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Una legge di libertà
Jacques Ellul

Una legge di libertà

Commento alla Lettera di Giacomo

Prezzo di copertina: Euro 20,00 Prezzo scontato: Euro 19,00
Collana: Itinerari biblici
ISBN: 978-88-399-2924-2
Formato: 13 x 21 cm
Pagine: 176
Titolo originale: La loi de liberté. Commentaire de l’épître de Jacques
© 2023

In breve

Lutero la definì «l’epistola di paglia» perché secondo lui non conteneva nulla di serio, solo qualche consiglio morale. Ellul mostra che nella Lettera di Giacomo è contenuta non una serie di doveri morali, ma un annuncio di libertà. Così, tutto l’approccio al testo cambia radicalmente.

Descrizione

In questo commento della Lettera di Giacomo finora inedito Jacques Ellul, il grande pensatore francese, mostra con audacia e biro che, per i temi affrontati – il servizio, la sofferenza, la prova della fede, la tentazione della ricchezza –, il testo tratta non di morale, bensì di libertà.
Se per Lutero era «l’epistola di paglia» perché non conteneva nulla di serio, Ellul mostra che la Lettera di Giacomo racchiude un annuncio di libertà – per cui tutto l’approccio al testo cambia radicalmente. Ellul svela l’armonia e le linee di forza del testo: il Dio liberatore; la salvezza universale; il carattere rivoluzionario della Parola ascoltata nella Bibbia.
Nessuna filosofia, nessuna religione regge davanti alla Parola; la Verità non è né una categoria filosofica, né una somma di conoscenze, né tanto meno una teoria scientifica unificata ed elegante. La Verità è un uomo chiamato Gesù.
Questo testo luminoso interroga ciascuno di noi: oggi, dove sei, quale posto occupi nel mondo?

Recensioni

Il volume raccoglie in traduzione italiana i commenti alla Lettera di Giacomo da parte di Jacques Ellul, storico del diritto, sociologo e teologo francese, scomparso nel 1994. Il testo offre in trascrizione – a opera di un gruppo di ex studenti dell’intellettuale francese – le audio registrazioni del corso biblico tenutosi nel 1978 presso la casa stessa di Ellul a Pessac. Con questo libro è resa disponibile al grande pubblico un’opera finora inedita dell’A., noto per i suoi saggi sulla “società tecnologica”, sul cristianesimo e sulla politica. Fu sostenitore dell’idea che l’anarchismo e il cristianesimo avessero lo stesso obiettivo sociale, vale a dire l’opposizione alle autorità costituite, sull’esempio del silenzio di Gesù durante il processo che ha subito. Un’opposizione che sarebbe stata tradita dalle confessioni cristiane nelle sue forme organizzative e nella complicità con i poteri politici.

Il commento alla Lettera di Giacomo rappresenta senz’altro un altro genere letterario rispetto alla saggistica tipica di Ellul. La prospettiva da cui osserva lo scritto biblico, tuttavia, lascia trasparire fortemente i temi cari al sociologo e teologo francese. Benché l’opera non si collochi tra gli studi esegetici ma sul filone del commento spirituale e teologico, in essa emerge chiara la critica all’ormai classico giudizio di Lutero verso questa lettera, considerata «l’epistola di paglia» perché non avrebbe contenuto nulla di serio se non un’esortazione costante a compiere opere per guadagnare il premio divino. Ellul, nelle sue riflessioni, cerca di smontare questo pregiudizio, insistendo nel sottolineare che, quanto proposto dallo scrittore ispirato esula da una scarna morale fine a se stessa, per annunciare, al contrario, la legge della libertà che scaturisce dall’annuncio evangelico.

