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Nel nome dello Spirito
Michael Böhnke

Nel nome dello Spirito

Un profilo della Trinità in chiave di pneumatologia pratica

Prezzo di copertina: Euro 34,00 Prezzo scontato: Euro 32,30
Collana: Biblioteca di teologia contemporanea 223
ISBN: 978-88-399-3623-3
Formato: 15,7 x 23 cm
Pagine: 224
Titolo originale: Geist-bewegte Gottesrede. Pneumatologische Zugänge zur Trinität
© 2024

In breve

«Questa riformulazione pneumatologica della dottrina sulla Trinità si caratterizza non solo per la serietà e il rigore formale, ma anche per la grande densità di contenuti e di spunti di riflessione che fornisce» (Dominik Lorenz).

Un testo di autentica teologia: tanto nelle analisi che dispiega, quanto nel metodo con cui fonda il ragionamento.

Descrizione

La teologia cristiana occidentale ha ignorato per secoli lo Spirito santo o l’ha relegato all’interiorità della persona. Con questo lavoro, Böhnke punta a recuperare quel deficit che si è verificato tanto nella riflessione quanto nella prassi cristiana. Per farlo, ricorre a una pneumatologia pratica e a una cristologia basata sulla teologia biblica, analizzando la spiritualità della pratica di Gesù e il significato del “dire nello Spirito” di marca paolina.
Böhnke sviluppa così una dottrina della Trinità che risulta innovativa e rilevante, in quanto, anziché presentarsi come speculazione metafisica, si propone come dottrina pratica dell’opera definitiva e universale dello Spirito nel mondo.
La dottrina su Dio e la riflessione sul suo autorivelarsi nella storia, allora, si arricchiscono convintamente della dimensione dello Spirito. Al tempo stesso, il discorso teologico guadagna in responsabilità e credibilità agli occhi del contesto odierno. Alla comunicazione del vangelo cristiano vengono insomma aperte vie affidabili, spalancando nuove possibilità per una comprensione convincente.
«Questa riformulazione pneumatologica della dottrina sulla Trinità si caratterizza non solo per la serietà e il rigore formale, ma anche per la grande densità di contenuti e di spunti di riflessione che fornisce» (D. Lorenz).

Recensioni

La «pneumatologica pratica», già sperimentata dal teologo tedesco Michael Böhnke, docente di teologia sistematica a Wuppertal, sul versante di una comprensione teologico-sistematica della chiesa e dell'agire umano, diventa qui il principio guida per un discorso teologicamente fondato e razionalmente responsabile sulla fede cristiana nel Dio uno e trino. Anche se l'espressione «pneumatologia pratica» non compare di per sé nel titolo originale dell'opera che parla piuttosto di «accessi pneumatologici alla Trinità» – Geistbewegte Gottesrede. Pneumatologische Zugange zur Trinität – nondimeno essa innerva il presente saggio, volto a rendere ragione dell'«importanza costitutiva dello Spirito Santo nell'evento e nella comprensione dell'autorivelazione di Dio» (p.14); non tanto come studio erudito sul tema, quanto piuttosto per tentare di «rianimare il discorso teologico, nel doppio senso della parola: quello di darvi un nuovo inizio e quello di riattivarlo» (p. 49). Ora, tale obiettivo non lo si raggiunge limitandosi a elaborare un trattato autonomo di dottrina pneumatologica, come talvolta si rischia di fare nel piano di studi di qualche Facoltà teologica; si tratta piuttosto di «ricostruire in prospettiva economico-salvifica la dottrina stessa della Trinità, come conseguenza di una cristologia non dimentica dello Spirito» (p. 29).

Lo studio non si propone, quindi, di comprendere lo Spirito Santo a partire dalla tradizionale teologia delle "missioni" del Figlio e dello Spirito dal Padre, ma piuttosto di comprendere la Trinità a partire dalla prospettiva della pneumatologica pratica; proprio perché lo Spirito può essere percepito non solo nell'interiorità, ma anche nell'agire, nel relazionarsi e nel soffrire dèlle persone; in particolare, in quella che Böhnke chiama «direzionalità scenica (lo "spirito" che anima un'azione; una prassi di vita)della realtà storica di Gesù» (p. 39).

