L'autrice, giornalista, scrittrice, redattrice e teologa, dopo una giovinezza turbolenta e ribelle si consacra, contro ogni previsione, alla vita religiosa e poi al celibato. Qui riflette sulle scelte che l'hanno originata e sulle motivazioni che l'hanno retta. Anche nella postfazione di questo suo saggio, dopo l'itinerario percorso la stessa Plettner si chiede: «Ho dunque davvero ''scelto" volontariamente il celibato?» (p. 170). Il lettore avrà davanti, perciò, una riflessione dal linguaggio chiaro e stimolante che combina teologia, storia, spiritualità, psicologia, cultura... il tutto intessuto sulla trama dell'esperienza personale (non comune) dell'autrice.
Un saggio forte, per nulla "ideologico" nella sua esposizione su una questione invece che oggi più di ieri facilmente polarizza la discussione, anche sul versante più teologico e biblico. La letteratura in proposito è smisurata e ampia anche sul versante storico, canonistico e persino letterario. Questo saggio, però, sembra situarsi fuori da questi dibattiti per concentrarsi invece nel rendere ragione oggi, e con il linguaggio di oggi (la terminologia usata spesso è semanticamente segnata dal tempo e certa retorica ecclesiastica non aiuta affatto), della scelta del celibato volontario astinente come impegno religioso.
Aiuta, quindi, a mettere a fuoco alcuni aspetti importanti, su cui riflettere in questa stagione della chiesa cattolica nella quale il celibato è una questione controversa, complessa, sicuramente frenata (se non ostacolata) nella sua potenzialità dalla discussione sulla norma celibataria “latina” obbligatoria per i preti (norma “arroccata” e per nula “cattolica”).
Sicuramente questa discussione è necessaria e opportuna perché la promessa di celibato non è una componente essenziale del ministero ordinato. Sia chiaro (anche se a molti nella chiesa proprio chiaro non è). Lungo tutte le pagine del saggio la questione si avverte in orizzonte, ma l'autrice procede nel suo intento di motivare in positivo il senso di una scelta: di configurare per oggi una vita realizzata nel celibato (capitolo quarto) sulla scorta delle riflessioni teologiche di autori quali Tillard, Boff e Metz (capitolo terzo) e di un ritorno alle fonti neotestamentarie (capitolo secondo) il tutto avendo ben presente il contesto socio-culturale e religioso (critico) odierno, che delinea con precisione nell'ampia Prefazione (pp. 5-27) per poi, nella Postfazione (pp. 169-177), rimarcare che la scelta celibataria se ha un senso lo trova proprio all'interno dell'esperienza del mistero pasquale: la sola condizione che può renderla vivibile e credibile.
Nei dibattiti e in molti altri saggi in genere parlano gli esperti, psicologi, teologi, pastori e si dà poca voce ai protagonisti (in genere maschi). Qui abbiamo invece la riflessione di una protagonista che è (cosa rara e importantissima!) donna e pure teologa.
D. Passarin, in
CredereOggi 6/2025, 184-185