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Persone transgender
Giuseppe Piva, Damiano Migliorini (edd.)

Persone transgender

Scienze, teologie, pastorali

Prezzo di copertina: Euro 22,00 Prezzo scontato: Euro 20,90
Collana: In-Oltre 10
ISBN: 978-88-399-0210-8
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 272
© 2026

In breve

Prefazione del card. Mimmo Battaglia

Un volume che colma un vuoto, rispondendo così all’interesse pubblico e istituzionale sul tema

Utilità pratica per la pastorale: indicazioni operative su accoglienza, linguaggio, liturgie e formazione, con taglio informato e non polemico

Autorevolezza e pluralità di voci specialistiche, clinici, teologi, antropologi

Descrizione

Le persone transgender sono migliaia solo in Italia e chiedono di essere ascoltate e riconosciute dalle comunità cristiane. Eppure, nel nostro Paese, la riflessione teologica è spesso rimasta indietro rispetto alle scienze, e la pastorale – di conseguenza – balbetta.
Questo volume, primo nel suo genere in Italia, prova a colmare quel ritardo con un approccio intenzionalmente transdisciplinare. Clinica, sociologia, antropologia culturale, filosofia, teologia morale, teologia biblica e teologia pastorale si interrogano insieme: non per costruire sintesi affrettate, ma per mantenere aperte le domande e lasciarsi provocare da saperi, sensibilità e vissuti plurali.
Le tre parti in cui si articola questo libro – scienze, teologie, pastorali – sono precedute da testimonianze di vita e di fede, perché prima delle idee vengono le persone (e le loro esperienze).
Non è un trattato ideologico né una raccolta di indicazioni operative. È uno strumento di lavoro, onesto ma anche provvisorio, per le comunità cristiane che vogliono coniugare ascolto autentico e pensiero teologico rigoroso. Perché le transidentità rappresentano una sfida che è urgente accogliere e affrontare.

Commento

Autrici e autori dei diversi contributi: Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri, Cristina Simonelli.

Recensioni

Ci sono libri che nascono per aggiungere un’altra opinione a un dibattito. E ce ne sono altri che arrivano perché, semplicemente, non è più possibile continuare a ignorare una domanda. Il libro Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali, curato da Damiano Migliorini e Giuseppe Piva, appartiene alla seconda categoria.

Pubblicato da Queriniana nel 2026, il volume raccoglie contributi scientifici, filosofici, teologici e pastorali per affrontare un ritardo evidente nella chiesa cattolica: mentre le persone transgender fanno già parte delle nostre famiglie e delle nostre comunità, la riflessione teologica italiana spesso fatica ancora a trovare parole adeguate e la pastorale, come riconoscono i curatori, continua a balbettare.

Il libro comincia proprio con le loro “Voci. Vite e racconti”. Prima delle definizioni, della clinica e della teologia vengono cioè le esperienze delle persone transgender. È già una scelta precisa: prima di parlare di qualcuno, provare almeno ad ascoltarlo.

Lo dice molto bene il cardinale Mimmo Battaglia nella prefazione: «Prima delle idee, vengono le persone. Persone da incontrare, da ascoltare, da accompagnare» (p. 6). Perché nella chiesa cattolica siamo stati spesso molto bravi a elaborare giudizi sulle persone transgender senza avere mai ascoltato una persona transgender raccontare la propria fede, il proprio corpo, la propria fatica o il proprio rapporto con Dio.

Quando entrano in gioco le scienze

La prima parte prova a fare un po’ di ordine senza pretendere di semplificare ciò che semplice non è.

Federico Sandri, psicoterapeuta e sessuologo clinico, affronta il tema dalla prospettiva clinica: identità, componenti biologiche e genetiche, dimensione psicologica e sociale, classificazioni diagnostiche, presa in carico multidisciplinare e paradigma biopsicosociale perché la persona non coincide con una diagnosi e neppure con una singola componente della propria identità.

Diego Lasio, psicologo, psicoterapeuta e docente di Psicologia sociale, cambia prospettiva e guarda agli effetti dello stigma. Parla di minority stress, salute e resilienza e soprattutto delle conseguenze prodotte dai contesti sociali che discriminano le persone transgender. È uno dei passaggi che trovo più utili anche pastoralmente. Quando incontriamo una persona che soffre, dovremmo domandarci non soltanto che cosa stia accadendo dentro di lei, ma anche quanto di quella sofferenza sia stato prodotto da ciò che le abbiamo fatto vivere intorno.

