Amy-Jill Levine – autrice di Il Nuovo Testamento letto dagli Ebrei; – Segni e prodigi. Una guida ai miracoli di Gesù; – e Ai piedi della croce. I testimoni del venerdì santo – è stata eletta presidente della Catholic Biblical Association of America: la prima persona ebrea, nei novant’anni di storia dell’associazione, a guidarla.
Come lei stessa ha raccontato, da piccola una compagna di scuola la accusò di aver ucciso il Signore. Da allora ha fatto della lotta ai pregiudizi antigiudaici sedimentati nella tradizione cristiana il lavoro di una vita.
Negli Stati Uniti la nomina ha suscitato, in alcuni ambienti cattolici di orientamento tradizionalista, reazioni astiose e sproporzionate: c’è chi ne ha contestato la legittimità in quanto non cattolica – dimenticando che Levine è socia dell’associazione dal 1988 e ne è stata vicepresidente – e c’è chi, specie sui social media, è scivolato in un antisemitismo dichiarato. Da editore cattolico non possiamo tacere: nella dichiarazione Nostra aetate il concilio Vaticano II ha respinto l’idea di una colpa collettiva del popolo ebraico per la morte di Cristo e ha condannato l’antisemitismo, da chiunque venga. Chi oggi contesta a una studiosa ebrea il diritto di parlare di Scrittura proprio perché ebrea non parla a nome della Chiesa cattolica: la contraddice.
Ad Amy-Jill Levine vanno la nostra stima, la nostra gratitudine, la nostra piena vicinanza – e l’augurio che il vangelo non torni mai più a essere un’arma usata contro il popolo da cui è nato. Congratulazioni per la nomina, professoressa.