Il pensatore francese, commentando l’intero testo della Lettera di Giacomo, mette a fuoco i suoi temi principali – il servizio, la sofferenza, la prova della fede e la tentazione della ricchezza – e suggerisce che questi non sono questioni di morale bensì di libertà. Nelle riflessioni proposte si può notare, in particolare, come l’A. riesca ad avere presente il testo di Giacomo ascoltato alla luce di altre pagine bibliche, proponendo quel legame vitale tra tutti gli scritti ispirati che permette di evitare ogni fondamentalismo o lettura riduzionistica. Il metodo di Ellul, pertanto, evita di isolare un versetto dal testo che lo circonda, il brano dal libro di cui fa parte, il libro dalla Bibbia nella sua globalità. Come l’A. stesso dichiara in un altro suo saggio (Le vouloir et le faire, Labor et fides, Genéve 1964): «[…] il criterio del mio pensiero è la rivelazione biblica; il contenuto del mio pensiero è la rivelazione biblica; il punto di partenza mi è fornito dalla rivelazione biblica; il metodo è la dialettica secondo cui ci è fatta la rivelazione biblica […]».

Come osserva il curatore Bernard Bouyssou, nei ringraziamenti finali del libro: «Questo testo risale al 1978. A ognuno di noi di leggerlo riferendosi alla nostra realtà di oggi, “qui e ora”. Era l’augurio di Ellul, di non essere un guru ma un esploratore che lascia a ciascuno il compito di determinarsi» (p. 174). Per gli estimatori dell’intellettuale francese, l’opera postuma e inedita sarà salutata con entusiasmo.
A. Albertin, in Studia Patavina 2/2024, 385-386

Nel suo brillante Una legge di libertà. Commento alla lettera di Giacomo, il filosofo francese Jacques Ellul, scomparso nel 1994, scriveva «l’uomo non coglie mai Dio con la vista, né la verità con la vista. Questa permette un contatto con la realtà, mai con la verità». Quasi sconcertante una riflessione sulla limitazione insita nella vista, in apparenza il nostro senso più potente, addirittura utilizzato nei modi di dire che certificano una verità: «L’ho visto coi miei occhi!». Eppure basta passare dal piano degli oggetti a quello degli affetti per rendersi conto che gli occhi poco ci possono dire su di un sentimento, un amore o un’amicizia. Per conoscere la verità, ossia Dio, occorrono riflessione, sensibilità e preghiera.


S. Valzania, in L’Osservatore Romano 12 luglio 2024

I discepoli di Jacque Ellul, filosofo, sociologo e teologo laico francese, nato a Malta da padre italomaltese, nel 1912 e morto a Parigi nel 1994, hanno voluto trascrivere un corso biblico tenuto dal maestro sulla Lettera di Giacomo, definita da Lutero «lettera di paglia», perché non conteneva nulla di serio.

Credo che valesse la pena fare questa fatica di ascolto delle cassette a volte danneggiate, passando dall'orale a un discorso più fluido senza tradire il ritmo dell'oratore. Ellul pur appartenendo alla chiesa francese protestante riformata si allontana sostanzialmente dalle tradizioni dottrinali riformate. In questa lettura della Lettera di Giacomo, egli ne cerca il cuore: la parola di Dio che giudica e rinnova il mondo.

Per scoprire questa parola di Dio viva e attuale egli legge la lettera nel quadro di tutta la Bibbia, Antico e Nuovo Testamento. Contrariamente a quello che pensava Lutero, è il vangelo della grazia che collega le nove questioni di cui è composto il testo, che a prima vista sembrano indipendenti le une dalle altre: prove e tentazioni, messa in pratica della parola di Dio, discriminazione delle persone, fede nelle opere, moderazione nell'uso della parola, sapienza, resistenza alle passioni, ricchi malvagi, esortazioni varie.

Ellul definisce la lettera «una legge di libertà». Quando, per esempio, Giacomo scrive «Siate nella gioia» (Gc 1,1), non si tratta di dichiarare: «Siete obbligati a essere nella gioia», ma avete la libertà di essere nella gioia. Non è l'energia, né il coraggio, né la buona educazione che permettono di resistere alle tentazioni o a una prova, ma l'amore che si ha per Gesù Cristo.

