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La chiesa nelle case
Marie-Françoise Baslez

La chiesa nelle case

Storia delle prime comunità cristiane (dal I al III secolo)

Prezzo di copertina: Euro 25,00 Prezzo scontato: Euro 23,75
Collana: Nuovi saggi 111
ISBN: 978-88-399-1071-4
Formato: 12 x 20 cm
Pagine: 232
Titolo originale: L’Église à la maison. Histoire des premières communautés chrétiennes. Ier-IIIer siècle
© 2024

In breve

Un saggio affascinante: Marie-Françoise Baslez attinge alle conoscenze storiche accumulate nel corso di una vita per far scoprire al lettore come e perché, fin dai tempi più remoti, le prime comunità cristiane si riunivano «nelle case», cellule di base della vita comunitaria.

Una documentazione stimolante sul ruolo svolto dalla dimensione domestica nella chiesa degli inizi.

Descrizione

Tutto ebbe inizio proprio lì, nelle case. Nel corso dei primi tre secoli furono le “famiglie” di allora il grembo di un cristianesimo che si diffuse su scala mondiale, senza rimanere confinato in poche comunità religiose.
Marie-Françoise Baslez getta uno sguardo assai concreto sulla condizione dei cristiani di quel periodo, basandosi sui loro usi, costumi, stili di vita, oggi meglio compresi alla luce di una nuova consapevolezza della storia antica. I primi credenti in Cristo vissero la fede in un ambiente ostile o indifferente. Al di là del mito di una chiesa sotterranea, ci consegnano questioni che a volte sono anche le nostre: l’emergere dell’individuo, l’autorità della donna, il posto degli schiavi, l’importanza delle reti, il rilievo delle comunicazioni tra chiese, l’emergere della ministerialità, il significato della testimonianza. Lungi da idee preconcette o da inevitabili anacronismi, la storica francese dischiude con forza le dinamiche di cristianizzazione che hanno permesso alla “chiesa nelle case” di essere un laboratorio di esperienze aperto alla dimensione universale.

Recensioni

Marie-Françoise Baslez, già docente di Storia delle religioni antiche presso l'Università Paris-Sorbonne (Paris IV),ci ha lasciati il 29 gennaio del 2022, a 75anni, e La chiesa nelle case è il suo ultimo contributo, pubblicato in Francia nel 2021. La studiosa apre "letteralmente" la porta di casa dei cristiani dei primi secoli attraverso la documentazione biblica, patristica e archeologica a disposizione. Gli studi sui primi secoli dell'era cristiana solitamente vertono sulle antiche questioni dottrinali, sull'immagine istituzionale di una chiesa in fase di organizzazione, dentro un contesto di martirio. L’autrice svela che questo approccio non riesce a lasciar trasparire la vita di fede quotidiana delle domus ecclesiae come primi luoghi di culto e raduno. Onde per cui l'autrice in luogo di «chiesa domestica» usa più volentieri espressioni come «comunità cristiane a dimensione familiare», o «gruppi familiari», per sottolineare quanto i legami familiari siano stati importanti nella propagazione del vangelo.

Ricerche recenti, infatti, mettono in luce «il ruolo della famiglia e della casa, la cellula-base della società e della religione» (p. 10). Dal punto di vista metodologico, Baslez accompagna il lettore partendo dalle prassi religiose familiari delle case dei pagani e degli ambienti sinagogali, per comprendere meglio il contesto di vita nelle case dei primi cristiani. Ecco in breve i singoli capitoli. Nel primo capitolo: Le chiese a dimensione familiare: rappresentazione e realtà, la studiosa indaga i nuclei familiari per costruire la rappresentazione della prima chiesa, analizzando elementi neotestamentari, fonti storiche e anche risultati archeologici. I raduni avvenivano in case in mezzo ad altre, dove c'erano i luoghi di lavoro. Lavoro e aspetti economici facevano parte della vita di fede delle comunità cristiane a dimensione familiare. Non solo i capi famiglia, ma anche molte donne erano protagoniste con ruoli manageriali e di direzione (vedi il caso di Pompei a p. 27).

