Anche tra i miei conoscenti sono molti gli agnostici di lungo corso che, però, sono attratti dalla spiritualità. Un vocabolo che fa da ombrello alle esperienze più disparate, segnate spesso da una fluidità policroma e indecifrabile ma anche da un fremito interiore profondo che non è soddisfatto (o almeno così essi pensano) dalle religioni storiche ufficiali. Ecco, allora, signore che si iscrivono a corsi di yoga e di meditazione trascendentale, non di rado sotto la guida di guru non sempre autentici e ineccepibili. Oppure, manager stressati da una settimana con un'agenda fitta di impegni in ogni spazio temporale disponibile, che nel fine settimana puntano le loro auto verso isolati monasteri o romitori e là spengono le chiacchiere e sono avvolti da un sudario di silenzio e di solitudine. Quando devono partecipare a una Messa nuziale o funebre, dopo mezz'ora fissano il quadrante del loro orologio di lusso e forse lo portano all’orecchio temendo che si sia scaricato; ora, invece, sono pronti a seguire una liturgia di almeno un'ora e mezzo avvolti dalle volute sonore dei melismi del canto gregoriano, pronti anche loro a «mattinar lo Sposo» Cristo come le monache e i frati danteschi (Paradiso X,141).
Affascinati dal buddhismo tibetano come Richard Gere o dal sufismo musulmano o dai testi mistici cristiani classici (persino i "Meridiani" mondadoriani hanno dedicato non solo una collana ai "Classici dello Spirito" ma anche una trilogia alla Mistica cristiana con un totale di ben 5.200 pagine!), molti "laici" cominciano a comprendere quanto avesse senso l'asserto biblico «Non di solo pane vive l'uomo ma anche di quello che esce dalla bocca del Signore» (Deuteronomio 8,3) frase opposta da Cristo al Satana tentatore (Matteo 4,3-4). Ora noi nella colluvie di volumi di spiritualità della più diversa specie scegliamo solo un paio di testi di facile accesso ma anche di serio approccio al genere.
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Uno dei maggiori esperti di storia e teologia della spiritualità, Ezio Bolis, che insegna questa disciplina alla Facoltà Teologica di Milano, ha da poco elaborato un imponente e prezioso manuale di Teologia spirituale, sottotitolandolo curiosamente come «la scienza dei santi». È ovvio che la nostra è solo la segnalazione di un'architettura mirabile che potrà essere visitata nelle sue due navate (o parti) con molte sorprese anche da chi non è teologo, ma vuole conoscere modelli, percorsi, orientamenti, dimensioni e figure persino inattese: ci sono, ad esempio, anche la Leggenda del santo bevitore di Roth, L'inno alla gioia di Beethoven, il Pranzo di Babette di Axel, Mission di Roffé e così via, in un nuovo intreccio tra spiritualità e cultura.
G. Ravasi, in
Il Sole 24 Ore 1 febbraio 2026, XI