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Persone transgender
Giuseppe Piva, Damiano Migliorini (edd.)

Persone transgender

Scienze, teologie, pastorali

Prezzo di copertina: Euro 22,00 Prezzo scontato: Euro 20,90
Collana: In-Oltre 10
ISBN: 978-88-399-0210-8
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 272
© 2026

In breve

Prefazione del card. Mimmo Battaglia

Un volume che colma un vuoto, rispondendo così all’interesse pubblico e istituzionale sul tema

Utilità pratica per la pastorale: indicazioni operative su accoglienza, linguaggio, liturgie e formazione, con taglio informato e non polemico

Autorevolezza e pluralità di voci specialistiche, clinici, teologi, antropologi

Descrizione

Le persone transgender sono migliaia solo in Italia e chiedono di essere ascoltate e riconosciute dalle comunità cristiane. Eppure, nel nostro Paese, la riflessione teologica è spesso rimasta indietro rispetto alle scienze, e la pastorale – di conseguenza – balbetta.
Questo volume, primo nel suo genere in Italia, prova a colmare quel ritardo con un approccio intenzionalmente transdisciplinare. Clinica, sociologia, antropologia culturale, filosofia, teologia morale, teologia biblica e teologia pastorale si interrogano insieme: non per costruire sintesi affrettate, ma per mantenere aperte le domande e lasciarsi provocare da saperi, sensibilità e vissuti plurali.
Le tre parti in cui si articola questo libro – scienze, teologie, pastorali – sono precedute da testimonianze di vita e di fede, perché prima delle idee vengono le persone (e le loro esperienze).
Non è un trattato ideologico né una raccolta di indicazioni operative. È uno strumento di lavoro, onesto ma anche provvisorio, per le comunità cristiane che vogliono coniugare ascolto autentico e pensiero teologico rigoroso. Perché le transidentità rappresentano una sfida che è urgente accogliere e affrontare.

Commento

Autrici e autori dei diversi contributi: Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri, Cristina Simonelli.

Recensioni

L’editrice Queriniana ha il merito di offrire nella collana editoriale «InOltre» alcuni testi che approfondiscono sfide attuali “di frontiera”, su terreni spesso inesplorati e impervi anche nella realtà ecclesiale italiana. Una delle più recenti proposte editoriali è il libro di Damiano Migliorini e Giuseppe Piva Persone transgender, scienze, teologie, pastorali.

Con la prefazione del cardinale Mimmo Battaglia, il testo affronta in modo trasversale i temi che ruotano intorno all’identità di genere. Partendo da alcune sofferte ma autentiche testimonianze di persone transgender, il libro si snoda poi in modo multidisciplinare esaminando aspetti scientifici, teologici e pastorali.

Le questioni cliniche prendono in esame le influenze biologiche e psicologiche dell’identità di genere, non trascurando gli scenari sociali ed educativi sottesi. Dall’antropologia si accede all’etica e alla morale cristiana, superando rigidi e riduttivi criteri del magistero per aprirsi a una visione più integrale della persona e della vita.

Particolare rilevanza è riservata negli ultimi capitoli alla pastorale, dove l’accompagnamento spirituale risulta efficace quando le persone transgender, i loro vissuti e le loro storie diventano inclusivi e liberanti. Dall’intervista a suor Luisa Derouen, domenicana che dal 1999 ha seguito negli U.S.A. alcune centinaia di persone transgender e non binarie, ideando un programma di formazione, si passa poi a un cammino pastorale suggerito in Italia da suor Fabrizia Giacobbe e p. Pino Piva.

Molte le tematiche di riflessione, nel confronto con la Parola e nell’incontro con le persone, che si traducono poi in interrogativi e suggerimenti concreti per ambiti parrocchiali e diocesani. Unico nel panorama editoriale italiano, il libro è un invito all’approfondimento per molte realtà.

Per la realtà civile, quando superficialità e transfobia sono ancora presenti in ruoli istituzionali.

Per i genitori, che affrontano spesso con angoscia la prospettiva inattesa e talvolta devastante del coming out dei figli, angoli di mistero nella propria vita.

Per educatori e operatori pastorali ancora inamidati nei loro orientamenti tradizionali, incapaci talora di ascoltare, comprendere, includere e donare speranza.

Per tutti un cammino di discernimento, fedele al Vangelo ma aperto agli interrogativi di vita e di fede di chi, ancora invisibile, chiede di essere riconosciuto e accolto.


F. Fasciolo, in Gionata.org 28 settembre 2026

[…] The book exists only in Italian, and I have not read its 272 pages. You should weigh the book on what its authors and publisher say in public, not on hope.

