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I rotoli del Mar Morto
Timothy H. Lim

I rotoli del Mar Morto

Una breve introduzione

Prezzo di copertina: Euro 17,00 Prezzo scontato: Euro 16,15
Collana: Sintesi
ISBN: 978-88-399-2960-0
Formato: 11,5 x 19 cm
Pagine: 192
Titolo originale: The Dead Sea Scrolls. A Very Short Introduction
© 2019

In breve

«Un libro mirabilmente conciso e scritto con eleganza che costituisce una magistrale introduzione alle problematiche principali dei rotoli del mar Morto» John J. Collins.

Descrizione

I rotoli del mar Morto, sin dal loro ritrovamento nel 1947, sono stati al centro di un tumultuoso susseguirsi di dispute e controversie (per qualcuno, vere e proprie cospirazioni), volte a ottenere la possibilità di accedere a questi documenti “arcani”. Tutto questo ne ha fatto un’icona culturale che trascende la loro stessa natura di manoscritti di origine giudaica. E ha alimentato una letteratura inesauribile sui loro segreti – una produzione tanto scientifica quanto romanzesca –, dalle sorprendenti conseguenze.
In questa eccellente introduzione, breve ma approfondita, uno studioso fra i più autorevoli e apprezzati, Timothy Lim, fa luce su tutta la vicenda: traccia le coordinate geografiche della scoperta e ripercorre le tappe dello studio del sito archeologico; ricostruisce l’identikit dei proprietari dei rotoli e le convinzioni teologiche delle loro comunità; analizza con competenza le composizioni letterarie (bibliche e settarie) gettando una luce sul loro contributo alle nostre conoscenze riguardanti il testo e il canone della sacra Scrittura...
Insomma, Lim guida ai contenuti e al significato degli scritti di Qumran – antichi documenti di grande importanza in campo biblico e religioso –, nella forma di un affascinante racconto, da leggere tutto d’un fiato.

Recensioni

L’editrice Queriniana propone un'agile introduzione ai Rotoli del Mar Morto all'interno della sua collana «Sintesi», e sintetico a tutti gli effetti è questo volume, ottimo per chi abbia il desiderio di avvicinarsi all'affascinante mondo di questi scritti, rinvenuti a partire dal 1947 nelle note grotte intorno al sito di Qumran. Lo stile è quello della divulgazione e Timothy Lim riesce a catturare l'attenzione del lettore fin dalle prime pagine, dedicate al «romanzo» della scoperta e della progressiva pubblicazione dei testi, raccontando anche alcune teorie della cospirazione che hanno dato un tono scandalistico a tutta la questione.

Quest'ampia sezione narrativa introduce a questioni più sostanziali, cominciando dai dati offerti dall'archeologia, talvolta erroneamente sottovalutati in altre ricostruzioni della storia dei rotoli. A questo proposito la tesi di Lim (ancora molto discussa in ambito accademico) è che la costituzione della comunità vada collocata all'inizio del I secolo a.c., facendo sua la tesi di Magness, e non alla seconda metà del II, come si è a lungo ritenuto in seguito ai rilievi originari di R. de Vaux.

Nei capitoli successivi l'attenzione si sposta sui rotoli stessi, sulla loro ricostruzione, sul contenuto e sulle caratteristiche «tecniche», per interrogarsi, infine, sugli autori degli scritti, individuati tra gli esseni. Qui, molto opportunamente, Lim mette in evidenza i frammenti biblici poco noti al grande pubblico, ma fondamentali per la ricostruzione del testo dell'Antico Testamento, per passare, dopo un excursus sulla formazione del canone biblico, alla descrizione dei testi non canonici (facendo gli esempi dell'Apocrifo della Genesi e del Targum di Giobbe).

Dopo una parentesi sul tema dei gruppi religiosi del tempo, l'autore torna di nuovo sulla comunità di Qumran e ne descrive vita e funzionamento. Solo un breve capitolo è dedicato alla teologia dei testi settari, un po' poco anche per un libro volutamente sintetico come questo. Seguono alcune riflessioni sul rapporto tra i rotoli e il Nuovo Testamento, in cui si segnala una matrice settaria comune all'essenismo e al nascente cristianesimo, ma senza individuare un legame diretto e, soprattutto, spiegando come i due movimenti abbiano seguito percorsi diversi.

Il voIumetto si chiude con un'appendice sui testi finora sconosciuti, dove si offre una panoramica del tipo di scritti ritrovati a Qumran. Le cartine e le immagini, troppo spesso assenti o insufficienti nelle pubblicazioni divulgative, fortunatamente qui sono numerose.

