Marie-Françoise Baslez, già docente di Storia delle religioni antiche presso l'Università Paris-Sorbonne (Paris IV),ci ha lasciati il 29 gennaio del 2022, a 75anni, e La chiesa nelle case è il suo ultimo contributo, pubblicato in Francia nel 2021. La studiosa apre "letteralmente" la porta di casa dei cristiani dei primi secoli attraverso la documentazione biblica, patristica e archeologica a disposizione. Gli studi sui primi secoli dell'era cristiana solitamente vertono sulle antiche questioni dottrinali, sull'immagine istituzionale di una chiesa in fase di organizzazione, dentro un contesto di martirio. L’autrice svela che questo approccio non riesce a lasciar trasparire la vita di fede quotidiana delle domus ecclesiae come primi luoghi di culto e raduno. Onde per cui l'autrice in luogo di «chiesa domestica» usa più volentieri espressioni come «comunità cristiane a dimensione familiare», o «gruppi familiari», per sottolineare quanto i legami familiari siano stati importanti nella propagazione del vangelo.
Ricerche recenti, infatti, mettono in luce «il ruolo della famiglia e della casa, la cellula-base della società e della religione» (p. 10). Dal punto di vista metodologico, Baslez accompagna il lettore partendo dalle prassi religiose familiari delle case dei pagani e degli ambienti sinagogali, per comprendere meglio il contesto di vita nelle case dei primi cristiani. Ecco in breve i singoli capitoli. Nel primo capitolo: Le chiese a dimensione familiare: rappresentazione e realtà, la studiosa indaga i nuclei familiari per costruire la rappresentazione della prima chiesa, analizzando elementi neotestamentari, fonti storiche e anche risultati archeologici. I raduni avvenivano in case in mezzo ad altre, dove c'erano i luoghi di lavoro. Lavoro e aspetti economici facevano parte della vita di fede delle comunità cristiane a dimensione familiare. Non solo i capi famiglia, ma anche molte donne erano protagoniste con ruoli manageriali e di direzione (vedi il caso di Pompei a p. 27).
Nel secondo capitolo: Né nascosta né confinata: il mito di una chiesa sotterranea,la studiosa non misconosce le problematiche legate alle persecuzioni, ma ne rivede l'immagine. La fede cristiana poteva essere tollerata e le famiglie potevano condurre una vita ordinaria e di fede nella sfera del privato. Una prima visibilità pubblica dei cristiani fu possibile attraverso i raduni nei cimiteri (interessante l'esempio dell’area cimiteriale sotto il Vaticano). Nel terzo capitolo: Il nucleo familiare: fabbrica di femminismo?, Baslez inizia con un'esplorazione dei compiti e ruoli che la donna assunse in ambiti religiosi come in ambiti commerciali. Ci sono casi di vedove con ruoli di autorità. Non mancano casi in cui la moglie era associata agli incarichi e alle responsabilità del marito (interessanti gli esempi nella chiesa di Filippi e di Cirta dell'Africa del Nord, tra II e IVsecolo).
Nel quarto capitolo: Fraternità e dipendenza: il problema della schiavitù,Baslez evidenzia come «le prime comunità cristiane hanno sviluppato una riflessione sulla schiavitù e sul clientelismo (altra forma di dipendenza) concentrandosi più sull'idea di servizio che sui problemi di dominio e di violenza, contrariamente ai nostri contemporanei» (p. 90). La riflessione cristiana antica, coerente con il contesto, cerca il riscatto degli schiavi più che una liberazione. Nel medesimo capitolo affronta un altro aspetto non di poco conto: il fatto che gruppi familiari cristiani accoglievano i tanti bambini abbandonati/esposti. Il quinto capitolo: Migrazioni professionali e mobilità religiosa,mette in luce una rete di relazioni sociali, commerciali e culturali, dove il nucleo familiare costituiva sempre l'elemento di stabilità: «Il migrante antico non è né uno sradicato, né un emarginato» (p. 111). L’itineranza era dovuta a motivi commerciali, culturali e anche militari.
Al sesto capitolo: Chiese in rete, chiesa sinodale,Baslez parla della colletta che prevedeva la circolazione del denaro, con l'intento di far sì che la mobilità fosse accompagnata dalla stabilità delle comunità cristiane a dimensione familiare. Che fossero in città o negli ambienti rurali, le comunìtà erano in rete, vantavano un fondatore comune. I contenuti circolavano attraverso le lettere, inaugurando legami che divennero sempre più vincolanti, fino a strutturare le reti in conferenze regionali attraverso le quali iniziare a condividere delle decisioni; in questo contesto si sviluppa il sinodo/concilio.
Al settimo capitolo: L’ora della scelta personale,Baslez parte dagli atti dei martiri nei quali si nota il formarsi di gruppi cristiani anche per affinità non solo per legami familiari, magari attorno alla figura di un catechista (didascalos). La conversione significava fare scelte personali importanti, con conseguenze, ad esempio, anche sui vincoli matrimoniali. Secondo l'autrice il martirio potrebbe aver contribuito alla nascita della vita ritirata in preghiera e penitenza, tanto che parla di un "premonachesimo".
L’ottavo capitolo: Tra evoluzione e continuità: dalla chiesa in casa alla casa della chiesa, l'autrice ragiona sul fatto che in alcuni casi ai cristiani vennero restituiti degli edifici confiscati (dopo il 313), per cui Baslez si domanda se fossero edifici di culto o case intese come comunità familiari. Inizialmente era impensabile il raduno in un edificio pubblico: l’autrice elenca alcuni esempi in cui erano le stesse case dei cristiani a essere trasformate in luoghi di culto più confacenti alle esigenze delle comunità in crescita. I primi gruppi familiari, una volta allargati, erano considerati al pari delle associazioni caritatevoli, dando inizio anche ai primi riconoscimenti pubblici da parte dell'autorità vigente.
Concludo con le stesse parole dell'autrice a p. 209: «Evangelizzare al di fuori e al di là del contesto privato del gruppo familiare portò i cristiani a reclamare la libertà di riunione e il diritto di proprietà, poi la libertà di associazione, infine, la libertà di coscienza».
M. Signoretto, in
CredereOggi 6/2025, 180-182