In questa lettera considerata la più giudaizzante del Nuovo Testamento, secondo Ellul, si può notare un passaggio dall'idea ebraica di impurità a un elemento nuovo: l'impurità consiste nel non ricevere la Parola che ci perdona, nel rifiutare di lasciare che Dio ci perdoni. L’effetto della Parola in noi è di renderci liberi. E poiché questa Parola ci libera quando è detta, noi siamo uomini liberi quando l'ascoltiamo.

Mal giudicata perché la si trovava troppo moralistica, questa lettera ci riporta continuamente al centro del vangelo, al perdono e alla grazia anche quando si parla di morale. Il metodo usato Ellul è quello di un insegnante che ha davanti degli studenti. Ogni capitolo inizia con un testo della lettera, vengono precisati gli argomenti e sviluppati nel quadro globale di tutta la Bibbia.

Anche se in qualche caso, come riguardo ai sacramenti e all'autorità, si percepisce una tendenza protestante riformata, egli legge la Bibbia da uomo libero. Secondo me, il pregio maggiore di questo breve lavoro è una lettura teologica del testo, cercando effettivamente il suo contenuto profondo valido anche oggi.


T. Lorenzin, in CredereOggi 257 (5/2023), 166-167

Jacques Ellul (1912-1994) fu storico del diritto, sociologo e teologo. Insegnò diritto a Bordeaux dal 1944 al 1980. Fu interessato soprattutto alla sociologia nella società tecnocratica moderna e all’etica cristiana nella nostra società. Convertito a un certo punto della sua vita, fece parte della Chiesa Riformata di Francia.

Il volume riporta la trascrizione, opportunamente redazionata, di un incontro di studio tenuto nella sua casa nel 1978. Potrebbe sembrare strano che un tale autore abbia dedicato ampie riflessioni a quella che Lutero definiva una «lettera di paglia» perché parlava poco di Cristo come fattore centrale della vita cristiana. Eppure, Ellul ne fa un oggetto di studio perché vi scorge la presenza della Rivelazione, fulcro della sua fede, criterio del suo pensiero e punto di partenza di ogni riflessione.

L’autore opera una traduzione propria della Lettera e talvolta il testo del commento non coincide esattamente con quello riportato nelle traduzioni delle pericopi nelle quali egli suddivide lo svolgimento della sua riflessione. Il taglio del discorso di Ellul non è mai tecnico in senso filologico-esegetico, ma è teso a enucleare i valori teologici ed etici di fondo che Giacomo intende trasmettere.

Nel mondo, distinti

Lo studioso non considera la Lettera di Giacomo come un insieme noioso di una sequela non sempre coordinata di suggerimenti etici di comportamento, ma l’esplicitazione delle conseguenze che emergono per la vita cristiana dall’incontro con il Dio liberatore che si rivela come sorgente di una legge di libertà.

Dio è libero e felice e ci vuole liberi e felici. Il Dio liberatore apporta una salvezza universale e nella Bibbia rivela una Parola rivoluzionaria che, accolta nella fede, è tesa a scardinare i criteri di vita mondani connotati da oppressione, meccanismi e tecnicismi che sviliscono l’uomo e la società. La Rivelazione consegna all’uomo credente una legge che lo libera dal conformismo sociale, con le sue dinamiche economico-politiche che opprimono l’uomo.

Secondo Giacomo, occorre distanziarsi dalla mentalità mondana, non uscendo o condannando il mondo ma vivendoci immersi senza però mescolarsi e assimilarsi in modo fusionale con esso. La creazione è basata sulla distinzione e il cristiano deve vivere nel mondo come suo ambiente, con il quale però non deve identificarsi abbracciandone i criteri e i comportamenti vissuti comunemente.

Lo studioso riporta la Lettera di Giacomo suddividendola in ampie pericopi che cerca di leggere in continuità e collegando gli argomenti che, a prima vista, appaiono riportati in una linea espositiva non sempre coerente e fluida. La lettera è indirizzata alla Chiesa in dispersione, che connota sia la Chiesa che Israele.