Nell'insieme l'impressione è positiva, in poche pagine Lim ci informa adeguatamente sul «caso Qumran». Un paio di aspetti del libro sono, tuttavia, meno riusciti. Dato che la bibliografia dell'edizione inglese non cita gli studiosi italiani di livello internazionale che si sono occupati di Qumram, l'edizione italiana avrebbe potuto sopperire a questa lacuna. Inoltre, la parte dedicata alle idee dei settari e al contenuto dei loro scritti è sbrigativa. Non si dà conto neppure del dibattito contemporaneo in ambito accademico e il quadro del giudaismo tra il II secolo a.c. e il I d.C. non è aggiornato. Peccato, perché proprio alcune delle tesi che Lim sostiene in queste pagine, se confermate, potrebbero cambiare non poco la nostra comprensione del mediogiudaismo.


E. Noffke, in Protestantesimo 75 (1/2020), 60-61

La casa editrice Queriniana si è recentemente distinta per la pubblicazione, nella collana Sintesi, del volumetto saggistico di Timothy H. Lim. Nel pieno spirito della collana, il lavoro di Lim è un ottimo testo introduttivo alla filologia ebraica e alla storia dei rotoli del Mar Morto, capace di coinvolgere i neofiti dell’argomento e di codificare limpidamente le dense informazioni; proprio per questa capacità di sintesi potrà tornare altrettanto utile agli esperti del settore. Uno dei pregi de I rotoli del Mar Morto. Una breve introduzione è di offrire ai lettori un vero esempio di saggistica professionale denudata da qualsivoglia apporto sensazionalistico o retorico. Lim anzi indaga minuziosamente quelle questioni scandalose che hanno aleggiato sulla ricchezza archeologica e teologica dei rotoli e spiega con dovizia di particolari quanto siano pericolose e inutili queste inezie complottistiche.

Datata convenzionalmente agli inizi del 1947, la scoperta dei primi rotoli è ancora oggi nebulosa. La teoria più accreditata ha come protagonista Jum‘a Muhammed Khalil, un pastore: mentre conduceva al pascolo il suo gregge si imbatté in quella che verrà poi definita Grotta 1, situata a sud di Gerico, e incuriosito gettò al suo interno una pietra e sentì un vaso d’argilla rompersi. Fu uno degli altri due pastori che lo accompagnavano – il più giovane fra i cugini, Muhammed Ahmed el-Hamed – a recarsi nella grotta alla ricerca di oro, portando alla luce invece il Grande rotolo di Isaia, il Pesher di Abacuc e il Manuale della Disciplina, più tardi rinominato Regola della Comunità

Gli studiosi sono concordi nell’affermare che la comunità che abitava Qumran appartenesse al gruppo religioso degli Esseni, uno dei gruppi principali del giudaismo ai tempi di Gesù, insieme ai Farisei e ai Sadducei. Flavio Giuseppe racconta la fine di Qumran, avvenuta durante la prima guerra giudaica, e testimonia che numerosi Esseni furono uccisi dai Romani: la comunità tentò allora di proteggere i manoscritti nascondendoli nelle grotte circostanti.

Si stima che i manoscritti rinvenuti siano circa 900; c’è anche chi si spinge fino al migliaio di esemplari. L’incertezza – spiega efficacemente Timothy Lim – è da attribuire principalmente alla natura del corpus con cui abbiamo a che fare: escludendo il Grande rotolo di Isaia, l’unico tra i manoscritti ad essere rimasto quasi del tutto integro, la totalità del materiale rinvenuto è costituita da frammenti di rotoli originari. È stato Stephen Reed ad occuparsi del censimento e della catalogazione di tutti i frammenti. Quest’opera lo impegnò per tre anni, inducendo una riflessione sul concetto di frammento che sfociò nella pubblicazione dell’articolo intitolato What is a Fragment? per il Journal of Jewish Studies del 1994. Gli studiosi lo hanno definito l’“enigma del puzzle”: immaginate di trovarvi di fronte ad un puzzle del quale non possedete tutte le tessere, né tantomeno una foto di riferimento sulla scatola. L’imprecisione nella numerazione dei rotoli nasce da queste difficoltà. Del resto, il consolidamento in forma scritta del testo biblico – l’Antico Testamento in particolare – richiese più stesure; inoltre, dato il ruolo fondamentale riconosciuto a questi testi dalla comunità ebraica, bisogna contemplare l’ipotesi che essi possano essere stati copiati ripetutamente nei secoli precedenti.

La datazione fu altrettanto problematica. I rotoli non erano datati al loro interno e fu necessario ricorrere allo studio della grafia utilizzando lo schema tipologico fornito da Frank Cross, allora membro del comitato internazionale responsabile della prima edizione dei Rotoli. Secondo Cross, i rotoli possono essere fatti risalire a tre periodi: quello arcaico (dal 250 al 150 a.C.), quello asmoneo (dal 150 al 30 a.C.), quello erodiano (dal 30 a.C. al 70 d.C.). Nonostante le datazioni assolute vengano generalmente respinte, soprattutto quando si tratta di testi di questo calibro, la datazione paleografica è stata integrata agli inizi degli anni ’90 con due prove del carbonio-14, confermandone l’autenticità.