The public record is serious. Damiano Migliorini, a philosopher of religion, wrote an earlier book on gender, philosophy and theology subtitled ‘complexity, against every ideology’. Piva has taught a course on pastoral ministry with LGBT+ people through the Religious Sciences Institute of Tuscany, and has written LGBTQ Catholics must be ‘free to live their faith’. The contributors include Sister Luisa Derouen, an American Dominican who spent two decades accompanying trans people and has written Catholics are called to believe transgender people. The Jesuit moral theologian Carlo Casalone, a writer for La Civiltà Cattolica, also contributes.

The publisher describes three sections, on sciences, theologies and pastoral practice, and names the problem plainly. Italian theological reflection ‘has often lagged behind the sciences, and pastoral care, as a result, stammers.’ Battaglia’s preface sets the order of priority in five words: ‘Before ideas come people.’ He writes of every person carrying ‘the possibility of a revelation’, and asks for accompaniment instead of judgment. […]


J. Masters, in Aussie Alt Christian 27 settembre 2026

Oltre le barricate ideologiche, l'ascolto e il Vangelo al centro: è la strada segnata dal libro Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali (Ed. Queriniana, Brescia 2026, pp. 272, €22), curato dal gesuita e operatore pastorale p. Giuseppe Piva e dal filosofo e docente di Filosofia Damiano Migliorini. In un dibattito sociale, teologico e pastorale spesso impantanato in schemi concettuali rigidi, il testo propone un metodo alternativo: non parla di temi ma di persone transidentitarie, a partire dalle loro vite. Il libro raccoglie la prefazione del cardinale arcivescovo di Napoli Mimmo Battaglia (per il quale «prima delle idee vengano le persone») e gli interventi di autrici e autori – Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri e Cristina Simonelli – i quali, a partire dalla propria disciplina, offrono alle comunità cristiane un rigoroso strumento per il discernimento.

Non dunque ricette preconfezionate: il testo interpella la riflessione teologica proprio a partire dal dato scientifico ed esperienziale. Ne emerge un invito stringente a rinnovare la prassi pastorale nel segno di un'accoglienza non giudicante, per una Chiesa capace di farsi casa accogliente per ogni persona.

Nella prefazione, il card. Battaglia invita a «non fuggire» e a vivere, anche nella Chiesa, un tempo nuovo, di ascolto e discernimento, di accompagnamento e non di giudizio, perché «nessuno è escluso dal cuore di Dio».

Il focus del card. Battaglia è la comunità cristiana; italiana in particolare, ma certamente anche la Chiesa universale. A partire dai frutti del Sinodo Universale e del Cammino Sinodale Italiano; ascoltando i discorsi del papa, Francesco prima e Leone oggi, mi pare che il card. Battaglia non si stia affatto sbagliando. La direzione di cammino che la Chiesa ha deciso di intraprendere mi pare ormai molto chiara: ascolto e non giudizio, per un opportuno discernimento che indichi alla Ch1esa le modalità opportune e necessarie di un vero accompagnamento delle persone di oggi. Anche nella Chiesa ci sono modalità da rivedere, categorie da "aggiornare" (nel senso dato a Giovanni XXIII a questo termine), prassi da riformare; ma di questo la Chiesa ne è consapevole e grazie al Cammino Sinodale se ne sta assumendo la responsabilità.

Sul tema dell'accoglienza delle persone omoaffettive e transgender, siamo davvero a un punto di svolta o ancora oggi dominano forze che resistono al cambiamento? Potrebbe la Chiesa cattolica, così come nel dibattito su migranti, povertà, pace, disarmo e clima, imporsi per una leadership morale alternativa a una società sempre più chiusa in battaglie identitarie e di retroguardia?

Anche nella Chiesa ci sono sacche di resistenza – economicamente e mediaticamente potenti – ma, appunto, sono "sacche" numericamente povere; povere anche evangelicamente, che hanno poca presa nella vita ordinaria delle comunità cristiane perché il loro interesse è fondamentalmente politico. La Chiesa ne sta prendendo sempre più consapevolezza e quindi distanza, oggi più che sempre; credo di poterlo dire proprio a partire dai temi che hai citato: migranti, povertà, pace, disarmo e clima, temi prioritari per il pontificato di Leone XIV. Per quanto riguarda le persone LGBT + (persone omoaffettive e transgender) si sono aperte importanti occasioni di discussione molto, ·molto esplicite (gruppo 9 del Sinodo Universale; il Cammino Sinodale Italiano e i nn. 30-31 del Documento di Sintesi) che fanno capire che nella Chiesa non si può più tornare indietro; si può solo andare avanti... magari con una marcia ancora ridotta, per ora, ma si può solo andare avanti. Le persone omoaffettive e transgender già dentro la Chiesa, magari in forma anonima, si stanno riappropriando ora della loro dignità battesimale ed ecclesiale, stanno emergendo, e stanno partecipando alla vita concreta delle comunità ecclesiali a tutti i livelli. I vescovi che hanno partecipato al Convegno nazionale degli operatori di pastorale con persone omoaffettive e transgender dello scorso 4 settembre hanno registrato questa emergenza ecclesiale.

