienti delle tradizioni religiose che circondavano Israele. Dopo l’ambientazione geo-politica, gli autori presentano le varie fasi dello sviluppo della religione di Israele con una concentrazione particolare sull’epoca davidica e salomonica e il periodo intorno all’esilio e progressivamente fino all’epoca di Erode il tetrarca.

La terza e la quarta parte del libro potrebbero essere considerate un’introduzione alle scritture di Israele dove nella prima si presentano i vari tipi dei testi sacri di Israele. La quarta parte è dedicata a quello che possiamo chiamare la formazione del canone giudaico.


R. Cheaib, in Theologhia.com 20 novembre 2018

A proposito di testi importanti riguardanti la Bibbia offerti al pubblico italiano, segnaliamo la recente versione italiana di uno strumento generale apparso nell'originale inglese nel 2005. Si tratta del Mondo dell'Antico Testamento, una preziosa sintesi approntata da due docenti dell'università di Sheffield nello Yorkshire, John W. Rogerson e Philip R. Davies.

I quattro punti cardinali su cui poggia questo "mondo" sono: innanzitutto l'orizzonte geografico-etnico-sociale; la trama storico-religiosa dalla monarchia davidica a Erode; la letteratura che esprime le precedenti due coordinate e, infine, la genesi della formazione degli scritti sacri. Il fondale culturale, le istituzioni, la storia e la letteratura dell'Israele biblico sono, così, offerte in un vero e proprio affresco posto davanti al lettore delle Scritture Sacre ebraiche.


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore 11 novembre 2018

I due autori del volume sono impegnati nel comune insegnamento nell’Università di Sheffield. Ottantatreenne il primo – grande esperto dell’AT –, di dieci anni più giovane il secondo, studioso per lo più di letteratura rabbinica e intertestamentaria, oltre che del periodo storico persiano ed ellenistico. Il libro è stato adottato a Sheffield come testo di riferimento nel corso di introduzione generale alla Bibbia. Uscito nella prima edizione nel 1989, è stato ripreso e rielaborato nel 2005 (tredici anni prima della sua attuale traduzione in lingua italiana). Esso si presenta suddiviso in quattro grandi parti: I) L’ambiente (pp. 11-92); II) Storia e religione di Israele (pp. 93-158); III) Letteratura e vita (pp. 159-336); IV) La formazione dell’Antico Testamento (pp. 337-370). Chiude il volume l’indice dei nomi (pp. 371-376).

Nella parte riguardante l’ambiente, gli autori tracciano le linee essenziali della geografia e dell’ecologia della Palestina antica: la terra, il clima, l’uso della terra nei vari periodi storici, frontiere e confini, significato teologico della terra. Purtroppo, il lago di Genesaret non è più situato alla profondità di180 m sotto il livello del mare ma a 213,46 (2018), mentre il Mar Morto non si trova più a m. 370 sotto il livello del mare ma, suddiviso in un “mare” e un bacino collegati da uno stretto canale, a meno 415! (2018) (p. 17).

Ci si sofferma quindi sull’organizzazione sociale (legami di sangue, fedeltà conflittuali, la funzione delle genealogie e l’organizzazione in gruppi sociali). Il linguaggio usato nella Bibbia è fluido e interscambiabile nel descrivere le varie strutture familiari, claniche, tribali. Dalla più piccola alla più grande si incontra la bet’ab (nella duplice accezione di “famiglia” che vive insieme, composta di cinque-sei membri, e di “gruppo di discendenza” interpretabile meglio come “stirpe”; cf. Gen 24,38 Abramo invia il servo a cercare una moglie per Isacco all’interno della “casa del padre”); la mishpahah (spesso tradotto con “famiglia” ma interpretata dai due autori come “gruppo di discendenza”), la shebeth (“tribù”, inteso come “gruppo di residenza”), la nazione; la “casa dei padri-bet abot” di 1-2Cr è assimilabile invece ai clan scozzesi. Sono descritti, infine, i popoli del mondo dell’Antico Testamento.

La storia e la religione di Israele sono sintetizzate seguendo la falsariga del racconto biblico e suddivise in quattro periodi cronologici: 1) Fino all’epoca di Salomone; 2) Dalla morte di Salomone alle deportazioni babilonesi; 3) Giuda sotto i Persiani e i Tolomei e i suoi abitanti in Babilonia; 4) Dai Maccabei a Erode il Grande. Un lettore che fosse interessato ad avere un conciso schizzo storico di un particolare periodo trova qui sintetizzata in modo egregio la narrazione biblica (integrata con notizie provenienti da fonti coeve).

La terza parte del volume studia la letteratura e la vita di Israele. Il primo capitolo si sofferma sulle storie della creazione e delle origini, analizzando il problema delle fonti e il significato di “mito”, per poi delineare i contenuti di Gen 1–11. Nello studio delle narrazioni si distingue fra narrazioni “fattuali” o “fittizie”, il rapporto fra storie e storia, le narrazioni semplici e quelle complesse. Accostando i testi legislativi, si descrive dapprima l’amministrazione della giustizia e poi si analizzano il Libro dell’Alleanza (Es 21,1–3,19), Lv 17–26, il Deuteronomio e il Decalogo. Dopo i sacrifici e i Salmi, si descrivono la letteratura profetica, la letteratura sapienziale e quella apocalittica. Si tenta, infine, una delineazione sintetica del giudaismo antico, con la sua variegata strutturazione, soffermandosi sulle sue caratteristiche esteriori: tempo, stagioni, sacerdozio, il rapporto tra Scrittura, Legge e scribi, il messianismo. Sono i tratti definiti da qualcuno come quelli di un common judaism – tesi considerata da altri studiosi come insostenibile nella sostanza –, consapevoli però della natura magmatica del giudaismo coevo di Gesù, che ha portato qualcuno a parlare più di “giudaismi” che di “giudaismo”.

L’ultima parte del lavoro tratta della formazione dell’AT, seguendo la raccolta progressiva delle tradizioni precedenti la deportazione babilonica e tratteggiando la formazione del canone scritturistico con i seguenti temi: la “storia primaria”, le raccolte “profetiche”, gli scritti, il canone, testi e versioni.

Il volume è un testo di studio universitario, ma scritto in linguaggio semplice, didattico, sul filo della narrazione biblica, senza troppe problematizzazioni. Non ci sono note a piè di pagina. Una breve bibliografia (non segnalata nell’indice generale) è riportata alla conclusione di ogni capitolo. Si poteva pensare di corredare il testo con alcune mappe e cartine geografiche, storiche, genealogiche. Avrebbero impreziosito la didattica del volume, che resta pur sempre di pregio e valido nei contenuti.


R. Mela, in SettimanaNews.it 3 ottobre 2018