Giulia Longoni, filosofa e ricercatrice, porta invece il lettore dentro il dibattito tra femminismi, transfemminismo e intersezionalità. Il suo contributo parte dal femminismo nero e arriva alle discussioni contemporanee sull’identità di genere, senza fingere che dentro il movimento femminista non esistano tensioni e conflitti.

L’antropologa Marzia Mauriello allarga ancora lo sguardo. Il suo contributo mostra quanto le rappresentazioni del genere e del corpo cambino nella società. Queste pagine, almeno per me, fanno soprattutto una cosa: complicano salutariamente il quadro. E forse ne avevamo bisogno.

Quando anche la teologia deve lasciarsi interrogare

La seconda parte è quella che probabilmente interesserà maggiormente molti lettori di Gionata.

Il teologo morale Antonio Autiero nel suo contributo su “Persone transgender e morale cristiana. Verso un’etica dal volto umano” cerca di riportare il volto della persona transgender dentro una morale cristiana che troppe volte, soprattutto parlando di sessualità, è diventata un sistema di classificazioni prima ancora che un accompagnamento delle coscienze.

Carlo Casalone, gesuita, medico e teologo morale, affronta invece gli interrogativi che il gender pone all’antropologia cristiana. La domanda non è semplicemente scegliere tra “è tutto biologia” e “il corpo non conta nulla”, ma comprendere come corpo vissuto, coscienza, relazioni, cultura e identità personale possano essere pensati insieme.

Poi arriva Cristina Simonelli, teologa e patrologa, che in “Tra sospetto e alleanza. La trans/inquietudine delle teologie femministe” non nasconde le tensioni esistenti tra alcune correnti femministe e le esperienze transgender. Ma il punto interessante sta proprio in quella parola: alleanza. Il conflitto non deve necessariamente avere l’ultima parola.

Questa parte del libro ha un merito non piccolo: non presenta una teologia transgender già pronta. Lascia invece che le esperienze transgender facciano domande alla teologia. Ed è una differenza enorme.

Quando finalmente si arriva alla pastorale

La terza parte è la più breve, ma forse quella nella quale le questioni precedenti diventano più concrete.

Luisa Derouen, religiosa domenicana e accompagnatrice spirituale, racconta ciò che ha imparato in molti anni trascorsi accanto alle persone transgender. Qui le domande teologiche diventano incontri, preghiere, ferite e percorsi di fede. Ed è forse proprio questo ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno: persone che possano raccontare cosa accade quando smettiamo di discutere astrattamente e davanti a noi arriva semplicemente una persona che dice: questa è la mia vita, questa è la mia fede, aiutami a capire dove c’è Dio dentro tutto questo.

Il volume si conclude con Fabrizia Giacobbe, religiosa domenicana e accompagnatrice pastorale, e Giuseppe Piva, gesuita impegnato da anni nell’accompagnamento delle persone LGBT+. Nel loro contributo, il percorso passa attraverso il “maschio e femmina” della Genesi, gli eunuchi, la “terra di mezzo”, la sofferenza e il sensus fidei fidelium. In “Incontrare la persona” riflettono su come non si tratta soltanto di imparare parole più rispettose o di predisporre qualche indicazione pastorale, ma serve nella pastorale qualcosa di più difficile: cambiare postura.

Accompagnare significa rinunciare alla pretesa di stare sempre davanti, indicando agli altri la strada. A volte bisogna semplicemente camminare accanto.

Un libro che non offre una risposta sola

Una cosa va detta: gli autori non dicono tutti la stessa cosa. Le prospettive sono differenti e qualche passaggio può anche lasciare perplessi o aprire altre domande. Ma, a pensarci bene, è proprio questo il senso del libro.

Se davvero vogliamo affrontare seriamente il tema delle esperienze transgender nella Chiesa, non possiamo cominciare pretendendo che psicologi, antropologi, medici, teologi e persone transgender arrivino immediatamente alla stessa conclusione.

Occorre prima creare uno spazio nel quale possano ascoltarsi. Battaglia, nella prefazione, scrive una frase ancora più forte: «Nessuno è escluso dal cuore di Dio. Nessuna vita è estranea al mistero della salvezza». Per me è da qui che bisognerebbe cominciare.