Le storie di vita raccolte nel libro raccontano di fede, rinascita ma anche sofferenza. Raccontano spesso le difficoltà di famiglie, comunità e pastori che non hanno strumenti o rifiutano di accogliere il «desiderio di verità di sé» di queste persone. Cosa deve cambiare nella Chiesa, anche a livello di magistero, per sostenerne l'accompagnamento?

Credo di poter dire – e spero davvero di non essere smentito – che nella Chiesa in generale, e nelle chiese particolari, da parte dei pastori o degli operatori pastorali in senso più ampio, non ci sia malafede o chiusura ideologica nei riguardi delle persone omoaffettive e transgender in particolare. No, la mia esperienza di questi anni, invitato dai vescovi in giro per le diocesi italiane, mi convince di una disponibilità di fondo e desiderio di vicinanza e accompagnamento evangelico per tutti, anche per le persone omoaffettive e transgender, in particolare quelle che già appartengono alla comunità cristiana. Piuttosto constatiamo tanta, tanta ignoranza, mista a timore – fino a vera e propria paura – che i principi fondamentali della fede cristiana vengano messi in discussione.

È molto diffuso una idea sbagliata di "tradizione" che più che dei fondamenti della dottrina si nutre di pre-comprensioni culturali, prese come "verità di sempre" e immutabili, quando invece sono storicamente identificabili. Per questo è davvero urgentissima – per i nostri temi come anche per molti altri – una autentica formazione biblica. Ci siamo accorti di una profonda ignoranza della Sacra Scrittura, come se il rinnovamento biblico seguito al Vaticano II non ci fosse mai stato. Questo è molto pericoloso. E poi una profonda ignoranza dal punto di vista teologico e dottrinale, in particolare in ambito morale: molte persone che citano il Catechismo (e la Bibbia) contro una pastorale con persone omoaffettive e transgender non lo hanno letto, non lo hanno studiato e approfondito... Il deposito della fede cristiana è troppo importante per essere ridotto a slogan da lanciare contro le persone.

Ci sono certamente espressioni e categorie culturali sottese a certe affermazioni che devono essere "aggiornate" (nel senso dato a Giovanni XXIII a questo termine) perché possano rimanere fedeli e trasparenti alla verità del Vangelo, certo; ma in questo la Chiesa si sta assumendo la responsabilità grazie alla dinamica sinodale, ormai in moto. I documenti del magistero devono essere letti e studiati in modo approfondito, tenendo conto dei contesti culturali e sociali a cui volevano rispondere; io sono certo che in essi troviamo i veri fondamenti di una autentica pastorale con persone omoaffettive e transgender.

I pastori che non sanno accogliere e riconoscere la dignità umana e cristiana di queste persone – transgender in particolare – dovrebbero tornare ai fondamenti della fede, del Vangelo, che con una immensa sapienza non distingue mai, mai, l'Amore dalla Verità; la Misericordia dalla natura stessa di Dio.

In questo libro scienza, antropologia, filosofia, teologia, pastorale dialogano e si alimentano tra loro. Eppure sull'accoglienza delle persone omoaffettive e transgender, ma anche su altri temi (clima, vaccini, ecc.), spesso si ritiene che la fede debba contrapporti alla scienza per tutelare verità immutabili nel tempo...

Nella storia della Chiesa c'è sempre stata questa dialettica, soprattutto quando alcune persone di Chiesa si convincono che la missione della comunità cristiana sia la "difesa dei costumi" e si dimenticano l'evangelizzazione (che mette sempre in discussione i "costumi" culturali). Ricordiamo le fatiche di San Tommaso D'Acquino nel proporre "nuovi" paradigmi filosofici e culturali – meglio dire "diversi" visto che l'aristotelismo non era propriamente "nuovo" – rispetto al neoplatonismo imperante nella comprensione della fede cristiana del primo millennio. Le difficoltà del Sant'Uffizio nella questione "Galilei", nel poter comprendere che la Sacra Scrittura è una fonte viva per comprendere la vita e la realtà in relazione a Dio, una luce per l'esistenza, e non un trattato di cosmologia o di scienze naturali; e oggi anche il Vaticano ha il suo posto autorevole negli studi di Astronomia. Pensiamo ancora alle difficoltà da parte della Chiesa ad accogliere un metodo scientifico nell’intendere la Sacra Scrittura prima di tutto come testo letterario, espressione di culture diverse e molto specifiche; e come da questa nuova comprensione ne sia scaturita una ricchezza biblica spirituale e dottrinale importantissima.

La dialettica scienza-fede c'è sempre stata, e la Chiesa nella sua millenaria sapienza e prudenza se ne è sempre fatta carico... anche se dopo conflitti interni aspri con "morti e feriti", certo, questo lo dobbiamo ammettere.

