La «pneumatologica pratica», già sperimentata dal teologo tedesco Michael Böhnke, docente di teologia sistematica a Wuppertal, sul versante di una comprensione teologico-sistematica della chiesa e dell'agire umano, diventa qui il principio guida per un discorso teologicamente fondato e razionalmente responsabile sulla fede cristiana nel Dio uno e trino. Anche se l'espressione «pneumatologia pratica» non compare di per sé nel titolo originale dell'opera che parla piuttosto di «accessi pneumatologici alla Trinità» – Geistbewegte Gottesrede. Pneumatologische Zugange zur Trinität – nondimeno essa innerva il presente saggio, volto a rendere ragione dell'«importanza costitutiva dello Spirito Santo nell'evento e nella comprensione dell'autorivelazione di Dio» (p.14); non tanto come studio erudito sul tema, quanto piuttosto per tentare di «rianimare il discorso teologico, nel doppio senso della parola: quello di darvi un nuovo inizio e quello di riattivarlo» (p. 49). Ora, tale obiettivo non lo si raggiunge limitandosi a elaborare un trattato autonomo di dottrina pneumatologica, come talvolta si rischia di fare nel piano di studi di qualche Facoltà teologica; si tratta piuttosto di «ricostruire in prospettiva economico-salvifica la dottrina stessa della Trinità, come conseguenza di una cristologia non dimentica dello Spirito» (p. 29).
Lo studio non si propone, quindi, di comprendere lo Spirito Santo a partire dalla tradizionale teologia delle "missioni" del Figlio e dello Spirito dal Padre, ma piuttosto di comprendere la Trinità a partire dalla prospettiva della pneumatologica pratica; proprio perché lo Spirito può essere percepito non solo nell'interiorità, ma anche nell'agire, nel relazionarsi e nel soffrire dèlle persone; in particolare, in quella che Böhnke chiama «direzionalità scenica (lo "spirito" che anima un'azione; una prassi di vita)della realtà storica di Gesù» (p. 39).
Il primo capitolo – Oblio dello Spirito e crisi di Dio (pp. 7-49) – alla luce della crisi di Dio in epoca moderna e contemporanea, causata dall'oblio dell'essere e della sofferenza, presenta le due questioni di fondo: la sfida pneumatologica (anche l'evento della croce, in quanto conseguenza della prassi di vita di Gesù, è connotato dallo Spirito Santo) e il problema ermeneutico (la possibilità da parte del soggetto umano di accedere allo Spirito di Dio, visto che solo mediante esso è possibile riconoscere l'identità divina del Crocifisso: cf. 1 Cor 12,3).
A seguire, sono quattro le tappe attraverso le quali Böhnke tenta di realizzare il progetto di una dottrina della Trinità non dimentica dello Spirito. Anzitutto, una presentazione della Prassi di Gesù determinata dallo Spirito: questo il titolo del secondo capitolo (pp. 51-133), il più ampio dell'opera, dove si offre un (as)saggio di teologia del Nuovo Testamento, in particolare della pneumatologia paolina e giovannea, efficacemente coadiuvata dall'analisi della Crocifissione di Paulus Pontius (1631). Böhnke propone così una ricostruzione pneumatologica dell'evento della croce e della prassi di Gesù, risalendo fino al battesimo e al concepimento: lo Spirito configura lo stile di vita di Gesù come pro-esistenza, vale a dire come dedizione della vita fino alla fine, fondata sulla promessa della fedeltà incondizionata di Dio.
In secondo luogo, un capitolo più agile – Il dire nello Spirito (pp. 135-148) – affronta il problema ermeneutico espresso in 1 Cor 12,3: «Nessuno può dire "Gesù è Signore!", se non nello Spirito Santo». Riconoscere l'identità divina di Gesù – la verità di Dio che avviene nella storia – è possibile soltanto in virtù dello Spirito, nel dialogo con il Dio fedele alla promessa di vita eterna: più precisamente, nell'invocazione dello Spirito di verità.
Il capitolo successivo – Dalla pneumatologia pratica alla trinitaria. Ricavare qualcosa per la pratica (pp. 149-178) – cerca di dare voce effettiva a una dottrina della Trinità non dimentica dello Spirito. È vero che la dottrina della Trinità è sotto il profilo pratico del tutto inutile (Kant), o non è vero piuttosto che proprio dalla sfera pratica è possibile ricavare qualcosa per la dottrina della Trinità? Se l'effusione dello Spirito si fonda sulla fedeltà incondizionata di Dio, si diventa certi di essa nella preghiera, la quale non può non sfociare nell'azione. Tutto questo avviene precisamente nello Spirito, il quale «rende possibile riconoscere nell'altro la presenza di Dio e in questo modo rende possibile una riformulazione della dottrina della Trinità sensibile alla sofferenza»; infatti «lo Spirito Santo in quanto persona è la presenza permanente di Dio nell'altro, in tutti coloro ai quali è negata la dignità di persone. Egli si rende presente nel rivolgersi all'altro» (p. 169).
L’ultimo passaggio – Fedeltà al mondo o struttura dell'essere? (pp. 179-190) – riprende a mo' di sintesi il problema epistemologico. In dialogo critico con le tesi di «ontologia trinitaria» di Klaus Hemmerle e sviluppando alcune intuizioni di László Tengelyi e di Inga Römer, Böhnke propone una comprensione della teologia come «metafisica pratico-dogmatica»: «Assumendo come punto di partenza il mondo come "fatto originario'', alla domanda su Dio si dovrebbe rispondere non con una metafisica di tipo ontologico, ma – collegandosi a Gv 17,21 – con una metafisica del mondo», che assuma cioè «come punto di partenza la necessità fenomenologica del "fatto" del mondo» (p. 181). Ora, tale assunzione, quale atto libero del soggetto, «conduce a una fede motivata praticamente e determinata dallo Spirito», che non si occupa tanto del «senso teoretico dell'essere, quanto piuttosto del suo senso pratico, di come va la vita» (p. 184). In definitiva, la pneumatologia pratica a partire dalla percezione dello Spirito nella prassi di vita di Gesù intesa come proesistenza incondizionata e gratuita, nonché grazie al dono e nell'invocazione da parte del credente dello Spirito di verità, permette di cogliere il significato pratico della dottrina della Trinità, che consiste nel fatto che essa «apre al mondo la via della vita», nel senso che «promuove le forze creative della vita», orientando «alla libertà, alla pace, alla giustizia, alla sollecitudine e all'attenzione verso gli altri» (p. 189).
Un'ultima annotazione: mentre Böhnke dimostra ampia conoscenza e assidua frequentazione di un gran numero di teologi di lingua tedesca, sia cattolici che protestanti, colpisce la totale assenza di autori italiani; uno su tutti, vista la pertinenza del tema, Piero Coda.
G. Depeder, in
CredereOggi 6/2025, 175-178