Il primo capitolo – Oblio dello Spirito e crisi di Dio (pp. 7-49) – alla luce della crisi di Dio in epoca moderna e contemporanea, causata dall'oblio dell'essere e della sofferenza, presenta le due questioni di fondo: la sfida pneumatologica (anche l'evento della croce, in quanto conseguenza della prassi di vita di Gesù, è connotato dallo Spirito Santo) e il problema ermeneutico (la possibilità da parte del soggetto umano di accedere allo Spirito di Dio, visto che solo mediante esso è possibile riconoscere l'identità divina del Crocifisso: cf. 1 Cor 12,3).

A seguire, sono quattro le tappe attraverso le quali Böhnke tenta di realizzare il progetto di una dottrina della Trinità non dimentica dello Spirito. Anzitutto, una presentazione della Prassi di Gesù determinata dallo Spirito: questo il titolo del secondo capitolo (pp. 51-133), il più ampio dell'opera, dove si offre un (as)saggio di teologia del Nuovo Testamento, in particolare della pneumatologia paolina e giovannea, efficacemente coadiuvata dall'analisi della Crocifissione di Paulus Pontius (1631). Böhnke propone così una ricostruzione pneumatologica dell'evento della croce e della prassi di Gesù, risalendo fino al battesimo e al concepimento: lo Spirito configura lo stile di vita di Gesù come pro-esistenza, vale a dire come dedizione della vita fino alla fine, fondata sulla promessa della fedeltà incondizionata di Dio.

In secondo luogo, un capitolo più agile – Il dire nello Spirito (pp. 135-148) – affronta il problema ermeneutico espresso in 1 Cor 12,3: «Nessuno può dire "Gesù è Signore!", se non nello Spirito Santo». Riconoscere l'identità divina di Gesù – la verità di Dio che avviene nella storia – è possibile soltanto in virtù dello Spirito, nel dialogo con il Dio fedele alla promessa di vita eterna: più precisamente, nell'invocazione dello Spirito di verità.

Il capitolo successivo – Dalla pneumatologia pratica alla trinitaria. Ricavare qualcosa per la pratica (pp. 149-178) – cerca di dare voce effettiva a una dottrina della Trinità non dimentica dello Spirito. È vero che la dottrina della Trinità è sotto il profilo pratico del tutto inutile (Kant), o non è vero piuttosto che proprio dalla sfera pratica è possibile ricavare qualcosa per la dottrina della Trinità? Se l'effusione dello Spirito si fonda sulla fedeltà incondizionata di Dio, si diventa certi di essa nella preghiera, la quale non può non sfociare nell'azione. Tutto questo avviene precisamente nello Spirito, il quale «rende possibile riconoscere nell'altro la presenza di Dio e in questo modo rende possibile una riformulazione della dottrina della Trinità sensibile alla sofferenza»; infatti «lo Spirito Santo in quanto persona è la presenza permanente di Dio nell'altro, in tutti coloro ai quali è negata la dignità di persone. Egli si rende presente nel rivolgersi all'altro» (p. 169).

L’ultimo passaggio – Fedeltà al mondo o struttura dell'essere? (pp. 179-190) – riprende a mo' di sintesi il problema epistemologico. In dialogo critico con le tesi di «ontologia trinitaria» di Klaus Hemmerle e sviluppando alcune intuizioni di László Tengelyi e di Inga Römer, Böhnke propone una comprensione della teologia come «metafisica pratico-dogmatica»: «Assumendo come punto di partenza il mondo come "fatto originario'', alla domanda su Dio si dovrebbe rispondere non con una metafisica di tipo ontologico, ma – collegandosi a Gv 17,21 – con una metafisica del mondo», che assuma cioè «come punto di partenza la necessità fenomenologica del "fatto" del mondo» (p. 181). Ora, tale assunzione, quale atto libero del soggetto, «conduce a una fede motivata praticamente e determinata dallo Spirito», che non si occupa tanto del «senso teoretico dell'essere, quanto piuttosto del suo senso pratico, di come va la vita» (p. 184). In definitiva, la pneumatologia pratica a partire dalla percezione dello Spirito nella prassi di vita di Gesù intesa come proesistenza incondizionata e gratuita, nonché grazie al dono e nell'invocazione da parte del credente dello Spirito di verità, permette di cogliere il significato pratico della dottrina della Trinità, che consiste nel fatto che essa «apre al mondo la via della vita», nel senso che «promuove le forze creative della vita», orientando «alla libertà, alla pace, alla giustizia, alla sollecitudine e all'attenzione verso gli altri» (p. 189).