Cosa c'è di nuovo oggi nel rapporto fede-scienza?

Oggi mi pare che anche sulla condizione biologica ed esistenziale delle persone transgender la Chiesa si stia rendendo conto d'essere ignorante, d'aver bisogno di conoscere, approfondire e quindi di contribuire con il suo sguardo prudente e attento alla dignità dell’essere umano in sé. Si rende conto di aver bisogno di riprendere e rileggere in modo efficace riferimenti biblici che sembravano ormai sorpassati e inutili, come quelli riferiti agli "eunuchi"; ma soprattutto sente di dover chiedere aiuto, in ambiti scientifici che non le competono direttamente, ma che sono importanti per una maggiore comprensione antropologica.

Mi pare di trovare nella Chiesa questo sano atteggiamento di fondo. Ci sono tuttavia molte resistenze, che provocano dolore e ingiustizie ma, come dicevo, questa dialettica c'è sempre stata. Alcuni individui, anche di Chiesa, hanno più a cuore posizioni di potere culturale, politico e sociale più che il Vangelo, ma questo c'è sempre stato; da parte mia ritengo che la Chiesa, la comunità cristiana universale fondata sul Vangelo, abbia chiara la sua missione, pur con le difficoltà storiche e culturali che sempre l'hanno caratterizzata.


G. Petrucci – P. Piva, in Adista 31 (19 settembre 2026), 14-15

Nel panorama editoriale italiano dedicato alle questioni di genere, Persone transgender: scienze, teologie e pastorali si distingue per un’impostazione insieme coraggiosa e prudente. Curato da Damiano Migliorini e Giuseppe Piva, il volume affronta un tema talvolta ridotto a slogan ideologici o a polarizzazioni mediatiche, scegliendo invece la via più difficile: quella dell’ascolto, del confronto tra discipline e della restituzione della complessità.

Fin dalle pagine introduttive emerge con chiarezza il metodo scelto dai curatori: parlare delle persone transgender significa anzitutto lasciare spazio alle loro esperienze concrete, evitando patologizzazioni e semplificazioni. Il libro, dopo la Prefazione del card. Mimmo Battaglia, si apre con alcune testimonianze personali e familiari – che restituiscono il peso esistenziale dei percorsi di transizione, delle difficoltà sociali e delle dinamiche di accoglienza o rifiuto – per poi passare a contributi teorici di carattere clinico, filosofico, antropologico e teologico. Per concludersi con due capitoli dedicati alla pastorale concreta: «L’accompagnamento spirituale per le persone transgender» e «Una nuova prospettiva pastorale, anche in Italia».

Uno degli aspetti più convincenti del volume è proprio questa pluralità di registri. Accanto alle riflessioni sul rapporto tra identità di genere, scienze umane e pensiero teologico, trovano spazio racconti di genitori e persone transgender che mostrano come la questione non possa essere affrontata soltanto in termini astratti. Ne emerge un quadro umano articolato, a volte segnato dalla sofferenza, ma anche dalla ricerca di riconoscimento, di riscatto, di linguaggio e di relazioni.

Particolarmente interessante è la scelta di collocare il dibattito all’interno di una prospettiva «transdisciplinare». Il libro non propone sintesi definitive né pretende di sciogliere tutte le tensioni teoriche e pastorali che attraversano oggi il tema delle identità trans. Al contrario, invita a considerare la necessità di un dialogo aperto tra medicina, psicologia, filosofia, diritto e teologia.

In questo senso il testo evita sia il tono apologetico sia quello polemico, preferendo un approccio argomentativo e documentato. Anche i contributi di taglio clinico si muovono in questa direzione. Interessante, per esempio, è l’insistenza sulla necessità di distinguere tra ascolto autentico della sofferenza e automatismi diagnostici o burocratici.

Il lavoro terapeutico viene presentato non come semplice conferma di identità predefinite, ma come accompagnamento competente e responsabile. Naturalmente, proprio per la vastità dei temi affrontati, i capitoli sono diversi nello stile: alcuni saggi hanno un taglio più specialistico, mentre altri privilegiano una scrittura divulgativa o testimoniale. Questa varietà, tuttavia, contribuisce a rendere il volume accessibile a pubblici differenti: studiosi, operatori pastorali, professionisti della salute mentale, ma anche lettori non specialisti interessati a comprendere meglio il dibattito contemporaneo sulle identità di genere.

Merita inoltre attenzione il modo in cui il libro affronta il rapporto tra esperienza religiosa e vissuti transgender. In un contesto culturale nel quale il confronto tra mondo ecclesiale e questioni di genere appare spesso irrigidito su posizioni contrapposte, il volume tenta di costruire uno spazio di discussione meno difensivo e più capace di ascolto reciproco.