Libertà, ricchezza e tentazione

Dio affida all’uomo una legge regale di libertà. La libertà è un cambiamento di vita, che abbraccia un invito alla gioia, sia pure in mezzo alla prova che la fede deve subire. Essa va vissuta nella perseveranza, con una sapienza che va invocata da Dio. Il denaro – ricchezza e povertà – è considerato una prova e una tentazione. Il ricco si glori della sua umiliazione e il povero della sua elevazione.

Il ricco passa come il fiore dell’erba e deve donare la sua ricchezza, altrimenti Dio gliela toglie. La Parola di Dio annuncia il fallimento del ricco, che ha bisogno della grazia e del perdono per essere strappato dalla menzogna della ricchezza. Cristo si è fatto povero, siè spogliato totalmente di ogni potere umano. Dio è con il povero, il minacciato e il malato.

Se si trova il modo di fare a meno della grazia di Dio, Dio annulla ciò che tu fai. La tentazione obbliga a chiedersi qual è il valore fondamentale della propria vita. Il potere/denaro o l’amore di Gesù Cristo? La tentazione dipende esclusivamente dall’uomo e proviene dal processo umano della cupidigia.

Parola di Dio e parola umana

Dopo l’introduzione incentrata sul carattere esistenziale dell’uomo situato nella prova, segue il resto della lettera, dedicata al problema dell’etica e della vita cristiana. Dapprima, si insiste su ogni grazia eccellente che discende dal cielo, la nuova nascita mediante la Parola, da ascoltare e mettere in pratica nella parola pronunciata quotidianamente.

In 1,16-21 compaiono i termini del Dio immutabile, la nuova nascita, la parola creatrice, l’ascolto e la ricezione della Parola. L’ira è, per Ellul, un uso strumentale della parola diDio, impiantata nel credente. L’impurità consiste nel non ricevere la Parola che perdona. Quando rimaniamo al di qua della parola, tutto è impurità. L’eccesso di malizia è l’eccesso di intellettualità, il pensiero teologico posto al di sopra della Parola ricevuta in semplicità.

La parola va messa in pratica e dona la libertà. Dio liberatore dona una legge di libertà. Non comanda, ma prospetta una vita di relazione amorosa con lui e con i fratelli. La parola di Dio ha come effetto quello di renderci liberi. Siamo uomini liberi quando la ascoltiamo e la mettiamo in pratica. Le parole e le azioni devono esprimere questa libertà, unica indicazione morale offerta da Dio, secondo Ellul. Dove c’è amore, si trova l’amore di Dio e, di conseguenza, il giudizio è assente.

La misericordia trionfa sul giudizio. Dio non comanda, ma prospetta un cammino di libertà tale, ad esempio, da non dover mettere a morte nessuno. Tutta la legge morale è capovolta. Non è costrizione ma promessa. I comandamenti non sono un imperativo, ma un futuro.

La lingua e la vera religione

Gc 1,26-27 riporta i temi del “tenere a freno la lingua”, del “visitare gli orfani e le vedove” quale vera religione e quello del preservarsi dalle impurità del mondo. Sono temi che preannunciano il piano del resto della lettera.

Dopo l’introduzione generale con lo sviluppo della prova della fede, la messa in pratica della parola e la libertà, il corpo della Lettera, secondo Ellul, è diviso in tre parti. Il c. 2 verte sull’atteggiamento nei confronti degli altri e l’amore del prossimo. Gc 3,1-11 affronta l’uso della parola e il fatto di tenere a freno la propria lingua. La fine del c. 3, il c. 4 e l’inizio del c. 5 parlano delle impurità del mondo. La fine del c. 5 tratta della pazienza e della preghiera.

Se la religione è ascendente, la rivelazione è discendente. Accettata la rivelazione, non si è esenti dall’atteggiamento religioso che è buono per tutti gli uomini.

Ellul distribuisce la sua trattazione, con intuizioni e interpretazioni spesso originali, nei seguenti capitoli: Una libertà che è un cambiamento di vita; Chi è il mio prossimo?; L’uso della parola; Le impurità del mondo; Ricchezza, pazienza, perdono.

