Disponibile
Una chiesa che esce da se stessa
Stefan Silber

Una chiesa che esce da se stessa

Sulla via della conversione pastorale

Prezzo di copertina: Euro 34,00 Prezzo scontato: Euro 32,30
Collana: Giornale di teologia 450
ISBN: 978-88-399-3450-5
Formato: 12,3 x 19,3 cm
Pagine: 288
Titolo originale: Kirche, die aus sich herausgeht. Auf dem Weg der pastoralen Umkehr
© 2023

In breve

Papa Francesco ci invita a chiederci sempre di nuovo come vogliamo comprendere la chiesa; non solo, ma ci domanda soprattutto di viverla in modo nuovo. Questo libro ha lo scopo di fornire impulsi per entrambi questi aspetti, prendendo posizione su vari temi e fornendo proposte su diverse sfide.

Descrizione

La chiesa trova se stessa se esce da sé. Se diventa rilevante per l’umanità e per le sfide del presente. Se, mettendosi alla sequela di Gesù, contribuisce all’«unità di tutto il genere umano».
In ossequio a questo principio teologico che è del Vaticano II, Stefan Silber illustra il contesto socio-culturale della chiesa oggi. In un secondo passaggio approfondisce diversi aspetti della “chiesa dei laici” e si focalizza su alcune concretizzazioni della dottrina della “chiesa dei poveri” (facendo un particolare riferimento a Dom Hélder Câmara e a papa Francesco). Nell’ultima parte del saggio, infine, discute le conseguenze pratiche di questa impostazione, mettendola in relazione a cinque diversi temi.
L’originale contributo del teologo tedesco riflette così la necessità fondamentale di una conversione pastorale e missionaria per la chiesa, indicando in quale direzione essa dovrebbe puntare – e dove questo avviene già, davanti ai nostri occhi.

Recensioni

Stefan Silber, A. del volume n. 450 della collana «Giornale di Teologia» che raccoglie interventi e scritti della sua docenza e attività pastorale in Germania e non solo, è un laico. La nota non ha carattere puramente connotativo di uno stato di vita o di una categoria ecclesiologica, ma di una interpretazione dell’essere chiesa oggi e del suo darsi nella post-modernità. Teologo sistematico, sposato, padre di tre figli, Silber rilegge il pensiero di papa Francesco a partire dalla prima esortazione Evangelii gaudium. In realtà il contributo di circa 280 pagine coglie esperienze di altre chiese, in particolare quelle latinoamericane, in un raffronto prospettico con quelle europee.

L’A. sviluppa soprattutto l’istanza bergogliana della chiesa in uscita come figura più prossima sia al mandato di Gesù che alla necessità odierna di una evangelizzazione nuova. La visione di chiesa che emerge è quella del Vaticano II, ancora da venire per certi aspetti, sollecitata dalle situazioni di crisi che affliggono l’umanità. La categoria che emerge con più forza è quella laicale, come forma di chiesa di impronta neotestamentaria e come consapevolezza che supera le ristrettezze di una gerarchizzazione magisteriale giunta fino ai nostri giorni.

La riflessione si sviluppa in quattro parti secondo il metodo teologico pastorale del vedere-giudicare-agire che ha trovato un notevole sviluppo nella teologia della liberazione. All’introduzione della prima parte, che mette a fuoco la situazione del cristianesimo attuale in Europa, affianca una seconda sulla figura ecclesiale dei laici, una delle innovazioni teologiche del Vaticano II, anche se spesso non assimilata. La terza parte si concentra sulla sensibilità evangelica di papa Francesco formata nell’esperienza ecclesiale e sociale sudamericana che privilegia la scelta preferenziale dei poveri.

Viene rievocata la figura e l’opera di Hélder Câmara, specialmente al Concilio nella redazione di Gaudium et spes, e il famoso “patto delle catacombe” incentrato su un impegno personale a una vita in povertà. A partire dagli enunciati che lo compongono rilegge Evangelii gaudium passando in rassegna espressioni verbali che ne riprendono il contenuto. Il desiderio del papa è quello di una “chiesa povera per i poveri”. A partire dal testo del “patto delle catacombe” riporta le conclusioni di un laboratorio sulle radici bibliche e sull’ermeneutica usata dai vescovi per arrivare a delle proposte concrete per i contesti delle loro chiese locali, una lettura della Bibbia attualizzata valida anche per la chiesa di oggi.

