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Migrazioni e modernità
Emanuele Iula

Migrazioni e modernità

Una lettura generativa

Prezzo di copertina: Euro 16,00 Prezzo scontato: Euro 13,60
Collana: Nuovi saggi 95
ISBN: 978-88-399-0995-4
Formato: 12 x 20 cm
Pagine: 224
© 2019

In breve

«E se scoprissimo che i fenomeni migratori, anziché una reazione a un qualche disagio, sono in realtà la risposta a una domanda ben più profonda?» Emanuele Iula

Descrizione

Questo testo lancia provocatoriamente una sfida che nasce da un ribaltamento di prospettiva. Se si vuole andare alla ricerca di un senso possibile del fenomeno della mobilità umana, è troppo poco limitarsi a sapere se coloro che si spostano hanno un futuro nel Paese d’arrivo. Al contrario, si potrebbe provare a chiedersi se queste persone danno un futuro e dischiudono prospettive alle società in cui giungono. Questo capovolgimento è la chiave di volta che il cosiddetto “pensiero generativo” vuole offrire al dibattito sulle migrazioni.
L’attualissimo lavoro di Emanuele Iula, più che voler essere esaustivo, punta sulla profondità del rapporto che si genera tra i dati raccolti dalle varie statistiche in circolazione e alcune interpretazioni di autori che si sono sforzati di andare oltre i dati, per cogliere un senso diverso e implicito al migrare. Per questa ragione, una delle direttrici seguite è stato il costante tentativo di dialogo con saperi e discipline diverse: filosofia, sociologia, antropologia e, non ultima, la teologia biblica. L’intento può apparire ambizioso. Forse lo è davvero. Ma consente di contribuire al dibattito più ampio.

Recensioni

Questo saggio si interroga sulla possibilità che qualsiasi tipo di spostamento contribuisca allo sviluppo dei paesi in cui giungono i migranti.

L’autore evoca la lezione di Abramo, padre spirituale dei migranti di oggi, il cui migrare verso una terra ancora sconosciuta gioca il ruolo di mediatore per la sua discendenza. La terra promessa non va intesa allora come una terra vera e propria, ma è pensata per modellare l’uomo al fine di renderlo recettivo verso quello che Dio gli dà. La fiducia in Dio si genera mediante l’atto stesso del migrare. Migrano i Magi, uomini di scienza, che con il loro viaggio realizzano un incontro fra visione scientifica e visione teologica. Migra altresì la sacra famiglia, fuggendo da minacce di morte: non ci si può confrontare con un uomo che non si è all’altezza di affrontare. Nel nuovo palcoscenico dell’immigrazione, se Dio dialoga con un uomo in viaggio, questo ha un valore simbolico, dal punto di vista sociologico, antropologico e filosofico.

Da un lato trovarsi in un luogo diverso dal proprio cambia la prospettiva; dall’altro la presenza dello straniero altera spesso l’ordine costituito delle cose. Un incontro con la diversità implica il rischio di un’incomprensione reciproca. Occorre quindi una mediazione da parte dello Stato. Questo ha il dovere di garantire l’identità di ciascuno e uguali diritti per tutti i cittadini. Se questo non avviene si ha una situazione di conflitto, ossia di un pluralismo difficile da contenere. L’accoglienza è comunque alla fonte di un rinnovamento della società. Tuttavia la violazione dell’ospitalità, in quanto un’entrata troppo massiccia dell’altro nella propria casa rischia di causare uno stravolgimento delle abitudini di vita, provoca spesso una reazione di difesa e di chiusura.

Di fronte a queste complicazioni, come riuscire a rigenerare la società? Attraverso un momento di riforma di sé. Nella misura in cui la società aumenta mediante la presenza di stranieri si rigenera e rinasce a nuova vita aprendo le porte al futuro e alla diversità.


T. Meldolesi, in Rocca 19 (1 ottobre 2019) 62

L’autore nella Premessa spiega la nuova prospettiva, chiamata “generativa”, con cui affronta il tema migratorio: invece di chiederci se coloro che si spostano hanno un futuro nel Paese d’arrivo, chiederci se, con il loro migrare, offrono prospettive nuove alle società in cui giungono.