Lo studioso riesce a rapportare fra loro i vari temi, a prima vista non collegati strettamente l’uno all’altro. Resta fondamentale il fatto della grazia di Dio che salva attraverso una fede operosa e non solo intellettuale. La Rivelazione e la grazia hanno la preminenza nella vita del cristiano e la Parola di Dio illumina e guida i vari campi della vita umana in vista della libertà e della felicità di ogni uomo. Alla rivelazione della grazia l’uomo è chiamato a rispondere con la fede non asettica ma corroborata da opere molto concrete.

Ciò che Ellul sottolinea è il fatto che Giacomo non intende dettare regole morali/moralistiche, ma illuminare su percorsi e prospettive aperte all’uomo che si apre alla Rivelazione con una fede operosa e liberante. La Parola deve giudicare tutto, guidare tutto e fecondare ogni azione dell’uomo.

Parola e lingua

La Parola di Dio che rivela la Verità si incarna nella parola umana, che deve rapportarsi alla verità per non cadere nella menzogna.

La gravità della menzogna, secondo Ellul, si riferisce alla rivelazione di Dio. Satana vuole condurre l’uomo a mentire riguardo a Gesù Cristo. Lo Spirito Santo rivela la verità di Dio, è quasi il discorso di Dio, il discorso della Rivelazione. Ci insegna chi è il Figlio dell’uomo. «E la gravità del peccato contro lo Spirito Santo consiste nel rinnegamento di Gesù Cristo come Figlio di Dio e Figlio dell’Uomo. Questo non può essere perdonato, perché Gesù Cristo è la sola via scelta da Dio per il perdono. Se non si riconosce la rivelazione di Dio in Gesù Cristo, non c’è perdono» (p. 88).

La parola umana ha una dimensione morale. Può essere usata per lodare Dio e testimoniarlo presso gli uomini, ma anche in modo diabolico per ingannare le persone. La lingua dell’uomo è difficile da domare, ma, dal momento in cui l’uomo parla la Parola di Dio, è rivestito della sua perfezione ed è una prova visibile dell’azione dello Spirito nell’uomo. La parola umana non deve oscurare quella della Rivelazione, neppure la parola teologica.

L’intelligenza di cui parla Giacomo non è di tipo filosofico o di una qualunque scienza, ma quella della Rivelazione di Dio: l’applicazione dell’intelligenza alla conoscenza della Bibbia.

La sapienza e la morale cristiana

La sapienza di Dio, presa in senso lato, secondo Ellul, è il modo in cui Dio governa il mondo. Dobbiamo vivere nel mondo con una simile sapienza. «È dunque intorno a due elementi che la vita cristiana deve essere organizzata: l’intelligenza della parola per sapere cosa c’è da vivere, e la sapienza per sapere come bisogna vivere e quali decisioni prendere» (p. 94).

Il zelo amaro e lo spirito di contesa sono collegati all’intelligenza e alla sapienza. Questo, secondo Ellul, accade spesso nella vita ecclesiale. Lo zelo amaro è proprio di chi vuole imporre la propria idea agli altri. Occorre invece una sapienza dall’alto, la sapienza “debole” di cui parla Paolo a proposito di Gesù Cristo (1Cor 1,19-30).

Gesù si è fatto per noi sapienza e possiamo scoprire la nostra sapienza solo in lui. Una sapienza d’uomo, ma che viene dall’alto. Quando comprendiamo che la sapienza di Dio è Gesù Cristo, questo diventa evidente, Dio non prende il governo del mondo con il potere, ma solo con la conquista dell’amore. Nella sua sapienza, Dio ama il mondo fino a dare la sua vita per esso» (p. 97).