Non si tratta di un testo militante né di un manifesto ideologico: il suo obiettivo sembra piuttosto quello di favorire una riflessione seria e documentata, nella convinzione che le acquisizioni antropologiche contemporanee richiedano strumenti interpretativi nuovi e maggiore attenzione alle biografie concrete. I differenti stili presenti nel testo sono il risultato inevitabile di un progetto che sceglie intenzionalmente di mettere in dialogo linguaggi diversi. La riflessione, inoltre, non nasconde nemmeno le tensioni, a volte anche generative, che attraversano filosofie e teologie, in particolare in rifermento al femminismo.

Persone transgender rappresenta quindi un contributo importante e aggiornato nel contesto italiano: propone uno spazio di riflessione informato e rispettoso, capace di restituire complessità a un tema che troppo spesso viene trattato in modo schematico. Un libro che può interessare non solo specialisti e operatori pastorali, ma anche lettori colti desiderosi di comprendere meglio una delle questioni antropologiche e sociali più discusse del presente.


In Il Regno Attualità 16/2026, 486

In tempi di risposte rapide e posizioni blindate, la voce del cardinale arcivescovo di Napoli, Mimmo Battaglia, risuona con una serenità poco comune e assolutamente evangelica, considerando il pensiero e la posizione della chiesa su questi temi. La sua prefazione al testo Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali (Giuseppe Piva – Damiano Migliorini, Queriniana, Brescia 2026), non intende chiudere il dibattito sulle identità trans, ma aprirlo a partire dalla prospettiva più esigente: l’ascolto. 

«C’è un tempo per ogni cosa sotto il cielo», scrive don Mimmo, richiamandosi alla saggezza biblica. E afferma chiaramente che questo è un tempo per fermarsi, per tacere, per accogliere domande profonde. In una chiesa spesso tentata dalla fretta di definire, questo invito alla pausa non è debolezza, ma una forma di coraggio spirituale. Perché ascoltare veramente significa esporsi, lasciarsi interpellare, rinunciare al controllo assoluto delle categorie. 

Battaglia descrive il nostro presente come «fragile e complesso», ma anche «fecondo». Non si tratta di una visione pessimistica, ma realistica e piena di speranza. La complessità non è un ostacolo alla fede, ma un’opportunità per purificarla dalle semplificazioni. In questo contesto, la chiesa – afferma – è chiamata a «rinnovare il suo sguardo sull’essere umano» ed a «attraversare nuove soglie senza perdere la sua anima». Questa espressione racchiude un’autentica teologia pastorale: fedeltà senza immobilismo, apertura senza perdita di identità. 

Il nucleo della sua proposta è chiaro: di fronte alla disforia di genere e alle identità transgender, l’obiettivo non è affrettarsi a giudicare, ma imparare ad accompagnare. «Un cammino non di giudizio, ma di accompagnamento», afferma. Non si tratta di una parola d’ordine superficiale, ma di una rilettura diretta del modo in cui Gesù si relazionava con le persone. 

Cristo non ha mai trasformato la complessità umana in un motivo di esclusione. Al contrario, l’ha resa il luogo privilegiato dell’incontro. «Non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). E ancora: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,7). In entrambi i casi, Gesù sposta l’attenzione dalla condanna alla misericordia. 

In quest’ottica, don Mimmo afferma con forza: «Nessuno è escluso dal cuore di Dio». Questa convinzione infrange ogni tentazione di ridurre la cura pastorale a schemi rigidi. Il vangelo lo conferma: «Venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi darò riposo» (Mt 11,28). Non ci sono precondizioni, né filtri: solo un invito universale. 

Il valore della prefazione risiede anche nel suo rifiuto di risposte semplicistiche. Il libro che presenta riunisce voci provenienti dalla scienza, dalla psicologia, dall’antropologia, dalla teologia e dalla pastorale. Non c’è un unico linguaggio, né un’unica prospettiva. E questo è una ricchezza, perché la realtà umana non può rinchiudersi in un unico punto di vista. 

Battaglia ci invita a rimanere «nella tensione della ricerca». In un mondo che premia la certezza immediata, la chiesa è chiamata a sostenere la domanda aperta, a non chiudere prematuramente i processi. Ciò richiede maturità spirituale e umiltà intellettuale. 

Alcuni potrebbero vedere in questa posizione una mancanza di chiarezza. Tuttavia, è vero il contrario. Solo coloro che sono profondamente radicati nel Vangelo possono permettersi di non aver paura delle domande. La fede autentica non si difende chiudendosi, ma aprendosi. 

Don Mimmo colloca inoltre il dibattito nella sua dimensione concreta: le vite reali.  Non parla di teorie astratte, ma di persone con storie, ferite e speranze. E qui il Vangelo torna a essere il principio guida: «In verità vi dico: tutto ciò che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Ignorare la sofferenza altrui non è neutralità, è una forma di cecità spirituale. 

