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La casa dell’invisibile
Maria Nisii

La casa dell’invisibile

Marilynne Robinson e la teologia del quotidiano

Prezzo di copertina: Euro 24,00 Prezzo scontato: Euro 22,80
Collana: Biblioteca di cultura 23
ISBN: 978-88-399-1973-1
Formato: 15 x 22,8 cm
Pagine: 240
© 2025

In breve

Prefazione di Gian Luca Carrega

Una panoramica vasta e completa, che fa assaporare best-seller come Gilead

L’unico saggio italiano sulla dimensione teologica nelle opere di Marilynne Robinson, versante a volte trascurato ma di cruciale importanza

Descrizione

Con la sua scrittura accurata, Marilynne Robinson ha trasformato la letteratura in uno spazio sacro, dove la parola diventa casa dell’Invisibile e la narrazione strumento di grazia.
In questo saggio Maria Nisii svela come l’autrice di Gilead, seguita e amata da moltissimi lettori anche in Italia, abbia ridisegnato i confini fra teologia e narrazione facendo della scrittura un atto liturgico. Attraverso un’analisi critica rigorosa e appassionata, che spazia in maniera completa dai romanzi ai saggi, emergono le radici calviniste di una visione artistica unica, capace di tradurre il mistero divino in personaggi affascinanti e in storie di ordinaria redenzione. Il lettore intraprenderà un viaggio nella poetica robinsoniana, dove ogni gesto – per quanto apparentemente banale, come un bagno in un fiume, una lettera paterna, un silenzio – riscatta il senso del vivere e rivela l’Eterno nel frammento.
Queste pagine sono una bussola letteraria e teologica, utile tanto a lettori curiosi quanto a studiosi appassionati. Un’indagine originale e necessaria che li accompagna a scoprire, tra le pieghe del racconto, una delle voci più profonde del nostro tempo, che fa suo il sovvertimento evangelico dell’ordine costituito e trasforma il dubbio in bellezza e la solitudine in comunione.

Recensioni

Il sottotitolo spiega il tema del volume – Marilynne Robinson e la teologia del quotidiano – mentre in quarta di copertina ne è data la definizione più calzante: una «bussola per orientarsi in un’opera [quella della Robinson, appunto] intensa e profonda, dove il racconto del quotidiano diventa rivelazione del mistero».

Tanto è ricca l’opera della Robinson (sia sul versante della narrativa che l’ha resa celebre a livello mondiale, sia su quello della saggistica), quanto è prezioso e utile lo strumento messo a disposizione del lettore dalla Nisii, studiosa di teologia e letteratura e docente all’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Torino.

Tanti i punti di forza del saggio, a cominciare dalla chiarezza dell’esposizione. Poi l’intelligente disposizione del materiale, articolato in capitoli arricchiti da schede di approfondimento e rimandi a materiali digitali (interviste all’autrice, video e altri approfondimenti).

Fondamentale l’analisi e la proposta al lettore italiano – a cui è nota soprattutto l’opera narrativa – del cospicuo lavoro della Robinson sul versante saggistico, dai primi studi a Leggere Genesi, pubblicato nel 2024 e tradotto in italiano l’anno successivo da Marietti 1820.

Ma è innegabile che il cuore del volume è la quadrilogia che prende il nome dal primo romanzo, Gilead, a cui sono venuti dietro – in una successione cronologica su cui si è soffermata Maria alla Biblioteca Ostinata – Casa, Lila e Jack (tutti pubblicati da Einaudi con la traduzione di Eva Kampmann).

Impossibile qui rendere conto dell’opera così «intensa e profonda» dell’autrice statunitense e dell’altrettanto valida lettura che ne fa la studiosa piemontese. Cercherò di darne un assaggio proponendo – o meglio, purtroppo solo sfiorando – alcuni temi.

Partirò da quello della “riscrittura” non tanto perché a me particolarmente caro, quanto piuttosto perché tutta la narrativa della Robinson è in qualche modo una “riscrittura delle Scritture”, ma non solo. Illuminante è un brano riportato in una nota (mi raccomando: sono tutte da leggere!), nel quale la scrittrice rivela il suo rapporto con Shakespeare: «Ho la tendenza a occuparmi delle sue opere come se fossero teologia».