La sapienza terrena è carnale, diabolica. È dominio, violenza, ingiustizia, disordine, cattive azioni. Il credente rompe con il mondo, ma si relaziona ad esso in modo diverso. La sapienza dall’alto è infatti pacifica, moderata, conciliante, piena di misericordia. L’amore ristabilisce la relazione e questo punto è fondamentale per comprendere la morale cristiana. «Essa implica la santità, la carità e l’amore, implica la rottura con certe condotte, e l’instaurazione di altre condotte, di altre relazioni […] rottura e creazione di una nuova comunicazione» (pp. 99-100). La vera sapienza è priva di doppiezza e di ipocrisia.

Le impurità del mondo

Secondo Ellul, la purità corrisponde all’atto stesso di creazione di Dio, che è un atto di messa in ordine. E l’impurità rinvia al caos, all’informe, alla mescolanza. Il mondo e lo Spirito di Dio non sono però incompatibili. Non va ricercata l’eliminazione del mondo in vista di una spiritualità assoluta e neppure una eliminazione dello Spirito considerando la presenza esclusiva nel mondo come la sola cosa importante. Occorre non essere estranei al mondo, «perché Dio continua a essere in relazione con la sua creazione, ma senza confusione. L’impurità consiste precisamente nell’omettere questa distanza, nel portare il proprio amore al mondo invece di portarlo al Creatore del mondo. Non si può, allo stesso tempo, servire Dio e Mammona» (p. 114).

Questo passaggio della Lettera di Giacomo non è innanzitutto morale o ascetico, secondo lo studioso. Si tratta del nostro rapporto con Dio, della necessità di «sottomettersi a Dio, di fissarsi sulla volontà positiva di Dio, la sua volontà di amore, di grazia, di salvezza […]. Se ci mettiamo sotto l’amore di Dio, il diavolo fugge. E tutte le potenze di divisione, di rottura, di disgregazione, di odio, di tensione, scompaiono dalla nostra relazione con noi stessi e con gli altri» (p. 115).

“Se Dio vuole…”

Occorre avvicinarsi a Dio, sentire la propria miseria, non giudicare gli altri, non pretendere di essere padroni del proprio tempo e del proprio futuro, ma dire: “Se Dio vuole…”. Alla luce del tema del non autopossesso, si possono leggere anche gli ultimi versetti della Lettera di Giacomo, riguardanti la ricchezza, la pazienza, il perdono e la preghiera.

A Dio che si rivela e dona una legge di libertà, l’uomo ha la possibilità di rispondere liberamente con una vita di amore, perdono, grazia, pazienza, preghiera, la non ricerca del potere e dei criteri mondani di vita. Una vita di libertà ricca di contenuti fraterni e di attenzione e di cura per i più deboli e sofferenti. Il peccato è perdonato se ci si apre alla grazia di Dio. La fede trionfa, ma sempre accompagnata dalla carità.

Le riflessioni di Ellul sono segnate profondamente dalla sua fede imperniata sulla Rivelazione e il primato della fede unito alla carità che si apre alla grazia preveniente di Dio. Il linguaggio è scorrevole, con pochissime note a piè di pagina.

Alcune argomentazioni possono sorprendere e non trovare un accordo immediato, ma rimangono provocazioni per una vita cristiana pienamente inserita nel vivere umano ma alternativa nei valori profondi che la animano e nelle relazioni rinnovate che intende creare.


R. Mela, in SettimanaNews.it 8 maggio 2023

«Il criterio del mio pensiero è la rivelazione biblica; il contenuto del mio pensiero è la rivelazione biblica; il punto di partenza del mio pensiero è la rivelazione biblica; il metodo è la dialettica secondo cui ci è fatta la rivelazione biblica; e l’oggetto è la ricerca del significato della rivelazione biblica sull’Etica»: questa ripetuta affermazione di Jacques Ellul non lascia dubbi. Lo scopo dell’intera sua opera, così saldamente critica verso il mondo della tecnoscienza e l’impero globale, con un uso anarchico e in un certo senso antireligioso della Parola, non può prescindere dal suo radicamento nella Sacra Scrittura e non tener conto che per lui la Verità con la V maiuscola non è una teoria filosofica né un’ideologia né un’utopia, ma una persona. Se Dio non si fosse incarnato assumendo la sembianza di uomo fino in fondo, indicando la strada da percorrere e lasciando l’uomo stesso completamente libero, non avrebbe senso parlare di alcun progetto di umanizzazione. Né nel passato, né nel presente e nemmeno nel futuro.