Per questo, la sua insistenza su un «ascolto rispettoso e attento» non è facoltativa, ma essenziale. Ascoltare non significa accettare tutto acriticamente, ma piuttosto riconoscere che l’altro ha qualcosa da rivelare. Come ci ricorda Gesù: «Il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27). In altre parole, la norma non può mai sopraffare la persona. 

«Ogni persona, ogni storia - anche quelle che sembrano lontane o difficili da comprendere - porta con sé la possibilità di una rivelazione», scrive Battaglia. Questa affermazione apre una prospettiva profondamente cristiana: Dio si manifesta non solo in ciò che è perfetto, ma anche in ciò che è fragile, incompiuto e alla ricerca di senso. 

In queste parole c’è una teologia dell’incarnazione vissuta fino alle sue ultime conseguenze. Un Dio che «abita nelle ferite» non può essere annunciato a partire dalla distanza e dal giudizio. Può essere testimoniato solo a partire dalla vicinanza. 

Il gesto di don Mimmo, dunque, va oltre un semplice prologo. È una presa di posizione pastorale. Non offre soluzioni chiuse, ma piuttosto un metodo: ascoltare, discernere e accompagnare. Un metodo profondamente evangelico. 

In una chiesa che cerca il suo posto nel mondo contemporaneo, voci come la sua sono imprescindibili. Non perché abbiano tutte le risposte, ma perché indicano il cammino corretto per trovarle. 

Il vero coraggio oggi non sta nel parlare più forte, ma nell’ascoltare più profondamente. E in questo senso, don Mimmo Battaglia sta offrendo una lezione necessaria: quella di una fede che non teme la complessità, perché sa che anche in mezzo ad essa Dio continua ad agire e a rivelarsi in ogni essere umano.


In Alzogliocchiversoilcielo.com 13 settembre 2026

«La Chiesa non si ponga in una posizione di giudizio ma piuttosto accompagni il cammino dei trans». È quanto sottolinea il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, in un contributo per il libro Persone transgender (Queriniana) rilanciato dal sito per la pastorale Lgbt del gesuita americano padre James Martin. Per Battaglia si tratta di «un tema complesso e delicato» e il libro offre «un'opportunità: quella di fermarsi. Di riflettere, non di fuggire, non di affrettarsi a definire, ma di rimanere fedelmente nella tensione della ricerca. Il tema della disforia di genere, delle identità transgender e delle esperienze di vita che non si conformano ai modelli tradizionali solleva interrogativi profondi. Anche per la Chiesa». Per l'arcivescovo occorre un ascolto «rispettoso e attento. Un cammino che non sia di giudizio, ma di accompagnamento. Nessuno è escluso dal cuore di Dio».

Il cardinale sottolinea ancora che «prima delle idee ci sono le persone. Persone da incontrare, da ascoltare, da accompagnare. Con la saggezza della Chiesa, con la forza della carità, con la bellezza della Parola, con la tenerezza della cura». Quindi è necessario «non tanto consenso quanto attenzione. Non tanto giudizio quanto dialogo. Non tanto opinioni quanto compassione. Perché è solo su questo terreno che può crescere un vero ministero pastorale: un ministero capace di verità e tenerezza, di coerenza e apertura, di fedeltà al Vangelo e di vicinanza alla condizione umana».


In La Repubblica – Napoli 4 settembre 2026

Ci sono libri che nascono per aggiungere un’altra opinione a un dibattito. E ce ne sono altri che arrivano perché, semplicemente, non è più possibile continuare a ignorare una domanda. Il libro Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali, curato da Damiano Migliorini e Giuseppe Piva, appartiene alla seconda categoria.

Pubblicato da Queriniana nel 2026, il volume raccoglie contributi scientifici, filosofici, teologici e pastorali per affrontare un ritardo evidente nella chiesa cattolica: mentre le persone transgender fanno già parte delle nostre famiglie e delle nostre comunità, la riflessione teologica italiana spesso fatica ancora a trovare parole adeguate e la pastorale, come riconoscono i curatori, continua a balbettare.

Il libro comincia proprio con le loro “Voci. Vite e racconti”. Prima delle definizioni, della clinica e della teologia vengono cioè le esperienze delle persone transgender. È già una scelta precisa: prima di parlare di qualcuno, provare almeno ad ascoltarlo.

Lo dice molto bene il cardinale Mimmo Battaglia nella prefazione: «Prima delle idee, vengono le persone. Persone da incontrare, da ascoltare, da accompagnare» (p. 6). Perché nella chiesa cattolica siamo stati spesso molto bravi a elaborare giudizi sulle persone transgender senza avere mai ascoltato una persona transgender raccontare la propria fede, il proprio corpo, la propria fatica o il proprio rapporto con Dio.

Quando entrano in gioco le scienze

La prima parte prova a fare un po’ di ordine senza pretendere di semplificare ciò che semplice non è.