Non significa che tutte le domande siano risolte. Significa però decidere da quale parte stare mentre le affrontiamo: davanti a una teoria oppure accanto a una persona. Alla fine della prefazione Battaglia augura che il volume susciti «non tanto consenso, quanto attenzione. Non tanto giudizio, quanto dialogo. Non tanto opinioni, quanto compassione». Mi sembra anche il modo migliore per leggere queste 272 pagine.

Perché dietro la parola “transgender” non ci sono anzitutto teorie da approvare o condannare. Ci sono persone che credono, pregano, amano, cercano Dio e, qualche volta, continuano ostinatamente a cercare anche una Chiesa nella quale sentirsi a casa.


In Progetto Gionata 9 agosto 2026

C’è il tema del patriarcato. C’è la maschilità tossica e il rapporto con il clericalismo. C’è il principio di pastoralità. C’è il mondo transgender analizzato alla luce dei principi del Vangelo e della vita di fede. C’è tutto questo e tanto altro ancora nella nuova teologia di genere che da alcuni anni si sforza di raccogliere le sfide che arrivano dal vissuto concreto delle persone, per offrire parole e proposte capaci di accogliere e di accompagnare senza condanne preventive e senza l’obbligo di uniformarsi a modelli perfetti solo sulle pagine dei manuali, ma fuori dalla realtà e dalla storia.

Attenzione: la teologia di genere non propone rivoluzioni dottrinali, non promuove l’abolizione della differenza maschio-femmina, non si batte per cancellare l’indissolubilità del matrimonio. Ma accoglie il rischio di inoltrarsi su territori ancora inesplorati o analizzati da un’unica prospettiva ormai diventata arcigna e vincolante, sollecita un discernimento ecclesiale più ampio e coraggioso, più rispettoso delle persone, più attento alla comprensione dei vissuti nella fedeltà all’essenza del Vangelo. Cosa deve fare allora la riflessione teologica di fronte a situazioni esistenziali che sembrano problematiche per la prassi della pastorale ordinaria?

«Offrire la possibilità di sostare. Di riflettere, di non fuggire, di non affrettarsi a definire, ma di rimanere fedelmente nella tensione del cercare». È quanto scrive il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella prefazione del volume Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali (Queriniana, pagine 272, euro 22), curato da Damiano Migliorini e dal gesuita Giuseppe Piva.

Un testo che mette da parte le interpretazioni ideologiche e, sulla base di un approccio interdisciplinare, si lascia provocare da quanto la sociologia, l’antropologia culturale, la filosofia, la teologia morale e quella biblica e pastorale hanno detto a proposito di un tema che, nella sua complessità umana e teologica, non può essere né banalizzato né ridotto a indebiti riduzionismi. Vanno in questa direzione i contributi autorevoli – di Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri e Cristiana Simonelli – che, soprattutto nella sezione “teologie” che qui ci interessa, mostrano l’urgenza di una rifondazione antropologica fondata sulla virtù del riconoscimento e sul dovere del rispetto di tutti, con l’obiettivo di aprire orizzonti più umanizzanti perché, come sottolinea ancora il cardinale Battaglia, «nessuna vita è estranea al mistero della salvezza. E ogni persona, ogni storia, anche quelle che ci sembrano lontane o difficili da comprendere, porta in sé la possibilità di una rivelazione.

La rivelazione di un Dio che si fa prossimo, che si lascia toccare, che abita le ferite, che non teme la carne fragile dei figli dell’uomo. Perché quella carne l’ha assunta, vissuta, trasfigurata». Un traguardo possibile anche oggi per tanti credenti segnati dalla fatica di dirsi cristiani ai margini della comunità? Sì, ma è indispensabile andare oltre gli stereotipi di un sistema che ostacola l’amore perché si insinua nella psiche delle persone, deforma il loro modo di pensare e di vedersi nelle loro identità maschili e femminili, avvelena le relazioni. Questo sistema si chiama patriarcato e rappresenta l’ostacolo più grande alla realizzazione di una civiltà dell’amore. Il motivo è semplice, una relazione d’amore si può concretizzare solo su un piano di parità nel rispetto e nella dignità personale, mentre il patriarcato che ragiona in termini gerarchici con uno sbilanciamento a favore del maschile, è la contraddizione più palese dell’amore e quindi del Vangelo. […]


L. Moia, in Avvenire 5 luglio 2026, 18

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