Disponibile
Perché portiate frutto
Anne Lécu

Perché portiate frutto

Prezzo di copertina: Euro 23,00 Prezzo scontato: Euro 21,85
Collana: Spiritualità 234
ISBN: 978-88-399-3834-3
Formato: 13,2 x 19,3 cm
Pagine: 208
© 2025

In breve

«Questo è forse il miglior libro di Anne Lécu uscito finora» (Jean-François Rod).
Ed è esso stesso un frutto gustoso e nutriente. È un libro al servizio di una questione vitale: tutti vogliamo portare frutto, ma i nostri sforzi spesso inefficaci ci scoraggiano. Eppure, chi di noi vuol essere sterile? E chi, in fin dei conti, può giudicare la fecondità?

Un’analisi delle parabole e dei racconti biblici condotta con originalità di sguardo.

Lécu non teme le domande ma le porta a maturazione: dal seme fino all’albero.

Descrizione

La Bibbia è ricca di rimandi al mondo vegetale. In queste pagine Anne Lécu esplora in particolare la metafora della fecondità. Che cosa significa “portare frutto”? Come vanno distinti i frutti seducenti dai frutti buoni? Come intendere l’essere “sterili”?
Lécu osserva come il frutto nasca dall’incontro tra seme e terreno, come si sviluppi – spesso nel segreto – grazie a un processo di maturazione che avviene sotto l’azione dello Spirito. L’autrice sottolinea che il vero frutto sfugge a definizioni e controlli (va infatti ricevuto, non afferrato) e ci invita a riflettere sulla nostra tendenza a confondere i “buoni frutti” con il successo: la fecondità di una vita, in realtà, non può essere ridotta a un semplice calcolo utilitaristico o a una valutazione puramente umana.
Al termine di un viaggio inaspettato, in mezzo a frutti come spighe, viti, fichi, veniamo infine condotti di fronte a un albero piantato nel cuore delle Scritture: la croce di Gesù Cristo, frutto offerto per noi.
Ecco allora un libro intimo e realistico, ricco di spunti preziosi per una vita cristiana che sia autentica e radicata nella parola di Dio, un libro che, ponendo domande stimolanti, le affronta con saggezza e profondità. un libro che è esso stesso... un frutto gustoso e nutriente.

Recensioni

«Può darsi che la vita cristiana non sia altro che questo: permettere alla Parola di prendere corpo nella nostra vita» (p. 14): la profonda riflessione che dona al lettore Anne Lécu, religiosa domenicana e medico, da anni impegnata nel mondo del carcere, è un invito ad attendere con fiducia che nel cielo torni il sereno. La nostra speranza nasce dalla certezza che l’azione di Dio sulla vita dell’uomo è continua, e che lui non si stanca mai di operare meraviglie. Per ognuno di noi c’è un frutto promesso; ognuno a suo modo è destinato a portare frutto, impegnandosi a custodire una relazione, in primo luogo con Dio e poi con il prossimo.

Il Creatore, spesso in modo inaspettato e sorprendente, semina amore nel cuore dell’uomo, offrendogli la sua Parola, che lentamente germoglia in lui e genera un frutto interiore, spirituale, a volte nascosto. L’A. ci spinge a ricercare con attenzione i semi e le perle sommerse, invisibili ai più e ci invita a entrare in un’altra dimensione: quella del dono e della gratuità, diversa dalle logiche contabili terrene.

Lécu passa poi in rassegna i tre frutti simbolici della Bibbia: il fico, il grano e la vite. Il fico è un albero che compare nella Bibbia ed è legato alla conoscenza e allo studio della parola di Dio: «Coloro che sono in grande difficoltà, in una situazione di grande precarietà fisica, mentale o spirituale, sono la ricchezza del tempio e della Chiesa, e il concime del fico» (p. 65). La Parola salvifica e ristoratrice del Vangelo è rivolta in particolar modo a chi si sente perduto: chi soffre possiede il privilegio di capire immediatamente il messaggio del Signore, perché è vicino alla sua croce.

Nella Bibbia compare anche il sicomoro, un tipo di fico i cui fiori e frutti possono nutrire gli animali. Su di esso sale Zaccheo per vedere Gesù. Il capo dei pubblicani si rivela essere il frutto buono del sicomoro e assurge a simbolo di generosità, perché, incrociando lo sguardo amorevole di Gesù, si converte donando la metà dei suoi beni ai poveri.

Nella Bibbia compaiono anche i chicchi di grano e la terra che li accoglie per dare frutto e nutrire. Il seme, se è piantato nel terreno buono e fecondo, irrorato dalla forza dello Spirito, un giorno porterà frutto, ma occorrono pazienza e attesa, perché i tempi di Dio non sono i tempi dell’uomo.

La riflessione si sposta poi sulla vite, la cui uva darà il vino, e si passano in rassegna le parabole più significative, che ci insegnano che la vita non è mai sterile quando si accoglie la volontà del Padre. La vera vigna è una promessa escatologica che accompagna il destino di ogni creatura, perché manifesta ciò che accadrà, invitando l’uomo a fidarsi senza vedere né sapere subito se e quando la vigna porterà frutto: «Portare frutto, in Cristo, è la possibilità dell’evento, in quanto questo apre un possibile ancora sconosciuto, che non era già contenuto nel passato» (p. 131).

Poiché il frutto viene da Dio, la sterilità – il non portare frutto – è propria dell’uomo chiuso nel proprio io, che sceglie in piena libertà di allontanarsi da Dio. Ma il Signore rassicura e non abbandona mai l’uomo lasciandolo solo: «Del resto, è nel momento peggiore, quando non c’è più nulla da aspettarsi, quando il popolo è disperato, convinto della sua fine imminente, che la promessa di Dio assume tutto il suo peso» (p. 143).

Il libro si chiude con una meditazione sull’albero della vita nella Genesi, nell’Apocalisse e negli scritti sapienziali. Esso è identificato con il legno della croce, il cui frutto è Cristo, che ci dona la vera vita.


B. Grendene, in La Civitlà Cattolica vol. 4204 (4 aprile 2026) 478-479

Consigliati