L’importanza religiosa e storica di questi documenti non è immediatamente evidente al lettore meno avvezzo. La scoperta dei rotoli ha spostato indietro di più di mille anni la datazione dei manoscritti più antichi in nostro possesso. Fino ad allora il testo di riferimento è stato il testo masoretico. I Masoreti, eruditi e scribi ebrei, si occuparono nel corso dei secoli di revisionare l’Antico Testamento per la comunità ebraica, epurandolo dalle aggiunte accumulate nella sua tradizione. I Rotoli invece ci offrono uno spaccato dello stadio embrionale delle scritture bibliche, in quanto l’unificazione di tutti i testi biblici tràditi in un manoscritto che potremmo definire proto-masoretico infatti non avverrà prima del termine del I secolo d.C.

Non abbiamo testimonianze della sopravvivenza di membri della comunità degli Esseni dopo la fine violenta cui andarono incontro nel 68 d.C. Alcune comunità moderne sostengono di essere discendenti degli Esseni o addirittura di essere essi stessi Esseni. Proprio per questo la possibilità di conoscere il contenuto dei Rotoli – usanze, credenze religiose di un ordine che per molti aspetti può essere accomunato ai primi gruppi cristiani – ha dato nuova vita agli studi biblici veterotestamentari e intertestamentari.


C. Saccoccia – I. Coda, in ClassiCult.it 19 aprile 2020

I rotoli scoperti a Qumran sono un enigma per gli studiosi che non sono riusciti ancora a dare loro un volto definito. Archeologi, biblisti, giuristi e filologi continuano a dibattere a quale comunità religiosa ebraica possano appartenere o se siano una biblioteca gerosolimitana messa in salvo da qualcuno: sembra un puzzle di cui non sappiamo quante fossero le tessere originarie. La documentazione sta offrendo importanti informazioni sui gruppi settari giudaici fra il II sec. a.C. e il I sec. d.C.; è materiale prezioso soprattutto per comprendere il processo di canonizzazione dell’Antico Testamento. Gli studiosi scartano la possibilità che rappresentino le origini del cristianesimo, anche se alcuni temi sono comuni.
G. Azzano, in Il Regno Attualità 8/2020, 223

Il fascino dei rotoli del Mar Morto non accenna a diminuire, da quando nel lontano 1947 furono ritrovati a Khirbet Qumran nascosti in anfore da tre pastori. Da allora l'ampia mole di documenti ritrovati - testi biblici (risalenti al I secolo a.C., dunque i più antichi conosciuti per l'Antico Testamento), ma anche scritti originali di diverso genere prodotti da questa sorta di comunità "monastica" - viene studiata, non mancando di suscitare, periodicamente, clamore mediatico.

A fare il punto sulla situazione attuale, in modo chiaro, brillante e avvincente come è frequente tra gli accademici anglosassoni che fanno divulgazione, è Timothy H. Lim, uno dei maggiori esperti di Qumran. Dagli anni ‘50 ogni area di studio attinente (archeologia, filologia, fonti storiche, "spiritualità" di Qumran, rapporto con il cristianesimo) è stata setacciata, discussa, dibattuta e l'autore espone i punti fermi acquisiti dalla ricerca internazionale.

Introduce così il lettore in quel misterioso microcosmo emerso dalle sabbie d'Israele, con esempi comprensibili anche per un pubblico non specialistico. Che così scoprirà perché gli scritti di Qumran sono importanti per un verso ma anche perché essi non alterano sostanzialmente la nostra comprensione di Gesù e del cristianesimo.


V. Vitale, in Jesus 4/2020, 95

Al netto di titoli sensazionalistici, di meschine rissosità accademiche, di “guerre dei rotoli” per il copyright e di futili solleticazioni scandalistiche relative a oscure manovre del Vaticano per nascondere o addirittura distruggere testi che contraddirebbero la dottrina cattolica, l’autore – che fa parte del comitato internazionale che ha curato le principali edizioni scientifiche dei rotoli del Mar Morto rinvenuti per caso nel 1947 – concorda sul fatto che la scoperta dei rotoli nascosti nel sito di Qumran costituisce la più grande scoperta di manoscritti del sec. XX. Qumran è ormai un’icona culturale (turistica, biblica, giornalistica ecc.) e anche chi scrive l’ha visitato con un gruppo di pellegrini solo alcune settimane fa.