Si parte dagli aspetti rischiosi che caratterizzano la migrazione: partire, attraversare, spostarsi... con le inevitabili peripezie, talvolta estreme, da affrontare, senza la certezza di punti di riferimento sociali, di affetti, con diversità di linguaggi e la provvisorietà a cui la vita è esposta. Ma la possibilità di avere punti di orientamento socio-urbanistici stabili, il buon rapporto con la comunità ospitante, pur con la diversità culturale, possono valorizzare le interazioni tra migranti e comunità accoglienti.

Risalendo poi ai motivi che possono indurre alla migrazione si pone in primo luogo quello del lavoro: la ricerca, anche di un lavoro temporaneo, spinge migranti irregolari, cioè privi di documenti o di permessi per attraversare le frontiere. Ci sono poi migranti che richiedono asilo e protezione da violenze, da catastrofi ambientali o ecologiche; altri per ricongiungimenti familiari. Di fronte a tali situazioni l’autore prosegue sottolineando che occorre superare le abitudini acquisite ed aprirsi ad una visione di “scambio” per il vantaggio di tutti.

Si tratta quindi di una “rigenerazione sociale”, tenendo presente che è proprio Abramo, con la migrazione verso un paese a lui sconosciuto, a darci un esempio di migrazione generativa. L’autore, citando i passi di Genesi, mostra che Abramo diventa padre di più nazioni, dando fiducia alla promessa Dio. Un secondo paradigma biblico sul tema della migrazione è quello dei Magi esposto nel Vangelo di Matteo: si dirigono verso un luogo all’inizio non ben definito (Gerusalemme) per una persona, Gesù, con l’incertezza della lunghezza del viaggio e quindi della sua durata. C’è poi la migrazione della Sacra Famiglia dalla minaccia di morte da parte di Erode, la cui violenza ha un fondamento politico. Sono tutti episodi pieni di difficoltà, ma insieme rivelano relazioni portatrici di novità feconde.

L’autore ricostruisce poi il fenomeno migratorio nel Mediterraneo partendo dalle origini, come è descritto nei testi greci, per arrivare ai Fenici, che portavano anche competenze delle loro terre; infine Roma: la sua presenza nel mare va dalla metà del III secolo a. C. fino al IV d. C., con l’estensione dell’Impero romano e la facilitazione del commercio.

L’autore prosegue notando, anche attraverso l’uso di brani di fiabe, come nel fenomeno migratorio si verificano due aspetti: chi arriva e cerca di capire come poter entrare meglio in una situazione; chi già c’era e oppone una legittima difesa dell’ordine e delle logiche già assodate. L’integrazione non è immediata, ma se positiva, diventa per chi arriva un arricchimento anche a disposizione di chi ospita. D’altra parte la modernità globalizzata fa sì che la vita del migrante, soprattutto all’inizio, è stretta nella tenaglia di un processo che dal punto di vista dello Stato, non può essere avviato facilmente, anche per ragioni burocratiche, dall’altro, quello delle realtà locali, implica un contatto culturale col diverso, per cui la situazione rimane bloccata.

Da qui la necessità di “Rimuovere le barriere” socio- culturali, come spiega l’autore nel 6° capitolo. L’accoglienza generativa richiede un’apertura democratica, cioè «non aver paura di imprimere alla propria vita, sociale e personale, una sterzata rispetto alle traiettorie esistenziali già in atto», ponendo un legame stabile con i relativi impegni normativi. Questo richiede tempo, la volontà di superare le difficoltà, in vista di un processo di rigenerazione, in cui i migranti stessi siano inclusi come protagonisti e non come succubi.

Nel libro, grazie anche ai riferimenti di diverse discipline (filosofia, sociologia, antropologia e teologia biblica) l’autore presenta l’evento migratorio sotto una nuova prospettiva, in quanto le persone danno un futuro e dischiudono prospettive alle società in cui giungono.


G. Stucchi, in ValtellinaNews.it 4 settembre 2019