Nel secondo capitolo: Né nascosta né confinata: il mito di una chiesa sotterranea,la studiosa non misconosce le problematiche legate alle persecuzioni, ma ne rivede l'immagine. La fede cristiana poteva essere tollerata e le famiglie potevano condurre una vita ordinaria e di fede nella sfera del privato. Una prima visibilità pubblica dei cristiani fu possibile attraverso i raduni nei cimiteri (interessante l'esempio dell’area cimiteriale sotto il Vaticano). Nel terzo capitolo: Il nucleo familiare: fabbrica di femminismo?, Baslez inizia con un'esplorazione dei compiti e ruoli che la donna assunse in ambiti religiosi come in ambiti commerciali. Ci sono casi di vedove con ruoli di autorità. Non mancano casi in cui la moglie era associata agli incarichi e alle responsabilità del marito (interessanti gli esempi nella chiesa di Filippi e di Cirta dell'Africa del Nord, tra II e IVsecolo).

Nel quarto capitolo: Fraternità e dipendenza: il problema della schiavitù,Baslez evidenzia come «le prime comunità cristiane hanno sviluppato una riflessione sulla schiavitù e sul clientelismo (altra forma di dipendenza) concentrandosi più sull'idea di servizio che sui problemi di dominio e di violenza, contrariamente ai nostri contemporanei» (p. 90). La riflessione cristiana antica, coerente con il contesto, cerca il riscatto degli schiavi più che una liberazione. Nel medesimo capitolo affronta un altro aspetto non di poco conto: il fatto che gruppi familiari cristiani accoglievano i tanti bambini abbandonati/esposti. Il quinto capitolo: Migrazioni professionali e mobilità religiosa,mette in luce una rete di relazioni sociali, commerciali e culturali, dove il nucleo familiare costituiva sempre l'elemento di stabilità: «Il migrante antico non è né uno sradicato, né un emarginato» (p. 111). L’itineranza era dovuta a motivi commerciali, culturali e anche militari.

Al sesto capitolo: Chiese in rete, chiesa sinodale,Baslez parla della colletta che prevedeva la circolazione del denaro, con l'intento di far sì che la mobilità fosse accompagnata dalla stabilità delle comunità cristiane a dimensione familiare. Che fossero in città o negli ambienti rurali, le comunìtà erano in rete, vantavano un fondatore comune. I contenuti circolavano attraverso le lettere, inaugurando legami che divennero sempre più vincolanti, fino a strutturare le reti in conferenze regionali attraverso le quali iniziare a condividere delle decisioni; in questo contesto si sviluppa il sinodo/concilio.

Al settimo capitolo: L’ora della scelta personale,Baslez parte dagli atti dei martiri nei quali si nota il formarsi di gruppi cristiani anche per affinità non solo per legami familiari, magari attorno alla figura di un catechista (didascalos). La conversione significava fare scelte personali importanti, con conseguenze, ad esempio, anche sui vincoli matrimoniali. Secondo l'autrice il martirio potrebbe aver contribuito alla nascita della vita ritirata in preghiera e penitenza, tanto che parla di un "premonachesimo".

L’ottavo capitolo: Tra evoluzione e continuità: dalla chiesa in casa alla casa della chiesa, l'autrice ragiona sul fatto che in alcuni casi ai cristiani vennero restituiti degli edifici confiscati (dopo il 313), per cui Baslez si domanda se fossero edifici di culto o case intese come comunità familiari. Inizialmente era impensabile il raduno in un edificio pubblico: l’autrice elenca alcuni esempi in cui erano le stesse case dei cristiani a essere trasformate in luoghi di culto più confacenti alle esigenze delle comunità in crescita. I primi gruppi familiari, una volta allargati, erano considerati al pari delle associazioni caritatevoli, dando inizio anche ai primi riconoscimenti pubblici da parte dell'autorità vigente.

Concludo con le stesse parole dell'autrice a p. 209: «Evangelizzare al di fuori e al di là del contesto privato del gruppo familiare portò i cristiani a reclamare la libertà di riunione e il diritto di proprietà, poi la libertà di associazione, infine, la libertà di coscienza».


M. Signoretto, in CredereOggi 6/2025, 180-182

Come vivevano le prime comunità cristiane? E la ricerca più recente sul cristianesimo dei primi tre secoli che cosa può dire ai credenti dei nostri giorni? A queste domande ha cercato di rispondere in questo libro Marie-Françoise Baslez, docente di Storia delle religioni antiche a Parigi, recentemente scomparsa. Una ricerca che attinge dagli studi patristici, dalle Scritture e da altre fonti testuali, nonché dall’archeologia.