In questo splendido libretto, vera “sintesi” estremamente chiara, informata ed equilibrata nella presentazione dei dati, Lim illustra il sito archeologico di Qumran situato sulle falesie che strapiombano sulla sponda nordoccidentale del Mar Morto, presenta i rotoli e i frammenti rinvenuti e dibatte la questione del canone, delle Scritture autorevoli e il loro rapporto con i rotoli. Analizza quindi il problema della loro appartenenza e li inquadra nell’ambito più vasto del settarismo giudaico del Secondo Tempio (sadducei, farisei, esseni). Gli ultimi capitoli del libro descrivono la vita concreta della comunità di Qumran, le convinzioni religiose delle comunità settarie e il rapporto tra i rotoli e il primo cristianesimo.

Ricordiamo subito l’immenso guadagno costituito dai rotoli di Qumran, così come li riporta Lim. Essi sono importanti dal punto di vista storico. Costituiscono un’illustrazione totalmente nuova, compiuta dall’interno, di una delle sette religiose che componevano il variegato mondo del giudaismo del Secondo Tempio. Finora se ne avevano solo notizie e descrizioni da fonti esterne (Flavio Giuseppe e Plinio in primis). Il secondo enorme guadagno è dato dalla loro importanza per gli studi veterotestamentari e per gli studiosi della Bibbia ebraica. Essi retrodatano di mille anni l’affidabilità del testo ebraico masoretico su cui si fondano le traduzioni in lingue moderne dell’Antico Testamento. Il Codice di Aleppo, del 925-930 d.C., che costituisce la base del textus receptus, si ritrova infatti praticamente identico (tranne alcune modificazioni vocaliche amplificative) nei testi di Qumran, risalenti a metà del II sec. a.C.! I rotoli di Qumran si pongono a pochi decenni di distanza dalla composizione dei testi originali dell’AT in ebraico e aramaico, anche se il corso della standardizzazione del testo biblico e la formazione del canone erano ancora in via di definizione.

Il terzo guadagno, che fa dei rotoli di Qumran un tesoro di ineguagliabile importanza, si situa nel campo della comprensione della nascita delle prime Chiese e del testo del Nuovo Testamento. Dal comune patrimonio di convincimento settario del giudaismo del Secondo Tempio, le varie componenti settarie usufruirono degli stessi testi fornendo però loro una diversa interpretazione, che ne fa la base di una differente forma di vita comunitaria, di regole alimentari e ascetiche, di differenti strutturazioni del tempo e dello spazio. È evidente che la comunità primitiva cristiana diede ai testi dell’AT un’interpretazione diversa da quella data a Qumran: un’interpretazione cristologica fondata sul mistero pasquale di Gesù Cristo, gloria del suo popolo Israele, rivelazione definitiva della volontà di salvezza di YHWH/Il Padre.

Secondo Lim, il sito di Qumran fu occupato più o meno ininterrottamente dal 135 a.C. al 68 d.C., anno dell’intervento dell’esercito romano che distrusse l’area. I rotoli furono messi al sicuro nelle grotte e il loro contenuto è tutto databile ante 68 d.C. Lo studioso sostiene la tesi maggioritaria che vede nel sito il luogo di un monastero di esseni dedicato alla meditazione delle Scritture, alla preghiera, alla vita di lavoro nella porcellana e nel vasellame, alla copiatura di antichi rolli biblici ecc. […]

Il professor Lim non intravede la presenza a Qumran di alcun testo cristiano. Né il famoso frammento 7Q5 riporta il testo di Mc 6,26-27 – come solo ipotizzato dal paleografo gesuita O ‘Callaghan del Biblico e divenuto poi, per gli interventi dello storico Thiede e di alcuni movimenti religiosi, il criterio di appartenenza o meno alla Chiesa cattolica! – né altri che riportino un versetto di 1Pt o la Lettera di Geremia. Lim raccomanda estrema prudenza e rimanda a studiosi che vedono in questi frammenti alcuni testi greci di 1Enoch. Anche il sensazionalistico supposto testo di un “messia sconfitto” – prontamente rapportato da alcuni al Cristo Messia crocifisso – si è rivelato un’errata (seppur possibile) lettura della vocalizzazione all’interno di un brano che parla sempre di un messia vittorioso che sconfigge gli avversari. Va ricordato che i testi di Qumran sono solo consonantici e possono essere vocalizzati talvolta in modi diversi. Occorre quindi molta prudenza nel trarre conclusioni affrettate o “indirizzate” ideologicamente.

Un testo davvero interessante, ricco di notizie, riferimenti e analisi, scritto in puro stile anglosassone dal docente di Bibbia ebraica al New College di Edimburgo.


R. Mela, in SettimanaNews.it 22 novembre 2019