Nell’ampia quarta parte del volume «vengono discusse le conseguenze concrete sul piano dell’azione in relazione a cinque diversi temi specifici». La domanda saliente è cosa il mondo possa aspettarsi dalla chiesa. L’importanza del linguaggio, la ricerca di una vita buona secondo le espressioni delle culture indigene, la spiritualità della strada, la via della misericordia, il partenariato interculturale sono alcuni degli aspetti che concretizzano un apporto nuovo e significativo.

Il testo è lineare e si legge volentieri. Risente della composizione di apporti nati in contesti diversi come conferenze e pubblicazioni. La propositività della prospettiva è in grado di rilanciare con fiducia il ruolo della chiesa nel mondo contemporaneo, evitando di cadere nella delusione e nella rassegnazione. Il monito angelico che più volte riecheggia nella Scrittura “non temete” è rivolto ai cristiani di oggi perché possano interpretare le avversità non con paura ma come “segni dei tempi” propositivi, voce di Dio che continua a parlare alle sue creature. Per ammissione dello stesso Silber non ci troviamo di fronte a «un’ecclesiologia completa» e nemmeno a un percorso di approssimazione a essa. Riflette invece sulla necessità di una conversione pastorale della chiesa in chiave missionaria, mettendosi alla sequela del Maestro. È una conversione già in atto nella chiesa europea, quella chiesa per la quale primariamente i contributi del volume sono pensati.


L. Tonello, in Studia Patavina 2/2024, 395-396

>«Chiesa, cosa dici di te stessa?». Questa domanda, che apriva il cammino conciliare del Vaticano II, continua a essere posta fino a oggi con il pontificato di Francesco. La Chiesa per definirsi necessita di uscire da sé, dall'autoreferenzialità e dall'autoconservazione delle strutture e della mentalità del passato, che accoglieva il dato della fede come status quo.

L'immagine della Chiesa in uscita, o quella usata nella traduzione tedesca di «Chiesa in partenza», richiama un atteggiamento, che è quello del lasciare ciò che è noto assieme a una certa sicurezza, che a volte imprigiona, per andare incontro a ciò che non si vede ma c'è: le periferie esistenziali, le persone che soffrono, emarginati, esclusi, poveri.

La riflessione di queste pagine di Stefan Silber nasce da tale orientamento nuovo e quanto mai urgente oggi: l'evangelizzazione del mondo attuale, che chiede di prendere sul serio il mondo della strada, dei cortili e prefabbricati, e visitarlo. Ma come parlare di Dio in un mondo secolarizzato? È possibile parlare di Dio «senza Dio»?

Ancora si pone la grande questione relativa all'uso di nuovi linguaggi e forme per comunicare la fede oggi. Un esempio viene proposto dalle missioni dell'America Latina, con il ricorso di concetti etico-religiosi non cristiani, talvolta anche ostili verso la Chiesa, come il caso del «sumaj kausay» (concetto del vivere bene), che ha permesso alla Chiesa stessa di dialogare con tendenze e settori sociali differenti da sé, di scendere in campo nelle questioni dei diritti umani, nelle realtà politiche, economiche ed ecologiche in Ecuador e Bolivia.

La conversione-pastorale e missionaria è quanto di più urgente oggi è chiesto alla Chiesa, per far tornare Gesù a camminare nel mondo.

Stefan Silber, 1966, tedesco, sposato, ha tre figli; è docente di teologia fondamentale, dogmatica, sistematica all'Università della Renania Settentrionale-Westfalia. Nel 2017, per la sua tesi di abilitazione, è stato insignito del Premio Erwin-Krautler.
In La Vita in Cristo e nella Chiesa 5/2023, 67

«Conversione pastorale» è una delle espressioni che papa Francesco ha impresso con più forza nel linguaggio ecclesiale. Ma di cosa stiamo parlando quando usiamo questo sintagma? Il punto di partenza nel tentare una risposta è molto netto, secondo il teologo tedesco Stefen Silber: «La religione è diventata una lingua straniera. Molte persone non capiscono più che cosa dicono le cristiane e i cristiani e non comprendono di che cosa parliamo. Questo mi viene messo dinanzi agli occhi ogni anno quando nella preparazione alla cresima voglio trasmettere ai candidati e ai loro genitori chi e cos’è lo Spirito Santo. Non solo molti non lo capiscono ma alla maggior parte di loro, anche tra i genitori, non interessa capirlo».

La Chiesa deve dunque farsi prossima a chi sente come straniero il cristianesimo, argomenta Silber nel provocatorio saggio, Una Chiesa che esce da se stessa. Sulla via della conversione pastorale (Queriniana, pagine 288, euro 34). E dunque essa deve prendere atto che su di sé deve far leva per far fronte a un cambiamento radicale.