Federico Sandri, psicoterapeuta e sessuologo clinico, affronta il tema dalla prospettiva clinica: identità, componenti biologiche e genetiche, dimensione psicologica e sociale, classificazioni diagnostiche, presa in carico multidisciplinare e paradigma biopsicosociale perché la persona non coincide con una diagnosi e neppure con una singola componente della propria identità.

Diego Lasio, psicologo, psicoterapeuta e docente di Psicologia sociale, cambia prospettiva e guarda agli effetti dello stigma. Parla di minority stress, salute e resilienza e soprattutto delle conseguenze prodotte dai contesti sociali che discriminano le persone transgender. È uno dei passaggi che trovo più utili anche pastoralmente. Quando incontriamo una persona che soffre, dovremmo domandarci non soltanto che cosa stia accadendo dentro di lei, ma anche quanto di quella sofferenza sia stato prodotto da ciò che le abbiamo fatto vivere intorno.

Giulia Longoni, filosofa e ricercatrice, porta invece il lettore dentro il dibattito tra femminismi, transfemminismo e intersezionalità. Il suo contributo parte dal femminismo nero e arriva alle discussioni contemporanee sull’identità di genere, senza fingere che dentro il movimento femminista non esistano tensioni e conflitti.

L’antropologa Marzia Mauriello allarga ancora lo sguardo. Il suo contributo mostra quanto le rappresentazioni del genere e del corpo cambino nella società. Queste pagine, almeno per me, fanno soprattutto una cosa: complicano salutariamente il quadro. E forse ne avevamo bisogno.

Quando anche la teologia deve lasciarsi interrogare

La seconda parte è quella che probabilmente interesserà maggiormente molti lettori di Gionata.

Il teologo morale Antonio Autiero nel suo contributo su “Persone transgender e morale cristiana. Verso un’etica dal volto umano” cerca di riportare il volto della persona transgender dentro una morale cristiana che troppe volte, soprattutto parlando di sessualità, è diventata un sistema di classificazioni prima ancora che un accompagnamento delle coscienze.

Carlo Casalone, gesuita, medico e teologo morale, affronta invece gli interrogativi che il gender pone all’antropologia cristiana. La domanda non è semplicemente scegliere tra “è tutto biologia” e “il corpo non conta nulla”, ma comprendere come corpo vissuto, coscienza, relazioni, cultura e identità personale possano essere pensati insieme.

Poi arriva Cristina Simonelli, teologa e patrologa, che in “Tra sospetto e alleanza. La trans/inquietudine delle teologie femministe” non nasconde le tensioni esistenti tra alcune correnti femministe e le esperienze transgender. Ma il punto interessante sta proprio in quella parola: alleanza. Il conflitto non deve necessariamente avere l’ultima parola.

Questa parte del libro ha un merito non piccolo: non presenta una teologia transgender già pronta. Lascia invece che le esperienze transgender facciano domande alla teologia. Ed è una differenza enorme.

Quando finalmente si arriva alla pastorale

La terza parte è la più breve, ma forse quella nella quale le questioni precedenti diventano più concrete.

Luisa Derouen, religiosa domenicana e accompagnatrice spirituale, racconta ciò che ha imparato in molti anni trascorsi accanto alle persone transgender. Qui le domande teologiche diventano incontri, preghiere, ferite e percorsi di fede. Ed è forse proprio questo ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno: persone che possano raccontare cosa accade quando smettiamo di discutere astrattamente e davanti a noi arriva semplicemente una persona che dice: questa è la mia vita, questa è la mia fede, aiutami a capire dove c’è Dio dentro tutto questo.

Il volume si conclude con Fabrizia Giacobbe, religiosa domenicana e accompagnatrice pastorale, e Giuseppe Piva, gesuita impegnato da anni nell’accompagnamento delle persone LGBT+. Nel loro contributo, il percorso passa attraverso il “maschio e femmina” della Genesi, gli eunuchi, la “terra di mezzo”, la sofferenza e il sensus fidei fidelium. In “Incontrare la persona” riflettono su come non si tratta soltanto di imparare parole più rispettose o di predisporre qualche indicazione pastorale, ma serve nella pastorale qualcosa di più difficile: cambiare postura.

Accompagnare significa rinunciare alla pretesa di stare sempre davanti, indicando agli altri la strada. A volte bisogna semplicemente camminare accanto.

Un libro che non offre una risposta sola

Una cosa va detta: gli autori non dicono tutti la stessa cosa. Le prospettive sono differenti e qualche passaggio può anche lasciare perplessi o aprire altre domande. Ma, a pensarci bene, è proprio questo il senso del libro.

Se davvero vogliamo affrontare seriamente il tema delle esperienze transgender nella Chiesa, non possiamo cominciare pretendendo che psicologi, antropologi, medici, teologi e persone transgender arrivino immediatamente alla stessa conclusione.