L’A. propone un modo di leggere e di elaborare la documentazione disponibile che non tiene conto solo dei contenuti, ma anche delle tecniche e delle modalità di scrittura, in quanto «rivelatori di una pastorale in cui prevaleva la preoccupazione della comunicazione» (p. 9). In questo senso il libro ci propone una Chiesa delle origini vista a partire dalle modalità dell’evangelizzazione piuttosto che dalla sua struttura istituzionale e dottrinale.

La parola chiave che ci fa entrare in questo mondo antico è oîkos, il termine usato da Paolo, e da Luca negli Atti, per definire la «casa», il nucleo familiare che vive sotto lo stresso tetto e che è la prima identità della Chiesa. La Chiesa domestica costituisce il cuore del cristianesimo del I secolo, a cui può corrispondere una comunità che si identifica con un gruppo familiare plurigenerazionale (schiavi compresi), o l’edificio principale in cui i battezzati avevano modo di riunirsi, come nel caso di Filemone (cfr Fm 1,2), di Aquila e Prisca (cfr 1 Cor 16,19), o di Ninfa (cfr Col 4,15), a riprova che l’apostolato di Paolo non «mirava alle conversioni di massa, ma piuttosto alla fondazione di comunità stabili, anche se poco numerose» (p. 22).

La casa era il luogo dove si celebrava fraternamente la frazione del pane e si ascoltava la Parola. La realtà delle Chiese domestiche, inoltre, ridimensiona l’idea di una «Chiesa sotterranea» e consente all’A. di rileggere la dinamica presenza cristiana all’interno dell’Impero romano, nonostante le ostilità (circonstanziate e locali) e le persecuzioni (a partire dal 250).

Anche l’archeologia ha sfatato il mito delle catacombe come luoghi di raduno e di celebrazioni, come pure di nascondigli, mentre la necessità di dare degna sepoltura a tutti i battezzati, anche ai più poveri, ci rivela una Chiesa che dalla metà del II secolo è riconosciuta moralmente e giuridicamente, rappresentata dai suoi vescovi, in grado di «ricevere donazioni e di gestire beni collettivi come i terreni dei cosiddetti cimiteri» (p. 52).

Nel terzo capitolo, dedicato al ruolo della donna nella Chiesa dei primi tre secoli, l’A. ricorda la partecipazione di importanti figure femminili all’evangelizzazione dell’Oriente romano. Donne indipendenti anche economicamente, come Lidia e Febe: la prima, fondatrice di una Chiesa a dimensione familiare; la seconda, latrice della lettera ai Romani.

Un ruolo rilevante è quello delle donne del I secolo, che però gradatamente si è ridotto proprio con la progressiva scomparsa delle Chiese a dimensione familiare: «Nel terzo secolo, le cristiane uscirono di casa per recarsi alla casa comune, poi alla chiesa in un altro contesto di predicazione e di celebrazione che richiedeva la scorta del loro kyrios» (p. 76).

Il libro offre approfondimenti originali sulla questione della schiavitù, mettendo in evidenza la forza del Vangelo vissuto nel gruppo familiare cristiano per abbattere le discriminazioni, e sulla capacità delle Chiese antiche di «fare rete» sia per comunicare tra loro sia per esprimere solidarietà verso le comunità in difficoltà.

La parte finale del libro è dedicata al momento della svolta costantiniana, con la fine delle persecuzioni e il passaggio a una Chiesa «a misura di città», e non più «a dimensione familiare». Un passaggio tuttavia graduale, tenuto conto che da molte Chiese a dimensione familiare provenivano dinastie di vescovi, secondo «il principio di ereditarietà, che era la regola anche sotto l’Impero per le magistrature municipali» (p. 192). In questo senso, ancora nel IV secolo i vescovi perpetuavano la figura del padre di famiglia e capo del nucleo familiare. In seguito, un rischio di secolarizzazione «portò a promuovere il celibato dei vescovi, almeno per i vedovi» (p. 193).


M. Gnezda, in La Civiltà Cattolica 4192, 476-477