Tale presa d’atto è assodata nel magistero di Francesco. Ma non ancora diventa pratica nell’azione pastorale. Quando invece già il Vaticano II aveva chiarito bene le cose: «La Chiesa non esiste per se stessa. È al servizio del regno di Dio come annunciato da Gesù», ovvero «nuove e giuste condizioni di vita collegate a Dio». Impegnarsi per il regno di Dio, in fin dei conti, non vuol dire altro che «trasformare il mondo intero nel senso di Dio». Questa, annota SIlber, è «una delle intuizioni più importanti del concilio Vaticano II», il quale ha anche ricollocato in maniera corretta il rapporto tra Chiesa come comunità e Chiesa come gerarchia: «La Chiesa non è una gerarchia alla quale apparterrebbe anche un popolo, ma è un popolo. Vale a dire il popolo di Dio, nel quale è stata istituita, per il suo bene, una gerarchia».

Si percepisce, nell’argomentare di Silber – con una scrittura che rifugge dall’ecclesialese indigesto al lettore medio –, l’eco dei suoi anni da missionario laico (sposato e padre di tre figli) in Bolivia – oggi insegna teologia all’Università di Vechta, in Germania.

I riferimenti attingono spesso all’esperienza ecclesiale e al pensiero teologico latinoamericano, con il suo stretto connubio tra prassi e ricerca intellettuale. Soprattutto, nell’accorgersi che è la realtà un luogo teologico, uno spazio in cui Dio sa farsi presente a chi lo pensa e lo cerca: «Dio ci abbraccia con la realtà» affermava Alfred Delp, citato da Silber, gesuita tedesco resistente al nazismo. E infatti Silber, travasando la sua esperienza latinoamericana nel contesto europeo, evita di fare trasposizioni sempliciste: «Cristiane e cristiani in Europa devono sviluppare modelli pastorali che rispondano alle nostre sfide contestuali. Le esperienze di altri continenti possono fornire suggerimenti».

«Le comunità di base – prosegue il teologo – sono un esempio di come negli ultimi decenni sono nate in tutto il mondo forme di espressione nuove e molteplici, differenti e dinamiche della Chiesa dei laici. Ne sono un esempio le piccole comunità cristiane in Africa e in Asia, le chiese domestiche in America latina, le comunità locali a Poitiers, le fresh expressions of church in Inghilterra o le emerging churches in Germania». Quello di cui non c’è bisogno, sostiene Silber, è un ritorno all’indietro, «indietrismo» lo chiama papa Bergoglio, perché lo Spirito spinge al futuro, non al passato: «È impossibile un ritorno alla Chiesa degli anni Cinquanta, a quella del XIX secolo o persino della riforma tridentina, poiché anche la Chiesa è parte dello sviluppo sociale e culturale».

Silber spinge l’acceleratore su una teologia che sappia farsi comprensibile: «Deve sforzarsi di usare un linguaggio a-teistico, non-teistico e, così inteso, anche “senza Dio”. Il linguaggio che viene usato nella maggior parte dei testi della Bibbia ne è un esempio: sono storie narrate e sono inni cantati, Dio si rivela in relazioni, e l’esperienza quotidiana diventa trasparente verso la rivelazione. Per questo nella Bibbia c’è addirittura un libro che rinuncia completamente a menzionare esplicitamente Dio: il Cantico dei cantici».

E Silber ha ragione nell’esemplificare tutto questo, attraverso l’esperienza della storia ecclesiale dell’America latina, adducendo san Oscar Romero come faro di vita: «È stata la sua appassionata difesa delle persone, della giustizia e della vita che ha portato Romero alla morte e ha prodotto speranza per il popolo di El Salvador. Se nelle sue prediche l’arcivescovo avesse parlato solo di Dio, mantenendosi lontano dalla realtà della vita dei salvadoregni, non sarebbe stato possibile per lui ridare a tante persone la fede in se stesse e difendere la giustizia. E questo probabilmente non gli sarebbe nemmeno costato la vita».
L. Fazzini, in Avvenire 24 agosto 2023

Diventare se stessa uscendo da sé. È l'invito alla Chiesa di papa Francesco, messo in pratica nella sua quotidianità di Pontefice: la Chiesa in uscita, verso le periferie e le fragilità. Il teologo tedesco Stefan Silber parte dalla domanda di come la Chiesa comprenda se stessa e di che rilevanza abbia per le sfide attuali. Gli aspetti della "Chiesa dei laici", alcune concretizzazioni della dottrina della "Chiesa dei poveri" e una certezza: la necessità di una conversione pastorale.


In Jesus 5/2023, 92