In breve
Dall’autrice che ha fatto della vulnerabilità una categoria teologica: la ricercatrice di riferimento del tema in area tedesca applica anni di studi al racconto più popolare del cristianesimo.
Un saggio breve e divulgativo che, attraverso i personaggi del Natale, ci introduce a una delle più recenti ricerche di carattere sociale e antropologico
Un testo per rispondere alla violenza e alla chiusura che segna il nostro tempo, imparando ad aprirsi alla vulnerabilità, nostra e altrui
Descrizione
Che senso ha il nostro essere vulnerabili? Come ci rapportiamo ad esso? E come ci difendiamo dal rischio di essere feriti? Sono queste le domande che trovano una risposta inedita e sorprendente proprio nel mistero del Natale, là dove la fede celebra un Dio che scegli edi farsi vulnerabile per amore, donandosi fino all’estremo.
Sulla scia di una lunga e intensa riflessione, frutto di anni di ricerche e di studi interdisciplinari, Hildegund Keul ci offre questo breve saggio in cui rilegge il racconto del Natale alla luce della vulnerabilità.
Sotto questa lente, Keul considera i diversi personaggi che si alternano sulla scena dei racconti natalizi – i pastori e i magi, gli scribi, i sacerdoti ed Erode e, ovviamente, Maria e Giuseppe – mostrando e loro diverse reazioni e i diversi atteggiamenti di fronte alla vulnerabilità, propria e altrui.
Un testo agile, profondo e coinvolgente, capace di intrecciare tra loro ricerca teologica, spiritualità biblica e spunti di riflessione personale, passando così dal consueto piano devozionale a quello dell’interpretazione dei ”segni dei tempi”.
Il Natale fa della vulnerabilità la parola chiave del discorso cristiano su Dio.