In breve
Con l’aiuto della psicologia del profondo, l’Autore (teologo e psicoterapeuta) indica modalità nuove di interpretazione dei testi biblici, per ricondurre l’esperienza religiosa alle sorgenti più profonde della psiche umana. Così questi stessi testi, aldilà di una comprensione storico-critica, possono sviluppare ancora quelle energie libranti di cui sono capaci. In questo modo l’Autore getta un ponte tra scienza biblica e religioni dell’umanità. L’opera si articola in 2 volumi: il 1° ricerca la verità delle forme espressive archetipiche e il 2° cerca la verità delle opere e delle parole.
Descrizione
Non si comprende un testo religioso, fintantoché lo si tratta solo come una testimonianza (archeologica) del passato. Il “metodo storico-critico”, oggi dominante nell’esegesi biblica, è stata una strada valida per dimostrare quanto siano legati al tempo le forme e i linguaggi in cui, di volta in volta, si esprime la Bibbia.
Ma l’Autore di questa vasta opera – innovativa e discussa – propone, con l’ausilio della psicologia del profondo, di procedere oltre: oltre la riduzione storicistica dei grandi testi, che condensano l’esperienza religiosa, per ricondurli alle loro sorgenti negli stati più profondi della psiche umana, affinché possano ancora sviluppare le energie liberanti di cui sono capaci. In questo modo si cerca di gettare un ponte tra la scienza biblica e la grande eredità delle religioni dell’umanità, quale trova espressione nella storia delle religioni, nell’etnologia, nella poesia e nei riti.
«Che non si possa parlare di Dio se non nel presente esistenziale, in ciò che Kierkegaard definiva il “momento” – scrive l’Autore – questa è la radicale convinzione, che sorregge l’opera».