Apertamente citato o in filigrane più o meno evidenti Shakespeare ricorre con frequenza nei romanzi della Robinson. Come non pensare all’amletico There’s a special providence in the fall of a sparrow leggendo a pag. 37 di Jack: «Mio padre direbbe che un passero non è soltanto un passero. Perché la sua caduta ha un significato, dal punto di vista cosmico»?!

E poi Dostoevskij, al cui Raskol’nikov assomiglia il protagonista dell’ultimo pannello del polittico. «Il personaggio di Jack è un rovello teologico. C’è da chiedersi se lo sia stato anche per l’autrice che ha trasformato quella che sembrava definitivamente una trilogia in una tetralogia, per aggiungervi questa appendice inattesa», scrive la Nisii. È proprio sulla sua figura, consapevole di vivere un’esistenza da eroe di un «romanzo russo», e sulla bellezza di Caino, io e Maria ci siamo soffermati nell’incontro milanese, analizzando le affinità e le divergenze tra Jack e il figlio prodigo della parabola lucana.

La studiosa illustra la cornice storica e geografica dei romanzi robinsoniani, soffermandosi sulla questione razziale («A suo avviso infatti la serietà del cristianesimo americano sarebbe messa in dubbio dalla discriminazione delle persone di colore», leggiamo a pag. 151).

Molto utile, nella parte finale del volume, è la panoramica sul pluralismo evangelicale, quel mosaico ricco di tradizioni e contraddizioni che caratterizza la società americana, dai Padri Pellegrini alla seconda presidenza Trump.

Il microcosmo della fittizia Gilead, dietro la quale si cela la vera Tabor (entrambi toponimi biblici), è raccontato magistralmente con un approccio polifonico che ricorda quello dei romanzi di Dostoevskij (definiti polifonici, appunto, dal critico Michail Bachtin).

Dell’inadeguatezza di un solo sguardo nel racconto di una vita parla la Robinson, e di sponda la Nisii, che in La casa dell’invisibile ci accompagna alla scoperta di quel microcosmo, facendo tappa sulla tecnica del flusso di coscienza, la teologia negativa e la teologia narrativa, l’importanza dei personaggi outsider e dei pastori (a loro agio con le storie bibliche ma messi duramente alla prova dalle situazioni della realtà contemporanea), il potere sovversivo della Bibbia, l’impronta di Calvino (Giovanni, non Italo).

Senza tralasciare, naturalmente, il tema più importante di tutti. Che riassumo con una riga: «Non ci sono dubbi: Robinson sa raccontare l’amore».


S. Stucchi, in Albionline.it 11 giugno 2026

[…] Un importante, raffinato, strutturalmente complesso studio che Maria Nisii, americanista e teologa, riserva a una scrittrice straordinaria come Marilynne Robinson e la sua «teologia del quotidiano» sotto il titolo La casa dell’invisibile (Queriniana, pagg. 256, € 24).

La scrittrice dell’Idaho (1943) – che ho avuto la fortuna di ascoltare e incontrare durante un “Cortile dei Gentili” per il dialogo tra credenti e non credenti nell’università di Georgetown a Washington nel 2014 quando Einaudi aveva già tradotto nel 2008 il suo romanzo più noto, Gilead – ha sempre intrecciato, sia a livello personale sia nelle opere, la sua fede cristiana di impronta calvinista con un profondo scavo nelle vicende umane, soprattutto quelle tormentate.


G. Ravasi, in Il Sole 24 Ore8 marzo 2026

In un’intervista in occasione della sua partecipazione al Salone di Torino scandì, senza remore: «Voglio riportare Dio al centro dei romanzi». Marilynne Robinson non ha mai fatto mistero della sua fede cristiana (è calvinista): i suoi libri incentrati sulla cittadina immaginaria di Gilead (come da titolo del romanzo che le è valso il Pulitzer) sono intrisi di fede cristiana e di un immaginario teologico, tracce di quella fede biblica che l’autrice vive e sente come motivo di vita.