La frase di Ellul (1912-1994), sociologo e filosofo francese, di confessione protestante, autore di oltre 60 libri, è richiamata nella postfazione di Bernard Bouyssou al volume Una legge di libertà che raccoglie le lezioni tenute da Ellul nel 1978 nella sua casa di Pessac, dedicate alla Lettera di Giacomo. Ora le dodici ore di registrazione sono state trascritte e ne è venuto fuori questo saggio inedito, pubblicato in Francia nel 2020. Ed è curioso come il testo di colui che sarebbe stato il capo della Chiesa di Gerusalemme dopo la morte di Gesù sia lo spunto per riflessioni sulla società contemporanea, esattamente come ha fatto il teologo domenicano Dominique Collin di cui si è parlato di recente in queste pagine.

Il cristianesimo per Ellul è la “religione della libertà”. In un suo libro anch’esso tradotto da poco in italiano, Anarchia e cristianesimo (Eleuthera), l’autore scrive al riguardo: «La fede cristiana non immette in un universo di doveri e di obblighi, ma piuttosto in una vita libera» e cita più volte le epistole di Paolo a sostegno delle sue tesi. «Non cerco affatto – precisa – di dire ai cristiani che devono diventare anarchici»: si tratta piuttosto di essere anticonformisti, uomini e donne «senza potere». Poi si richiama a Francesco d’Assisi e a Charles de Foucauld per stigmatizzare la riduzione della fede «da messaggio libero e liberatorio a una morale» e per prendere le distanze da quella commistione col mondo del potere che ha reso spesso i cristiani, a partire dai vertici, insensibili alle ingiustizie sociali e allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Al contrario di Gesù, che rifiuta di sottomettersi all’autorità, di qualsiasi tipo sia, politico o religioso, e che non baratta la sua missione con «i regni di questo mondo» come gli propone il Tentatore.

In questo libro postumo Ellul, sulla scia del Vangelo e della Lettera di Giacomo, se la prende con i ricchi e con la ricchezza. Quest’ultima secondo lui è un elemento simbolico: «Rappresenta tutte le forme di potere, di dominio, di superiorità. Quello che si dice del denaro, dei ricchi, riguarda anche il ricco di intelligenza, di potere politico, di bellezza, di forza fisica. Tutte le forme di dominio e di superiorità, anche all’interno della Chiesa, sono prese di mira quando si parla del denaro. Tutti gli uomini sono presi di mira, anche quelli al servizio di Dio. Per esempio, affermare di poter mettere la propria ricchezza al servizio della Chiesa, rischia di essere un’eccellente giustificazione della propria ricchezza». Parole che ci possono sconcertare, così come lasciarono l’amaro in bocca al giovane ricco che incontrò Gesù, ma con le quali dobbiamo severamente fare i conti. Perché, ci dice ancora Ellul, «nel suo cammino con gli uomini Dio ci mostra una legge di non-potere. Il non-potere di Dio è ciò che è distruttivo del potere degli uomini. Dio è un meno potere che distrugge il potere dell’uomo».

Di fronte a tutto questo sta la legge della libertà. Libertà di Dio e libertà dell’uomo. È Cristo che ci libera dal male, dal peccato e dalla morte grazie alla relazione nuova che ha instaurato con noi, non più basata sulla paura e sull’obbedienza cieca e servile. «Non c’è altra legge – ci dice Ellul –, altra morale, che una legge e una morale di libertà. Non è la libertà di Sartre o della Rivoluzione del 1789, ma un’opera che Dio crea in noi. L’effetto della Parola di Dio è di renderci liberi».


R. Righetto, in Avvenire 17 marzo 2023