Un'ultima annotazione: mentre Böhnke dimostra ampia conoscenza e assidua frequentazione di un gran numero di teologi di lingua tedesca, sia cattolici che protestanti, colpisce la totale assenza di autori italiani; uno su tutti, vista la pertinenza del tema, Piero Coda.


G. Depeder, in CredereOggi 6/2025, 175-178

Paolo è categorico sulla dimensione pneumatologica della confessione cristologica: «Nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: “Gesù è anàtema!”; e nessuno può dire: “Gesù è Signore!”, se non sotto l’azione dello Spirito santo» (1 Cor 12,3). Per questo motivo, l’oblio dello Spirito ha delle ripercussioni inevitabili sulla fede cristologica e sulla dottrina di Dio in genere. È questa la prima tesi che apre la riflessione di Michael Böhnke nel saggio Nel nome dello Spirito. Un profilo della Trinità in chiave di pneumatologia pratica presentato in una traduzione italiana dal tedesco a cura dei tipi della Queriniana per la collana «Biblioteca di teologia contemporanea» (223).

L’idea principale di questo volume impegnativo e meticoloso è di proporre un rinnovamento del discorso teologico sulla Trinità attraverso una prospettiva pneumatologica pratica, che superi l’oblio dello Spirito Santo spesso riscontrato nella teologia. L’a. argomenta che una comprensione della Trinità che non dimentichi lo Spirito Santo deve partire dalla prassi di Gesù «determinata dallo Spirito» e dalla percezione dell’opera dello Spirito nell’agire umano, ricollegandosi alle testimonianze bibliche dell’autorivelazione divina. Questa rilettura pneumatologica mira a dimostrare la rilevanza pratica della dottrina trinitaria per affrontare la «crisi di Dio» nel mondo contemporaneo, concependola come teologia della fedeltà incondizionata di Dio al mondo.

Per l’autore, i due temi appena accennati – l’oblio dello Spirito e la crisi di Dio nell’era contemporanea – sono strettamente associati. Da qui, lo scopo che si prefigge è quello di dimostrare l’importanza costitutiva dello Spirito Santo nell’evento e nella comprensione dell’autorivelazione divina.

Nella prospettiva biblica, l’a. critica una comprensione puramente «logomonistica» dell’autocomunicazione divina si impegna a ripensare «una cristologia non dimentica dello Spirito» perché solo a partire da una tale cristologia sarà possibile una riformulazione pneumatologica della dottrina della Trinità. Tale progetto è fondato biblicamente giacché «la realtà storica di Gesù non si lascia comprendere solo attraverso ciò che egli dice e fa, ma si lascia anche comprendere nella sua direzionalità come determinata dallo Spirito di Dio». Per questo motivo, l’a. auspica una «cristologia relazionale dello Spirito» che, attraverso una rilettura pratico-pneumatologica della realtà storica di Gesù, possa superare il divario tra affermazioni storiche e ontologiche.

I dati biblici definiscono anche la prospettiva epistemologica, in modo tale che «la validità dell’affermazione – centrale per la teologia trinitaria – che il Figlio è uno nella sostanza con il Padre non può essere sostenuta indipendentemente dall’atto dossologico della glorificazione dello Spirito – genitivo soggettivo e oggettivo». In altri termini, l’a. manifesta la centralità dello Spirito nell’atto di “dire” la fede in Gesù come Signore (1 Cor 12,3).

Oltre ai riferimenti biblici, l’a. si rifà anche alla prospettiva di san Massimo il Confessore, il quale con la sua espressione «umano in un modo divino» suggerisce una profonda compenetrazione tra l’umanità e la divinità, resa possibile dall’azione dello Spirito Santo. La capacità di «dire nello Spirito» e di riconoscere la verità è intrinsecamente legata a questa partecipazione alla natura divina resa possibile dallo Spirito Santo. La dimensione epistemologica non si limita allora al sapere, ma a un’esperienza concreta dello Spirito nella vita ecclesiale e individuale.

È soprattutto in quest’ultima prospettiva che la presente opera di Böhnke si ricollega ai suoi precedenti lavori sull’ecclesiologia pneumatologica e sulla pneumatologia pratica (recensiti in passato su questo blog), nei quali aveva già esplorato il significato fondamentale dello Spirito Santo nell’agire della Chiesa e nell’azione umana.

La presente opera si configura come un ulteriore sviluppo di queste riflessioni, applicate specificamente alla dottrina trinitaria. È come se fosse il “volet” teoretico e dogmatico della teologia pratica presentata precedentemente.


R. Cheaib, in Theologhia.com 20 marzo 2025

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