Occorre prima creare uno spazio nel quale possano ascoltarsi. Battaglia, nella prefazione, scrive una frase ancora più forte: «Nessuno è escluso dal cuore di Dio. Nessuna vita è estranea al mistero della salvezza». Per me è da qui che bisognerebbe cominciare.

Non significa che tutte le domande siano risolte. Significa però decidere da quale parte stare mentre le affrontiamo: davanti a una teoria oppure accanto a una persona. Alla fine della prefazione Battaglia augura che il volume susciti «non tanto consenso, quanto attenzione. Non tanto giudizio, quanto dialogo. Non tanto opinioni, quanto compassione». Mi sembra anche il modo migliore per leggere queste 272 pagine.

Perché dietro la parola “transgender” non ci sono anzitutto teorie da approvare o condannare. Ci sono persone che credono, pregano, amano, cercano Dio e, qualche volta, continuano ostinatamente a cercare anche una Chiesa nella quale sentirsi a casa.


In Progetto Gionata 9 agosto 2026

C’è il tema del patriarcato. C’è la maschilità tossica e il rapporto con il clericalismo. C’è il principio di pastoralità. C’è il mondo transgender analizzato alla luce dei principi del Vangelo e della vita di fede. C’è tutto questo e tanto altro ancora nella nuova teologia di genere che da alcuni anni si sforza di raccogliere le sfide che arrivano dal vissuto concreto delle persone, per offrire parole e proposte capaci di accogliere e di accompagnare senza condanne preventive e senza l’obbligo di uniformarsi a modelli perfetti solo sulle pagine dei manuali, ma fuori dalla realtà e dalla storia.

Attenzione: la teologia di genere non propone rivoluzioni dottrinali, non promuove l’abolizione della differenza maschio-femmina, non si batte per cancellare l’indissolubilità del matrimonio. Ma accoglie il rischio di inoltrarsi su territori ancora inesplorati o analizzati da un’unica prospettiva ormai diventata arcigna e vincolante, sollecita un discernimento ecclesiale più ampio e coraggioso, più rispettoso delle persone, più attento alla comprensione dei vissuti nella fedeltà all’essenza del Vangelo. Cosa deve fare allora la riflessione teologica di fronte a situazioni esistenziali che sembrano problematiche per la prassi della pastorale ordinaria?

«Offrire la possibilità di sostare. Di riflettere, di non fuggire, di non affrettarsi a definire, ma di rimanere fedelmente nella tensione del cercare». È quanto scrive il cardinale Domenico Battaglia, arcivescovo di Napoli, nella prefazione del volume Persone transgender. Scienze, teologie, pastorali (Queriniana, pagine 272, euro 22), curato da Damiano Migliorini e dal gesuita Giuseppe Piva.

Un testo che mette da parte le interpretazioni ideologiche e, sulla base di un approccio interdisciplinare, si lascia provocare da quanto la sociologia, l’antropologia culturale, la filosofia, la teologia morale e quella biblica e pastorale hanno detto a proposito di un tema che, nella sua complessità umana e teologica, non può essere né banalizzato né ridotto a indebiti riduzionismi. Vanno in questa direzione i contributi autorevoli – di Antonio Autiero, Carlo Casalone, Luisa Derouen, Fabrizia Giacobbe, Diego Lasio, Giulia Longoni, Marzia Mauriello, Federico Sandri e Cristiana Simonelli – che, soprattutto nella sezione “teologie” che qui ci interessa, mostrano l’urgenza di una rifondazione antropologica fondata sulla virtù del riconoscimento e sul dovere del rispetto di tutti, con l’obiettivo di aprire orizzonti più umanizzanti perché, come sottolinea ancora il cardinale Battaglia, «nessuna vita è estranea al mistero della salvezza. E ogni persona, ogni storia, anche quelle che ci sembrano lontane o difficili da comprendere, porta in sé la possibilità di una rivelazione.

La rivelazione di un Dio che si fa prossimo, che si lascia toccare, che abita le ferite, che non teme la carne fragile dei figli dell’uomo. Perché quella carne l’ha assunta, vissuta, trasfigurata». Un traguardo possibile anche oggi per tanti credenti segnati dalla fatica di dirsi cristiani ai margini della comunità? Sì, ma è indispensabile andare oltre gli stereotipi di un sistema che ostacola l’amore perché si insinua nella psiche delle persone, deforma il loro modo di pensare e di vedersi nelle loro identità maschili e femminili, avvelena le relazioni. Questo sistema si chiama patriarcato e rappresenta l’ostacolo più grande alla realizzazione di una civiltà dell’amore. Il motivo è semplice, una relazione d’amore si può concretizzare solo su un piano di parità nel rispetto e nella dignità personale, mentre il patriarcato che ragiona in termini gerarchici con uno sbilanciamento a favore del maschile, è la contraddizione più palese dell’amore e quindi del Vangelo. […]


L. Moia, in Avvenire 5 luglio 2026, 18

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