Ora una studiosa di americanistica, Maria Nisii, pubblica il primo libro-inchiesta sulla teologia di Robinson, La casa dell’invisibile. Marilynne Robinson e la teologia del quotidiano (Queriniana, pagine 240, euro 24), opera molto ricca di studio, di passione e di competenza – Nisii insegna Letteratura e teologia all’ISSR di Torino. Certo è un’opera critica, questa, e di lettura non facile. Ma è di certo un aiuto per enucleare quali sono gli spunti teologici nelle storie di Gilead, ovvero due principalmente: la teologia del quotidiano e la grazia. Il tutto dentro un quadro di riferimento biblico che Nisii rintraccia così: «I romanzi di Robinson fanno rivivere alcuni dei grandi racconti biblici in varie modalità. Casa è una riscrittura (obliqua) della parabola del figlio prodigo; i sermoni del reverendo John Ames sono una rilettura (esegetica) alla luce del proprio vissuto; i pensieri di Jack si misurano (drammaticamente) con la teologia della predestinazione; la vita di Lila rappresenta il (felice) riconoscimento del valore degli ultimi alla luce della cura divina e del Vangelo di Cristo».

Ma non è tanto nel “contenuto” religioso delle vicende narrate che si evince la “teologia narrativa” robinsoniana, quanto invece nell’affrontare, e mettere in pagina, una teologia della grazia divina che intesse le sue opere. Come affermato dalla stessa Robinson in un’intervista a Andrew Cunning, richiamata così da Nisii: «Facendo esperienza delle storie di Ruth, Ames, Glory, Lila e Jack, il lettore in fondo legge e vive il conflitto morale come meglio non potrebbe essere spiegato: «Non avrei saputo come articolarlo se non attraverso la funzione» spiega Robinson a Cunning che le chiede come si possano integrare la visione divina e quella umana delle cose.

Ed eccolo qui quel “teologico” nel quotidiano che Nisii rintraccia come uno dei contributi teologici più rilevanti nella narrativa robinsoniana: «Oltre alla storia in sé, tanto dipende dal modo di raccontarla. Perché nei romanzi di Robinson si fa esperienza della bellezza – in quel che resta di un antico splendore (Gilead), nella percezione del proprio fallimento (Glory e Jack in Casa), nel ricordo delle vite sbandate (Lila), nell’attrazione per il danno (Jack). Le storie dei suoi personaggi hanno ampliato il nostro orizzonte, arricchito il nostro sguardo, allargato la nostra coscienza d’essere. Ciascuno ha raccontato quella porzione di bellezza che ha scelto di riconoscere (la prateria, la pioggia, un volto dimesso, le risate infantili, l’amore inatteso, una benedizione, la grazia) e il lettore ha goduto di vite che non potrebbero essere più lontane dalla propria, ma in cui vi è un’umanità pulsante e vera che valeva la pena incontrare».

Nisii, attraverso un’analisi diacronica dei romanzi, mostra chiaramente i riferimenti religiosi e teologici della narratrice dell’Iowa, puntando più sul “non detto” letterario che sull’esplicitazione contenutistica di fatti e personaggi religiosi: «Se Casa si chiude con la meraviglia – “Il Signore è meraviglioso” – Jack nientedimeno che con la grazia. Il divino entra nella vita dello scettico Jack per opera di due donne amorevoli, la sorella e la donna amata. Ma in Gilead era stato pur sempre benedetto dal padrino, mentre Lila lo fa rientrare nel novero dei salvati per il fatto che qualcuno non potrebbe concepire la vita eterna senza di lui».

La teologia dell’ordinario è l’altro filone che l’indagine di Nisii mette in risalto nei testi di Robinson. Per esempio, «la visionarietà di Ames sta nella sapienza di cogliere la verità profonda del reale. Non più una visione soprannaturale, ma una totalmente quotidiana, ordinaria. Non il Santo, ma il sacro presente nelle cose del mondo». E questa teologia quotidiana ha un ancoraggio preciso, quello dell’incarnazione: «Corpo spezzato, spina e ferita nella carne sono alcune tra le tante immagini adottate per parlare dell’umanità toccata dal male, di natura fisica o morale che sia. Perché a questo punto è ormai chiaro quanto l’incarnazione sia tema centrale del romanzo, declinato nella caducità della vita (ritratta, tra gli altri, nei capelli della nonna malata) o nel pieno vigore. Una “carne” segnata dal limite e aperta all’infinito. Un corpo immensamente amato e teneramente preservato nella memoria».


L. Fazzini, in Avvenire 17 dicembre 2025